Alfeo e Aretusa, quando l’amore sfugge

C’era un tempo una ninfa che viveva nella lontana Acaia, era una creatura dalla bellezza florida e formosa, il suo nome era Aretusa e questa è la sua vicenda, così come la narra Ovidio.
Era timida Aretusa, se le venivano rivolte parole lusinghiere in elogio alla sua grazia un rossore le imporporava il viso.
L’amore e il desiderio a volte giungono pur non essendo ricambiati e così accadde alla ninfa ritrosa.
Un giorno si trovò in una vasta foresta, il caldo era opprimente e soffocante, scorreva poco lontano un corso d’acqua, limpido, terso e chiaro, trasparente come cristallo.
Uno, due, tre, cinque, dieci, si poteva contare ogni sassolino.
Aretusa si avvicinò all’acqua, immerse il piede e poi si bagnò le gambe.

Sassi

E quindi tolse i suoi veli e li ripose sui rami di un salice e si lasciò andare all’abbraccio dell’acqua.
Incauta Aretusa, non sapeva cosa la attendesse!
E tra i gorghi e i flutti, mentre la ninfa era immersa nell’acqua, la raggiunse una voce, la voce del fiume Alfeo.
Aretusa spaventata si avvicinò alla riva mentre Alfeo continuava a chiamarla.

Quo properas, Arethusa?
Perché ti affretti, Aretusa?

L’amore e la passione a volte giungono improvvisi come un’onda che si abbatte potente.
E Alfeo brucia di desiderio, Alfeo diviene uomo e insegue colei che accende il suo desiderio.
E fugge Aretusa, senza i suoi veli, fugge da colui che la insegue senza posa.
Il fascino immortale del mito è anche nelle sue metafore, Ovidio paragona la ninfa impaurita alle innocenti colombe e Alfeo ad uno sparviero.
Scappa, corre a perdifiato Aretusa, attraversa terre e paesi, supera boschi, rupi e pianure.
E’ stanca, spossata, senza più forze né fiato, è atterrita, sente i passi di lui e il suo respiro che incombe.
Chi può soccorrere la ninfa preda dell’amore di Alfeo?
Chi la metterà in salvo?
L’Olimpo ha i suoi dei pronti a intervenire laddove sia necessaria la loro potenza.
Diana, alla quale Aretusa aveva portato tante volte gli archi e la faretra, scossa dal pianto e dalle suppliche che la ninfa le rivolgeva inviò su di lei una nube nera che la avvolse.
Aretusa si confuse in quell’oscurità e  Alfeo la cercò, rimase accanto alla nube,  chiamò a gran voce la ninfa, la invocò ardente di passione.
E Aretusa si trasformò, dai sui capelli caddero gocce, scivolando sulle sue palpebre, sulle sue ciglia, sulle sue dita finché lei divenne acqua pura.
E Alfeo che si era fatto uomo per possederla ritornò fiume per unire le sue acque a quelle di Aretusa.
E allora Diana spaccò il suolo e Aretusa fuggì via, addentrandosi nelle viscere della terra per poi riemergere come fonte ad Ortigia, nei pressi di Siracusa.
E Alfeo che l’aveva amata e desiderata non si arrese, mutò il suo corso e andò a sfociare laggiù dove zampillava l’acqua fresca di lei, la ninfa Aretusa che divenne fonte.

23 pensieri su “Alfeo e Aretusa, quando l’amore sfugge

  1. Quando andai in viaggio di nozze ad Atene, mi ritrovai in un Hotel che si chiamava Arethusa. Per anni mi sono chiesto cosa significasse quel nome, per la verità senza mai cercare di scoprirlo. Qualche anno fa, in gita a Siracusa, venni a conoscenza della storia che hai raccontato e ho una foto della fontana, a Ortigia, dove c’è una statua che rappresenta appunto Alfeo che segue Arethusa. Non so come allegarla, altrimenti te la manderei.

  2. Un tuffo nella mitologia fa sempre bene; questo Alfeo era, per definirlo con termini moderni, un vero stalker 🙂 Alla fine è riuscito comunque a starle vicino..

    • Grazie Isabella, ho tolto il secondo link perchè non funzionava.
      Sì, la conoscevo la statua è davvvero suggestiva, sono contenta che ti sia piaciuto il racconto di questo mito.
      Un abbraccio a te!

  3. Ho visto la fonte Aretusa quando andai a Siracusa da bambina. Che bella, con tutti i papiri…. Buona domenica pomeriggio cara Miss Fletcher
    Susanna

  4. Aggiungo un commento della serie “commenti fuori luogo”. Oggi sono stata alla fiera di sant’Agata.Quando posso ci vado,da sola, per un giorno libera da marito e figli, e mi godo la fiera fin dal mattino quando c’è un pochino meno gente. Mi piace in particolar modo raspare nelle montagne di mutande e altre robe, e poi compro le solite cose: una padella nuova,i fazzoletti da naso di stoffa, e appunto le mutande.Oggi c’era un bel banco di pignatte di Albisola di tutte le forme e colori.Ma quello che mi ha colpito, andando alla bella chiesa di Sant’Agata a dire una preghiera e a comprare tre biglietti al banco di beneficenza delle suore, è stata la visita a una collezione privata – aperta al pubblico solo oggi per Sant’Agata – proprio nella piazzetta della chiesa, di oggetti dei tempi dei nostri nonni e padri ma anche bisnonni, dalle radio alle pentole ai ferri da stiro alle macchine da cucire ai tostatori del caffè alle prese elettriche in ceramica eccetera eccetera. Una collezione straordinaria, un vero museo. Ti consiglio vivamente di cercare di visitarla, e già che ci sei di parlare sul tuo blog del bel complesso di Sant’Agata e del ponte che i lungimiranti ingegneri romani avevano costruito fin da quel punto, ben conoscendo le piene del Bisagno, e di cui lì restano ancora alcuni muri.Cari saluti, Giulia

  5. Non sapevo avessi una sezione di mitologia… pensa che mi sono laureata proprio su Ovidio e sul suo modo di trattare il mito. Bellissima la storia di Aretusa e complimenti alla tua sensibilità che ha saputo scegliere tra innumerevoli miti.
    Buona serata.

    • Sì, mi piace moltissimo la mitologia!
      Finora ho scritto quattro o cinque post, adesso vorrei aggiornare con frequenza questa sezione del blog.
      Non è facile la scelta, su questo hai ragione!
      Grazie Tiptoe, buona serata a te!

  6. io ricordo con nostalgia un libro che avevo da piccolo, “miti ed eroi della Grecia”. Finito chissà dove. Ne ho visti di simili in libreria ma nessuno come quello. O forse, sono cambiati i miei occhi

  7. Miss, fantastica Siracusa, fantastica la fonte Aretusa, fantastico il Mito… un anno sono tornato da Siracusa con un papiro altissimo che ho cercato di far sopravvivere a Milano ovviamente in casa, diciamo che non è seccato subito…

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