Lettere al direttore e mugugni del passato

Cosa fanno i poveri cittadini quando si presenta un problema e non sanno a chi rivolgersi?
Ci sarà pure qualcuno disposto a dar retta alle lamentele della gente!
Qui ci vuole una bella lettera al direttore!
Cari amici, oggi apriremo insieme i giornali del secolo scorso e leggeremo alcuni mugugni dei genovesi dei passato, sfogliando diversi numeri del quotidiano Il Lavoro ho raccolto alcune piccole perle.
Di cosa si lamentano i genovesi?
Della sicurezza, della pulizia e di certe pessime abitudini.
Con cautela però, molti di essi evitano di render pubblica la propria identità e per firmarsi scrivono: un assiduo.
E’ l’anno 1911 e un commerciante di Via Tommaso Reggio prende carta e penna e scrive appunto al Direttore.
Ha molto da ridire, poveretto!
Pare che si sia beccato una multa per aver versato un po’ d’acqua sui gradini del suo negozio e intanto lì di fronte cosa succedeva?
Due massaie svuotavano le cassette di rumenta – leggasi spazzatura per i foresti – proprio sotto le sue finestre, davanti ai vigili che però non hanno battuto ciglio!
Più tardi mentre il poveretto stava chiudendo il negozio da uno dei piani alti qualcuno ha fatto volare di sotto due sacchetti di rifiuti, roba da matti!

Via T. Reggio

Siamo ancora nel 1911 ed ecco un gruppo di genovesi che scrive con solerzia al Direttore per segnalare la chiusura dei Portici sotto al nuovo Palazzo della Borsa.
Ecco lì, si è costretti a passare per Via XX Settembre tra le pietre e tra nuvole di polvere, ovvio, stanno lastricando la strada, un bel disagio!
E oltre al danno la beffa, i portici sono fastosamente illuminati però non ci si passa, ci rendiamo conto?
Cari assidui, ieri mi trovavo a De Ferrari e mi sono domandata se la fontana con l’acqua colorata sarebbe di vostro gradimento.
Sotto ai portici, per fortuna, noi ci passiamo!

Piazza De Ferrari

Un altro genovese invece ha delle rimostranze da fare a proposito della manutenzione di una certa creuza, Salita San Rocco.
Siamo alla fine degli anni ’20 e questo concittadino lamenta le cattive condizioni di quella strada, scrive che una donna è pure caduta e c’è sempre gente che finisce a gambe all’aria, dovreste sentire l’irripetibile sequela di improperi che escono dalla bocca dei cittadini in circostanze come questa!
E come si firma l’autore della missiva? Tuo vecchio assiduo che abita lassù sulla montagna.
Però che vista dalle alture, impagabile!
Basta non rotolare giù per le creuze!

Genova

Quartiere che vai, mugugno che trovi!
C’è un cittadino che scrive dalla zona di Marassi, parla di certe case di recente costruzione tra Corso Galliera e Via Monticelli, dice che lì c’è una piazza e nessuno ha pensato di spianarla.
Che si riferisca a Piazza Carloforte? Credo di sì!
E comunque non c’è neppure il marciapiede e quando piove ci si inzacchera in maniera indicibile, per non dire del fatto che manca pure l’illuminazione!
E conclude puntualizzando che anche quelli di Corso Galliera sono contribuenti tanto quanto i signori di Via XX Settembre e di Via Roma.
E ha ragione, caspita!

Corso Galliera

Corso Galliera – 1920
Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Non va meglio in Via Porta d’Archi, un altro lettore segnala che la strada sarebbe da pulire, lì c’è pieno di osterie e macellerie, va lavata con una certa costanza quella strada!
E Via Vallechiara?  Dimenticata da tutti, scrive un abbonato nel 1925, quella strada proprio non viene mai lavata!
C’è quello che si lamenta delle code in posta: solo due addetti allo sportello e mezz’ore di attesa per fare un telegramma.
Un altro pover’uomo racconta le sue odissee per andare in visita ai malati all’Ospedale San Martino.
I mezzi sono affollati, non si respira e si soffoca dal caldo, tutti pigiati come sardine, non si può far questa vita!

Il tram

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

E da ultimo vorrei ricordare il Signor Parodi, anche lui scrive nell’anno 1925.
In quel periodo sono allo studio diversi progetti urbanistici e lui ricorda una delle proposte avanzate da Luigi Arnaldo Vassallo, Gandolin, un tempo direttore del Secolo XIX: l’apertura  al pubblico dei giardini di Tursi.
Tutta la cittadinanza ne sarebbe più che felice, il Signor Parodi ne è certissimo!
Caro Signor Parodi, anch’io spero da tempo che questi giardini vengano restituiti alla comunità in modo che genovesi e turisti possano visitarli e godere di tanta bellezza.
Porti pazienza, vedrà che prima o poi ce la faremo!

Via Garibaldi

35 pensieri su “Lettere al direttore e mugugni del passato

  1. I Genovesi sono famosi soprattutto per la focaccia… ma anche per un tratto peculiare del loro carattere: il mugugno… e qui miss ci dimostri che è sempre stato così… 😉

  2. … e comunque leggendo il pezzo di San Rocco ho riso come una deficiente….. mi ci si sono ritrovata da matti…. specie nella firma… anch’io dico sempre a quelli di san Rocco che vengo dalle montagne di Salita Granarolo …. praticamente suo naturale proseguimento 😉

  3. Ora mi metto di buzzo buono e comincio le mie segnalazioni. Direi che in primis metterei le buche sull’asfalto, e poi certe cattive abitudini di chi sporca il suolo pubblico. Poi continuo, eh… ché il mugugno non è solo prerogativa genovese 🙂
    Bacioni cara!

  4. Grandioso.Il mugugno è libero..mi ricordo alla radio diecimila anni fa la rubrica di Ratella al notiziario regionale.”Vou dîxe u sciû Ratèlla ch’a fôa a l’é senpre quella: pe fâ anâ e côse drîte ghe vœ ‘na bèlla lîte”.Marzari, che ricordi… Traduci tu per i “foresti”? 🙂

    • Meraviglioso Riyuren!
      Un mugugno perfetto che però non mi sembra di aver mai sentito, una vera perla.
      Credo che la traduzione sia questa: Voglio dire al Signor Ratella che la favola è sempre quella, per far andar le cose dritte ci vuole una bella lite.
      Giusto? Io esperta di dialetto proprio no!
      Un abbraccio cara, grazie!

  5. come sempre i mugugni a genova sono tanti..e gratis….alcuni ( vedi buche e pulizie delle strade ) sembrano presi dai giornali del giorni nostri…

  6. la cosa incredibile è che sono gli stessi argomenti delle lettere che , quotidianamente, arrivano al Secolo XIX! E mi chiedo…..ma gli assidui di oggi (…e ce ne sono, si firmano, conosco i nomi a memoria e quando per qualche giorno non vedo loro lettere temo siano passati a miglior vita!) sono forse i nipoti di quelli di ieri??
    Per quanto riguarda i giardini di Palazzo Tursi….chissà, forse riusciranno a vederli aperti i miei pronipoti: mio nipote no, ha due anni e mezzo e, con i tempi genovesi, credo proprio che non ce la farà!
    un abbraccio, carissima. Emanuela

  7. ”Vou dîxe u sciû Ratèlla”significa “ve lo dice il Sig. Ratella” Pensa Miss che mio padre aveva il 45 giri di questa canzone genovese…. spero che mia mamma non l’abbia buttato via, domani lo cerco!!

  8. E ma certe sono vere ingiustizie! Che bel post Miss, divertente se vogliamo ma per quei poveretti i disagi c’erano eccome. La cartolina che ritrae il pullmann è impressionante… altro che sardine! Oh mamma! Insomma mi par di capire che anche un tempo non andava proprio tutto bene… Un bacione Miss!

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