5 Maggio 1860, le Camicie Rosse all’Albergo del Raschianino

5 Maggio 1860, i Mille di Garibaldi lasciano Quarto e si apprestano a compiere un’impresa che unirà l’Italia.
Vi ho già mostrato lo scoglio dal quale partirono le Camicie Rosse, lo trovate cliccando qui.
Questa è la città dei patrioti, la città di Mameli e Mazzini, la città che ospitò Pisacane e che diede rifugio a molti esuli e sono numerosi i luoghi del Risorgimento, ad alcuni di essi non viene dato nessun risalto.
E oggi vi porto a quei giorni, in uno di questi posti.
E non siamo soli, camminiamo per la città insieme a un giovane uomo: ha 22 anni ed è originario di Cairo Montenotte.
E’ arrivato da Parma, anche lui parteciperà all’impresa di Garibaldi!
Annota i suoi ricordi e così scrive:

Ieri sera arrivammo ad ora tarda, e non ci riusciva di trovar posto negli alberghi, zeppi di gioventù venuta da fuori. Sorte che, lungo i portici di Sottoripa, ci si fece vicino un giovane, che indovinando, senza tanti discorsi, ci condusse in questo albergo.
La gran sala era tutta occupata. Si mangiava, si beveva, si chiacchierava in tutti i vernacoli d’Italia.

Queste sono le memorie di Giuseppe Cesare Abba, parole che potrete leggere nel suo Da Quarto al Volturno – Noterelle di uno dei Mille.
Ma il luogo di cui parla dove si trova?
Tutti i genovesi conoscono la piazza sulla quale affaccia quello che un tempo fu il glorioso Albergo del Raschianino o della Felicità.
E anche i turisti ci passano davanti perché è proprio a due passi dall’Acquario, osservate la palazzata di Caricamento, un targa è situata proprio sopra l’edificio rosa.

Caricamento

Il Raschianino, qui si riunivano i volontari che sarebbero partiti sul Piemonte e il Lombardo al seguito del Generale Garibaldi.

Caricamento - I Mille

Tra i tanti accorsi a Genova c’è anche un ventiseienne, il suo nome è Giuseppe Bandi  e anche lui passerà in quell’albergo.
E a leggere le sue parole pare di vederla la Superba piena di giovani di belle speranze animati da un ideale comune:

Genova formicolava di gente; colà rividi ed abbracciai parecchi amici, e feci allegramente baldoria, pensando, tra le altre cose, che quella baldoria poteva essere l’ultima che godessi su questa terra.
Andatomene, ad ora tardissima, all’albergo, dopo aver cenato nel celebre Raschianino dove in quei giorni ebbero tavola e segreteria parecchi dei più intimi generali…

(Giuseppe Bandi – I mille)

Ricordi di un italiano che c’era, in quei giorni di maggio, al Raschianino.

Il Raschianino

Giuseppe Bandi che scrive di madri e padri venuti a salutare i loro figli e sono baci e fazzoletti che sventolano, abbracci e mazzi di fiori.
E narra di Garibaldi con il poncho e il cappello in mano mentre la folla muta osserva in silenzio, uno solo proferisce parola: è un attempato siciliano e i suoi quattro figli sono al seguito del Generale.
Il vecchio profetizza una vittoria trionfale e così sarà.
Giuseppe Bandi che ricorda le giornate trascorse in questa città e narra un suggestivo episodio.
Le donne genovesi portano le ceste cariche di carciofi da vendere al mercato, le tengono sul capo come usava a quel tempo.
Il giovane Bandi e il suo amico Ignazio Occhipinti hanno fame: mangeranno carciofi crudi a sazietà.
E quando i due compagni di avventura si rincontreranno ogni volta Occhipinti si rivolgerà a Bandi con questa esclamazione:

 “O Bandi, ti rammenti i carciofi?”

 Memorie di giovani che portarono una camicia rossa, molti di loro passarono dal Raschianino a Caricamento.
Non c’è un museo in quell’edificio, penso ci sia un’abitazione privata.
E non c’è un museo nella casa natale di Goffredo Mameli e nulla ricorda che in Piazza Valoria aveva il suo studio Alessandro Pavia, il fotografo che immortalò i Mille.
Lungo è l’elenco dei luoghi del Risorgimento che andrebbero rivalutati e riscoperti, oltre a essere una risorsa culturale e turistica lo riterrei un giusto tributo alla nostra storia e al nostro passato.
Ognuno ha la propria maniera di ricordare questo giorno, io ho scelto di portarvi al Raschianino, albergo che chiuse i battenti nel 1920.
E da ultimo vi regalo un’immagine, è tratta da un vecchissimo libro con le pagine ingiallite che ho acquistato su un mercatino.
E’ una bella faccia di italiano, un signore anziano dallo sguardo fiero e con dei folti baffi bianchi: questo è Giuseppe Cesare Abba di Cairo Montenotte.
Aveva 22 anni quando salpò dallo scoglio di Quarto, era il 5 Maggio 1860.

Giuseppe Cesare Abba

28 pensieri su “5 Maggio 1860, le Camicie Rosse all’Albergo del Raschianino

    • Benvenuto tra queste pagine! La nostra città è meravigliosa ed è ricca di luoghi del Risorgimento che andrebbero maggiormente messi in risalto, contenta di avertene fatto scoprire uno.
      Scusami, ti devo dire che non amo il reblog e preferisco evitarlo.
      Grazie della tua visita e del tuo commento.

      • Grazie di avermelo detto. Scusami tu.
        Sono nuovo nel mondo blog…
        C’è un modo migliore per far conoscere ad altri ciò merita di essere letto su altri blog?

        Ciao. Aurelio

  1. ardiciocche 🙂

    quanta vita ha attraversato la città, quante anime di cui sarebbe necessario ricordare le azioni e le aspirazioni.

    Un bellissimo omaggio il tuo ad un giorno incredibile e a quegli uomini, giovanissimi, che vennero a Genova per arruolarsi in una delle più ardimentose imprese che la Storia d’Italia ricordi.

    • E’ vero che è emozionante la storia di Bandi e dei carciofi? Sembra di vederli questi due ragazzi ormai diventati adulti che ricordano quel giorno bellissimo!
      E’ tanto che volevo parlare del Raschianino e questa è la giornata perfetta.
      Un abbraccio caro Fabio, grazie!

  2. Siamo un popolo veramente “smemorato”.. e forse sarebbe ora di ricordarsi da dove veniamo veramente, anche con questi aneddoti che contribuiscono tutti assieme a costruire la storia dell’Italia intera!

    • Quanto hai ragione, Massimo!
      Non abbiamo memoria di ciò che siamo stati eppure tutto questo ha grande importanza anche per il nostro presente sebbene quei ragazzi in camicia rossa ad alcuni sembrino così lontani da noi.

  3. Cara Miss anche io sono una sporca tradizionalista amo ricordare ogni data ogni evento ,il 5 maggio allo scoglio di Quarto si andava con la scuola si cantavano gli inni patriotici ,l’insegnante ci portava a fare il tragitto dei Mille attraverso le ville dove avevano soggiornato a Quarto, io c’ero, è passato , era bello era una festa e adesso………………………………???? Boh ma noi lo sappiamo.Ciao

    • Eh, ora non so se si studino gli inni patriottici, cara Ottavia, temo proprio di no.
      Noi però ricordiamo ed è bello farlo, io ricordo e sono fiera della nostra bella Italia.
      Un abbraccio, grazie di queste tue parole!

  4. sono due le cose che ho notato: la prima l’ entusiasmo la gioia davanti a questa impresa ,giovani proveniente da altre citta ,madri che accompagnano i figli , parenti amici tutti vicini a quest eroi , che forse non sarebbero tornati ma l’ amore patrio era cosi forte cosi sentito che si faceva festa .. il secondo che non abbiamo conservato con dovuto rispetto ciò che e’ legato ( le case dove erano nati ad es.) a questa grande impresa . cioè a tanto ardore corrisponde solo ingratitudine o indifferenza . pensa miss quanti ragazzi forse di vent’anni sono andati a morire! dovremmo rispettarla di piu questa nostra terra, non credi?

    • Cara Gabriella, sottoscrivo ogni tua parola.
      E sarebbe così bello se si portassero le persone a conoscere questi posti, se si svelassero percorsi e luoghi che invece a molti sono sconosciuti.
      E sì, dovremmo saper ricordare e commemorare. Non sai quanto mi abbia commosso la storia dei carciofi di Bandi!
      Un bacione, Gabriella, grazie!

  5. Brava di aver rivitalizzato due grandi personaggi del risorgimento, l’Abba attraverso i suoi racconti ci ha portata la cronaca di quei momenti, il volume da Quarto al Volturno credo che ne abbiano stampato decine di riedizioni, alcuni libri del Bandi sono anche difficili da trovare, sopratutto le prime edizioni.
    Hai citato Alessandro Pavia il fotografo dei Mille, le foto fatte nel suo studio in piazza Valoria, sono molto rare, ne ho messo due nel mio sito, se ti servono puoi riprodurle.
    Un grazie per aver trattato questo tema che mi è particolarmente caro.
    Un abbraccio.
    Eugenio

    • Erano così belli questi personaggi, mi commuovo a leggere questi diari, lo sai Eugenio?
      Mi immagino che le fotografie fatte nello studio di Pavia siano rarissime, meraviglia tu le hai!
      Vengo subito a vederle e grazie per il prestito, mi piacerebbe molto usarle, sei un amico davvero generoso e prezioso.
      Ti abbraccio!

      • Salve.
        Tornerò ancora una volta a Genova a metà ottobre per la mia ricerca su Alessandro Pavia (ricordi, a proposito di Piazza Valoria?). Ho appena risposto a un vecchio post di Eugenio per chiedergli di poter vedere le due cdv che ha.
        Ho raccolto moltissimo, non so se l’ho già scritto: una sintesi dovrebbe apparire sulla Rassegna del Risorgimento dell’Istituto Centrale di Roma, in due parti tanto il materiale è abbondante. Ma anche lì hanno due problemi: i soldi e gli accademici. No comment, attendo da un bel po’ la pubblicazione; la rivista è ferma da anni.
        Anch’io ho una foto da mostrare, non perché sia rara ma perché s’è perso l’originale dopo diverse pubblicazioni e potrebbe essere di A.P. Si tratta della foto più antica, e quindi giovanile, conosciuta di Abba. Ho cercato ovunque: anche a Cairo e presso i discendenti. Niente. Magari qualcuno ne ha una copia. Scusa l’imbranataggine, ma come si fa ad allegarla?
        Potrò incontrare questa bella comunità di appassionati dell’argomento?
        Fammi sapere.
        Rachele

    • Ciao, Eugenio.
      a più di due anni da quella tua replica, ti chiedo come fare per vedere le due foto di Alessandro Pavia di cui scrivi (r/v, per favore).
      Sono iscritta a Dear Miss Fletcher con la mia e.mail.
      Grazie,
      Rachele

  6. Pingback: 5 Maggio 1860, le Camicie Rosse di Garibaldi | Dear Miss Fletcher

  7. Miss, è stato un piacere leggere questo post… e mi chiedo: se Napoleone fosse morto in un 5 maggio successivo al 1860, il Manzoni avrebbe intitolato diversamente la sua celebre ode?

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