Marco Kanobelj racconta il suo Tor des Geants 2013

Oggi questo blog ospita un racconto speciale.
Vi ricordete di lui, Marco Kanobelj è un mio amico e alla fine dell’estate mi ha raccontato in questo post come si stava preparando per il Tor des Geants, una gara di endurance trail che si svolge lungo le due Alte vie della Val d’Aosta, i concorrenti partono da Courmayeur, località che è anche il punto di arrivo della gara.
Una competizione impegnativa, certo non è per tutti, si tratta di una gara di corsa lungo i sentieri di montagna, 330 km da percorrere in 150 ore.
E Marco è tornato a rispondere alle mie domande e voglio ringraziarlo per aver voluto condividere questa sua esperienza.
Sue le parole e le immagini, sono fotografie scattate durante il Tor, ecco il racconto dell’avventura di Marco Kanobelj.

Tor des Geants 2013 - Foto di Marco Kanobelj

Ti sei preparato con grande impegno per questo appuntamento, mi avevi raccontato come ti eri allenato per questa sfida.
Quando poi è iniziata la competizione, ti sei sentito pronto per affrontarla?

Nei giorni precedenti alla partenza della gara non provavo paura, mi sentivo pronto e preparato per vivere il Tor des Geants, anche se non avevo mai affrontato un percorso così lungo e difficile
Siamo partiti sotto la pioggia l’8 Settembre alle 10 di mattina, nonostante il brutto tempo ero molto tranquillo, anche perchè con me avevo l’amico e compagno di avventura e tanti allenamenti, Cesare Lombardo (Spartacus).
Già dalla prima sera però ci siamo resi conto che non ci si poteva sentire troppo tranquilli, bensì bisognava sempre stare in guardia, perchè i pericoli e le difficoltà erano dietro ogni angolo.
La prima notte di gara è stata a dir poco drammatica, ci siamo trovati alle 8 di sera a 3000 m di altezza, sotto una grandinata che ha trasformato in un inferno il Col della Crosatie, il freddo, il vento, la pioggia ghiacciata che cadeva su di noi.
Un incubo finito in tragedia come ben saprai, per un concorrente cinese, volato in un dirupo per trecento metri probabilmente a causa di un’ipotermia e del sentiero viscido, questo è stato il benvenuto che il Tor ci ha voluto dare, ricordo che io e Cesare quando ci siamo resi conto di aver scampato il pericolo, ormai vicini alla base vita di Valgrisange, ci siamo abbracciati.

Tor des Geants 2013 - Foto di Marco Kanobelj (2)

Mi avevi detto che volevi divertirti il più possibile vedendo posti meravigliosi e unici, obiettivo raggiunto?

Non posso dire di essermi divertito durante il Tor, ho passato momenti straordinari, unici, estremi e per certi versi drammatici, che non dimenticherò mai, ho corso parecchi rischi per la mia incolumità, non posso dire né di essermi rilassato né di essermi divertito, è stata comunque un’avventura straordinaria e davvero ogni giorno al limite, che mi ha permesso di vivere la montagna valdostana al 100% e di vedere luoghi unici e meravigliosi.

E quale è stato il momento più emozionante del Tor, l’istante che resterà per sempre nella tua memoria?

È stato un susseguirsi di momenti emozionanti dal primo all’ultimo istante di gara, un film meraviglioso ma forse anche troppo avventuroso, tutto il Tor resterà sempre con me, dal primo all’ultimo istante, scolpito dentro di me.

Tor des Geants 2013 - Foto di Marco Kanobelj (3)

E certo ci sarà stata anche qualche difficoltà, me ne parli ?

Le difficoltà affrontate nei giorni di gara sono state innumerevoli, quella che personalmente ho patito di piú è stata la mancanza di sonno.
In cinque giorni avrò dormito in tutto un ora e mezza, questa per me è stata la difficoltà maggiore insieme alle difficoltà tecniche dei sentieri, in alcuni tratti molto esposti, al freddo della notte, al vento delle cime e al problema fisico che mi ha impedito di portare a termine la gara, una forte infiammazione al tendine tibiale destro con versamento di edema, in pratica avevo una caviglia gonfia come un pallone.

Tor des Geants - Foto di Marco Kanobelj

Sei un grande appassionato di montagna e credo di capire che lo sport sia parte della tua filosofia di vita.
Pensi di aver affrontato questa avventura con lo stesso spirito con il quale hai vissuto altre esperienze o qualcosa di diverso?

Lo sport è parte fondamentale della mia vita, è quello che mi ha dato le maggiori soddisfazioni e la montagna è la piú bella palestra che ci sia per praticarlo.
Ho affrontato l’avventura del Tor con umiltà e rispetto, sapendo che sarebbe stata un’impresa molto molto difficile e piena di insidie, mai avrei immaginato una gara cosi estrema, comunque davvero affascinante e unica, in un teatro naturale stupendo come l’intera Val D’Aosta.
Il forzato ritiro dal Tor a praticamente 45 km dall’arrivo ha lasciato dentro di me una profonda delusione, ricordo di aver pianto per circa un giorno intero senza quasi riuscire a fermarmi.
Veder arrivare l’amico Cesare da solo è stato da un lato bello ma non sai cosa avrei dato per fare quegli ultimi chilometri insieme a lui per tagliare il traguardo.

Tor des Geants 2013 - Foto di Marco Kanobelj (5)

Lo rifaresti? Hai in progetto qualche altra competizione di questo genere?

Subito non pensavo piú a preparare di nuovo il Tor, ora tutte le notti penso e sogno che vorrei rifarlo, per portarlo a termine.
Nessun altra competizione che ho affrontato in vita mia è stata più magica e misteriosa del Tor des Geants.

Concludo questa chiacchierata ringraziandoti per aver raccontato qualcosa di te a me e ai lettori di questo blog.
Lascio a te le ultime parole, tre aggettivi per raccontare le sensazioni che ti regala la montagna.

 La montagna per me è brivido, bellezza e sogno, è un luogo meraviglioso dove si possono toccare e vedere gli Angeli.

Tor des Geants 2013 - Foto di Marco Kanobelj (4)

24 pensieri su “Marco Kanobelj racconta il suo Tor des Geants 2013

  1. Eh, la montagna.. tanto bella, quanto pericolosa. Per anni, da piccolo, sono andato per le Dolomiti, percorrendo sentieri facili/medio facili, sino a toccare la neve in pieno Agosto ai rifugi XII Apostoli, Brentei e Casinei. Magnifico. Che belle foto che ha scattato Andrea 🙂

  2. Per me resterà sempre, credo, un mistero il fatto che tante persone, per lo più uomini, si sottopongano volontariamente e con gioia a fatiche e sofferenze tali che, se fossero loro imposte, provocherebbero sdegno nella gente comune e invocazione degli aiuti umanitari: purtroppo non ho accesso a questo lato della vita e mi sono precluse tante emozioni. Ma chissà, un giorno potrebbe accadere il miracolo!

  3. be’ certo, uno così non può che riprovarci un’altra volta. E se non riesce neppure la seconda ci prova una terza. E arriverà al traguardo di sicuro

  4. Mah…….che dire? …….penso e condivido tutto ciò che ha scritto Isabella…..unica raccomandazione che mi sento di fare a Marco…..prudenza…per non mettere poi in pericolo altre persone…vedi Mezzi di Soccorso, ecc……

    • Da come lo conosco penso propio che lui sì, sia un tipo prudente.
      Come dicevo a Isabella non sono imprese per tutti, per la maggior parte di noi non sono nemmeno immaginabili.
      Grazie Gabriella, buona giornata!

  5. Walter Bonatti diceva che nello scalare le montagne si deve ricercare l’eleganza delle linee. Ecco: con la dovuta umiltà al cospetto delle imprese di Bonatti, dico che il Tor è una gara elegante. Secondo me è l’aggettivo giusto. E Marco Kanobelj è un atleta elegante. Io posso dirlo perchè lo conosco bene. c.l.

    • Grazie Cesare, sono contenta che tu abbia lasciato il tuo commento su questo pagine .
      Rinnovo i miei complimenti a te e a Marco per la vostra impresa.
      Atleta elegante è una definizione perfetta per Marco, hai ragione.
      Grazie, buona giornata a te.

  6. Non partirai mica anche tu per le Alpi in sella a una bici, vero? ricordati che fa freddo, che non sei abituata e che è pericoloso con tutti quei tornanti… fanno girare la testa! Tu sei formattata per 0 metri s.l.m. Al massimo un po’ di tramontana o, per esagerare, un po’ di maccaia! 🙂

  7. Pingback: Sulle alte vie del Tor des Géants | Dear Miss Fletcher

    • …se Tu sei la Lucia che credo io volevo dirti Grazie di Cuore, senza di Te mai avrei potuto terminare il Tor…Grazie sei stata un Angelo e senza le Tue cure non avrei potuto proseguire…un giorno vorrei vederti per poterti abbracciare e ringraziare…non dimenticherò ciò che hai fatto per me…

  8. Grazie Marco!! Ma in realtà hai fatto tutto TU… con la tua costanza e la tua determinazione ad arrivare nonostante la grande sofferenza. Io ti ho solo dato una piccola spinta in più emotiva e…. fisica! Ma mi sono sentita molto orgogliosa quando ho visto che non solo sei arrivato fino in fondo ma addirittura con 2,30 di anticipo…. avevo scommesso su di te è ho vinto! Sei stato davvero un GEANT!
    ps facile trovarmi mail l.cheillon@regione.vda.it

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