Storia di Luchino che amò Gianchinetta

Luchino Vivaldo ama lungo tempo e non è amato.
Ahimé, quante volte accade!
Le parole che avete letto sono di Matteo Bandello, sua la novella della quale vi narro dedicata a un amore non corrisposto.
Ma chi era Luchino Vivaldo? E per chi si struggeva d’amore?
Scrive il Bandello che il giovane Luchino apparteneva ad una stimata famiglia genovese che annoverava certi illustri rappresentanti, viene citato ad esempio Messere Francesco, uomo tra i più ricchi del suo tempo e a tutti noto per la sua abilità finanziaria.
Oh, ma lo conoscete già, cari lettori!
Eccolo qua Messer Francesco Vivaldo, benemerito del Banco di San Giorgio, di lui vi ho già parlato qui.

Francesco Vivaldi (4)

Luchino era un suo nipote e ovviamente era ricchissimo e viveva nel lusso e nello sfarzo.
Un bel giorno mentre passeggiava per la città il giovane vide una splendida fanciulla: lei si chiamava Gianchinetta ed era un fiore di bellezza appena quindicenne.
Da quel momento Luchino non fece altro che pensare a lei, Gianchinetta gli aveva rapito il cuore!
E no, io davvero non so dove abitasse questa ragazza ma sapete, Luchino prese ad andare davanti alla sua casa per salutarla.
E Gianchinetta rispondeva rispettosa e sorridente, inconsapevole del sentimento che aveva suscitato in Luchino.
Questo accadeva da qualche parte, nei nostri caruggi, chissà dove abitava la nostra eroina!

Piazza delle Erbe

Piazza delle Erbe

Era una ragazza semplice, non certo di nobile famiglia come Luchino.
E sebbene fosse piuttosto ingenua, non ci mise molto a capire le intenzioni del giovane Vivaldo.
Oh, bisognava correre ai ripari, lei di lui non ne voleva proprio sapere!
E così la ragazza prese le contromisure: se lo vedeva arrivare da lontano si chiudeva in casa e se lui le rivolgeva la parola distoglieva lo sguardo e faceva finta di non aver sentito.
E insomma, Luchino non sapeva come trarsi d’impaccio, come sedurre la giovane ritrosa?
Era il tempo della neve,  Messer Luchino riuscì a procurarsi un mazzo di garofani per donarlo alla sua bella in segno del suo amore ma lei ancora lo respinse.
Le inviò messi e ambasciate, le offrì una dote di mille ducati d’oro: nulla da fare, Gianchinetta fu irremovibile.
Passarono due anni e la fanciulla sposò un giovane che si guadagnava il pane con il duro lavoro sulle galee.

Galata Museo del Mare - La Galea (27)

Galata Museo del Mare – La Galea

Luchino era sempre perdutamente innamorato, nulla lo smuoveva dall’oggetto del suo desiderio!
Ma sapete come accade, la famiglia lo obbligò a sposarsi con una giovane nobile, ricca e abbiente quanto lui.
E sebbene sua moglie fosse di una bellezza splendente, il cuore di Luchino continuava a battere per colei che lo aveva respinto.
E in tutta la città si bisbigliava di questo amore non corrisposto!
Trascorsero gli anni, Gianchinetta ebbe tre figli dal suo amato marito che era spesso lontano, per mare, sulle galee.
E ahimé un giorno capitò una disgrazia, il poveretto finì in prigione in Sardegna e Gianchinetta rimase senza un soldo con tre bambini da sfamare.
E fu così che per trarsi dalle difficoltà si recò da Luchino.
E si buttò ai suoi piedi, lui che l’aveva tanto desiderata se la voleva ancora adesso poteva averla purché la soccorresse e la aiutasse a sfamare i suoi figli.
E il nobile Luchino Vivaldo che tanto aveva sospirato per poterla stringere tra le sue braccia cosa fece?
Chiamò la moglie la quale sapeva tutto di quell’amore mai corrisposto e certo non ne era contenta.
Luchino affidò alla sua consorte Gianchinetta e i suoi bambini affinché fossero curati, nutriti e cresciuti con ogni conforto.
E quello che un tempo era desiderio divenne virtuoso affetto fraterno che si manifestò con una grande generosità.
Così scrive Matteo Bandello in una sua novella dedicata a Messer Luchino Vivaldo che amò lungo tempo e non fu amato, a Genova tanti anni fa.

Tetti di Genova

32 pensieri su “Storia di Luchino che amò Gianchinetta

  1. Oh! Finalmente una bella storia in cui l’uomo ne esce splendidamente ed anche la di lui moglie che avrebbe potuto comportarsi meno nobilmente nei confronti della “rivale”. E bravo Luchino! 🙂

  2. Oh, la fiaba oggi l’ha scritta tu. E con i nomi fiabeschi, proprio come piace a te.
    È una bella storia, con il lieto fine, come si conviene.
    Buona serata, Miss.

  3. E’ la solita storia:

    Lui: “Mi drogo, bestemmio, picchio i bambini, e non mostro attenzione ai tuoi bisogni, vagando per il mare sopra una galea…”
    Lei: “Ti amo…”.
    Lui: “Lavoro indefessamente per quattordici ore di seguito per mantenerti e mostro estrema attenzione ai tuoi bisogni …”
    Lei: “Ti lascio per un tossicomane, galeotto che bestemmia e picchia i bambini …”

    Certo ‘è da capire anche Gianchinetta: Scommetto che il marito aveva un nome tipo Ignazio, o Norberto. Voi donne avreste preferito un marito Ignaaaazio o uin marito Luchino?

    Evviva l’amoooooooore!

  4. Che dire, complimenti all’intelligenza della consorte che ha messo davanti l’offrire e l’umiltà piuttosto che i sentimenti negativi verso la povera Gianchinetta. Bella storia Miss. Baci.

  5. come mai a Gianchinetta non piacque Luchino? era ricco, innamorato cotto sembrerebbe gentile : passeggiava sotto le sue finestre le mandava fiori , le faceva le serenate , l’ invitava a cena ma lei no! miss Fletcher non e’ che il nostro Luchino soffrisse di alitosi ? cara miss perdona la celia e’ una storia dolce e romantica dove l’ amore troneggia ma quello grande fatto si di desiderio ma anche di dolore e di carità. grandi sentimenti… grazie del tuo dono e buona notte .ciao

  6. mi piace quella foto, Piazza delle Erbe… e si vedono le case e il cielo 🙂
    Ah…voi genovesi.
    Il museo del mare però, si fa sempre più interessante

  7. Bella storia, nascosta fra i meandri di Genova… forse forse è proprio Gianchinetta a far la figura più misera, tornando a cercare chi l’aveva amata profondamente solo al momento del bisogno.
    Un abbraccio!

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