Il Marchese Di Negro, la Villetta e i suoi celebri ospiti

Oggi questa pagina ospita un genovese illustre, amante delle arti e della poesia.
Mi pregio di presentarvi il Marchese Gian Carlo Di Negro e posso farlo grazie a un vecchio libretto che ho trovato in una delle librerie che con piacere frequento.
Una vita densa di eventi e di incontri, una famiglia di nobili origini, Gian Carlo Di Negro vide la luce nel 1769 in Via Lomellini, nel cuore della Superba.

Via Lomellini 4

Per un certo periodo la famiglia lo mandò a studiare a Modena, quando  Gian Carlo tornò a Genova era un ventenne dagli accesi entusiasmi che cercava amori trascinanti e che si dilettava in giochi, danze e corse all’impazzata in sella al suo cavallo.
E ben presto con due dei suoi più cari amici intraprese un viaggio alla scoperta delle città d’Italia.
I tre sodali, amanti delle arti e delle lettere, fecero una prima tappa a Milano e in quell’occasione conobbero niente meno che  Giuseppe Parini.
E poi fu la volta di Verona e Venezia, cercavano l’arte e la trovarono nei teatri della Serenissima dove rimasero incantati dalle famose maschere cittadine, si spinsero fino a Vienna dove la musica dei più famosi compositori risuonava in ogni luogo.
Quando Di Negro tornò a Genova si dedicò con fervore alla poesia, leggeva con interesse Dante e Ariosto.
Genovese assai legato alla sua città, provò amara delusione per la caduta della Repubblica di Genova e si tenne lontano dalle agitazione politiche del tempo, riprese così i suoi viaggi e vide Parigi, Londra, l’Irlanda e la Spagna, impreziosendo la sua arte poetica e arricchendo le sue conoscenze, viaggiò molto anche negli anni successivi, era un vero uomo di mondo.
Ed è in questo periodo che Gian Carlo acquistò la zona dove poi sorse la Villetta, ora divenuta parco pubblico, grazie alla quale ci ricordiamo di lui.

Villetta Di Negro

Il patrizio genovese fu poeta improvvisatore, così si  legge in questa sua biografia, esercitava quell’arte secondo la moda del suo tempo.
E a quanto si narra pare che avesse anche un certo talento per la danza, ebbe modo di farne sfoggio con Madame De Staël.
Lei lo affascinava e in suo onore Gian Carlo scrisse queste parole:

Il suo dir m’incantava oltre misura

E così le fece da guida tra gli splendori di Genova, la condusse a visitare la tomba di Andrea Doria nella chiesa di San Matteo.
E poi volle ascoltare i versi di lui, purtroppo non sappiamo cosa ne pensasse Madame De Staël dei componimenti del marchese.

Piazza San Matteo

Nell’autunno del 1805 Giancarlo prese in sposa Luigia Visconti dei Marchesi di San Vito.
Ah, questo matrimonio spezzò un cuore!
C’era un giovane che ardeva per Luigia, lei era stata il suo primo amore e questa unione era stata ostacolata dalla famiglia della fanciulla.
E lui, nel 1801, quando era appena sedicenne, aveva scritto un sonetto per la sua amata, questi sono alcuni di quei versi:

Opera è tua, donna, e del celeste puro
foco che nel mio petto accese il vivo
lume degli occhi tuoi

La passione non si spense, lui si tormentava e un giorno con gli occhi pieni di lacrime confessò a sua madre di amare quella fanciulla che abitava a Genova.
Era il 1807, quel giovane uomo era Alessandro Manzoni e in compagnia della sua genitrice se ne partì alla volta di Genova per ritrovare il suo perduto amore.
E ahimé, Luigia era già sposata con il Marchese Di Negro, la vita è crudele a volte!
E c’è una lettera nella quale Manzoni confessa la sua assai forte e pura passione per l’angelica Luigina.
Il matrimonio del Marchese durò poco, Luigia lasciò questo mondo pochi anni dopo le nozze, a Gian Carlo rimasero le loro due figlie, Laura e Francesca, detta Fanny.
E di loro vi parlerò presto, sono state protagoniste della vita cittadina, non a caso al Museo del Risorgimento si trova un bel ritratto di Laura, amica dei fratelli Ruffini e di Giuseppe Mazzini al quale era legato da profonda amicizia lo stesso Marchese di Negro.

Museo del Risorgimento (10)

Opera esposta all’Istituto Mazziniano – Museo del Risorgimento

E da patriota lui stesso si adoperò per aiutare i perseguitati politici.
Il patrizio genovese che amava comporre poesie in ogni occasione, fece della sua dimora la meta preferita dei letterati del tempo.
Acquistò il terreno sul quale  fu costruita la Villa  per 22.000 Lire e si impegnò ad istituirvi una scuola di botanica
La parte alta dei suoi possedimenti fu spianata per lasciar spazio a un edificio che divenne la sua magnifica dimora, con gli anni il giardino fu abbellito con i busti di genovesi illustri.
E vi teneva feste e conviti, ospitò qui tutto il jet set del suo tempo.
E in questi suoi versi il Marchese decantò i suoi fasti:

Riprese la villetta il suo splendore,
veniano i letterati a tutte l’ore
e i forestieri di ogni Nazione
visitavan la mia ospital magione.

E’ un elenco infinito di nomi, venne il poeta Vincenzo Monti che qui conobbe la bella Antonietta Costa, pittrice e donna di grande bellezza.
E poi Byron, George Sand e Stendhal, Cesare Cantù, Antonio Canova, Felice Romani, Camillo Sivori e Anton Giulio Barrili.
Vennero Pio VII e Carlo Alberto.
E tornò Alessandro Manzoni e vennero anche altri celeberrimi personaggi che non vi nomino, a loro desidero dedicare un ulteriore spazio, furono davvero numerosi coloro che ammirarono il panorama di  Genova dalla Villetta di Gian Carlo Di Negro.

Genova

 Fu ospite del Marchese il più celebre dei violinisti, Niccolò Paganini, in merito al quale si narra un episodio avvenuto proprio nella Villetta del Marchese.
Un giorno era lì ospite il compositore Kreutzer, aveva con sé un suo spartito particolarmente ostico da eseguire.
E sapete cosa successe?
Il giovane Paganini gli diede appena uno sguardo e eseguì quel brano alla perfezione, lasciando tutti a bocca aperta per il suo talento.
Non si tenevano solo feste e balli alla Villetta, il Marchese Di Negro, grande amico di Ottavio Assarotti, fu benefattore dell’Istituto dei Sordomuti e spesso apriva le porte della sua villetta ai piccoli ricoverati e regalava a questi piccini qualche ora di gioia spensierata.
Sempre in prima fila negli eventi culturali di questa città, fu membro della Commissione incaricata di organizzare il Congresso degli Scienziati Italiani che si tenne nel 1846.
E il fior fiore della scienza varcò così la soglia della Villetta, in molti parteciparono al sontuoso ricevimento tenuto dal marchese in quella occasione.
E poi il tempo passò, giunsero gli ultimi giorni, Gian Carlo Di Negro morì alla veneranda età di 88 anni.
E al suo funerale accorse tutta la città, tutti elogiarono la sua munificenza e la sua grandezza d’animo.
I genovesi, memori del valore del loro concittadino, espressero la volontà che la villetta fosse conservata con i busti, proprio come l’aveva voluta il Marchese.
L’area nel 1863 venne acquisita dal Comune di Genova e furono realizzate le grotte e le cascate.

Villetta di Negro (2)

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

 La dimora del Marchese non esiste più, fu distrutta durante i bombardamenti della II Guerra Mondiale, rimane il parco che di recente è rinato a nuova vita.
Con grande dispiacere di tutti noi la Villetta è stata a lungo lasciata al degrado.
Ah, io me lo immaginavo il Marchese Di Negro, chissà come ci guardava male da lassù nel vedere il suo parco così abbandonato!
Oggi non è più così, sarà fiero di noi!
Zampilla la splendida cascata e si cammina con piacere all’ombra degli alberi.

Villetta Di Negro (3)

A Villetta Di Negro ha sede il Museo di Arte Orientale Chiossone con le sue ricche collezioni, vi porterò lungo quei viali ad ascoltare l’acqua che scroscia, sarà il tema del mio prossimo post, prima ho ritenuto opportuno presentarvi il padrone di casa.
E se avete il desiderio di salutarlo di persona, lo trovate nel porticato inferiore di Staglieno, tra gli eminenti cittadini di Genova.
Se ne sta fieramente assiso lassù, pare quasi assorto nei suoi pensieri.

Gian Carlo Di Negro

Visse di operoso amore del buono e del bello, così si legge sul marmo,  un genovese illustre da ricordare.

Gian Carlo Di Negro (2)

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37 pensieri su “Il Marchese Di Negro, la Villetta e i suoi celebri ospiti

  1. Bello iniziare il weekend con una delle storie che ci racconta la Miss. A Villetta di Negro non sono mai stata e mi sembra giusto trovare il tempo di rimediare, no? Intanto ci cammino con te, poi vedremo…

  2. ƸӜƷ•°*””*°•.ƸӜƷ•°*””*°•.ƸӜƷ•°*””*°•.ƸӜƷ•
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  3. I personaggi di un tempo avevano l’umanità data dalla cultura del “gran tour, che alla conoscenza dei luoghi aggiungeva l’amicizia con le eccellenze che si aveva l’opportunità di conoscere e frequentare,
    Al ritorno nei luoghi natii, se non eccellevano in qualche arte, sicuramente diventavano mecenati verso persone, luoghi, ambienti.
    Queste storie mi affascinano e al tempo stesso mancando la cultura dell’umanesimo, rimpiango che i ricchi di adesso, lasceranno poco o nulla a testimonianza dei nostri tempi.
    Buon fine settimana, un abbraccio affettuoso
    Gingi

    • Cara Strega, hai ragione, anche a me pare che non esista più la cultura del bello e dell’arte e forme di mecenatismo come questa.
      Il Marchese di Nigro è davvero una bella figura, mi pareva giusto che avesse spazio su queste pagine, grazie di aver letto questo articolo così lungo, sono felice che ti sia piaciuto.
      Un abbraccio a te!

  4. Non vedo il mio commento di strega gingi ed allora uso il refrain per augurarti un buon fine settimana e rinnovarti i complimenti ed il piacere di leggere queste belle storie su personaggi affascinanti.
    Un abbraccione

  5. Bellissimo questo articolo! Con il tuo modo di raccontare hai il dono di annullare il tempo, di immergerci tutti piacevolmente nella storia, e dopo guardiamo la nostra città con uno sguardo diverso e più consapevole.
    Grazie!

    • Grazie di cuore, Isabella, mi hai scritto un commento che mi fa davvero piacere, spero sempre che questi articoli di tema storico siano una piacevole e scorrevole lettura, sono felice che sia così!
      Un abbraccio a te!

  6. Bellissima storia… peccato solo che poi Manzoni abbia deciso di diventare romanziere… ma Manzoni non era genovese, quindi mancava dell’adeguata sensibilità 😉

    • Ehi…a me piace Manzoni!
      Non lo apprezzavo ai tempi della scuola, dopo invece ho riletto I promessi sposi un’infinità di volte!
      Grazie Mauro, contenta che ti sia piaciuta la storia del Marchese Di Negro.

  7. E’ sempre interessante conoscere la storia della nostra citta’, davvero cosmopolita. Allora i cittadini piu’ agiati davano lustro alla citta’ con opere pubbliche e di carita’. Ora portano i soldi nei paradisi fiscali… Sigh

  8. Un giorno mi venne la voglia di tornare in quel luogo dove da bambino mi dilettavo a giocare, vi erano gabbie con uccelli di vario tipo, le oche e molte altre attrazioni, un servizio di vigilanza garantiva la sicurezza dei bambini, era un piccolo paradiso.
    La mia delusione durante la visita fù talmente grande che piansi, mi sembrava impossibile vedere non solo l’abbandono ma scene terrificanti da parte di un individuo sicuramente fuori di testa.
    Durante la visitia ebbi l’opportunità di verificare che molti dei busti che adornavano i viali erano spariti, lasciando le colonne vuote.
    Scrissi una lettera all’Assessore compentente per capire che fine avevano fatto, ma purtroppo come al solito nessuna risposta mi venne data.
    Da un elenco del 1863 i busti presenti nella villetta eano i seguenti: Aurelio Saffi di Luigi Beltrami, Antonio Mosto di Felice Giulianotti, Antonio Burlando di Demetrio Paernio, Giosuè Carducci di Antonio Bozzano, Giuseppe Cesare Abba di Giovanni Scanzi, Paolo Giacometti di Luigi Brizzolara, Felice Cavallotti di Paolo Vergassola, Cristoforo Colombo di Paolo Olivari, Nicolò Paganini di Paolo Olivari danneggiato durante la seconda guerra.
    Poi vi erano alcuni busti di cui non conosco l’autore ed erano i seguenti: Lanfranco Cicala, Andalò Di Negro, Ambrogio Spinola, Bartolomeo Fallamonica, Battistina Vernazza, Antonio Canova, Andrea Doria, Caffaro, Megollo Lercari.
    Per quanto riguarda l’acquisto della villetta da parte del comune, venne comprata per un importo di lire 170.000, ma agli eredi Spinola rimase poco, il comune dovette pagare tutti i creditori e le ipoteche varie, saldando agli Spinola poche migliaia di lire, da qualche parte ho la copia dell’atto notarile redatto in quella occasione.
    Hai fatto bene a ricordare questo personaggio che ebbe una parte importante nella storia genovese.
    Eugenio

    • Eugenio, grandioso come al solito tu!
      Come sarebbe che hai la copia dell’atto notarile? Fantastico, nel tuo archivio non manca nulla!
      I busti risorgimentali ci sono ancora e sono stati anche restaurati, li vedrai nel prossimo articolo.
      Invece gli altri che hai citato e che erano nominati anche nel mio libro mi pare che siano mancanti, ma che peccato!
      Speriamo che poco a poco la Villetta torni al suo antico splendore, intanto l’ho già trovata in condizioni piacevoli e c’era parecchia gente, ne sono contenta!
      Grazie carissimo, ti abbraccio!

  9. Quando leggo questi tuoi racconti di illustri genovesi, ti immagino china sui libri, in giro per archivi e biblioteche a spulciare nella vita della tua città. Mi piace questo immaginarti

  10. Pingback: Una passeggiata a Villetta Di Negro | Dear Miss Fletcher

  11. Pingback: Un curioso aneddoto sul Marchese Gian Carlo Di Negro | Dear Miss Fletcher

  12. Pingback: I giorni genovesi di Alessandro Manzoni | Dear Miss Fletcher

  13. Miss, gran bella figura di nobile, il Di Negro!… del resto, “noblesse oblige”… ma come mai la chiamate Villetta? a giudicare dal giardino, doveva essere tutt’altro che “etta”…

  14. Pingback: Honoré de Balzac, un francese a Genova | Dear Miss Fletcher

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