Da un diario genovese del passato: tram, treni e… cortei

Si torna nel passato, leggendo le pagine del diario di Francesco Dufour, dopo il primo post ecco per voi un nuovo brillante racconto a suo modo sorprendente.
Ditemi, quando cercate parcheggio per la macchina quanto girate prima di trovarlo?
E invece in altri anni…

Si poteva parcheggiare dappertutto; io lasciavo la macchina per delle ore in mezzo a Via Balbi.
Papà mi diceva che quando era ragazzo in Via Balbi giocavano alle bocce; i cocchieri passavano cercando di evitare il pallino.
Mi disse pure che un tempo in Via Balbi lavorava un cordaio che attorceva le corde lungo il marciapiede.

Via Balbi

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

La nostra Torpedo aveva in più due sediolini che si chiamavano strapuntini, infissi dietro il sedile anteriore e portava due passeggeri rivolti all’indietro: la macchina portava, perciò, sette persone.
C’erano allora molte agevolazioni, oggi leggendarie.
Si potevano sempre trovare alle stazioni o un facchino o un taxi; i passeggeri, sui treni, viaggiavano in linea di massima sempre seduti.
Un marito che fosse arrivato a Busalla, a Ferragosto, ed avesse detto alla moglie che aveva viaggiato in piedi veniva abbracciato dalla moglie come un eroe dell’amor coniugale.

Stazione Principe

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

In tram c’era una multa per chi stava in piedi, in corridoio; papà mi diceva che al principio di Cornigliano c’era una buca delle lettere; qualche passeggero diceva al tranviere “aspetti un momento” e scendeva per imbucare.
All’inizio di ogni comune – Sampierdarena, Cornigliano, Sestri – c’era il dazio, il daziere tastava tutti i pacchi e faceva pagare un’infima somma.
Se qualcuno proseguiva rilasciava un biglietto per i dazi successivi.

Cornigliano

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Tornando all’automobile c’è stato un tempo in cui c’erano ancora i carri funebri tirati dai cavalli.
Allora si usava fare un corteo e tutti seguivano il carro fino a Staglieno, qualche volta il corteo si scioglieva a Piazza Manin.
Una volta mi sono trovato in un corteo guidando la grossa SPA.
Chi sa guidare capirà che cosa vuol dire percorrere Via Assarotti in salita al passo dei cavalli, cioè a 4 Km all’ora.
Era tutto un frizionare sulla prima, spesso si spegneva il motore.
Allora Via Assarotti era sempre percorsa dai cortei funebri e i suoi bellissimi appartamenti erano molto deprezzati per questa vista malinconica.

Via Assarotti

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Qui termina il secondo brano che ho voluto proporvi.
Le case di Via Assarotti sono davvero belle, certo che i cortei funebri sotto la finestra, eh!
Era tutto diverso, eppure tutto è così familiare in questo racconto scritto con il cuore in mano.
C’è una memoria scritta perché i ricordi restino, c’è un acquerello di una città che è mutata, il tempo è implacabile ma se passate in Via Balbi osservate con attenzione, sul marciapiede c’è un cordaio che attorce la corda.

Via Balbi

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

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25 pensieri su “Da un diario genovese del passato: tram, treni e… cortei

  1. Questa testimonianza è preziosissima e dipinge il quadro di un’epoca che non c’è più. Vero che le strade un tempo non erano ostaggio dei veicoli, nelle zone pedonalizzate di riassapora il piacere di non doversi guardare le spalle ogni attimo per non essere “stirati”… 🙂 bacioni cara, aspetto il seguito!

    • E’ vero, certi particolari non sono neanche immaginabili e poi è scritta in questo modo affascinante, mi piace moltissimo questo diario, le prossime puntate verteranno su temi completamente diversi, qui si spazia!
      Grazie Viv, un bacione a a te!

  2. qualche mattina che sono uscita a correre oppure a prendere un treno, l’ho visto, lavora a prima ora del giorno poi quando incomincia ad essere molto rumoroso e tutti
    vanno a lavorare, se ne va , credo che non le piaccia il caos di questi tempi.

  3. Sette persone in una Torpedo? Cavoli Miss, non l’avrei mai detto. Mi fa ridere il fatto che i cocchieri cercavano di scansare il pallino dei giocatori. Come sono cambiate le cose, bellissimo questo tuo tuffo in un epoca che fu. Brava, un bacione.

  4. …che poi via Balbi ora è di nuovo piacevole, ma se penso ai miei anni dell’Università……..giocarci a bocce invece deve essere stato meraviglioso!!
    Ma la cosa bella, però, è che guardando le cartoline, ad esempio proprio via balbi e poi via Assarotti, cortei funebri e gioco delle bocce a parte….sono sempre uguali!
    un abbraccio
    Emanuela

    • E’ vero, l’ho pensato anch’io, tutto è rimasto uguale eppure tutto era diverso e per quanto ci si sforzi di immaginare è difficile calarsi in quell’epoca, in Via Balbi si giocava a bocce, lo avresti mai detto?
      Un abbraccio a te cara, buona serata.

  5. Avvincente anche questo racconto cara Miss. Dai, continua a proporcene non appena puoi. Sono preziose testimonianze di vita vissuta…qualche giorno fa! 🙂
    Un abbraccio Susanna

  6. Bello questo tuo Post eccezionale e incredibile per noi postbellici quello che ci racconta Francesco Dufour, tutte cose oggi strasepolte dalla nostra eccessiva quantità, dalla fretta dovuta alle scalette giornaliere che ci imponiamo,dal voler per forza esserci presenziare;ormai una progressione irreversibile e irrefrenabile…….rispetto per l’altrui divertimento e passatempo le carrozze che scansano il pallino incredibile…se lo fai oggi altro che pallino investono Te!!! Come sempre grande Miss un abbraccio e un caro saluto!:)

    • Caro Pino, quanto hai ragione!
      Sono frammenti di passato per noi preziosi, poter andare a quel tempo con questo diario è un vero privilegio.
      Eh sì, la questione delle bicce fa davvero sorridere!
      Un abbraccio grande a te caro, buona giornata.

  7. Beliscimo, cóntinelo tutto questo diario: i funerali a pê me-i ricòrdo mi ascì, e goai a chi se ghe fise infiòu into mêzo pe pasâ ciù a-a spedîa! Però m’arèsta o mistero de comme fessan a zugâ a-e bòcce in sce ’na stradda in pendensa…

    Bellissimo, raccontacelo tutto questo diario: i funerali a piedi me li ricordo anch’io, e guai a chi ci si fosse infilato in mezzo per passare più alla svelta! Però mi resta il mistero di come facessero a giocare alle bocce su una strada in pendenza…

    • Ma pensa te, ti ricordi i funerali!
      La scena della macchina che sale al passo dei cavalli mi fa ridere in manniera incredibile.
      Le bocce in Via Balbi? Mah, forse nel tratto iniziale la pendenza è minore, dovremmo provare per esserne certe 🙂
      Ciao Isabella, presto una nuova puntata, grazie delle tue belle parole!

  8. Pingback: Da un diario genovese del passato, l’arrosto della zia | Dear Miss Fletcher

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