Le panchine di Castelletto

Le panchine dei tempi della scuola.
Vi ricordate quali posti frequentavate una volta terminate le versioni di latino e i compiti di matematica?
Come si può dimenticare!
Per un certo numero di anni dalle sei di sera fino all’ora di cena potevate trovarmi qui.
Sempre, tutti i giorni.

Panchine di Castelletto  (2)

Le panchine di Castelletto, sì.
E la bellezza nostalgica di certe memorie più vivide e reali di molte altre.
E’ accaduto ieri o più di vent’anni fa?
Rewind.
Uno della compagnia aveva un’insolita A112 arancione, a pensarci adesso era un colore davvero anomalo, la parcheggiava sempre nello stesso posto, coi finestrini giù e l’autoradio accesa.
E la musica era quella: i Clash, i Cure, gli U2.
C’erano quelli che si piazzavano sul sellino della moto e quelli che si sedevano per terra, al sabato poi  c’era così tanta gente che non si riusciva quasi a camminare.
Istantanea, fotogramma, un flash.
Uno che racconta di un viaggio in Spagna.
Siamo in tre seduti sulla panchina, il ragazzo parla della città che ha visto, a me sembra che racconti di un paese esotico, che strano, eppure non è mica così lontana Barcellona.
Rewind.
L’amica con il viso coperto di efelidi e la pettinatura a caschetto che le cade dritta sul collo.
Ah, che invidia i capelli lisci, io non li ho mai avuti!
E c’è la ragazza che ama camminare sotto la pioggia senza ombrello, cappuccio in testa e mani in tasca, non si scompone.
Ci sono gli amori eterni: quelli che giureresti che dureranno per tutta la vita, per tutti i giorni a venire, per sempre.
E hai anche già deciso cosa regalerai al matrimonio, che vestito indosserai e immagini le faccine dei loro bambini.
E poi il destino a volte invece separa certe strade, accade.
C’è un mondo e ce n’è un altro.
Sarebbe meglio dire, un mondo e il suo contrario.
I finti duri con gli anfibi e le ragazze bionde con la cartella di Naj Oleari sulle spalle.
E lo spazio disponibile pare equamente diviso, alcuni stanno dal lato del tabacchino, gli altri da quello del benzinaio.
Ecco, non c’è manco più il benzinaio.
Le panchine no, quelle sono sempre lì e sono le stesse di allora.

Panchine di Castelletto

Due mondi che si compenetrano, si sfiorano, si incontrano.
Erano davvero poi così distanti? Con gli occhi di adesso so per certo che non era così.
E so che sopravvivere alla propria adolescenza e la più grande impresa che si possa compiere: a volte ti aiuta la saggezza, altre volte il caso.
C’erano giorni che sembravano brevi ma il futuro sembrava così distante, poi ci siamo precipitati dentro senza neanche accorgercene.
Come mai il futuro è già qui? Come ha fatto ad arrivare così in fretta?
Solo ieri c’erano quelli che avevano trent’anni e mi sembravano vecchi, proprio così!
E poi c’erano quelli di Albaro, mi ricordo un’epica battaglia delle uova della quale fui stupita spettatrice.
Motivazione? Che domande!
Ci sarà stata di certo qualche validissima ragione per far volare tuorli e albumi da una parte all’altra, ora non rammento tutti i dettagli.
Ma come vi dicevo a Castelletto c’era un mondo, era il mio piccolo mondo.
C’erano gli zainetti con i libri buttati per terra, i vocabolari di greco ereditati dai fratelli maggiori, il gelato al pistacchio di Guarino.
C’era il Ciao e la Vespetta, c’era l’amica che arrivava sempre in ritardo e c’erano gli esami di riparazione.
C’erano quelle domande alle quale non trovavamo risposta.
A che caspita mi serve sapere le leggi della termodinamica?
E quando mai nella vita mi verrà utile la Critica della Ragion Pura di Kant?
E quanto dura la penna con l’inchiostro profumato?
E la felicità è quella cosa che tentiamo di evocare con le parole delle canzoni copiate sul diario?
E l’amore? E davvero senza fine o è destinato a spegnersi così come si consuma una candela?
Sì o no?
Sempre o mai?
E’ bianco o nero?
Quella è l’età delle domande ma anche delle certezze senza sfumature, il grigio non esiste.
E non credo sia giusto dire che allora eravamo migliori.
Eravamo diversi, forse avevamo più sogni dei ragazzi di adesso ma non per merito nostro, era il mondo che ci circondava a permetterci di averli.
E io passo spesso da quelle parti.
C’è ancora una macchina arancione, parcheggiata sempre al solito posto con l’autoradio accesa, le chiacchiere e le risate sovrastano la musica.
E c’è la ragazza che cammina sotto la pioggia, cappuccio in testa e mani in tasca.
Ci sono le panchine sulle quali andavamo a sederci ogni giorno.

Panchine di Castelletto  (3)

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37 pensieri su “Le panchine di Castelletto

  1. Anch’io per un periodo mi sono unita al gruppo, ma mio padre non voleva perche’ in casa mia alle 7 bisognava essere a rapporto e quelli di Castelletto non smettevano prima delle 8. Off limits.
    Ricordo comunque ancora un certo John, americano che studiava a Genova e Armando, che era un anno avanti a noi. Ora fa il medico e l’ho beccato per caso sul lavoro…

  2. Che bella l’adolescenza a Castelletto, in una vera città. Io che sono di provincia l’ho vissuta di sicuro in modo diverso e purtroppo ne sento solo in parte la mancanza. Certe cose però sono proprie dell’età, come certe domande, certe azzardate risposte… e mi piace quando dici che se le nostre generazioni hanno avuto più sogni non era per merito nostro, ma del mondo che ci circondava.
    Un sorriso, Tiptoe

  3. Pingback: alcuni aneddoti dal futuro degli altri | 02.06.13 | alcuni aneddoti dal mio futuro

  4. Ci siamo sicuramente sfiorate. Io ero più piccola, da quello che capisco, ma mi fa molto sorridere. Le nostre strade si sono sfiorate, ora in parte incrociate. e’ buffo il modo con cui la vita ci fa tessere storie… grazie! mi ha ricordato bei momenti, belle parti di me.

    • Sicuramente, se venivi a Castelletto ci siamo incontrate, c’erano tanti più piccoli di me e me li ricordo.
      E’ vero, a volte le strade si incrociano in modo imprevisto, stasera abbiamo avuto un momento nostalgia.
      Grazie a te Silvia, un bacio!

  5. su quella panchine qualche volte è capitato anche a me di sedermi, stessa età, forse stessi pensieri e desideri… e stessi giorni che sembravano brevi e il futuro così distante. Davvero sai… come ha fatto ad arrivare così in fretta?

  6. Io ero quella in ritardo. Lo sono ancora.. Eravamo tristissimi per questo dalla parte delle panchine ascoltavamo cure e clash perché eravamo. Alcuni ormai sono lontani, nello spazio intendo, altri sono diventati trasparenti, parte di una realtà ai tempi avvertita estranea; la vita ha allontanato così tanto certi destini da renderne possibile il ricordo solo a quelle panchine dal cuore di ferro. Per quel che mi riguarda, la legge della termodinamica non mi ha cambiato la vita, ma mi sono commossa davanti allo stemma di bohr che ammette la necessaria coesistenza del pieno e del vuoto, del bianco e del nero. Sarebbe stato un utile insegnamento, ma “quella” di fisica deve averlo dimenticato nella tasca della pelliccia di astrakan.

    • E già, quella di fisica proprio non poteva spiegarcela una cosa del genere, proprio no.
      Alcuni sono lontani, alcuni si sono persi, alcuni li ricorderemo sempre con gli anfibi e il chiodo.
      Riuscire a crescere è una bella impresa, in qualche modo lo abbiamo fatto.
      E sì, eri proprio tu quella in ritardo, non c’erano neppure i cellulari per telefonarsi, ma erano delle belle attese ed erano bei giorni.
      Grazie, mi fa veramente piacere leggerti qui su queste pagine.
      Ti abbraccio!

  7. Ci sono quei luoghi dove, se ci ritorni, ti trovi piacevolmente circondato da ricordi… e ogni tanto è bello tornarci proprio per questo, per rivedere il passato con occhi nuovi.

  8. Anche io quando passo di lì ci penso sempre. Con gli amici ci vedevamo però davanti al tabacchino, chi stava in piedi, chi seduto sulla Vespa. Ogni sera alle 7,00 c’era qualcuno, che se la raccontava. Ricordo le attese interminabili il Sabato sera, per qualcuno che come sempre era in ritardo… e i messaggi sui cartelloni pubblicitari “Siamo alle Volte”.. “Siamo da Guarino”… gli SMS di 20-25 anni fa.

    • Ciao Eugenio, benvenuto!
      Eh, io e te ci saremmo sicuramente incrociati, lo sai? Perché 25 anni fa io ero sempre a Castelletto e mi hai ricordato quei messaggi sui cartelloni pubblicitari, che bello….e sì, al sabato c’era il mondo a Castelletto, me lo ricordo bene.
      Grazie di aver lasciato questo commento, mi fa infinitamente piacere!

  9. E pensavo, cara Miss, che tutto il mondo è paese! Si insomma tu hai descritto mirabilmente, come sempre, luoghi dell’anima, emozioni e ricordi che potrebbero essere perfettamente calzanti per ognuno di noi che ti legge con piacere! Io ero a Roma e tu lassù…io qualche anno prima (forse un pò più di “qualche”? Stendiamo un velo pietoso…) ma poi i soggetti, le macchine, o meglio le Vespa, le musiche…erano sempre quelle che hanno accompagnato gli anni del liceo.
    Ecco, forse al posto delle tue panchine noi avevamo un muretto prediletto.
    Ma poco cambia!
    Grazie per questo nostalgico e dolce tuffo nel passato.
    Susanna

  10. Ma come non c’è più il benzinaio?

    Vi sento ridere, sento le vostre voci, le vespe ed il cagiva rosso. Quante calze smagliate su quella panchina li, si proprio quella li la riconosco.!

    Mi sento uscita da una bolla di sapone, ricordi sfocati che prendono forma: tanti chilometri, tanti anni, tanta vita , quanta nostalgia!

    A Caste alle 18

    • Io c’ero sempre e sicuramente ci conosciamo, da questo nick non riesco a riconoscerti, anche se mi è venuto il dubbio che tu sia una delle amiche che ho appena ritrovato su Facebook.
      E comunque sarebbe bello, un giorno o l’altro, ritrovarci tutti a Castelletto alle 18!

  11. Cara Miss Fletcher, mi hai fatto fare un salto all’indietro di più di trent’anni. Sì, perché su quelle panchine ho trascorso buona parte dei miei tardi pomeriggi del liceo, quando dopo aver finito la versione di greco, il canto della Divina Commedia, l’autore di latino e le paginate di storia si chiudevano finalmente i libri e si arrivava tutti lì. O quando si usciva alle 12 e dopo aver preso l’ascensore o essere saliti dal Carmine si poteva stare un po’ lì. Quante risate, quante amicizie, quante confidenze, battute, amori piccoli o immensi, dichiarati o nascostissimi. Quanta vita è passata su quelle panchine. Che bella la nostra
    epoca del “ci vediamo a Caste”!!!!!

    • Alessandra, benvenuta tra queste pagine, che bello leggere il tuo commento!
      E allora su quelle panchine ci saremo incontrate, sai? Il tuo nome non mi è nuovo, credo che le nostre strade si siano incrociate, davvero.
      Io penso spesso a quel periodo bellissimi, ci vediamo a Caste, sì!
      Grazie dei ricordi che hai condiviso qui, una gioia leggerli.

  12. io potrei farmi la stessa tua domanda: “è accaduto ieri o più di vent’anni fa?”… perchè più di cinquant’anni fa, sono comunque, più di vent’anni fa (ero e sono una frana in matematica, ma non credo di sbagliare), in più, la mia adolescenza oltre a essere lontanissima nel tempo, lo è anche nello spazio, inteso come distanza geografica, essendoci un oceano di mezzo!
    Miss, mi piaci sia quando racconti di caruggi, sia quando sei nostalgica…

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