L’estate in cui tu non c’eri

L’estate in cui tu non c’eri è volata via, come un soffio di vento caldo.
Quest’estate pensavo a te, ho chiesto di te.
Ma non hai saputo? E’ successo qualche anno fa. 
No, non sapevo nulla.
E ti scrivo, solo adesso.
La tua bicicletta era da cross, questo mi ha sempre stupita.
Cosa ci fa una ballerina con una bici da ragazzaccio?
Non l’ho mai capito, forse tu nascondevi due anime e noi, distratte, non ce ne siamo mai accorte.
Danza.
Danza classica e grazia, la tua fatica e la tua passione.
Noi avevamo solo i compiti delle vacanze, tu avevi anche gli esercizi, ricordo che li facevi nella tua stanza.
E tu, come ogni vera ballerina, ti distinguevi per la tua maniera di camminare.
Tu camminavi a passo di danza, quasi in punta di piedi, non era un vezzo ma una consolidata abitudine.
Leggera come una farfalla, sottile come un giunco smosso da un refolo d’aria d’estate.
L’estate in cui tu non c’eri.
Qualche volta mi è pure sembrato di vederti passare, dev’essere accaduto perché pensavo a te.
E poi sai, oggi vorrei farti una confidenza: quelle tue camicette tutte pizzi e quei colletti ingombranti di sangallo, te ne ricordi?
Ecco, non mi sono mai piaciuti, non era proprio il mio stile, te lo dico solo ora, ora che è quasi terminata l’estate in cui tu non c’eri.
E poi in realtà a te stavano bene persino quelle robe là che io detestavo.
E poi.
E poi le serate in discoteca e tu che non venivi mai con noi.
Dai, con il senno di poi posso dirti che in fondo non ti sei persa nulla, anche se so bene che affermarlo adesso non conta, allora quelli sembravano appuntamenti immancabili ed era un dispiacere non esserci.
Durante l’estate in cui tu non c’eri ho cercato di far riaffiorare memorie che sono come appannate, non riesco a ricordare tutti i particolari.
Ad esempio, tu amavi i Duran o gli Spandau?
Il ghiacciolo o la granita?
E ce l’avevi anche tu la giacca di jeans, vero? Quella me la ricordo!
Io e te che siamo state bambine insieme, ho un’immagine impressa nella mente: siamo già grandi, esco dall’ufficio e tu sei lì, mi aspetti davanti al portone.
Io e te e i nostri muretti e le nostre cose preziose da ragazzine.
Bisogna tenerseli stretti certi momenti, servono per quando certe risate non le senti più.
L’estate in cui tu non c’eri è stata caldissima, sai?
E ti ricordi? In genere dopo ferragosto viene la pioggia e la nostra valle si rinfresca.
Ecco quest’anno non è successo.
E tu non c’eri, per questo te lo racconto.
E per un caso del destino la casa dove tu un tempo trascorrevi le vacanze è rimasta quasi sempre chiusa.
Così guardavo quelle persiane e pensavo a te.
Quante cose raccontano delle imposte chiuse?

Finestra

Davvero, che poche parole ti ho scritto, non bastano per dirti ciao, adesso, ovunque tu sia.
E anche se questa è stata l’estate in cui tu non c’eri una sera noi che eravamo ragazzine insieme ci siamo ritrovate a parlare di te.
Ed io sono pure scappata via, proprio perché tu non c’eri.
In realtà l’ho capito il giorno dopo, parlavamo di te ed era come se ci fossi anche tu.
Tu con le tue lentiggini, i capelli raccolti stretti stretti in uno chignon e  gli orecchini d’oro ai lobi, tu con quel tuo sorriso.
Tu.
E poi, sai, sui prati quest’anno c’erano tante farfalle.
Leggiadre e così piene di grazia, come te.
Da un petalo a una corolla.
A passo di danza, come te.

Farfalla (12)

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32 pensieri su “L’estate in cui tu non c’eri

  1. È triste pensare a chi non c’è più e accorgersi che i ricordi sono così labili, ma forse in questo caso non contano i dettagli ma l’insieme. Bel post! Un bacione cara, qui, forse solo per oggi, c’è un pizzico di sole…

  2. Bello e commovente questo post! Sul valore dell’amicizia, delle piccole gioie, della vita stessa, di tutto cio` a cui teniamo senza saperlo e di cui ci accorgiamo quando non ci sono piu`… Grazie di averlo condiviso con noi!

  3. Quante cose trasmette un’assenza, spesso nell’assenza si percepisce meglio la realtà della presenza e tutta la profondità della persona che non è con noi.
    Post malinconico e struggente.
    Un grandissimo abbraccio!

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