San Lorenzo, le tracce della storia sul Portale di San Gottardo

La cattedrale di Genova e i suoi numerosi e affascinanti misteri, di alcuni di essi vi ho già parlato in questo articolo.
Ci sono figure e simboli scolpiti sulla facciata di San Lorenzo, questo è un tema che merita un ulteriore approfondimento.
Oggi vi parlo di altri segni, sono i segni del passato e della storia.
Camminiamo accanto a loro, non li notiamo e passiamo oltre.
Eppure chi ci ha preceduto ha lasciato qui traccia di alcuni istanti probabilmente tragici, è la traccia di aspri combattimenti che si tennero nel cuore della Superba.
Salite Lungo Via San Lorenzo e superate la Piazza e la facciata della Cattedrale.

San Lorenzo

Poco oltre, sul lato della chiesa, troverete il Portale di San Gottardo.
In questo periodo il portale, così finemente decorato, è oggetto di restauri e pertanto è parzialmente coperto.
E non potendo scattare una fotografia che mostri tutta la sua raffinata bellezza mi avvalgo del prezioso aiuto di un caro amico, Vittorio Laura, che ringrazio di cuore per aver cercato per me la fotografia che vedrete.
Vittorio possiede un archivio sterminato di immagini rare e di grande pregio, questo è il portale di San Gottardo immortalato dall’obiettivo del celebre fotografo Alfred Noack.

Portale San Gottardo

Avvicinatevi alle colonne e osservate bene, notate nulla?

San Lorenzo (1)

Su entrambe, ma in particolare sulla colonna alla vostra sinistra, vedrete dei segni, sono delle profonde scalfiture.

San Lorenzo (3)

E sapete da cosa vennero causate?
Questi sono i segni dei dardi scagliati dalle balestre, in qualche evento sanguinoso avvenuto nel cuore della città.

San Lorenzo (6)

Sono segni profondi e a guardarli con attenzione sembrerebbe che siano stati lanciati da una precisa direzione, ovvero dall’attuale Piazza Matteotti.

San Lorenzo (5)

E in certi punti si vede davvero il solco lasciato dalla punta del dardo.

San Lorenzo (7)

E insomma, un giorno sono venuta a fotografarli.
Era estate e San Lorenzo era colma di turisti e di gente che passeggiava.
E ho provato ad estraniarmi, a dire il vero da sognatrice innamorata dell’immaginario ci riesco senza alcuna difficoltà.
La fantasia che può farti vedere anche quello che non c’è, in una strada nel centro della città, può farti sentire le grida concitate, mentre il popolo fugge per mettersi in salvo.
Puoi udire pianti e i lamenti di chi resta ferito, puoi sentire lo scalpiccio degli zoccoli del cavalli che battono sul selciato.
E poi alzi lo sguardo verso il cielo azzurro e puoi vederlo attraversato dalla pioggia di dardi che impietosa si abbatte contro le colonne sulla cattedrale.
Dal presente al passato, una mattina di luglio, in San Lorenzo.

San Lorenzo (2)

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31 pensieri su “San Lorenzo, le tracce della storia sul Portale di San Gottardo

  1. Ci saro’ passato mille volte e non ho mai notato niente…proprio vero che bisogna saper vedere,non solo guardare..e chissa’ quante altre cose sono “nascoste in bella vista”nella nostra bella Zena…grazie Miss,per come fai conoscere a tutti noi ogni più piccolo particolare di questa stupenda città…

  2. Mi son chiesta spesso cosa fossero quei segni, se solo danni dovuti all’antichità o altro. Oggi grazie a te scopro che sono un segno della storia della città.
    Un grande abbraccio!

  3. Io che a Genova ci abito da oltre 20 anni me ne ero accorto delle scalfitture, pensavo risalissero alla II Guerra mondiale ad opera di soldati tedeschi, provocate da pallottole contro milizie partigiane qui in Liguria molto fervide, mi dicono gli anziani genovesi. Però in effetti riflettevo sul fato che le pallottole non lasciano dei buchi cosiì circoscritti ma avrebbero scalfitto scheggiando il marmo delle colonne. Quindi ora, grazie al pregievole documento posto alla luce dall’amica genovese, sappiamo quando e da cosa furono procurati. Grazie

    • Benvenuto Vanni!
      Infatti, se guardi bene queste scalfiture hanno una forma piuttosto particolare, sembrano davvero causate dalle punte dei dardi.
      Ma quanti misteri a Genova, è vero?
      Grazie a te del tuo commento!

  4. grazie, molto curioso come particolare, quando ripasserò su via San Lorenzo me ne ricorderò e, ovviamente, mi ricorderò di Miss che ce l’ha fatto scoprire

  5. mitica Miss sono indietro con la lettura dei tuoi racconti: stasera farò una full immersion 🙂 grazie che come sempre ci apri gli occhi su particolari che abbiamo sotto il naso ma..non abbiamo magari mai notato! un bacione!

  6. Dietro ogni segno lasciato dal tempo c’è una storia. Le chiese ne son piene e tu giorno dopo giorno ci sorprendi con racconti per mostrarci la meraviglia che si nasconde dietro a ognuno di loro. Grazie!

  7. Questa non la sapevo, io noto sempre i personaggi e gli animali delle colonne scolpite e dei capitelli, le decorazioni e gli stemmi, e so solo che i due vicoli ce fiancheggiano la via hanno i nomi delle porte, giusto vico di San Gottardo e poi vico di Nostra Signora del Soccorso, nome della Compagnia per il Riscatto degli Schiavi e di alcuni pinchi (tipi di navi a vela latina) che la compagnia armava in funzione difensiva antibarbaresca. Ci son fin troppe cose da imparare dal duomo, ma del resto Genova è così da scoprire, anzi da riscoprire ogni volta. Sono 65 anni che la frequento e ancora non la conosco bene, forse è per questo che non son stanco di lei.

    • Ah, che bello, sei un appassionato di storie di Genova!
      Sì, la cattedrale è ricca di simboli e misteri e ci sarebbe da scriverne pagine e pagine.
      E come si può stancarsi di Genova? Così affascinante e ricca di misteri.
      Grazie, spero di rileggerti ancora qui!

  8. Pingback: 9 Febbraio 1941, colpita la Cattedrale di San Lorenzo | Dear Miss Fletcher

  9. Caa “Miss” (ma niatri in zeneize ghe dimmo “scignorinn-a”), no gh’é de poule pe descrive quante piaxei ti me fæ – e, diæ, a ben ben d’atre personn-e ascì – co-e descriçioin di teu viægi into cheu da nòstra çitæ. Graçie pe tutte e perle che ti ne regalli de longo!

  10. Miss, molto bella la chiusura… ma non è solo la fantasia che ti ha fatto vedere e sentire il trambusto della pugna… è anche l’infinita sensibilità con cui ti accosti alle antiche pietre della tua città, siano esse, intaccate semplicemente dal tempo o dalle pacifiche ruote dei carri, come in Vico Pinelli o come in questo caso, dalle bellicose frecce delle balestre… a proposito: deve essersela vista bruttina pure l’arrotino che non mi pare sia troppo distante dalle colonne colpite, come minimo deve avere smesso di arrotare per un bel po’…

    • Grazie Sergio, mi hai scritto parole bellissime!
      E dici bene, l’arrotino è a breve distanza, secondo me pure lui deve aver passato un brutto quarto d’ora in quella circostanza.
      Buona serata Sergio!

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