Gente comune nelle cartoline di Genova antica

A volte in certe immagini del passato trovi un mondo che diversamente non potresti mai vedere, a volte  puoi scorgere certi dettagli nelle strade percorse dalla gente semplice e comune.
Così nasce questo post, osservando le cartoline di Stefano Finauri mi sono accorta di una particolare figura ritratta dai fotografi e ho iniziato una piccola ricerca dedicata a una precisa categoria di lavoratori.
E poi fatalmente altre persone hanno colpito la mia attenzione, accade sempre.
Venite con me, andiamo indietro nel tempo e iniziamo il nostro breve viaggio in Piazza della Nunziata, come sempre c’è un gran viavai.

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Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

E al centro dell’immagine si nota una donna ritratta di spalle, lei da sola è già un romanzo tutto da scrivere.
Chi sarà mai costei? E’ una levatrice, una sarta, una lavandaia?
E cosa c’è il quella sua borsa voluminosa che sembra così pesante?
Lei per me è la Scià Colomba, sono quasi certa che questo sia il suo nome, la conoscono tutti da queste parti.

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Lì accanto a lei, impegnati in un lavoro faticoso e sfibrante, ci sono alcuni uomini ed è proprio a loro che è dedicato questo articolo, sono gli spazzini della vecchia Genova.
Con tutti quei cavalli c’era bisogno di una certa solerzia per tenere pulite le strade e qui sono addirittura in tre a darsi da fare, sullo sfondo si nota un tizio che sembra osservare il loro lavoro, a dire il vero pare un po’ perplesso.

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E sull’angolo con Via Polleri si nota l’insegna dell’ufficio postale, lì sotto c’è pure la gente in coda!

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Spostiamoci in una piazza lussuosa ed elegante, a Fontane Marose ci sono uomini d’affari e ragazzini vestiti con l’abito da marinaretti.

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Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

E sì, ci saranno avvocati, notai, alcuni forse discutono di alta finanza e c’è anche una figura non meno importante: lo spazzino.

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In un altro scatto di Fontane Marose si nota un curioso particolare: nei pressi del lampione ci sono il cesto e la ramazza, poi c’è uno strano contenitore.
Che sia un cassonetto d’epoca? E se non lo è qualcuno di voi sa di cosa si tratti?

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Scendiamo in San Lorenzo e qui la folla è ancora numerosa.

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Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

E ancora ecco l’uomo che fa in modo che le dame genovesi non si sporchino il bordo dell’abito, è grazie a lui se le strade sono pulite.

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E poi se scendete a Caricamento ecco cosa vedrete, all’epoca questa era Via Carlo Alberto.

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Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Fate caso alla parte sinistra dell’immagine, in ombra c’è un uomo seduto su un gradino.
Sarà un mendicante?
Certe vite vengono dimenticate, restano lì, in un angolo.
Eppure c’è anche lui in questa fotografia, c’è anche l’uomo seduto per terra.

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E ci sono le insegne, tra le altre una indica la trattoria e una si riferisce a un negozio che vende turaccioli di Spagna.

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Un cavallo, un calessino e lì accanto chi c’è? Sempre lui, lo spazzino!

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E ancora, andiamo in Piazza del Principe.

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Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Un carro con le botti, un altro mezzo che ha come destinazione Rivarolo e poi gli uomini con la ramazza e il cesto, uno dei due sembra che si sia accorto del fotografo.
E osservate la strada, mi sembra piuttosto pulita.

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E questa è Corso Andrea Podestà, nel quartiere di Carignano.
Si va al passeggio, c’è chi porta fuori il cane e i bambini giocano per la strada.

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Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Marito e moglie camminano fianco a fianco, lui pare avere un bastone.
E lì in primo piano ci sono due bimbetti e ancora l’uomo con il cesto e la scopa.

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E naturalmente se si va a zonzo con me si finisce sempre nei caruggi!
Eccoci in Soziglia, in un giorno qualunque, come sempre qui c’è un sacco di gente, questi siamo noi, in un altro tempo.

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Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

E anche nei vicoli si incontrano vite che sono romanzi, poesie e supposizioni.
C’è la bimba con il cagnolino al guinzaglio e una donna di una certa età dall’aspetto severo, sembra immersa nei suoi pensieri.

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La ragazza con lo scialle è innamorata, ne sono certa, ha quel fare quasi svagato, pare che quasi non si accorga delle persone che la circondano.
E colei che invece si vede di spalle al centro della foto è una madre di famiglia e corre a casa dai suoi bambini, ha il passo svelto e deciso.

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E poi c’è un gruppo di amiche.
Sono eleganti e raffinate, indossano vezzosi cappellini, direi che sono uscite insieme a far compere.
In mano reggono dei pacchi, secondo me hanno comprato delle stoffe per rinnovare il guardaroba.
E chiacchierano, lo shopping non è ancora terminato, ci giurerei!
Chino sulla strada, di fronte a loro, c’è un uomo.
Ha la scopa, il capiente secchio e una paletta.
E compie il suo lavoro a beneficio di tutta la comunità.
In quanti scatti ho trovato gli spazzini!
In ogni strada e in ogni piazza della Superba c’erano anche loro, preziosi custodi della bellezza di Genova.

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26 pensieri su “Gente comune nelle cartoline di Genova antica

  1. Le vecchie foto sono preziosissime per carpire notizie e curiosità. A volte sono così dense e affollate che per vedere tutto ci vuole una lente di ingrandimento…e so per certo che tu l’avrai, lì sulla tua scrivania pronta a scandagliare il dettaglio più nascosto. 🙂 onore agli spazzini, dunque, e un monito per tutti: teniamo pulite le città in cui viviamo, sono la nostra casa all’aperto! Baci!

    • C’è da perderci la testa, cara Viv, dettagli minuziosi, espressioni dei volti, abbigliamento, ogni piccolo particolare è una domanda.
      E la tua definizione delle nostre città è perfetta, è la nostra casa all’aperto, sarebbe bello che tutti se ne ricordassero.
      Grazie cara, un bacione a te.

  2. Quanto mi piace passeggiare nel passato con te Miss! Ogni volta ci mostri la nostra bella città e le persone che un tempo l’ abitavano da un’ angolazione diversa. Con te si va veramente alla recherche du temps perdu!

  3. Grazie, Miss! Hai cambiato la mia ottica: ho molte cartoline, e osservando i personaggi, mi son sempre detto “Pensa che son morti tutti, ma tutti”. Da ora in poi vedro’ “Noi in un altro tempo”, e vi cercherò la Colomba, la Cesira, o Parodi …

    • Che bello, Carlo!
      E certo che siamo noi, guarda bene l’immagine di Soziglia, a parte gli abiti è tutto come allora, siamo proprio noi in un altro tempo.
      Buona giornata a te e grazie!

  4. Credo che il cassonetto fosse di servizio: lo spazzino buttava dentro la rumenta quando la corba, o altro contenitore di cui era munito, era piena, poi passavano a ritirare il cassonetto con un (auto)carro.

  5. Bellissimo trarre storie e descrizioni da delle immagini, è divertente farlo oltre che riceverlo. Noto che gli spazzini avevano già all’epoca il loro bel da fare 😀 e la signora Colomba…. davvero un personaggio curioso 🙂 Buona giornata Miss, un abbraccio.

    • Sai, a guardare queste immagini ogni supposizione a volte mi sembra poca cosa, fantasticare sulle vite degli altri però resta un gioco bello e affascinante!
      Grazie a te Orietta!

  6. Come fai parlare Genova e la sua gente tu cara Miss non c’è nessuno,sei più brava di un commediografo,di un soggettista del Cinema,accipicchia che intuizioni macchiettiste sai tirare fuori dal tuo magico cilindro non mi rimane che farti tanti complimenti di tutto questo…è veramente magico e prezioso vedere e leggere questi preziosi articoli di vita e storia genovese Grazie ti abbraccio cara Miss!!!:)

    • Pino, come sempre sei splendidamente generoso!
      E non si smette di meravigliarsi davanti a questi frammenti di passato, hanno qualcosa di unico e famigliare, hanno il fascino dei luoghi che conosci diversi eppure sempre uguali.
      E i volti sono dei veri romanzi, sì.
      Un abbraccio grande a te caro, grazie delle tue belle parole!

  7. Siamo noi in altri tempi… come viaggio volentieri con te nel tempo. È come un romanzo. E solo tu potevi dar voce agli spazzini, gli “operatori ecologici” che fanno un lavoro indispensabile e ancora poco apprezzato. Grazie di questo viaggio Miss

  8. Eccoti, sei proprio tu la Miss Fletcher di nome e di fatto! Le tue indagini certosine ma, soprattutto, una grande sensibilità che ti porta a caratterizzare i personaggi ignoti, solo dall’analisi attenta di particolari che non a tutti appaiono immediatamente. Saresti stata una brava psicologa.
    E questo tuo fantasticare sulle vite altrui, di personaggi d’altri tempi e sconosciuti…è piacevolissimo!
    Un abbraccio Susanna

  9. Miss, mi piace quel: “siamo proprio noi in un altro tempo”… ci aggiungerei solo: “quando ancora non sapevamo che saremmo diventati schizzinosi”…
    buona serata…

  10. E’ interessante la macchina per il lavaggio delle strade, si vede i getti dell’acqua nella parte bassa del carro cisterna, che era trainato da un cavallo.
    Quello che si vede a fianco al lampione è un carretto a mano in cui veniva riposto sia la cesta piena che le scope, infatti alle scope veniva tolto il manico, che veniva inserito a fianco del carretto, si vede una di queste scope senza manico appoggiata al lampione, il carretto era di legno con una ruota e due piedini mentre i manici erano mobili.
    Di questi carretti ne ho visto alcuni nel deposito della Volpara negli anni sessanta, erano pesantissimi, i poveri spazzini lo stipendio se lo guadagnavano tutto.
    Il trattamento peggiore lo avevano quelli che ritiravano la spazzatura nei palazzi, salivano le scale suonavano il campanello è l’utente apriva la porta con il secchio in mano pronto ad essere vuotato nel sacco, avevano la giacca sempre unta e sporca, dal sacco che si mettevano sulle spalle trasudavano i liquidi, era una vera sconcezza, era l’antico servizio porta a porta.
    Eugenio

    • E’ vero, c’è la scopa senza manico, grande Eugenio, sei come sempre unico!
      E i dettagli che aggiungi danno il quadro della situazione, davvero era una vita dura quella degli spazzini.
      Grazie carissimo, i tuoi commenti sono sempre un prezioso contributo ai mie post, un abbraccio grande a te!

  11. Le vite vere dei tuoi racconti sono sempre uno squarcio nel tempo improvviso, che ci proietta in quel mondo con naturalezza e semai un certo senso di estraneita’ al nostro quotidiano. Ci fai percepire quella realta’ quasi piu’ vera e sentita della nostra, luogo dove i ricordi e l’immaginazione scoprono di conoscere sentimenti e relazioni che ci eravamo invece abituati a trascurare. Con un pizzico di emozione, uno sprazzo di pelle d’oca a sentire il cuore che pulsa. Grazie, come sempre.

    • Benvenuto tra queste pagine!
      Il tuo commento a dir poco mi commuove, sono felice che le mie fantasiose divagazioni suscitino questi pensieri, grazie di vero cuore delle tue belle parole!

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