Per le strade della vecchia Portoria

Oggi vi porto per le strade della vecchia Portoria, un balzo nel tempo ci condurrà attraverso vie che non esistono più.
Alcune di queste strade non le abbiamo mai vedute, tutto è mutato in quel quartiere e sebbene la moderna Piccapietra sia un quartiere elegante e gradevole io vorrei poter camminare ancora per quelle antiche  strade.
Il viaggio inizia qui,  partiamo dalla piazza centrale di Genova che ancora si presenta come in anni lontani e andiamo verso Portoria.
Ci sono le carrozze, le prime automobili e i tram.
Oh, c’è un gran via vai!

Piazza De Ferrari

E noi attraversiamo il salotto buono della città, tra uomini d’affari con la bombetta e persone affaccendate nelle loro commissioni.
Oh, ma cos’è questo dolce profumo di zucchero?
Da dove proviene?
Ah, già! Dalla grande fabbrica di frutti canditi!
Fornitori del Sovrano e della Reale Casa di Savoia!
E che aromi deliziosi invadono le strade!

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Scendiamo piano, giù per Via XX Settembre, mi raccomando, fate attenzione ai carretti, per carità!

Via XX Settembre

Camminando nel passato di Genova si incontra una bimba.
La vedete anche voi?
Sotto al braccio porta una piccola cesta.
E lei è minuta, indossa un vestitino celeste, la stoffa è da poco prezzo a dire il vero, si sgualcisce in fretta.
Ma lei pare davvero una piccola principessa delle fiabe, ha occhi scuri, profondi come un pozzo nel quale si specchia la luna.
E occhi come i suoi davvero sanno scrutare l’imperscrutabile.
La bambina di Portoria mi porta con sé, su per una scalinata ripida.
Questa è Vico Tintori, un vicolo per un antico mestiere, come spesso accade a Genova.

Vico dei Tintori

La bimba cammina in fretta, i suoi tacchi battono sugli scalini e i capelli ondeggiano sulla sua schiena.
E si ferma.
In questa piazza, dedicata a un ragazzino coraggioso.
Il piccolo Balilla è nel cuore di tutti a Genova!

Piazza Pammatone (2)

E certo non è strano che qui esercitino la loro professione diverse levatrici, qui c’è l’ospedale si Pammatone.
C’è una trattoria e ci sono diverse botteghe.
E la bambina con quegli occhi scuri scruta l’imperscrutabile.
Cosa osserva?
Si gioca attorno al monumento dedicato al piccolo patriota, certe piccine portano un grembiulino bianco, forse bordato di pizzo delicato.
E la ragazzina più grande ha un abito chiaro, sembrerebbe piuttosto ricercato.
L’infanzia è lieta in Piazza Pammatone.

Piazza Pammatone

Oh, ma poi da queste parti si può anche mangiare un buon gelato!
La dolce panera che si può gustare a Genova, c’è un cartello sul muro, sotto l’insegna della latteria.
E certo se la pregusta quel ragazzo dal  visetto sbarazzino, indossa calzoni scuri, giacchetta e un cappello calcato sulla testa.
Monelli di Portoria e adulti che sfoggiano baffi importanti.

Piazza Pammatone (3)

E poco distante voci allegre e compiaciute!
Tutti in posa per la fotografia!
Al Ristorante Cinotto è un gran giorno: un bicchiere in mano per brindare al futuro luminoso che riserva ineguagliabili soddisfazioni.
E che classe ed eleganza!
La clientela del resto non è da meno, c’è da dirlo.

Ristorante Cinotto

Corre.
Ancora corre la bambina di Portoria.
E io la seguo, per le strade di questo quartiere.
Una creuza, un lampione a illuminare Via delle Fucine.
Poco distante da Vico  Tintori, le Fucine richiamano appunto le officine di questi artigiani.

Vico delle Fucine

La città cambia, muta e diviene un luogo diverso.
E ci sono strade che non ho mai veduto: Vico Agogliotti, Vico Pevere, Vico Pellissoni.
Beh, vi regalerò una cartina, non vorrei che vi perdeste!

Cartina

Seguo la bimba con il cestino.
E passiamo là, sotto la Porta Aurea.
E sotto alla Madonnina la bimba si fa il segno della Croce, raccomanda il suo cuore pulito alla Vergine Maria.
Un passo, una discesa più ripida e io provo ancora a seguire la bambina in quelle strade che non ho mai veduto.
Ma in un istante lei scompare, si dissolve come uno sogno evanescente.
E con lei le creuze, i caruggi, le botteghe di anni passati.

Porta Aurea

E’ un mondo mai vissuto che abita le mie fantasie, quando cammino sotto i Portici di Via XII Ottobre, tra belle vetrine e la gente a passeggio.
Penso.
Penso a com’era, a com’è adesso.
E poi ci sono questi modi per viaggiare nel tempo, osservando le immagini di quegli anni, in passato già vi mostrai Via Madre Dio, qui trovate l’articolo che racconta di quella strada tanto rimpianta.
E’ la mia maniera di sognare ed immaginare.
La cartina e la pubblicità sono tratte dalla mia Guida Pagano del 1926.
Le cartoline che avete visto invece appartengono a Stefano Finauri, un giorno gli ho chiesto di mostrarmi la vecchia Portoria e lui, generoso e gentile come sempre, ha cercato per me queste cartoline nel suo immenso archivio.
E lo ringrazio, è merito suo se ho potuto camminare per queste strade.
Luce e ombra, caruggi e panni stesi.
A volte è tutto come allora.

Genova

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52 pensieri su “Per le strade della vecchia Portoria

  1. Una passeggiata nel tempo addietro per vicoli ormai dimenticati che tornano a vivere grazie alle tue parole. Vogliamo poi parlare del pandolce? I miei cugini fiorentini hanno radici anche a Genova e grazie a loro questo dolce è nel mio cuore da tanto tempo, ancor prima che si trovasse tutto dappertutto (togliendo in tal maniera la caratteristica del suo luogo di nascita). Buona giornata 🙂

    • Il pandolce è nel tuo cuore, che bello leggere queste parole Londarmonica!
      Quando verrai a Zena a trovarmi ti porterò nelle belle pasticcerie che lo fanno a regola d’arte, alcune sono proprio speciali!
      Un bacione a te e grazie!

  2. FANTASTICOOOOOOOOOOO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!Che foto meravigliose,e che giro interessante tra strade che non esistono piu’!!!!Ma noi ci siamo stati….grazie a te!!!!!!

  3. Portoria era così ancora fino agli anni Cinquanta del Novecento: c’è in giro ancora tanta gente che se la ricorda, e anch’io ho una vaga reminiscenza di Pammatone. Poi è venuta la mania di vivere nelle catacombe, vedi la galleria XII Ottobre e il dedalo buio del Centro dei Liguri, tra piazza Dante e corso Aurelio Saffi: da vivi sottoterra e da morti ben in alto nei colombari!

    • Il centro dei Liguri per me è un orrore.
      E a me spiace tanto non aver mai visto questa parte di Genova, sono rare anche le cartolina, chissà come mai.
      Per lo meno, io non ne ho viste tante!
      Bacioni Isabella, grazie!

  4. Che splendida ricostruzione! Come sempre riesci a stupirmi…devo dire che io la bambina non riuscivo a trovarla all’inizio, poi l’ho vista e mi sono goduta appieno la passeggiata 🙂 bacioni

  5. che belle cartoline ,Miss , sono magiche fanno sognare e immaginare belle storie proprio come hai fatto tu , Fata della penna! io ho preso la lente per osservare meglio il gruppo , io sono golosa e i ristoranti mi attraggono … sono tutti uomini anche i cuochi e camerieri ,forse c’ e’ una fanciulla nell’ultima fila ? nonvedo bene , mi parlano al cuore le due bimbe in braccio ai papa’ .La foto oggi sarebbe tutta al femminile :beh, per essere generosi ci mettiamo un cameriere .. ma si’ cinese !!.e’ strano come una foto possa raccontarci il mutare della società . certo che quei “signori “sono eleganti hanno una certa classe e anche i cuochi sembra sappiano il fatto loro non trovi che ti affideresti a occhi chiusi alla lloro cucina genovese? ciao cara Fletcher scusa lo sproloquio e buona domenica

    • Quella cartolina del ristorante è meravigliosa, le bimbe sorridenti e quelle facce felici!
      Sì, una cartolina può racchiudere un intero mondo, la penso come te.
      I tuoi sproloqui sono bellissimi da leggere cara Gabriella!
      Grazie e un bacio grande a te!

  6. U pan dusse me pà de sentilu! Che bel post Miss! Devo sedermi, mi hai fatto stancare le zampette 🙂 Certo che avere un collaboratore come Finauri è davvero fantastico; le sue meravigliose cartoline arricchite dalle tue incredibili parole… bhè, vedi tu cosa può uscire! Un qualcosa che bisognerebbe prendere, stampare, incorniciare e appendere in casa! 🙂 Brava davvero e ora aspetto la descrizione delle altre vie scoperte, che leggo qui, di cui ancora non ci hai parlato. Buon sabato Miss!

  7. Ma come mi sento bene qui da te 🙂
    Grazie anche di questa piacevolissima passeggiata per una Genova antica che riesci sapientemente a mostrarci.
    Buon fine settimana
    Susanna

  8. Splendido articolo. E che a noi genovesi lontano da Genova rischia di far scendere più di una lacrima…
    Solo una cosa vorrei chiederti: le foto che presenti sembrano essere antecedenti all’epoca fascista, quindi parlare di via XX Settembre dovrebbe essere anacronistico (essendo stata aperta durante il fascismo). O sopravvaluto l’antichità delle foto?
    Saluti,
    Mauro.

    • Non so precisamente la datazione delle cartoline, ma sulla foto di Via XX c’è scritto proprio Via XX Settembre.
      Magari scriverò presto un post sulla Via Giulia, sì!
      Grazie Mauro, buona serata a te!

    • Caro Mauro, Via XX settembre è una delle grandi strade della ristrutturazione urbanistica che Genova vive durante il XIX secolo, non ha nulla dell’architettura del ventennio. Mentre la progettazione e una prima fase realizzativa sono da collocare all’incirca alla metà del secolo, la definitiva realizzazione come la conosciamo oggi avvenne attorno agli anni 90 dell’ottocento. I palazzi sono infatti tutti in stile sfarzosamente liberty.

  9. Portoria, ricca di storia,
    ” Teatro delle Marionette del Cincinina. Stasera e Domenica alle ore 6 rappresentazione: Il Cavaliere di Legardere ossia il Gobbo misterioso, ovvero I morti parlano. Dramma in 5 atti con Barudda servitore, poi farsa tutta da ridere. I palchi si affittano alla mattina”
    Questo è il fedele testo di uno dei manifesti che abitualmennte comparivano verso la metà dell’ottocento, presso un teatrino di vico dei Santi, nel cuore di Portoria: appunto l’arena delle mirabolanti gesta di Barudda, un personaggio a quel tempo popolarissimo a Genova, e oggi quasi del tutto dimenticato.
    Cara Miss, un piccolo ricordo della cara Portoria.
    La pubblicità che hai inserito della ditta Giovanni Attilio successore della storica ditta Fratelli Cassanello naquè dalla fusione della ditta Ferro Alberto che aveva nel 1877 un negozio di confetteria in S.Lorenzo e i Fratelli Cassanello, nel 1892 erano già insienme e continuarono almeno fino dopo il 1912, gestirono tre negozi uno in piazza De Ferrari al civ n°42 sede della società un’altro in piazza della Nunziata e l’altro era il negozio di via S.Lorenzo ex negozio dei Ferro.
    Eugenio

    • Tu dovresti vedermi, Ccaro Eugenio, mentre leggo il tuo commento!
      Mi si sgranano gli occhi perla felicità e per lo stupore perché tu mi regali di nuovo un’altra delle tue perle, quelle meravigliose particolarità genovesi che tu solo conosci.
      E sono così contenta che tu mi racconti queste cose, non è un piccolo ricordo, piuttosto è una delle tue perle!
      E ovviamente della Ditta Giovanni Attilio tu sai tutto 🙂
      Grande Eugenio!
      Quando andiamo al Teatro delle Marionette del Cincinina?
      Ti abbraccio, Eugenio, grazie di cuore!

  10. Le città sono in continua mutazione, a volte si perdono delle vere è proprie opere d’arte, ed è un vero peccato. Penso che queste cartoline, oltre ad essere bellissime, ci devono ricordare che bisogna avere più cura dei nostri patrimoni. Chissà quanti luoghi sono andati persi senza che nessun fotografo abbia avuto il tempo di imprimerne la bellezza. Ciao Miss:)

  11. Ragazzi non ho parole io li ci sono nato nel 1946, e vedere queste foto …. be mi si stringe il cuore , che bei ricordi, vico Garaventa, vico dei santi, via Bartolomeo Bosco, vico pellisoni, sono posti che non si possono dimenticare. Mi chiamo Andrea ciao a tutti.

  12. Bellissimo post,Miss forse quella bimba e’ ancora in cerca della sua vecchia Zena,quella che anche noi speriamo di trovare e recuperare in fondo ai nostri ricordi…e questi scatti ce ne fanno ritrovare un pezzetto…a proposito,Barudda da noi ragazzini era usato in modo quasi dispregiativo per indicare un fanfarone e nullafacente,chissa’ se era quella la sua vera natura…Grazie ancora Miss…

  13. Pingback: alcuni aneddoti dal futuro degli altri | 30.09.13 | alcuni aneddoti dal mio futuro

  14. Pingback: 5 Dicembre 2013, A Compagna e la statua di Balilla | Dear Miss Fletcher

  15. Ma guarda cosa mi sono perso…..questa meraviglia di Post su Portoria che magia hai fatto Miss mi fai commuovere bellissimo senza parole e pensare che a Pammatone mio Papà mi ci porto per le tonsille e anche mia sorella perchè la mutua dei Camalli aveva in convenzione Pammatone e quindi non andavamo mai al Gaslini ricordi antichissimi, ma che bello il tuo racconto e che altro scempio Portoria e Piccapietra,poi la tua simbiosi con Stefano Finauri è imbattibile ciao Carissima un Abbracio e grazie!!!:-)))

    • Grazie caro Pino, è un’altra parte di Genova che io non ho mai veduto, è difficile immaginarla guardando come sono ora quelle strade. Stefano ha un vero tesoro, le sue immagini sono a dir poco preziose. Un abbraccio grande a te, Pino, mi piacerebbe sentire i tuoi ricordi di Portoria.

  16. Ciao MISS i miei ricordi di Portoria e Piccapietra sono nebulosi e rari perchè fino al 1958/59 quando ho iniziato assiduamente da studente a frequentare giornalmente il centro di Genova io in centro venivo di rado e per cose particolari tipo visite e compere e poi con mio padre si frequentavano le zone dell’ angiporto da piazza Cavour a Piazza della Commenda e da Deferrari in giù fino a piazza della Nunziata……di Piccapietra e Portoria mi ricordo il Balilla Pammatone che c’era sicuramente se non più ospedale ma un ambulatorio della mutua dei Camalli e poi i carruggi Piazza Portoria e Piccapietra e la fama di quella zona famigerata per bordelli e prostituzione tutto ciò dal racconto dei dei over 18enni e poi tabula rasa…..perdita enorme…magari fosse rimasta..ciao Miss un caro Saluto!!!

  17. Miss, molto bello questo post, almeno quanto gli occhi della bambina che ti guida, “scuri, profondi come un pozzo nel quale si specchia la luna”… e chissà che avrebbe pensato se, prima di dissolversi, si fosse vista regalare lì, sulle scale di Vico dei Tintori, il tuo Gioco, La Reginetta del Ballo?…
    davvero, stupende, le foto di Vico Tintori e Porta Aurea!, ma come si fa o si è fatto, a spianare tutta quella serie di caruggi e caruggetti, che riporta la cartina del 1926! come si fa o si è fatto… i caruggi “so’ piezz e core”!

  18. Pingback: I magnifici bomboni del Signor Ferro | Dear Miss Fletcher

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