Viaggiando in corriera nel 1926

Ed ecco agosto!
Tempo di vacanze, cari lettori!
E sapete? Da queste parti non arriva alcuna ferrovia, qui si viene in macchina oppure in corriera.
In corriera, come nel 1926.
E chi legge questo blog da più tempo forse ricorderà un articolo dedicato ai viaggi in treno e a certi regolamenti del passato, il post lo trovate qui e tutti le informazioni sono tratte dalla Guida Pagano del 1926, un poderoso libro che sfoglio con molto interesse.
E su quella guida ci sono anche gli orari delle corriere di quel tempo.
Oh meraviglia!
E guardatela qui una corriera di quell’epoca.

Montoggio

Cartolina tratta dalla Collezione di Eugenio Terzo

E quindi, cari viaggiatori degli anni Venti, se volete venire a godere della frescura della campagna armatevi di santa pazienza.
Vi attende un lungo viaggio, sì!
Si parte di buon mattino da Via Canevari, alle 7.15, in quattro ore le gloriose Autovie Alta Italia vi porteranno a Loco.

Orario - Valtrebbia

Oh, santo cielo!
Con i bauli, i gonnelloni lunghi, che viaggio!
Ecco, fin quassù a Fontanigorda come ci si arrivava? Forse con un carretto? Immagino di sì, decisamente un’avventura.
C’è anche un servizio per la Val d’Aveto, cari villeggianti!
C’è solo l’orario invernale, chissà come mai.
E comunque sappiate che si parte da Chiavari alle 8.30 e si arriva a Rezzoaglio alle 11.50.
Che fatica!

Orario Val D'Aveto

Inoltre ci sono alcune avvertenze per i viaggiatori delle quali tenere conto.
Ad esempio, in caso di affluenza di viaggiatori alla partenza avranno diritto a precedenza coloro che chiedono il maggior percorso.
Caspita, qui si rischia di rimanere a piedi!
Per non dire del fatto che la Società declina ogni responsabilità per interruzioni di corse, mancate coincidenze, smarrimenti, ecc.
Eccetera? Che altro può succedere?
Son perplessa, non si sa quando si parte e non si sa se e quando si arriva!
E sbirciando sul sito del mio amico Eugenio Terzo ho trovato alcune chicche e ringrazio il caro Eugenio per il cortese prestito.
Viaggiate con un fedele quattro zampe al seguito? La tariffa per cani sulla linea Laccio Montoggio Genova è di Lire 3.

Biglietto

Biglietto appartenente alla collezione di Eugenio Terzo

Ecco un altro biglietto per chi ha come destinazione località come Cicagna e Gattorna.

Biglietto (2)

Biglietto appartenente alla collezione di Eugenio Terzo

E se devo essere proprio sincera mi allarma quella frase lapidaria scritta sul retro: il bagaglio viaggia a rischio e pericolo del viaggiatore.
Come sarebbe?
Non si sa quando si parte, perché se qualcuno percorre una tratta più lunga ha la precedenza.
E quindi non si sa quando si arriva, caspita!
E se per un caso fortunato ci si trova a bordo alla fin fine bisogna raccomandarsi a qualche buona stella per arrivare a destinazione con i nostri bagagli in buone condizioni.
Che avventura!

Biglietto (3)

Biglietto appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

Il viaggio è lungo ma infine si giunge nell’agognata meta delle nostre vacanze.
E’ tempo di iniziare il nostro soggiorno!
Qui si gode del fresco e delle belle giornate, del clima gentile e dell’arietta che rende l’estate più gradevole.
Non tutti sono così fortunati, alcuni restano in città.
A loro andrà il nostro pensiero dai luoghi di villeggiatura di questo ridente entroterra.

Torriglia

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

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36 pensieri su “Viaggiando in corriera nel 1926

  1. Che bel salto nel passato. Di recente su facebook un’amica aveva messo alcune foto di viaggi in corriera in Valtrebbia che già mi avevano incantato… ed ora il tuo post 🙂 La famiglia di mia suocera che era originaria della Valtrebbia (paesino sperduto a 1000 m) non si serviva solo della corriera, spesso i trasferimenti avvenivano anche a piedi e il bagaglio era caricato a dorso di mulo… che tempi 😉

  2. Ieri e oggi ho fatto un viaggio “in corriera”: da Kyaikho alla Golden Rock, sulla cima del monte, dove c’è un masso in equilibrio, venerato come il Buddha.

    Quasi tre ore a tratta, seduto su una panca in un’autocarro scoperto, mentre la stagione delle piogge si mostrava all’altezza del suo nome e mi bagnava anche il fegato, e intorno a me nella nebbia si mostrava una vegetazione pluviale rigogliosa.

    Il biglietto non esiste: dai al “capo carro” 2.500 kayt in banconote fradicie, e aspetti che il pianale sia pieno. Molti i pellegrini che recitano un costante “nagmyo-renge-kio” penso più per la paura di un percorso che sfida le leggi della fisica con le sue salite, strapiombi, avvitamenti e curve a gomito.

    Mille metri di dislivello.

    Ah, sono in Birmania/Burma/Myanmar: vinco una torta Pasqualina come il lettore più esotico?

    • E caspita, non c’è dubbio che tu sia il lettore più esotico, ti sei aggiudicato un’intera torta pasqualina!
      Il tuo viaggio è più che rocambolesco, credo che non ce la farei a fare una cosa del genere, proprio no.
      Bellissimo racconto, un commento che è praticamente un post!

  3. Le vacanze di una volta erano impensabili per noi: mete vicinissime (a pochi kilometri, nella stessa regione!), viaggi lunghissimi, probabilmente scomodissimi. Ma forse gli antichi vacanzieri si lamentavano meno… Mia mamma e mia nonna andavano in villeggiatura in provincia di Como e di Varese!! E magari gli sembravano posti esotici!!
    Noi invece prediligiamo l’aereo e stampiamo le carte d’imbarco da internet… che sofisticati!!
    Ciao, Miss.

  4. Quando si toccano argomenti come questo, sembra imposibile, solo pensare che i nostri genitori si siano sobbarcati certe fatiche per tornare magari dai parenti per passare insieme le vacanze.
    Una situazione simile io l’ho vissuta negli anni 50, ogni anno ad agosto i miei genitori la sera prima preparavano le valige, a volte ricordo legate con delle cinghie, a causa della compressione del contenuto.
    Io ero felicissimo avrei rivisto il mio nonno Eugenio classe 1880, a cui ero legatissimo.
    Si partiva alle 5 del mattino con il Tramwais, preso in via Canevari, la fermata era davanti alla fabbrica Bocciardo, e dopo circa venti minuti eravamo a Brignole, tutto di corsa tra fare il biglietto e correre verso il terzo binario dove il treno stava per partire.
    Quando finalmente salivamo sulla mitica terza classe, (panchine rigorosamente in legno simili a quelle di ferro che sono in alcuni giardini genovesi) eravamo soddisfatti, mia madre tirava fuori una bottiglia con il caffe, facevamo una colazione di gruppo a cui partecipavano anche altri passeggeri.
    Il treno faceva quasi tutte le stazioni e dopo un lungo e interminabile viaggio eravamo a Spezia Stazione, la corriera passava anche dalla Stazione ma noi con tutti i bagagli andavamo in piazza Chiodo, per essere sicuri di sedersi, la corsa ci stroncava.
    Partivamo verso le 14,30 verso la Val di Vara, la corriera era piena come un uovo, non ti dico gli odori che si sentivano, c’era di tutto, ricordo persino una signora che aveva nella borsa una gallina.
    Giunti a Rocchetta Vara al termine della strada, tutti scendevano, la piazza era gremita di parenti, e tra baci e abbracci ci si preparava alla partenza per l’ultimo percorso alla Indiana Iones.
    Il mio nonno mi metteva dentro ad una delle due ceste collocate sopra ad un’asina, mentre nell’altra cesta si mettevano i bagagli.
    Il viaggio durava circa due ore, e vinalmente si arrivava in quello che per me era il paradiso in terra.
    Penso che la mia esperienza sia simile a quella che hai magnificamente desritto

    • Carissimo Eugenio, ma che meraviglia di commento, hai scritto un post!
      E il tuo viaggio davvero è molto simile a quello che io ho solo immaginato. La signora con la gallina? Ma me l’immagino che bailamme!
      E essere trasportati in una cesta è decisamente un’avventura che rimane impressa.
      Un abbraccio grande a te caro, grazie di tutto!

  5. Era davvero un’avventura mettersi in viaggio un tempo! E quante regole! Che belli però i biglietti con tutti quei nomi! Averli conservati fino a oggi… pensa… Un bel post che ci ha riportato indietro nel tempo.

  6. Una volta viaggiare era un’impresa gigantesca eppure lo facevano. Se penso che prima delle corriere (hanno un suono del clacson particolare, non sono i soliti autobus) si viaggiava con le carrozze, diligenze se non con i muli. Ammiro mio fratello che nella Val di Taro sta riaprendo i vecchi sentieri e invita le persone ripercorrerle con gli asini… Grazie per i tuoi articoli 🙂

    • Grazie a te Londarmonica! Ormai siamo abituati a ogni comodità, ma davvero doveva essere complicato!
      Tuo fratello sta facendo una cosa davvero bella, i miei complimenti per questa iniziativa.
      Un bacione cara!

  7. …bello bellissimo viaggiare con i segni che il tempo ci ha lasciato e che tu cogli, e quasi trasfiguri, con maestria… poi la fantasia mette le ali…

  8. Belli i tempi in cui poter dire.’ Vado a Torriglia, Montoggio, Fontanigorda’ ti collocava immediatamente fra la gente ‘in’… Ora se non possiamo prendere un aereo che ci porta dall’altra parte dell’emisfero ci bolla come provincialotti!!

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