Da un diario genovese del passato, l’arrosto della zia

Tornano su queste pagine le memorie di Francesco Dufour, ormai è un caro amico ed è un piacere per me condividere con voi i suoi racconti.
Dopo le sue peripezie con le automobili e con i tram, oggi ci metteremo seduti alla tavola di questa celebre famiglia genovese e vi presenterò una signora che è subito entrata di diritto nell’elenco di coloro che vorrei aver conosciuto: la zia Amalia.

Circonvallazione a Mare (2)

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

 E’ lei la protagonista di questo breve e peculiare aneddoto narrato con ineffabile perizia e come sempre ricco di preziose notizie.
Sono solo poche righe eppure emerge tutta la vera essenza della genovesità, questo episodio è una vera perla.
E forse le parole di lei vi ricorderanno certe frasi dette dalle vostre nonne, sicuramente sorriderete e anche a voi parrà di vedere la zia di Francesco Dufour.
Io l’ho immaginata elegante e austera, di sicuro non le mancava una certa sagacia, state a sentire cosa scrive l’autore del diario.

Circonvallazione a Mare

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Allora si aveva una grande paura delle sofisticazioni alimentari.
Si comprava il caffè in chicchi e si arrostiva in casa con uno speciale apparecchio.
Si temeva che alla polvere di caffè fosse mescolata la cicoria che allora era considerata come un veleno.
Si aveva anche molta paura delle droghe e dei grassi, si diceva “gli untumi”.
Rimase memorabile una frase della zia Amalia:

– Questo rosto u l’è propriu bun, u nu sa propriu de ninte.

– Questo arrosto è proprio buono, non sa proprio di niente.

Questo articolo, come gli altri, è arricchito con le belle cartoline di Stefano Finauri che come sempre ringrazio, ho semplicemente cercato immagini di dame genovesi.
Cara Zia Amalia, le arrivi un affettuoso saluto da parte di Miss Fletcher!

Circonvallazione a Mare (3)

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

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21 pensieri su “Da un diario genovese del passato, l’arrosto della zia

  1. Ah questa poi è esilarante:” L’arrosto buono perchè…non sa di niente”! Dunque non è artefatto e contaminato da alcunchè 😉
    E’ un pò come quando di una bella cosa naturale si dice “Che bello, sembra una cartolina!” 🙂
    Buona giornata anche a te Miss ed aspetto altre chicche “Camminando nel passato”
    Susanna

  2. Aneddoto delizioso! La zia Amalia doveva essere una donna veramente divertente. Me la immagino un po’ come la duchessa madre della serie televisiva Downton Abbey, interpretata da Maggie Smith. Una frase famosa della duchessa:”All this endless thinking it’s very overrated”, avrebbe potuto pronunciarla anche zia Amalia!!! In genovese naturalmente, ma per la traduzione in genovese mi affido a te!

  3. E certo! Vorremo mica che l’arrosto abbia sapore? 😀 se la sia Amalia fosse arrivata ai nostri giorni tra OGM, pesticidi, conservanti e quant’altro sarebbe morta di fame. Troppo carine le perle della famiglia Dufour 🙂 bacioni

  4. Ciao Miss,da mi e mae Lalle,e seu de me Poe, ean quattro e vegnivan spessou a trouane,mae Poe ou l’ea l’unico masciou e ou ciù piccin, e alloa ean liatri che e sparavan grosse insce tuttou e tutti………… a ciù biccia che mae Poe ou ria-a ancoun oua ond’ou l’è…….a l’è questa, mae lalla Emma a gh’à ditou a sò maiou o Baciccia “Mia un po’ Bacci’ quest’ annou de che colou gh’ou demmo o gianco in couxinn-a”…..come t’ammie ogni fameggia ricca o povia a gh’à e sò sagoume che e sparan grosse e parlan “a belin de can” ciaou caa Miss un abbrassou…..grandiscima!!!:)

    • Hahaha, anche la Zia Emma era un bel personaggio, sto ridendo da sola!
      Aggiungo anche lei all’elenco delle persone da conoscere, fantastica.
      Eh, sì, la Zia Amalia doveva essere un tipo speciale, meravigliosa!
      Un abbraccio a te caro, grazie.

  5. Paura delle sofisticazioni alimentari… antesignani del biologico. Un bellissimo aneddoto. In contrasto con le mie zie e nonne che, memori di un’infanzia di povertà, se non era grasso non era buono

  6. GENIALE!!!!Una vera vecchia zia genovese!
    Le mie vecchie zie romagnolo-marchigiane, invece, era del genere descritto da Pendolante….” Se non è grasso non è buono”!
    La zia Tina era la zia di mamma e, non avendo avuto figli, si è sempre occupata dei nipoti e di tutti noi pronipoti, che siamo tantissimi. Preparava delle meravigliose verdure al forno , come si cucinano in quella zona, coperte da un meraviglioso strato di pane grattugiato aromatizzato e sale, pepe, aglio, prezzemolo e olio, in abbondanza. Quando le verdure terminavano lei faceva ” scarpetta” nel tegame e, quando lo zio Luigi la sgridava, con l’aria serafica ed i suoi meravigliosi occhi azzurri sgranati, gli rispondeva ” Ma Luigi, è tutto vegetale!”
    un grande abbraccio
    Emanuela

    • A parte che mi è venuta fame, tua zia era un genio! Tutto vegetale, fantastico.
      Qui tra l’arrosto della Zia Amalia e i manicaretti dei vostri parenti oggi rido parecchio, cara Emanuela.
      Un bacione!

  7. Pingback: Nel giardino di Villa Spinola Dufour | Dear Miss Fletcher

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