1780, i genovesi sfidano i pirati

E’ un giorno d’estate del 1780 e a Genova, nelle stanze del potere, regna un certo scompiglio.
Il Magnifico Gerolamo Durazzo, preposto alla Magistratura delle Galee, ha uno spinoso problema da risolvere: un minaccioso sciabecco algerino, dotato di un agguerrito equipaggio ed armato di ben 18 cannoni, minaccia le coste della Liguria.
I nemici hanno la loro base in Provenza e compiono funeste incursioni ai danni delle località costiere del Ponente.
Presto, bisogna intervenire, la gente è spaventatissima!

Il Galeone

E così il Magnifico convoca Giacomo De Marchi al quale viene affidata la Galea Capitana perché intervenga per fermare quei temibili avversari.
E’ una luminosa mattina di giugno, la Capitana prende il mare e in breve tempo giunge a Laigueglia.
I pirati si sono impossessati di tre navi, alcuni degli uomini a bordo sono riusciti a mettersi in salvo ma molti altri sono stati catturati.
Lo sciabecco nemico, con il suo carico di prigionieri, naviga baldanzoso verso la Corsica e la galea genovese parte all’inseguimento.
In poche ore la capitana raggiunge l’imbarcazione nemica e la sperona con violenza.
Le onde battono sugli scafi, l’acqua del mare brilla di bianca spuma, i pesci guizzano spaventati e intanto i genovesi sferrano l’attacco decisivo: alcuni di loro, dall’alto delle sartie, sparano micidiali colpi di moschetto contro gli avversari e coprono così le spalle a coloro che invece danno l’assalto allo sciabecco.
Armati di asce e di spade sbaragliano i tremendi pirati causando la morte di molti di loro e catturandone più di cinquanta.
Si recuperano le tre navi delle quali i nemici si erano impossessati e si liberano i prigionieri.
E poi via, la Galea Capitana si dirige verso Genova, si torna a casa.

Lanterna

E a questo punto tutti noi ci aspetteremmo un gioioso tripudio di folla ad attendere i valorosi uomini di mare.
Si fa festa per i prodi vittoriosi! Evviva, sono tornati!
Eh, non è così semplice, cari lettori.
All’epoca chiunque avesse avuto contatti con i barbareschi doveva passare attraverso una stretta quarantena in quanto si temeva il diffondersi della peste.
E così i nostri eroi sbarcano nella Superba e se ne vanno dritti al Lazzaretto.
Riavranno la loro libertà dopo venti giorni di isolamento e troveranno la città  in fermento: il popolo vuole festeggiare questo trionfo del mare.
Lungo e penoso era l’elenco delle vittime dei pirati: depredavano e uccidevano, entravano nelle case e compivano razzie, rubavano navi e bastimenti.
E ci vogliamo far scappare un’occasione di giubilo come questa?
Ah, no! Non se ne parla!
E cosi i Magnifici signori del Governo provvedono a soddisfare le richieste del popolo: si celebrerà il Te Deum in Cattedrale e tutti gli uomini che hanno partecipato alla gloriosa impresa compiuta dalla Galea Capitana avranno una sostanziosa ricompensa.
E poi occorre ricordarsi che tutti vogliono vedere i prigionieri!
Come si può fare? Ma è semplice, si organizza una bella sfilata che attraverserà tutta la città!
I pirati vengono fatti uscire dal Lazzaretto e condotti in corteo da Porta Pila a Portoria, poi fino a Fontane Marose e giù per Strada Nuova.

Via Garibaldi 1

 E il popolo di Genova assiste dalle finestre e dai portoni, il corteo procede fino in Via Balbi e poi scende a Prè, imbocca Via Del Campo e passa oltre, sfila per tutta la città fino a giungere in San Lorenzo e poi a Palazzo Ducale, a cospetto del Serenissimo Doge.
E infine i prigionieri verranno condotti in Darsena, dove rimarranno per qualche tempo finché la Francia non ne pretenderà il rilascio, ingiungendo anche alla Repubblica di Genova di restituire lo sciabecco alla reggenza algerina.
L’imbarcazione è da demolire e andrà a finire che ne sarà costruita una nuova di zecca che verrà consegnata agli algerini.
Per questioni diplomatiche la questione finì in questa maniera ma di certo da queste parti si protestò parecchio per questa ingerenza francese.
Storie di pirati e di avventure, mondi diversi e lontani dal nostro, vicende avvenute soltanto 233 anni fa su quel mare che ancora luccica.
.

Il mare

36 pensieri su “1780, i genovesi sfidano i pirati

    • Grazie Rosa! A me piacciono tanto queste storie avventurose di pirati, spesso sono drammatiche e non mancano le morti tragiche, è vero, ma comunque le trovo sempre avvincenti.
      Buona serata a te!

  1. Cara Miss, comincio ad avere qualche dubbio, mi sa che sei la reincarnazione di qualche giornalista vissuto nel 700, il tuo racconto più che letto o sentito sembra vissuto.
    Oppure hai trovato il mezzo per viaggiare nel tempo, se è così mi prenoto ho alcune domande da fare al signor Matteo Vinzoni.
    Brava Fletcher, un abbraccio.
    Eugenio

  2. Cara Miss, la storia meriterebbe di essere raccontata sempre come fai tu, con amore e attenzione, rendendola viva a chi legge.
    Bravissima, come sempre!
    Un grande abbraccio!

    • No, quello è il galeone che è ormeggiato al Porto Antico e che venne usato per il film Pirati di Roman Polanski, è la mia foto di repertorio per i post su questo tema.
      E comunque starebbe benissimo nel tuo giardino, ne sono più che certa 😉

  3. Molti parlano di cultura mediterranea ma non sanno di cosa parlano. Questi episodi riescono a recuperare quello che è sempre mancato nei libri di storia. L’affezione alla nostra cultura marinanara, il mare che veicola usi e costumi e drammi e conflitti tra popoli. Manca un’unione dei paesi del Mediterraneo, Grecia, Spagna, Turchia e i paesi dell’Africa Settentrionale. I rigori dell’Europa teutonica hanno portato alla miseria i paesi del nostro mare e non ci hanno mai riconosciuto i nostri primati. Bell’articolo da far conoscere ai ragazzi delle nostre scuole, dove hanno tolto anche l’insegnamento dell geografia come materia curricolare (al Nautico, per esempio). Ho apprezzato molto questo articolo per le implicazioni di carattere storico con i nostri vicini. Grazie

  4. La storia con te diventa sempre avventura! In fondo anche noi genovesi eravamo “pirati” per qualche altra popolazione… questione di punti di vista!

  5. Miss, lo sciabecco algerino non sarà stato condotto da Sandokan o Yanez, ma a Salgari sarebbe piaciuto assai il tuo modo di raccontare questa storica storia di pirati occidentali…

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