Italino, il bimbo che giocava con il cerchio

Questa è la storia vera di un bambino vissuto nel secolo scorso.
Siamo nell’anno 1925, è un caldo pomeriggio d’agosto, il clima estivo invoglia a restare all’aperto.
E come tutti i bimbi il nostro piccolo protagonista ama correre e giocare in libertà.
Ha appena 5 anni, il suo nome è Italo ma in famiglia tutti lo chiamano Italino, è un piccino gioioso ed allegro.
Abita in un quartiere che in molte sue parti è rimasto immutato, Italino è un bambino del Carmine e la sua casa è in Piazza di San Bartolomeo dell’Olivella.

San Bartolomeo dell'Olivella (8)

Per la precisione  al civico numero otto e così quando Italino va a giocare se ne esce di corsa da questo portone.

Piazza di San Bartolomeo dell'Olivella

Presto, presto, giù per la creuza, i suoi passi di bimbo rimbombano sopra i mattoni e le pietre!

Piazza di San Bartolomeo dell'Olivella (2)

Italino non ha più la mamma e mai ha avuto il calore del suo abbraccio, lei è morta nel darlo alla luce e qui al Carmine, dove tutti si conoscono, le donne del quartiere sono affettuose e dolci con lui.

Piazza San Bartolomeo dell'Olivella

Presto, presto  la strada che Italino percorre sbuca in Salita di Carbonara.

Salita di Carbonara

Qui, dove si sale verso i giardinetti.
Lo sguardo attento del papà segue il piccolo Italo che va incontro al suo destino.

Salita di Carbonara (2)

Il bimbo ha con sé uno dei suoi passatempi preferiti, il cerchio.
E gioca a spingerlo e a farlo andar lontano, in questi giardinetti.

Giardini di Carbonara

Corri, corri! Una curva dopo l’altra, che felicità!

Giardini di Carbonara (2)

E d’improvviso accade l’imponderabile, per sventura il cerchio va a finire tra le gambe di un giovane uomo.
Costui posa il suo sguardo sul bimbo ed i suoi modi sono così calmi e tranquilli che Italino non ha nessuna reazione particolare, non sembra affatto spaventato.
L’uomo solleva il piccino tenendolo sotto le ascelle e il padre di Italo che da lontano assiste alla scena non percepisce alcun pericolo, semplicemente crede che il giovane voglia dire due parole al bimbo in merito al fatto che l’ha urtato con il cerchio.
E invece l’uomo alza ancor più in alto Italino e con un gesto rapido quanto inatteso lo butta giù dal muraglione, da un’altezza di 15 metri.

Piazza San Bartolomeo dell'Olivella

La storia tragica di questo bimbo genovese mi è stata raccontata dal mio amico Eugenio, io avevo il desiderio di conoscere i dettagli e così sono andata a consultare l’archivio storico del quotidiano Il Secolo XIX sul quale è riportata la drammatica notizia, Eugenio poi mi ha inviato altri articoli tratti da diversi giornali.
I cronisti narrano con partecipazione anche ciò che avvenne dopo.
Chi ha ucciso il piccolo Italino? E perché?
Il responsabile è un uomo di Rivarolo affetto da disturbi mentali, si chiama Ludovico e in passato è stato ricoverato in manicomio.
Si viene a sapere che il giorno precedente aveva dato segni di squilibrio,  si era presentato dai Carabinieri dicendo di aver buttato una bambina giù dal muro di Corso Mentana, aveva poi ritrattato ma in quell’occasione era stato posto in osservazione presso la Croce Verde e in seguito rilasciato.
Ludovico è incapace di intendere eppure, malgrado i suoi problemi, in qualche maniera comprende la gravità del suo gesto.
E mentre in diversi si affrettano a soccorrere il bimbo, Ludovico si getta in una fuga disperata, si scapicolla giù per il Carmine e ad inseguirlo sono le persone che hanno assistito alla drammatica scena.
Nessuno sa che quell’uomo è gravemente malato, tutti credono che abbia agito solo per crudeltà, Ludovico viene travolto e percosso da una folla inferocita.
Sopraggiungono anche le autorità e riescono a sottrarre Ludovico alla furia della gente, lo caricano su una macchina pubblica e lo portano nello stesso Ospedale dove viene assistito Italino.
Il bimbo è grave, ha delle fratture e delle ferite che lasciano poca speranza, il padre di lui è al suo capezzale e quando apprende che il responsabile di quella tragedia non è in sé pronuncia parole che stupiscono gli astanti, chiede che egli venga curato con lo stesso amore e con la stessa dedizione riservati ad Italino, nella sua voce tremula e addolorata non vi è ombra di risentimento.
Italino Iacomelli, di anni 5, lasciò questo mondo in quella stessa notte.
Ebbe un destino amaro al quale era corso incontro inseguendo il suo cerchio e se andrete a Staglieno è così che lo troverete, intento nel gioco mentre mani inconsapevolmente crudeli lo strappano alla vita.

Italino Iacomelli (2)

Giglio immacolato, così si legge sulla sua lapide che ricorda la tragedia che pose fine alla sua breve esistenza.
Al suo funerale giunsero migliaia di cittadini, al passaggio del corteo funebre i negozi abbassarono le serrande delle loro botteghe.
E ci sono dei fiori, qualcuno li ha lasciati per lui.

Italino Iacomelli

Questa è la storia di un bimbetto del Carmine che in un pomeriggio d’estate se ne andò ai giardini di Carbonara.
E resterà per sempre Italino, il bimbo che giocava con il cerchio.

Italino Iacomelli (3)

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58 pensieri su “Italino, il bimbo che giocava con il cerchio

  1. Cara Miss veramente un fatto,una storia strappacore,strappalacrime come si dice da queste parti,che oggi avrebbe scatenato tutti i media nazionali e non,povero Italino, e che grandezza d’animo il papà e poi successo in un quartiere di Genova,il Carmine cosi bello e ricco di calore umano….Cmq resta il fatto della tua grande capacità di renderci partecipi e aggiornati alle vicende ns amata Zena,nella gioia e nella tristezza,in maniera sublime,grazie Miss un caro Saluto!!!:)))

    • Sì, anche a me ha colpito la grandezza d’animo di questo povero padre così duramente colpito nei suoi affetti.
      Se poi pensi che la mamma è morta di parto, accadeva spesso a quell’epoca, lo so, comunque si tratta di una famiglia davvero molto sfortunata.
      Grazie Pino, è un onore leggere le tue parole, sei sempre meravigliosamente generoso!
      Un abbraccio e un caro saluto a te!

  2. Una storia sconvolgente e triste, ma tu hai saputo raccontarla con molta dolcezza…le foto sono splendide, come poesie.Grazie.Non conoscevo questa vicenda e nei miei giri fotografici a Staglieno non mi era mai capitato di vedere questa tomba: la cercherò.

  3. triste e commovente questo racconto.. ci insegna però come, anche nelle storie più tragiche, esistano sempre i buoni sentimenti come la straordinaria capacità di perdono e pietà del padre di Italino che chiede ai medici di curare con amore anche Ludovico! Che questo ci faccia riflettere..ricordandoci di conservare speranza ed ottimismo anche nei momenti difficili. Sei sempre un meraviglioso stimolo alla riflessione Grazie Angelica

  4. Riesci a scovare storie incredibili. Ammetto di aver pianto, sia per Italo che per Ludovico. un destino infame che si e’ accanito su entrambi. Grazie Miss per questo pezzetto di storia

  5. Hai una dote, lo sai, e fai bene a condividerla. Le tue storie sono toccanti perché ci metti tutta la passione della ricercatrice e della persona che con affetto riporta alla luce le storie di chi non c’è più. Bacioni, grande Miss!

  6. La nostra città è piena di fatti anche drammatici come questo, e la nostra cara Miss ce li espone splendidamente con la giusta dose di tatto necessaria.
    Eugenio

  7. non sai quanto mi sono commossa leggendo questa storia così triste, la vita sfortunata di un bimbo di cinque anni, la sua gioia e la sua allegria stroncate in maniera così atroce. E guardo le tue fotografie, il Carmine, l’Olivella ed i giardini Carbonara, legati per me ai miei figli bambini ed ai mille giochi fatti lì, quando uscivano da scuola . Mi capita di passarci anche ora, nelle mie passeggiate con la mia canina….e da ora in poi getterò un bacio in aria, sperando che giunga a quel bimbetto. Emanuela

  8. Mamma mia, che emozione!!! Cara Miss, mi hai fatto ricordare una storia sentita in terza elementare quando la mia adorata maestra, Maria Poggi, ci aveva accompagnati a Staglieno! Grazie! ❤

  9. Stasera leggendo il tuo blog ho le lacrime agli occhi. Che tristezza! Penso a quel povero padre che pur nel suo immenso dolore ha saputo perdonare.
    Un abbraccio Miss.

  10. Cara,
    Sono una genovese espatriata da parecchi anni e da quando ho scoperto questo sito lo leggo spesso e con grande piacere. Abbiamo in comune l’amore per le cose del passato. Anch’io a volte (come te) mi ritrovo ad immaginare scene del passato nei luoghi in cui mi capita di passare.
    Questa storia mi ha commossa. Ti ringrazio per questo bel sito e per la grazia con cui lo arricchisci ogni giorno.

    • Cara Bianca, benvenuta tra le mie pagine, mi fa davvero piacere che tu mi abbia scritto.
      Posso chiederti da dove mi scrivi? E’ bello sapere che le mie storie e le mie immagini arrivano nella tua casa.
      La storia di Italino è davvero commovente, volevo avesse uno spazio qui, questo bimbo di Genova che ha avuto vita così breve.
      Grazie di cuore delle tue belle parole, buona serata a te!

  11. Carissima Miss Fletcher,
    leggo sempre il tuo blog con molto interesse.
    Non sono genovese di nascita, e non ci vivo, ma sento Genova come luogo dell’anima ed è lì che mi rifugio quando ho bisogno di riflettere e stare un po’ con me stessa… Non so perchè, ma a Genova mi sento a casa come in nessun altro luogo… è come se ci fossi già stata in un’altra vita. Amo i luoghi che descrivi nei tuoi post, alcuni sono posti in cui sono stata nel mio girovagare e che ho riconosciuto subito come “miei” la prima volta che li ho visti.
    Staglieno è uno dei miei luoghi dove mi sento più in pace, ci torno spesso da sola, amo l’arte e amo i cimiteri e Staglieno è una bellezza infinita da scoprire…
    Grazie per averci raccontato con tanta sensibilità la triste storia di Italino, ho notato la sua tomba in una delle mie visite, mi aveva colpito senza sapere nulla… La mia prossima volta a Genova mi piacerebbe tornarci e portargli un fiore, ma non sono sicura di ritrovarlo… è nel boschetto irregolare o sbaglio?

    Grazie davvero per come racconti la nostra Genova.

  12. Signora Fletcher
    Sono abitante del n 8 di s bartolomeo dell’olivella! D’estate il mercoledì la sera spesso , almeno giuno e luglio, con molti amici del quartiere, ci vediamo per delle cene o aperivi o apericena!
    Ci piacerebbe avere lei una volta come ospite.
    Lo scriverò qui e se lei volesse intervenire saremmo onorati.

  13. Mi scuso perché non ho guardato prima la risposta, e non aver potuto apprezzare prima il piacere di poterla avere come ospite ln occasione di un nostro futuro “banchetto”,….. comunque son fatto così!
    Alla prima occasione non mancherò di ricordarle l’invito.
    Stasera ero sull’uscio della cantina, all’Olivella, e due coppie, di signori guardavano stupefatti, avevano il solito sguardo dei visitatori, che non credono ai loro occhi, osservavano le diverse prospettive della Piazzetta. Ovviamente ho attaccato discorso e poi ho consigliato il suo blog. E loro a chiedermi cosa avesse do condividere il nome inglese, con la conoscenza approfondita di storie luoghi e persone di Genova, ho risposto che il coolegamento non lo sapevo ma le descrizioni erano fatte bene e verificabili.
    Salito in casa son venuto a vedere il blog trovando la gradita sorpresa!
    Grazie Signora buonaserata

  14. Cara miss,mio suocero,nato anche lui in piazzetta dell’Olivella mi ricordava questo episodio.Lui era piccolissimo ai tempi della tragedia di Italo,ma le mamme della piazza avevano poi trasformato l’episodio in una sorta di esempio di ciò che poteva accadere se si fossero allontanati di casa,un po come successe molto più tardi,quando ero bambina con la vicenda della povera Milena Sutter

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