La stanza della ricamatrice

C’era una volta un paio di  forbici da cucito che non stavano mai zitte.
Apri e chiudi, apri e chiudi, quelle lì cianciavano di continuo e nella stanza da lavoro c’era sempre un certo trambusto.
Accadeva ad ogni ora del giorno, le forbici baldanzose tenevano banco e roteavano nell’aria sorrette dalla sapiente mano di una celebre sarta.
Quelle forbici instancabili tagliavano stoffe e cotonine, sete e imbottiture e non la finivano mai di parlare.
La sarta era piena di inventiva e oltretutto aveva il sonno leggero, così a volte nel cuore della notte si metteva a cucire.
– Ma insomma, qui c’è gente che vuole dormire! – protestavano i bottoni risvegliati dal loro sonno beato.

Bottoni
– Noi non ne abbiamo colpa! – ribattevano le forbici – qui ci sono borsine e pochette da preparare! E si avvicina il Natale, non c’è tempo da perdere!
In questi casi il metro si arrotolava su se stesso e si voltava dall’altra parte, era un tipo che non amava le discussioni.
Tutti gli altri invece, ah! Avreste dovuto vederli!
Dovete sapere che la sarta era anche un’abile ricamatrice e quando si metteva al lavoro le matassine di mouliné facevano a gara per essere le prescelte, ognuna di loro si distingueva con un numero e si era democraticamente stabilito che tutte si mettessero in fila in ordine crescente.
Così, quando sentivano il chiacchiericcio delle forbici, tutte si rizzavano in piedi e si allineavano come obbedienti soldatini.

Fili
– Io non faccio testo – diceva sicuro il nero – io sono unico, vi voglio vedere a prendere il mio posto!
– E lo stesso vale per noi – ribadivano le due tonalità di bianco con tono altezzoso – nessuno ci può rimpiazzare.
Le altre matassine invece erano in evidente concorrenza tra di loro, i rossi bisticciavano in continuazione, i rosa erano più pacati, è vero, ma il fucsia era un vero attaccabrighe e tutti cercavano sempre di non discutere con lui.
I blu e gli azzurri erano giunti ad un compromesso diplomatico: avevano deciso di presentarsi sempre in coppia, pensavano così di avere maggiori possibilità di essere scelti.
I gialli erano prepotenti e litigiosi, dalle loro parti si sentiva sempre questionare.
Il marrone era paziente e rassegnato, ogni tanto scuoteva la testa e sospirando diceva:
– Speriamo di non finire di nuovo a fare il tronco d’albero, mi tocca sempre quella parte lì!
Il viola, per parte sua, considerava un privilegio il fatto di esser scelto di rado, diceva che questo lo rendeva più ricercato.
Era un cuor d’oro il viola, ogni volta accorreva a consolare il beige che soffriva di complessi di inferiorità.
Quando era il momento della selezione il beige scoppiava sempre a piangere e tra i singhiozzi farfugliava:
– Non ce la farò mai a competere con gli altri, a me vengono assegnati solo ruoli di secondo piano!

Fili (2)
E nel frattempo sotto l’armadio si consumava un dramma.
Da molti giorni giaceva sul pavimento un sottilissimo ago che si sgolava per chiedere soccorsi.
– Aiuto! Qualcuno venga a raccogliermi, sono qua sotto!
Ahimé, nessuno sentiva la sua vocina flebile!
L’ago era terrorizzato, più di una volta aveva rischiato di finire risucchiato dall’aspirapolvere, aveva anche avuto incontri ravvicinati con le gatte di casa ma del suo destino nessuno pareva interessarsi.
I ditali erano tipi attenti e sempre pronti a mettersi al lavoro, avevano deciso all’unanimità di fare i turni e avevano anche tentato di convincere le matassine a fare lo stesso ma nessuna aveva dato loro retta, il fucsia in quella circostanza era montato su tutte le furie così i ditali si erano ritirati in buon ordine senza mai più intervenire.
Il puntaspilli invece aveva un bel carattere, era docile e remissivo, faceva il suo dovere senza mai lagnarsi.
Stoico e paziente non si lamentava mai, anche se, a dire il vero, ne avrebbe avuto tutte le ragioni.
Quella stanza era un piccolo mondo, la vita non è semplice per nessuno, credetemi, neanche in un cestino da lavoro.
E poi arrivava lei, la ricamatrice, con cura selezionava i colori, le stoffe e i fili.

Stoffe

E quelli che non venivano prescelti si facevano da parte, tutti sapevano bene che la padrona di casa era solerte e fantasiosa, prima o poi a tutti sarebbe toccato l’onore di finire tra le sue mani.
Lei impugnava le forbici e iniziava a tagliare e loro come sempre si mettevano a parlare, quando poi erano proprio di buon umore addirittura cantavano!
– E basta! In questa stanza non si chiude occhio! – brontolavano i rocchetti di filo.
Accadeva a ogni ora del giorno e della notte, nella stanza della ricamatrice.

Questa storiella allegra è dedicata a Stravagaria, amica creativa che si distingue per il suo buon gusto, lo stile  e l’unicità delle sue creazioni, dalle sue mani nascono solo cose belle e se non la conoscete vi invito a visitare le pagine del suo blog, lo trovate qui, scoprirete un universo di curate raffinatezze.
Suo è questo splendido carillon che ha fatto per me.
E le sue forbici, ve lo garantisco, cianciano di continuo.

CARILLON

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35 pensieri su “La stanza della ricamatrice

  1. Riapro finalmente il mio notebook recuperato “dal dottore” e…eccomi qui cara amica, a leggere un post dal tema a me caro!
    Ti mando un grande abbraccio e lascio caffè cremoso e fumante
    A presto Susanna

  2. Carinissimo questo racconto…. e che amore la scatolina! Beh, Viv la merita davvero una storiella carina perché è bravissima e molto cordiale… e che belle letture che consiglia sempre!
    Dovresti scriverne tanti di racconti, sei brava davvero…
    Un bacione 🙂

  3. Che deliziosa favola! Cominciare la giornata con un sorriso fa veramente bene! E un brava anche a Stravagaria, la maga delle forbici! Come sempre grazie.😘

  4. Bellissimo omaggio, carinissimo racconto.
    Sai che mi si è insinuato subito il sospetto che fosse la nostra Viv? Direi che l’hai ricamata proprio bene: sembra di vederla, intenta a creare…
    Chissà quando lo leggerà… 🙂

  5. Ma che bel post, Miss! Il mondo piccolo degli oggetti da lavoro che si animavano di notte, come nella favola di Andersen… Sono felice di avervi come amica, sia te che Stravagaria! Siete straordinarie e con le mani d’oro!

    • Era da parecchio che ci pensavo a questo post e ieri, come per magia, ha visto la luce 🙂
      In quanto a mani d’oro anche tu non scherzi, cara Rita e come ben sai anch’io sono felice di avervi tra le mie amiche!

    • Eccoti qua, Manu, amica creativa di cose bellissime!
      Secondo me le tue matassine sono sempre sull’atttenti, chissà come bisticciano tra di loro per finire nei tuoi ricami 🙂
      Bacioni, cara, grazie davvero!

  6. Adorabile! Posso condividerla su fb, nella pagina del Cantafiabe Smemorato? Chiaramente attribuendola a te. Se non ne hai voglia, nessun problema, chiaramente.
    E scrivine altre.

  7. Nooooo, non ci posso credere! Pensa che stamattina ho visto nelle notifiche che avevi postato un racconto e mi sono detta “Questo lo tengo per la pausa pranzo così me lo gusto in tutta calma”. Mai avrei pensato che ci fosse una sorpresa così bella ad attendermi. Sono letteralmente senza parole, con un gran sorriso stampato sula faccia… ora lo devo far leggere a tutti! Grazie amica cara mi hai fatto davvero un regalo splendido 🙂

    • Haha, era un po’ che ci pensavo, ieri pomeriggio l’ho scritta, sono felicissima che tu sia piaciuto Viv, grazie di cuore a te!
      Oh, mi raccomando, guarda un po’ sotto l’armadio, c’è l’ago che si sta sgolando 🙂 Bacioni!

  8. Buon pomeriggio, mia cara Miss Fletcher! Che favola gioiosa! Complimenti davvero per la fantasia e per la capacità di saper far “filare” – tanto per restare in tema 😉 – la storia! Andrò di sicuro a curiosare il blog dell’amica cui la favoletta è dedicata. Un abbraccio

    • Grazie cara Barbara, soo contenta che ti sia piaciuta, io mi sono veramente divertita a scriverla 🙂
      Spero che tu legga questa mia risposta perché ci tenevo a dirti che ieri ho visitato il tuo blog ma non mi è stato possibile lasciarti un commento in quanto è impostato solo per account google e non so come fare.
      Il blog di Stravagaria ti piacerà, ne sono più che certa, è un luogo dove si respira armonia e bellezza. Grazie a te e un caro saluto!

  9. Mia cara Miss, chissà cosa ho combinato con le impostazioni a suo tempo! Proverò a rivedere la modalità di inserimento commenti… Io ti ringrazio di cuore per la visita e soprattutto per avermi voluto menzionare qui, a “casa” tua.
    Ricambio il saluto e a presto. 🙂

  10. Bellissimo. Ho pensato a Stravagaria dalla prima forbiciata. Credo leggerò questa favola a mia figlia. Il carattere dei colori poi è formidabile. Viv se la merita proprio questa fiaba magica, come le sue mani

    • Ooooh, che onore! E’ una gioia avere dei piccoli lettori, spero che la tua bimba si diverta ad ascoltarla 🙂
      E sì eh, dalla prima forbiciata, eccola lì la nostra Viv!
      Bacioni cara, grazie!

  11. Pingback: Christmas ornaments #10 | STRAVAGARIA

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