Camminando nel passato con Amerigo

I ricordi: quelli di coloro che hanno veduto ciò che noi non esiste più sono di un valore inestimabile.
C’era una volta una città che ormai è scomparsa, chi l’ha veduta può raccontarla ed è quello che ha fatto con me il Signor Amerigo, la sua è una memoria preziosa.
E allora vi porto al tempo della sua infanzia, negli anni Trenta.
All’epoca, dopo la scuola, si scendeva in strada a giocare.
Alla, trottola, alle biglie e al giro del mondo.
Cos’era il giro del mondo?
Bastava un pezzetto di gesso trovato da qualche parte per tracciare al suolo una sorta di strada e poi chini per terra si giocava con certe scatolette di lucido da scarpe dentro alle quali si mettevano le immagini dei ciclisti famosi dell’epoca: Binda, Guerra e Olmo.
E si doveva restare nei limiti del tracciato che a un certo punto si interrompeva e allora bisognava far saltare oltre la scatoletta, verso una meta precisa, una zona chiamata l’isola.
E ugualmente si giocava coi tappi a corona, ho scoperto dal Signor Amerigo che si chiamavano Agrette in quanto prendevano il nome da una celebre bibita, l’Agretta, io non l’avevo mai sentita, pensate!
La città che non esiste più, in Via Madre di Dio e in Piazza Ponticello un pullulare di piccole botteghe e una varia umanità.

Vico Dritto di Ponticello

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

E qualcuno, a quanto pare, viveva anche di sotterfugi.
E c’erano quelle ragazze, note con il nome assai poetico di dispensatrici di piaceri.
E’ Genova, ma potrebbe essere qualunque altra città, in quel periodo storico.
E a quel tempo a qualcuno capitò di trovare nella spazzatura un sacchetto nel quale tintinnavano certe monete.
E insomma, il sacchetto venne portato all’osteria più vicina e si scoprì che si trattava di preziose sterline che alleviarono certe difficoltà.
E giù per Salita del Prione c’erano i negozi di robivecchi: una strada animatissima, dove si trovava ogni genere di merce, dagli stracci alle stoviglie.

Salita del Prione

Istantanee dal passato che vive nella memoria di chi lo ricorda: dalle parti di Via Ayroli, in San Fruttuoso, in un tratto di strada c’era un fossato.
Beh, sapete cosa c’era lì?
C’erano le stalle con gli animali e certi carretti a due ruote detti Tombarelli, mentre quelli a quattro ruote servivano il Mercato di Corso Sardegna.
E si giocava lì, nel fossato.
E alle quattro, quando era l’ora della merenda, tutti i bambini correvano a casa e chiamavano a gran voce la mamma e ognuno riceveva una delizia sopraffina: un panino con dentro un filo d’olio.
Ricordi di eventi rari: la merciaia che aveva una macchina, un’Appia Lancia!
E che evento per i bambini quando arrivava la macchina!
E che dire degli altri piccoli, quelli della nave scuola Garaventa? I loro abiti erano fatti con i vestiti smessi dei Carabinieri, presto vi parlerò nel dettaglio di questa istituzione genovese.
Altri tempi, altre usanze.
E a casa si mangiava minestra in brodo o spaghetti alle acciughe, insalate e uova, la carne quasi mai, il pollo era l’ambizione del Natale.
Frammenti dal passato, della città che non c’è più.
E ricordi vividi e chiari: la Rinascente in Via San Lorenzo, scendendo sulla sinistra, proprio dopo il Duomo.

Via San Lorenzo

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

E un negozio di articoli musicali dopo Porta dei Vacca, e botteghe di suppellettili e di ogni genere di merce, i negozi eleganti in Via Orefici.
E certi crocchi di gente in Via San Luca, come mai si affollano tutti attorno a quel tavolino?
Là dietro c’è seduto un signore dall’aria spavalda, pare molto sicuro di sé.
E fa il gioco delle tre tavolette, ovvero tre carte rovesciate che mostra agli avventori, poi le mischia e chiede di puntare.
E insomma, non è tanto chiaro come faccia, ma immancabilmente vince sempre lui.
E mischiati nella folla ci sono certi sodali dell’uomo seduto al tavolino, appena si accorgono che qualcuno mostra segni di insofferenza e sembra sospettare che ci sia sotto un trucco sono pronti a prenderlo a spallate.
Scene di ordinaria quotidianità, nei caruggi della città.
E poi Portoria e certe casupole poverissime sopra Galleria Mazzini.
Piazza Pammatone, la piazza con il monumento al Balilla della quale vi ho parlato in questo articolo.

Piazza Pammatone

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

E una bottega che vendeva un materiale assai prezioso, era la bottega di un carbonaio.
E certi ricordi vividi e reali di lui che sedicenne un bel giorno partì con il carretto da San Fruttuoso, era diretto a Cornigliano e quindi a Sestri, lo scopo del viaggio era compiere una consegna per suo papà.
E sulla via del ritorno una sosta dal carbonaio e il giorno dopo immancabile arrivò la febbre, ma le mance gli consentirono di comprare i libri di scuola.
Una fatica grande che non sappiamo neppure immaginare, siamo viziati, siamo abituati ad ogni comodità, non saprei dire se siamo più felici.
E non credo che nei nostri quartieri si respiri quel senso di comunità del quale parlava con nostalgia il Signor Amerigo, forse siamo più distanti uno dall’altro.
Noi siamo la generazione che non conosce la guerra, gli anziani sono quelli che invece l’hanno vissuta.
E a quel tempo a pranzo e a cena si mangiava solo pane, un etto e mezzo per i ragazzi, solo un etto per adulti.
Gli ordigni bellici che cadono e squarciano la città, un cratere davanti all’Hotel Verdi, poi macerie ovunque in Via Galata e nella zona di Via San Vincenzo.
E chi racconta mi dice che trascorse un po’ di tempo prima di sapere che si trattava del bombardamento navale.
Noi oggi siamo abituati all’immediatezza, una volta non era così, sarà un’osservazione banale ma trovo che sia un valido spunto di riflessione.
E sapete, il signor Amerigo mi ha raccontato molte altre vicende e alcune preferisco non scriverle qui, le tengo per me come un prezioso regalo che mi ha fatto questo nuovo amico che ringrazio di vero cuore per la sua disponibilità e per il tempo che mi ha dedicato.
Questo articolo nasce in seguito a certi commenti che a volte ricevo dai lettori, sono commenti di persone che raccontano del proprio passato e spesso mi commuovono e offrono spaccati per me inediti di questa città.
Se incontrerò ancora persone che hanno il desiderio di condividere con me le loro memorie sarà un privilegio potervele raccontare, mi piacerebbe che diventasse un nuovo emozionante appuntamento.
Ricordi che sono tasselli di un quadro che prende vita e diviene reale, è accaduto davvero, in un altro tempo.
E oggi è diverso, certo.
Sapete?
Stamattina ero in Via San Luca, d’un tratto mi è parso di vedere un gruppo un gente, c’era una folla attorno a quel tavolino! E che brusio, quante voci!
Sì, io quelle persone le ho viste e le ho sentite perché qualcuno mi ha raccontato di loro.

Via San Luca

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43 pensieri su “Camminando nel passato con Amerigo

  1. Brava Miss! Che bel post! E il signor Amerigo ti ha davvero aperto un mondo! 🙂 Che bello quando dici che questo è nato dai commenti dei lettori, è emozionante. Guarda, hai scritto un post proprio bello. Un abcione.

  2. È molto bello quello che hai scritto. In effetti con le persone se ne vanno i loro ricordi, e questo è l’aspetto se vuoi più melanconico della faccenda. L’unica soluzione è prendere appunti, che non si sa mai.

  3. Miss, che malinconia e nostalgia per quello che non c’è più, per una vita più a misura d’uomo, dove le esigenze primarie spesso erano quelle dell’anima.
    Un abbraccio

  4. Un tuffo nel passato! Per la verità in questo periodo mi sto facendo raccontare tante storie dai miei genitori, storie di tempi passati che rischiano di essere dimenticate e che da piccola non ascoltavo o non ricordo più. Bravissima! 🙂

  5. Bel post Miss. Spesso cerchiamo libri e archivi storici e poi abbiamo delle vere e proprie miniere di ricordi intorno a noi.

    Pur non essendo degli anni trenta ho giocato anch’io al giro (d’Italia)! Con quelle che chiamavamo grette (cioè i tappi delle bottiglie riempite poi di stucco).

    Guarda un po’ cosa dicono qui a proposito di Agrette.. 😉
    http://www.lua.it/dizionario/?cat=31

    • Grazie Ale! Anche io le ho sempre chiamate grette e guarda invece cosa è saltato fuori, molto interessante il link che mi ha postat.
      E lo sai, io hai proprio ragione, chi ha memoria di quel passato conserva un tesoro e se viene condiviso è una ricchezza per tutti.

  6. Grande, Miss, che bel post!! Fa riflettere sul fatto che le città non esistono solo nello spazio, ma anche nel tempo. La tua Genova contiene dentro di sé anche quella del signor Amerigo, che non è scomparsa… è solo uno strato che non si vede più. Ma se c’è chi ti aiuta a scavare, eccola che ritorna e sorprende.
    Bel post, davvero. Ancora complimenti e buona serata.

  7. “[…] poi macerie ovunque in Via Galata e nella zona di Via San Vincenzo.[…]”
    il resoconto preciso e cupo di quel bombardamento del 9.2.1941 si ritrova nel prezioso “Diario” di Edoardo Firpo il quale scrive : “macerie ovunque. Via Galata è impressionante” ( vol 1, pp. 187 e sgg).

  8. Certamente il Sig. Americo si ricordera’ i fuochi nel Bisagno per la ricorrenza di S. Giovanni Battista,e il “Carosezzo” con la sfilata dei carri con cavallied i giochi della femmine come il “cerchio” il pampano, le belle statuine ecc. ecc.
    …poi venne la guerra…

    • Credo proprio di sì, caro Giorgio.
      Al pampano ci giocavo anch’io, è uno dei giochi che ha resistito allo scorrere del tempo, adesso non saprei se sia ancora in uso tra i bambini ma quando io ero piccola sì!
      Grazie Giorgio, buona giornata!

  9. e la trottola con il filo arrotolato?la ziarzua o zarzua ne avevo una anch’io era di mio zio era tutta di legno con un grosso pomo,il filo era uno spago grosso da pacchi,si le grette me le ricordo,ancora adesso le chiamo cosi’…e il sughero e’ il tappo di natta…bellissimo articolo Miss,grazie come sempre…a anche al Sig.Amerigo…

  10. Sei come sempre bravissima a trarre un racconto poetico dai tuoi incontri, ti auguro veramente di poter proseguire così….anche perché ci regalerai altri spunti per scavare nei nostri ricordi e in quelli altrui, un bacione

    • Buongiorno Mamma Orsa, grazie di cuore!
      Scrivendo di Salita del Prione mi sei venute in mente perché mi ricordo quell’aneddoto che mi avevi raccontato tempo fa.
      Bello ascoltare i racconti degli altri,tanto.
      Un bacione a te!

  11. Cara Miss,
    sono del 1953 ma anche io ricordo di aver giocato nel viale davanti alla casa dei nonni a Santa Margherita con i tappi del chinotto e della gazzosa dove mettevamo i cartoncini disegnati con le bandiere delle nazioni dei ciclisti famosi………….. oppure a “campana” ed era molto divertente!. Allora ci accontentavamo di poco e, tutto sommato, come dici anche tu, eravamo comunque sereni e felici. Credo che questo derivasse dal fatto che si poteva scatenare la creatività inventando e costruendo da soli i propri passatempi e si giocava CON gli altri bambini!! Questi ricordi sono ancora molto vivi nella mente insieme a tanti altri, tutti belli (chissà perché si tende a ricordare maggiormente le cose belle!) Tra questi flash del passato ne conservo ben impresso un altro: durante le vacanze estive, i miei carissimi nonni mi portavano a Camogli per la sagra del lattarino sulla piazza dove venivano allestite le enormi padelle per la friggitura e lungo la strada il nonno mi faceva l’indovinello dell’uomo con sette mogli: “Per la strada che porta a Camogli ho incrociato un uomo con sette mogli. Ogni moglie aveva sette sacche, in ogni sacca aveva sette gatte, ogni gatta sette gattini. Fra gatti, gatte, sacche e mogli in quanti andavano dite a Camogli? “ ed io mi arrovellavo per dare la soluzione che regolarmente era sbagliata!…. Ma poi il cartoccetto di carta pane con i pescetti fritti mi consolava dell’imperizia. Chissà se il Sig. Amerigo o qualcuno ricorda quella filastrocca?
    Un sentito ringraziamento per tutti gli spunti di riflessione che offri ai tuoi lettori ed un abbraccio affettuoso
    Angelica

    • Angelica, ma che bella la filastrocca, non l’ho proprio mai sentita,sicuramente qualcuno dei miei lettori ne avrà memoria.
      Grazie a te delle tua gentilezza, ti mando un abbraccio grande!

  12. Molto bello questo rivedere le immagini di uno scorcio attuale di Genova e compararla a come era allora, grazie alle preziose cartoline antiche.
    Ma ancora più piacevole il suscitare nei tuoi lettori il desiderio di comunicare a noi tutti le loro memorie intime, come ha fatto poc’anzi anche Angelica.
    Un baciotto da Susanna

  13. Sono convinta che in un’altra vita io dovevo avere qualche forte legame con la tua città… oppure sei tu che mi hai piacevolmente plagiato facendomi sentire a casa in ogni parte ed in ogni tempo a Zena ?
    Un abbraccio grande

  14. La memoria del passato è importantissima; incredibile come il mondo cambi rapidamente intorno a noi, anche se chi è immerso nel cambiamento lo avverte come graduale.

  15. Carissima, e molto bella quasta rievocazione dei tempi passati, tutti i quartieri hanno una loro storia, io che sono nato in via Ponterotto quartiere Marassi mi rendo conto che oggi è completamente cambiato tutto, a tal punto che mi è venuto voglia di tornare sul posto e attraverso una fotocamera raccontare tutto quello che ricordo, negozi e persone e fatti anche drammatici, e un desiderio che ho da tempo e con questo post, mi hai ravvivato la voglia.
    Brava Miss

    • Eugenio carissimo, sono contenta di averti ispirato questo desiderio di tornare nei tuoi luoghi di nascita.
      Fai questo Viaggio nella tua Via Ponterotto e raccontala, sarà bellissimo leggerti.
      Ogni volta che tu mi dici brava sono fiera di me 😉
      Un abbraccio grandissimo, grazie!

  16. Sai Miss,io sono fortunata,perchè ho avuto una nonna e i genitori che mi hanno sempre raccontato della loro gioventu’ e della guerra!!!!sono contenta di questo perchè,oltre ad aver saputo della loro vita,ho scoperto cose storiche vissute in prima persona!!!!Se un giorno vorrai parlare con mia madre dei vicoli,della guerra e dei bombardamenti lei è disponibile a raccontare!!E io potro’ fare le veci di mio padre e di mia nonna che mi hanno raccontato tanto in proposito!!!!!Come al solito un post fantastico,brava Miss!!!!

    • Ooohhh…facciamo camminando nel passato con Vittoria! Sì, che bello, Vale, facciamolo.
      Avere ricordi e memoria di ciò che è stato è prezioso, non bisogna dimenticare nulla.
      Un bacio tesoro, grazie!

  17. Pingback: Amerigo racconta una favola di caruggi | Dear Miss Fletcher

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