Piazza Pammatone, un istante di molti anni fa

Oggi vi porto in una piazza.
E’ una piazza di Genova, uno scatto, un istante.
Un momento, fissato su carta fotografica, un’imprecisata ora del giorno: correva l’anno 1905.
Ed è un’immagine, una sola.
A volte accade che qualcuno ti insegni anche a vedere ciò che non è così semplice da individuare, accade che qualcuno susciti il tuo interesse e ti inviti a prestare attenzione.
Guarda meglio, c’è un mondo in una piazza.
In Piazza Pammatone, nell’anno 1905.

Piazza Pammatone

La cartolina che vedete non è mia, appartiene a Stefano Finauri, esperto di storie genovesi e appassionato collezionista di cartoline antiche.
E’ suo lo sguardo attento, è lui ad avermi detto: guarda bene.
E mi ha mandato l’immagine in grandi dimensioni dove sono visibili le persone e i volti, gli oggetti e i dettagli.
E come lui mi ha scritto: se guardi le cartoline ingrandite ci sono centinaia di particolari e spesso, di conseguenza, centinaia di domande.
Ho frammentato la fotografia, ricavandone più immagini che hanno svelato un mondo e coloro che lo popolavano e così sono rimasta a lungo in Piazza Pammatone, in quel giorno del 1905.
E queste sono alcune delle mie domande, chissà se mai troverò alcune risposte.
Chi c’era dietro quelle finestre?
In un giorno qualsiasi, al tempo dei carretti, un uomo regge le redini del cavallo.
Chi aspetta quest’uomo? Dove abita? E magari era un vostro antenato, ci pensate?

Piazza Pammatone (2)

E come vedete accanto ci sono due ragazzi, sono appoggiati alla ringhiera, uno porta i calzoni al ginocchio, entrambi hanno un berretto sul capo.
1905, due conflitti mondiali sono alle porte, quasi sicuramente questi due giovani ne saranno coinvolti.
Per adesso se ne stanno davanti al monumento dedicato a un piccolo eroico patriota che Genova ama: il nostro Balilla.
E lì davanti c’è anche un altro ragazzino, si regge il mento con la mano e sembra proprio immerso nei suoi pensieri.
C’è un altro carretto, senza conducente.
E sulla porta dell’ospedale un signore che pare fornire informazioni ad un avventore e una donna che sembra attendere l’arrivo di qualcuno.

Piazza Pammatone (3)

Ancora un carretto, questa volta carico di materiale.
Di cosa si tratta? Forse legna? Sembrano tanti piccoli pezzi.
C’è un uomo sullo sfondo, ha un cappello calcato sul capo e tiene le braccia incrociate sul petto, più indietro c’è un tipo elegantemente vestito di chiaro, con una bella bombetta.

Piazza Pammatone (4)

Un altro dettaglio: la parte destra della piazza.
Si notano dei manifesti affissi sul muro dell’Ospedale, ci sono delle persone sedute a un tavolino, sopra di loro e sotto la finestra si vede quella che presumo sia una sorta di lampada per l’illuminazione.
In primo piano c’è una donna, alcune  figure sono  come velate e sfumate.

Piazza Pammatone (6)

Sono passati poco più di cent’anni, quanto siamo cambiati in così poco tempo?
E quanto di noi ancora sappiamo riconoscere in chi ci ha preceduto?
Siamo noi questi o non c’è nulla nel quale ci riconosciamo?
Ha ragione Stefano Finauri, le cartoline antiche suscitano centinaia di domande, non solo riguardo ai particolari ma anche in merito a ciò che siamo stati.
E a lui voglio dire grazie per la sua grande generosità e perché mi sta svelando cose che altrimenti non avrei mai veduto, perché ha cercato per me certe cartoline che gli avevo chiesto e che presto vi mostrerò.
E perché sono rimasta un tempo infinito a guardare questa cartolina, a tentare di decifrare sorrisi, espressioni e gesti.
E quindi grazie Stefano, grazie anche da qui.
E c’è ancora un’immagine che desidero mostrarvi, quella che maggiormente ha catturato la mia attenzione.
Qui vediamo ancora una figura femminile, è una giovane donna che cammina e il suo vestito ondeggia.
Sul muro si notano due cassette, presumo si tratti cassette postali.
E davanti, fermo e immobile, un ragazzino che avrà una decina d’anni.
Lo vedete? Ha la mano in tasca, è esile e minuto.

Piazza Pammatone (5)

Accanto a lui, a destra della foto, c’è un uomo, chino a gambe larghe su un oggetto posato a terra sopra ad una specie di sostegno.
Di che cosa potrebbe trattarsi secondo voi?
Qualcuno di voi pensa di saperlo?
Io ho fatto una supposizione ma non ho certezze, è una delle centinaia di domande che attendono una risposta.
E credo davvero che non smetterò di guardare questa cartolina.
Era un giorno qualunque, c’erano i carretti e i ragazzi appoggiati alla ringhiera.
C’era una giovane donna con una pesante borsa e un signore che forniva informazioni.
Era un giorno qualunque, a Genova, nel 1905.

Piazza Pammatone

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59 pensieri su “Piazza Pammatone, un istante di molti anni fa

  1. Una splendida immagine! Qui il tuo spirito indagatore ha di che sfamarsi… Un mondo di piccole quotidianità d’altri tempi che si svela! Grazie anche a Stefano Finauri che ci consente di apprezzare queste meraviglie. Buona giornata carissima!

  2. Dov’era questa piazza? zona Foce? chissà se il tuo amico ha foto dell’interno dell’ospedale!
    A quando un post sulla topografia di genova inizio secolo XX? Quello che c’era e non c’è più e quello che non c’era e adesso c’è… dai, Miss…

    • Non è la Foce, è proprio davanti all’Ospedale!
      Stefano ha un archivio di cartoline infinito, credo proprio che abbia anche quelle che tu dici.
      E sulla topografia scriverò, certo ci sono talmente tanti argomenti, Zena non finisce mai!
      Grazie Rita, un bacione.

  3. sotto le presunte cassette per la posta si vede uno sgabello con qualcosa sopra che potrebbe essere un contenitore di qualche prodotto alimentare che il ragazzo vende? Per quanto riguarda invece il signore chino sull’oggetto misterioso mi viene da pensare al cavalletto di una macchina fotografica. Ho detto un sacco di fesserie? Purtroppo le immagini sono poco chiare. Un abbraccio Angelica

    • No cara Angelica, non hai detto fesserie…io intendo l’oggetto a destra dei piedi del ragazzo, un oggetto che ha un foro davanti, ti riferisci a quello?
      E’ complicato eh?
      C’è da perdersi a guardare!
      Grazie Angelica, un bacio!

  4. ciao
    quella cartolina ce’ho anche io (edita da Mangini ,1905)

    secondo me il ragazzo sarebbe un lustrascarpe con la sua attrezzatura sullo sgabello, in attesa di clienti

    il carretto senza conducente sembra contenere un bidone del latte …. ed il cavallo ha appena “sporcato” per terra

    non riesco a distinguere l’uomo a gambe larghe che desctivi “sulla destra”
    mentre sulla destra riesco a distinguere qualcuno con un carretto del tipo che allora usavano i netturbini e poi a seguire varie persone sedute al bar sotto al lampione (per terra sotto una sedia si vede una damigiana … che si portassero dietro il vino da casa …???

    ciao

    • Beati voi che avete queste belle cartoline!
      Vero, c’è il bidone del latte, bravo Pilusmax.
      E anche la damigiana, che occhio anche tu, sono fortunata ad avere lettori come voi, guarda anche cosa ha scritto Eugenio sull’oggetto a terra.
      Un abbraccio carissimo, grazie!

  5. Il ragazzo non credo faccia parte della situazione, l’attore è l’uomo seduto su un pseudo seggiolino, sul quale è posato (sembra un cappello), data la presenza di molte persone eleganti, mi fà pensare che si tratti di qualche gioco d’azzardo, tipo dadi messi nel cappello.
    Il cavalletto è una struttura veloce da togliere nel caso arrivino i gendarmi,
    Da ragazzo ricordo cose simili in via Prè.
    Curiosa è la carriola sulla destra, sembra contenere dei fiori.
    Eugenio

    • Eugenio, eccoti! Ecco, un cappello, mi sa che hai proprio ragione, guardando meglio pare proprio un cappello.
      E ma tua teoria mi sembra perfetta, chiudi tutto e scappa via se arrivano il gendarmi, sì, doveva essere proprio così.
      E’ vero c’è anche una carriola con i fiori!
      E tu sei un grande osservatore, lo so bene, meraviglioso!
      Un abbraccio grandissimo!

  6. ma quello che tu vedi come un foro non potrebbe essere una ciambella di reclame del contenuto della cesta. Ho pensato alla vendita di dolcetti casalinghi per coloro che vanno a trovare parenti all’ospedale. Ci ho riprovato tanto è un gioco! Angelica

    • Angelica, hai letto cosa ha scritto Eugenio? Dice che è un cappello per il gioco magari dei dadi…riguardando la fotografia in grandi dimensioni mi pare che abbia proprio ragione, si spiegherebbe anche la presenza di tutta quella gente attorno!
      Che divertente questo post con le vostre risposte!
      Guarda anche tu e dimmi che ne pensi…

  7. Che belle immagini, suggestive! Anch’io penserei ad un cappello, avrei pensato per l’elemosina ma leggendo il commento di Eugenio credo abbia ragione lui.
    baci Miss.

  8. Così dalle ombre poco allungate parrebbe il centro della giornata, e poi c’è anche da considerare che all’epoca non credo si potesse scattare delle istantanee quindi ci voleva una bella luce forte per poter avere una esposizione breve e poter quindi «fermare» i soggetti. Ho una curiosità: all’epoca le cartoline più pregiate erano vere fotografie oppure era ristampe tipografiche? Ingrandendo non pare di vedere alcun retino da clichè in metallo.

    • Ciao Diego, arrivo solo ora ma qui l’esperta di fotografie non sono io, vedo che però qui Eugenio e Pilus hanno dato i loro preziosi contributi.
      Ecco, intanto sappiamo che si tratta delle ore centrali della giornata, grazie caro!

  9. rispondo a Diego
    la mia cartolina è una ristampa fatta da Mangini in epoca successiva, ce n’è tutta una serie, sono tante, non so quante, forse Finauri ne sa più di me,
    Mio suocero mi aveva detto che all’epoca usavano vetrini su cui rimaneva impressa l’immagine negativa; mio suocero diceva di averli visti, ma lui non c’è più e tante info di prima mano si sono perse con lui..
    Mi piacerebbe sapere che fine ha fatto la raccolta di vetrini di Mangini, perchè contengono una miniera di informazioni su ciò che non c’è più.
    Questa potrebbe essere una indagine degna della “nostra” Dear Miss Fletcher

    • Caro Pilus, Stefano Finauri mi ha parlato del fatto che questa cartolina è stata ristampata in epoche più recenti, lui sicuramente saprà anche dei vetrini di Mangini, qui ci vogliono gli esperti 🙂
      Grazie, che interventi preziosi state lasciando!

  10. Che belli questi frammenti di storia cara Miss Fletcher! Adoro soffermarmi sui particolari e fantasticare sulle persone che appaiono fugacemente, colte nell’attimo dello scatto.
    Grazie a te e al Signor Finauri che ci avete fatto vedere tutto questo.
    Baciotto Susanna

  11. sempre x Diego
    circa l’ora, trovo giusta la tua osservazione sulle ombre.
    Vedo sulla sinistra, sopra l’automobile, un orologio a muro con una lancetta sulle 12 ed una sulle 10 ma non so distinguere la lancetta delle ore da quella dei minuti , Quindi i casi sono tre:
    a – è mezzogiorno meno dieci ( caso più probabile)
    b – sono le dieci del mattino
    c – l’orologio è rotto e non sappiamo che ora è
    (non so se avete osservato che al giorno d’oggi la maggior parte degli orologi murali superstiti non funziona più)

  12. sempre per Diego

    circa le cartoline antiche mi risulta che erano stampate su cartoncino, spesso con l’aggiunta di cornicette o particolari disegnati a mano
    provo a trasmettere un esempio ma non so se funziona

  13. sempre per Diego

    ho provato sia a trasmettere l’URL che a copiare l’HTML da Photobuma senza risultato
    il messaggio con HTML addirittura si è perso per strada
    qualcuno sa dirmi come si fa ad introdurre una immagine nei commenti ??
    come avrete capito in queste cose io mi ci perdo….

  14. grazie delle delucidazioni, caro pilusmax

    molto interessante la faccenda dei vetrini, del resto all’epoca non c’era la pellicola e quindi per poter fare delle copie si usava qualche altra tecnica; molto interessante anche la questione dell’antichità «relativa» della cartolina rispetto alla foto originale

  15. Io possiedo molte foto sopratutto di Noak, uno dei primi fotografi importanti che misero lo studio a Genova, le prime foto sono stampate su carta molto sottile, e a sua volta incollate su cartoncino, mentre in un secondo tempo vengono stampate direttamente su cartoncino spesso, a cui viene fornita una elaborata cornice, so per certo che la maggior parte delle foto di Noak provengono da lastre di vetro.
    Eugenio

  16. Oh Miss, che post particolare! E’ vero, queste fotografie andrebbero viste con la lente d’ingrandimento, ma nonostante tutto, quanti ricordi! Un grazie da parte mia anche a Stefano Finauri che da tempo ti ha arricchito di queste perle e tu, le hai rivolte a noi. Sono splendide. E poi lo sai che ho un debole per il giovane Balilla! Un bacione Miss.

  17. Mamma mia, quante cose sai vedere… l’ho detto io che potresti fare la regista… A pensare che quei ragazzini della foto sarebbero stati coinvolti nelle guerre del Novecento mi hai quasi commossa, lasciato una strana tristezza… Il mondo passato suscita tristezza a volte, una tristezza delicata, discreta.
    Comunque, quello strano oggetto che fai notare alla fine io non so proprio cosa possa essere!
    Bacioni.

  18. “Pammatun ” quando ero bimba era il grande ospedale di tutti a Genova . di questa bella foto ricordo solo il Balilla il mio eroe piu simpatico vicino non ci metto nessuno anche se gli altri sono stati forse piu grandi. dovessi commentare la foto direi che e’ dieci a mezzogiorno perché non ci sono ombre ,poi direi che e’ una giornata calda ,le finestre dell’ospedale sono aperte , c’e ventol’ abito della donna con le maniche corte svolazza , e l’oggetto direi che e’ un cappello ho pensato finito li’ per un colpo di vento ma tutti gli uomini anno la testa coperta quindi ha ragione Eugenio,dentro ci devono essere dei dadi .. e li attorno ci sono alcuni uomini. sono rimasta colpita che ci siano tanti uomini e solo una o due donne .per fortuna che non ci sono piu i cavalli già ci lamentiamo della Popo’ dei cani figurati coi cavalli! a proposito chi la raccoglieva?

    • Gabriella, sei semplicemente fantastica!
      E che osservatrice sei! A Balilla vogliamo bene tutti da queste parti, è vero?
      Meno donne che uomini, hai ragione…e riguardo al cappello al momento sembra proprio la teoria prevalente!
      Un bacio grande a te, grazie!

  19. Complimenti per il post.
    Visto che nei vari commenti si è parlato di immaginazione, io dico che magari potrebbe anche essere un set. Tutti in posa per il click perfetto, ottima scenografia ed il fotografo, una volta vista la foto che se la ride immagginando chi in futuro cerca di dare una interpretazione. 😉
    Scherzi a parte, mi pare che cartoline come questa non se ne facciano più ed un peccato davvero.

    • Benvenuto qui e grazie dei complimenti.
      Su questa immagine tutti i lettori hanno fatto le loro supposizioni, molti di loro sono amanti e appassionati di cartoline antiche, le cartoline hanno davvero il potere di risvegliare l’immaginazione e la fantasia.
      Non ti so dire se sia una foto posata, in realtà mi sembrano tutti così naturali, non pare anche a te?
      Comunque questi sono spaccati unici sulla realtà, veri tesori del nostro passato.
      Buona domenica a te!

  20. So che suona male ma la riflessione che mi viene è che ‘sono tutti morti’ come in realtà ‘siamo tutti morti’.
    Quante vite che passano, si incrociano e scompaiono, e noi siamo ‘adesso’ quello che molti di loro sono stati. Ombre cui sopravvivono solo le cose, gli oggetti, e spesso nemmeno loro. Infatti l’ospedale Pammatone non c’è più.
    Averne consapevolezza, e tu aiuti molto con le tue storie, significa vivere tutto meglio, gustare con attenzione briciole di pane che solo un po’ di ‘fame’ insegna ad apprezzare.

    • Io ti ringrazio di cuore delle tue bellissime parole.
      Davvero c’è una parte del nostro passato che non esiste più, esiste la nostra memoria dei luoghi e dei gesti che non sappiamo ripetere.
      Grazie di cuore, buona giornata a te.

  21. Pingback: Piazza De Ferrari, un giorno del 1920 | Dear Miss Fletcher

  22. ciao Miss,
    poiché la zona è quella, eccoti queste rime, forse, un pò barricadere…

    portoria è un nome e basta,
    di povere case che se ne sono andate
    perché l’indifferenza devasta,
    quasi più della guerra e le picconate…

    portoria non è un banale malanno,
    è un vuoto ostinato e cocciuto,
    di quelli che non se ne vanno
    dal cuore di chi ci aveva vissuto…

    oggi, in quei luoghi, un balilla
    tiene in mano, come secoli addietro,
    il sasso, ma la rivolta non squilla

    e più non sbandiera i vessilli,
    perché il potere non essendo di vetro,
    può dormire sonni tranquilli.

    5/2015

  23. Cara Miss,nei primi anni 50 mia madre mi portò a Pammatone, per farmi togliere qualche dentino da latte che non si decideva a cadere, ero p
    iccolissima ma lo ricordo bene! Ricordo anche, che non avevo nessuna paura
    cosa che non potrei dire adesso. Grazie per farci amare ogni giorno di più la nostra città!

  24. Io ricordo che negli anni 50 l’edificio dell’ospedale era molto danneggiato dai bombardamenti.Io ero piccolissima,ma mi sembra che all’interno del palazzo ci fosse una specie di cooperativa dove si compravano alcune cose..Tutt’intorno molti edifici erano stati danneggiati dalle bombe,e l’aspetto della citta’ in molti luoghi era molto deprimente..Oggi è tutto talmente diverso…Interessanti le congetture innumerevoli che ha fatto nascere questa foto…

    • Grazie Nicla, non sapevo della cooperativa, interessante tassello per ricostruire il mosaico del passato.
      Sai, queste cartoline fanno sempre immaginare vite e vicende passate, non riesco ad evitarlo.
      Buona giornata!

  25. Pingback: Camminando nel passato con Amerigo | Dear Miss Fletcher

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