In Via del Campo c’era un pizzicagnolo

Una passeggiata in Via del Campo, una delle strade più amate della Superba.
In certi anni lontani, molto tempo prima che uno dei più celebri figli di Genova rendesse immortale questa strada così caratteristica.
Una zona di grande passaggio, in certe epoche sulla vicina Piazza della Nunziata si teneva il mercato.
E quindi si può ben immaginare la confusione, questa è un’immagine del 1905.

Piazza della Nunziata

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Ma noi andiamo in Via Del Campo, oltre l’antica Porta dei Vacca, un luogo che conserva tanti sinistri segreti, alcuni di essi potete leggerli qui.
Varchiamola, in certi altri anni per alcuni versi più difficili per altri forse più felici.

Porta dei Vacca

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Che pullulare di botteghe!
Ce n’è per tutti i gusti e per ogni esigenza!
Il signor Luigi vende latta, poco più in là c’è una bella merceria che in vetrina esibisce certi pizzi raffinati, da Degrossi si comprano i turaccioli.
E poi qui, a due passi dal porto, non può che esserci il negozio dei Leveratto, vendono generi da marinaio.
E da Parini invece si trovano i cordami, c’è un negozio di scope e una coltelleria.
E poi commestibili e panifici, botteghe di cereali e frutta secca, macellai e salumieri, bottiglierie e drogherie.
In Via del Campo, nel cuore pulsante di Genova.
C’è anche un banco del Lotto per chi volesse tentare la fortuna!

Banco del lotto

E poi c’è la bottega di un pizzicagnolo.
E qui, lavora anche un garzone di nome Gerolamo, ogni volta che va a trovare i parenti torna indietro con le mentine e le caramelle per i figli del pizzicagnolo.
E quando piove tanto e i fondi si allagano i bambini del pizzicagnolo usano le casse del tonno come barche per giocare!
E’ una gran dote la fantasia, è vero?
E uno di loro è nato proprio qui, in Piazzetta degli Ebrei.
Tra il negozio e la casa c’era una sorta di passaggio, una porta con un grande lucchetto.
E poi?
Beh, lì vicino c’è un bel negozio di scarpe e poco più in là una friggitoria che serve farinata fumante!
E lungo la strada alcuni alllestiscono improvvisati banchetti per vendere le banane e urlano a voce alta per richiamare i clienti.
Li avete sentiti, vero?
E la storia di quello che porta la ricotta la conoscete? Beh, sapete cosa fa questo bel tipo? Quando la consegna al pizzicagnolo, continua a dar ditate alla ricotta e non fa che ripetere quanto è buona!
E insomma una scena simile ti rimane impressa nella mente!
Se conoscete Genova sapete che quello è un piccolo fatto di strade e piazzette.
E là dietro, in Via Lomellini c’è un lussuoso albergo e un ristorante che esibisce eleganti arazzi.
E poi certo, ci sono le bottiglierie e i bar, ad esempio Plassino, in Via di Fossatello, a dire il vero non credo di esserci mai stata!
Ah, c’è anche un altro locale che accoglie una clientela raffinata, vi si servono paste e dolci deliziosi, si chiama Marescotti e questo invece mi sembra proprio di conoscerlo!

Cavo (3)

Sono ricordi che restano, anche quando il tempo passa.
Il figlio del pizzicagnolo si chiama Candido, è un anziano signore ed è in vacanza qui con sua moglie Eugenia.
E’ lui ad avermi raccontato del negozio di suo papà e di Via del Campo in altri anni, alcune altre notizie sono tratte dalla mia guida Pagano del 1926, dove sono elencati i negozi strada per strada.
Ho fatto avere al signor Candido la copia della pagina che riguarda Via del Campo e lui è stato contento di trovare il negozio di famiglia e altre botteghe delle quali si rammenta.
Ed è da tanto tempo che lui non va più in quelle strade, dice che non sono più come lui le ricorda.
E sapete, a un certo punto gli ho chiesto se aveva memoria di Marescotti e lui mi ha domandato:
– Ma lei come fa a conoscere Marescotti?
E così gli ho raccontato che quel locale sta vivendo una seconda vita e lui ha fatto un sorriso.
Sapete, sto cercando di convincere il Signor Candido a tornare in Via del Campo e in quei posti che lui conosce insieme a me.
E no, non ci sono più i banchetti con i venditori di banane e la friggitoria che faceva la farinata è scomparsa ma io credo che con gli occhi del ricordo si possa vedere tutto.
C’è ancora l’antica strada dove è cresciuto il signor Candido.

viadelcampo[1]

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

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33 pensieri su “In Via del Campo c’era un pizzicagnolo

  1. Mi stavo proprio chiedendo da chi avessi saputo tutte queste notizie, che certo non si trovano sui libri, ed ecco qui che spunta il signor Candido! Che begli incontri nella tua vacanza 🙂 stai facendo un lavoro prezioso di raccolta di memorie e ricordi che andrebbero perduti. Bacioni

  2. vorrei tanto che un giorno si tornasse indietro, solo per andare in una bottega che vende solo turaccioli, in un’altra che vende solo coltelli. Insomma, la specializzazione qualche volta mi piace

  3. Il centro storico è uno scrigno pieno di gemme, le case le strade sono un libro pieno di storia, tutto questo riempie di gioia le persone che passeggiano e conoscono il passato genovese, perchè solo così si può capire il valore di un portale, di una piazza, di un dipinto murale di una colonna.
    La tutela di tutto questo è e sarà sempre nelle mani della politica, bisogna solo sperare che coloro che sono chiamati a gestire la cosa pubblica siano dei profondi conoscitori della Storia, altrimenti siamo fritti, un esempio pessimo l’abbiamo avuto con le demolizioni di Portoria e di via Madre di Dio inclusa la casa di Paganini.
    In merito a questo articolo ti segnalo alcuni dati rilevati da una mia vecchia guida stradale del 1875.
    CAMPO (via), Pre -1,2,3,5.7,8,10, 11,12,13,15,17, dalla piazza Fossatello alla porta di Vacca.
    CAMPO (piazza del), Pre – 4, 6, 9, da via del Campo
    CAMPO (VICO DEL), Pre – 1, 2, 3, 4, da via Carlo Alberto a via del Campo
    Probabilmente questa guida venne fatta quando il municipio decise la nuova numerazione in tutta la città, i vecchi numeri erano molto belli erano colorati, qualcuno emerge sotto l’intonaco delle vecchie facciate.
    Eugenio

    • Grazie Eugenio, sei sempre preziosissimo!
      Sì, presso alcuni civici c’è ancora la vecchia numerazione che ha tutto il fascino del tempo passato.
      Ed è vero ciò che tu scrivi, la tutela di questi luoghi è nelle mani di persone che speriamo lungimiranti ed affezionate alla nostra storia come lo siamo noi.
      Ti abbraccio forte!

  4. Ma che bel post antico e pieno di ricordi Miss! Mi ha fatto ridere la storia delle ditate nella ricotta! E la farinata fumante… mmmmhmmm… non ho fatto merenda oggi; mi hai fatto venir fame. Bellissimo. Un bacione!

  5. Forse Via del Campo è «troppo» celebrata solo per De André (che pure è un grandissimo) per cui chi non è di Genova non conosce quanto sia stata una strada «viva» per tutti gli aspetti del vivere e del commerciare (per questo è molto interessante questo post)

    anche se molto «etnicamente» cambiata Via del Campo è comunque una via d’obbligo ancora oggi per «sentire» Genova

    • Credo che tu abbia ragione, Via del Campo per noi è da sempre la strada di Fabrizio e poi è stata così viva e vivace, doveva essere bellissima con tutte queste botteghe.
      Sono contenta che ti sia piaciuto il post, grazie Diego!

  6. Ti aggiungo due notizie su via del Campo.
    Al n° 15 int. 4 vi abitava un certo Rolla Endero di anni 18, con mansioni di cameriere sul piroscafo Sirio affondato vicino alle coste spagnole nell’agosto del 1906, vi morirono circa 250 passeggeri.
    In via del Campo c’era l’Hotel d’Italie, in questo lussuoso albergo il 22 febbraio 1870 alle ore 5 pomeridiane vi morì la Principessa Cosacchi Caterina di anni 36 moglie del Principe Emanuele Ruspoli.
    Un piccolo spaccato di vita quotidiana in via del Campo

    • Ma grande Eugenio, come sarebbe bello sapere qualcosa di più su Rolla Endero, cercare documenti su di lui…uh, che interessante!
      L’Hotel d’Italie lo conoscevo, mi piace sempre leggere notizie sugli alberghi, però la principessa Cosacchi?
      Grazie di queste altre chicche, meravgliose!
      Un abbraccio grande a te!

  7. Credo che non dovremmo dimenticare come via del Campo, e la sua prolunga via Prè, siano state anche molto malfamate sino a tempi non troppo lontani, quelli del resto che cantava proprio il Faber.
    Ricordo come negli anni ’70 venissero a trovarci degli amici di famiglia di Lugano, che avevano la curiosità morbosa di visitare questi caruggi proprio per la loro pessima fama nota anche in Svizzera. Ricordo come, quando ci siamo andati con gli amici ticinesi, i miei genitori ci tenessero ben stretti a loro, me, mio fratello e mia sorella, e come una signora anziana seduta sul bordo di via Prè – forse una prostituta in “pensione” – ci avesse apostrofato, avvisandoci che era molto rischioso passeggiare in quei caruggi, dove rapivano i bambini e le donne!
    Mi fanno ridere infatti quelli che oggi sostengono come detti caruggi siano pericolosi per via degli “stranieri”, che invece hanno portato vita e colore, laddove ricordo molto bene gli scippi, i tossici – figure fisse assieme alle/ai prostitute/i e a faccendieri malavitosi vari – che ti chiedevano sempre soldi, se non potevano rubarteli. Ci passavo spesso di là, sia quando andavo al Liceo Classico Colombo sia quando andavo all’Università in via Balbi, in tempi peraltro in cui la situazione era un po’ migliorata.
    Una volta, quando avevo 18 anni, ci ho portato una mia amica danese, venuta a trovarmi, che non ha retto, dopo il tragitto di via del Campo, e mi ha chiesto di risparmiarle via Prè! Cose che oggi non succedono, visti i turisti che vi pullulano.
    Per me, comunque, era affascinante passarci, proprio per la storia che vi si respirava e ancora si respira, nonostante il degrado morale e fisico che si vedeva allora (e oggi no o comunque molto meno).
    A tal proposito, mi chiedo perché il museo-negozio dedicato a De André non l’abbiano allestito nella sede originale, proprio ai piedi della porta dei Vacca, dello storico negozio del suo amico Gianni Tassio, da cui aveva comprato la sua prima chitarra quando anche lui frequentava il Colombo, molto prima di me? Hanno preferito ricavarci un’aula universitaria…, mah!
    Concludo questo lungo commento condividendo un altro gustoso ricordo delle mie passeggiate in via del Campo/via Prè, che ho sempre raccontato come significativo del tipico carattere zeneize. Mentre tansitavo da via Prè per andare all’Università alla fine degli anni ’80, ho assistito alla scena di un anziano signore che, passando davanti a un bar in cui stazionavano degli avventori della sua età, si è rivolto loro in genovese, senza salutare naturalmente, chiedendo: “Mia, cosa l’ha fetu o Zena?”, “No o l’a giocou!”, gli hanno risposto – era un lunedì, preciso, e la domenica precedente il campionato di calcio non si era svolto per non ricordo quale ragione –, “Megiu cuscì, mia!”, ha replicato lui e, senza indagare oltre, ha continuato per la sua strada (mi scuso se ho usato una grafia non adeguata per il zeneize, credo comunque che si comprenda).

  8. Grazie per aver ancora una volta raccolto e salvato memorie dei tempi che furono. Spesso quando si ritorna nei luoghi del proprio passato si scopre che sono meno affascinanti di come li ricordavamo. Che delusione! Ma quando i luoghi conservano il loro splendore che bello ripercorrere i nostri passi e riportare alla mente i piacevoli ricordi!!

  9. Ma si che sento vocii e suoni e vedo colori e respiro profumi…come solo tu mirabilmente riesci a suggestionarci con il tuo bellissimo sentito racconto!
    Un abbraccio Susanna

  10. Magnifico e per me nuovo questo tuo articolo, sono venuta a spasso con te viaggiando nel tempo e nello spazio e ridendo di gusto del ricottaro con le dita nella sua ricotta a mo’ di garanzia… vorrei tanto anche fare due chiacchiere con il signor Candido, un amico prezioso… Magia! ❤

  11. Miss, proprio un bell’articolo che ho letto di gusto… sai com’è, via del Campo è via del Campo… e fa piacere conoscere l’antico aspetto commerciale della via, chè ai tempi di Fabrizio e, in parte anche miei, un assai diverso tipo di commercio era impossibile non notarlo… quanti anni ha il signor Candido?… mi è piaciuto anche Eugenio che ti passa i numeri civici presenti in un’antica guida stradale, come una sorta di informazione di servizio…

    • Carissimo, questo racconto è proprio speciale, devo ringraziare il signor Candido per aver condiviso i suoi ricordi con me.
      All’epoca aveva più di 90 anni, non mi ricordo l’età precisa però!
      E il solito Eugenio… beh, semplicemente meraviglioso lui, come sempre.
      Buona serata a te Sergio, grazie.

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