Solitarie attese

Il primo è un ragazzo, butta lo zaino per terra, si stravacca sulla sedia, accavalla le gambe e incrocia le braccia.
Indifferente, come solo gli adolescenti a volte sanno essere, non si spazientisce e resta lì, in solitaria attesa.
La signora invece non ha tempo da perdere, quando sarà il suo turno la vedrete battere nervosamente il piede e guardare in continuazione l’orologio.
Ha da fare la spesa, deve passare in tintoria, poi in banca e la mattinata è tutta un gioco d’incastri, dieci minuti di ritardo e salta la tabella di marcia.
Il professionista, ligio e puntuale, invece arriva sempre con discreto anticipo, è un tipo accorto e preferisce parare i colpi affinché non si verifichino imprevisti.
Si accomoda, posa la valigetta sulle ginocchia, la apre, estrae il suo iPpad e si immerge nel lavoro.
La solitaria attesa, ognuno la affronta a suo modo mostrando la propria maniera di stare nel mondo.
Concitata, tranquilla, frenetica, ansiosa o impaziente.
Sai stare in coda?
Sai rispettare lo spazio altrui senza invaderlo?
Sai attendere che un amore si riveli autentico e sincero?
E tu che cammini più veloce, sei capace di fermarti e aspettare il tuo amico che è rimasto indietro?
Sai perderti in un sogno tutto tuo mentre aspetti un autobus che non arriva?
Guardate le ragazze, le ragazze giovani, che siano sole o in compagnia, sembrano sempre avere per la testa un turbine di pensieri impenetrabili.
E in certe solitarie attese magari sbuffano insofferenti, anche loro hanno fretta, forse la loro è solo naturale fretta di vivere che non ammette ritardi di sorta.
Tempo fa, qui nei dintorni, vidi delle sedie piazzate nel gabbiotto dell’autobus.

Sedie

Un improvvisato salotto per gli utenti di un piccolo mezzo di quartiere, allora si verificò un fatto curioso del quale scrissi in questo articolo.
Di recente sono passata di nuovo da quelle parti e non ho potuto fare a meno di notare che lo cose sono decisamente cambiate.
Comunque se qualcuno dovesse cadere preda della noia a breve distanza c’è un’edicola, si può sempre rimediare una rivista da leggere per ingannare il tempo.
Del resto si sa, ognuno ha la propria maniera di affrontare certe solitarie attese.

Sedia

17 pensieri su “Solitarie attese

  1. Sedie che vanno sedie che vengono…ma soprattutto che vanno mi sembra di capire 😉 e poi ci sei tu che quando guardi le vite degli altri le racconti meglio di quanto farebbero loro stessi 🙂 buona giornata!

  2. Cara MIss Fletcher, qui dove abito non prendo mai autobus. Sono auto-munita ed anzi faccio spesso da taxi al figlio più piccolo, ancora senza patente.
    Ma quella fermata è esilarante. Io mi sono identificata nella signora presa dal “gioco d’incastri”: una corsa continua e frenetica 🙂
    Buona domenica
    Susanna

  3. Bellissimo ritratto dell’attesa. Nella prima versione le quattro “sedie” avrebbero potuto far amicizia dato che ognuna ha una personalità differente. Nella seconda versione la “sedia” non mi sembra da rivista presa in edicola, ma più da romanzo classico.
    In ogni caso che bello vedere delle sedie “normali” nella tettoia d’attesa rende tutto più casalingo. 😘

  4. Era da un po’ che non vedevo un gabbiotto così.Ormai ci sono solo quelle cose orribili tutte di vetro, con i sedili che sembrano griglie per cucinare, dove entra il vento e anche la pioggia.Ma dicevano che ce le hanno regalate e quindi.. 😦

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