Un’interurbana nel 1923

L’altro giorno sfogliavo l’elenco del telefono del 1923 e ho trovato una simpatica chicca, di questo curioso libretto ho già avuto modo di scrivere in questo post, tuttavia allora non mi ero soffermata su un tipo particolare di chiamate: le interurbane.
Eh, i tempi sono cambiati e siamo abituati a certe comodità, allora telefonare era una faccenda dannatamente complicata.
Innanzi tutto per essere ammessi al servizio interurbano bisognava pagare in anticipo un deposito e fin qui facciamocene una ragione!
Poi era necessario prenotarsi con l’Ufficio Intercomunale, si veniva quindi messi in una sorta di lista d’attesa e bisognava aspettare con la dovuta pazienza.
Quando giungeva il proprio agognato turno si veniva avvisati e bisognava essere svelti a rispondere: quelli dell’Ufficio mica avevano tempo da perdere, effettuavano 2 chiamate a distanza di un minuto e se il richiedente non rispondeva la linea veniva lasciata libera.
E la stessa cosa accadeva se dall’altra parte non rispondeva nessuno: due tentativi e tanti cari saluti, si passava ad un altro abbonato.

Elenco

A volte, invece, andava tutto per il meglio e si veniva messi in comunicazione con un parente o con un amico lontano.
A quel punto sarà ben stato possibile mettersi comodi a cianciare, direte voi!
Eh no, la fate facile!
Le istruzioni pel servizio intercomunale parlano chiaro!
La durata normale delle interurbane è di tre minuti. Sì, tre. Ecco.
La durata massima, invece, è di sei minuti. Sei.
Scaduto questo termine toglievano la comunicazione e buonanotte al secchio!
Per telefonate più lunghe bisognava ricominciare tutta la tiritera: prenotarsi, mettersi in coda e attendere di nuovo il proprio turno.
Un barlume di speranza è lasciato dalla seguente precisazione: in caso non vi siano altre richieste in sospeso le comunicazioni possono protrarsi oltre i sei minuti senza alcun limite di durata.
In alternativa c’erano anche le chiamate in abbonamento: si potevano fare nelle ore serali e le conversazioni potevano durare 6, 12 o 18 minuti ad un’ora fissa.
Che fatica!

Elenco (2)

Ecco, a questo punto vorrei dire due parole a questi signori: sentite, io al telefono chiacchiero, rido, ascolto, racconto e perdo la cognizione del tempo.
Diciamocelo, dei vostri tre minuti non so cosa farmene, non mi bastano neppure per i saluti di rito.
Tra il resto la maggior parte delle interurbane le faccio con la mia amica Viv, stiamo al telefono un sacco di tempo, ci mancherebbe solo che dopo breve cadesse la comunicazione, per carità!
Ad esempio, il mese scorso chiacchieravamo amabilmente e intanto io guardavo fuori dalla finestra, c’era un tramonto tutto rosa.
– Lo sai, Viv? – ho esclamato – sulla casa di fronte c’è un camino che fuma, sembra un torcia! Quasi quasi faccio una foto!
E lei ha risposto:
– Sì, falla, può sempre venir bene!
Ecco, infatti.
Con tutta calma ho preso la digitale, ho scattato qualche foto e poi abbiamo continuato la nostra conversazione.
Tre minuti? No dai, non scherziamo!

Tetto

32 pensieri su “Un’interurbana nel 1923

  1. Cara Miss Fletcher, sarebbe una tortura vera e propria pensare di telefonare per…soli tre minuti! Com’era tutto più difficile e rocambolesco, però. Di certo un’interurbana era un qualcosa da richiedere ed effettuare con molta parsimonia ed attenzione. E magari era più ovvio ricorrere alla corrispondenza classica: lettera e francobollo.
    Un abbraccio, buon inizio di settimana
    Susanna

    • Ma infatti, cosa ce ne facciamo di tre minuti, cara Susanna!
      Pure io e te facciamo telefonate fiume in genere ❤
      Sì, credo che la lettera fosse un'ottima alternativa. Un bacione cara, buona giornata.

  2. …..ricordo che nel 1966 (solo 50 anni fa) si passava ancora dal centralino per le interurbane….si parlava con la “signorina” per sollecitare …o per chiedere se la fila era lunga….si pagava di più per …”urgente”, mi pare il doppio, se ricordo bene.
    Ecco, rileggendo …vedo che sto svelando la mia età…..

  3. Concordo in pieno. Ho passato l’adolescenza e pure oltre a stare al telefono con le mie amiche, tra la collera dei miei genitori e pure di mia nonna, che non si capacitava di come si potesse stare al telefono tanto tempo. Ecco, per lei i tre minuti sarebbero anche troppi. Poi non so se sia una cosa generazionale (e allora le regole del 1923 sono perfette) o invece una disposizione (o indisposizione) d’animo tutta sua contro il telefono. Tuttora se la prende rumorosamente con mia mamma quando è al telefono e lei, per farla tacere, deve dirle che all’altro capo dell’etere ci sono io!
    Va beh, va beh… il primo post sulle telefonate genovesi del 1923 però non l’ho mica letto… andrò a recuperarlo 😉

  4. Meglio rinunciare ai tre minuti di telefonata e optare per una bella lettera. Ma ,forse, a quei tempi si era più pazienti di adesso. Ciao Miss!

  5. Mi fai troppo ridere! E certo che per essere una che non ama dilungarsi al telefono con te ci sto parecchio 😀 sarà il fascino genovese e quel sottile fil di fumo che riesco ad immaginare a chilometri di distanza 🙂 Bacioni

  6. Sai che ricordo quando i miei genitori, per poter sentire i parenti “lontani” (cioè, noi viviamo a Trieste, ma mio padre è di Pistoia… capiamoci), non solo attendevano le ore serali per risparmiare, ma programmavano la chiamata con largo anticipo facendola apparire una sorta di evento mediatico, radunando tutta la famiglia ed urlando come ossessi nemmeno i 400 km. fossero reali e in linea d’aria… beh, insomma, è trascorso solo qualche decennio, ma leggere questo post è stato curioso e piacevole.
    Un bacio!

  7. Altri tempi… ma noto lo stesso zelo nel servizio nelle connessioni internet: ormai ci sono delle vetrine dei gestori niente male.
    Fra 50 anni faremo post in memoria della vetrina di un gestore piuttosto che l’altro, affascinati dalla fibra ottica 😉

  8. Ma lo sai che più o meno nel 1965 si prenotavano ancor le interurbane? Lo ricordo bene, che si prenotavano per telefonare alle nonne!!!! A pensarci ora è buffo…….ma quanto lavoro , quanta ansia, quanta programmazione stava dietro ad una telefonata!
    Emanuela

  9. Allora visto che lo hai citato vogliamo parlare del duplex?quello sì che era un incubo! Chi se lo ricorda? Ma a parte questo io ho due bellissime lettere della mia nonna, datate 1972. Ci si scriveva! Io grafomane e la mia nonna pure! Era davvero bello!

  10. Hahaha, ritorno ai ricordi d’infanzia. E poi mi ricordo come mio padre tuonasse in casa dicendo che il telefono serve per comunicazioni brevi e non per chiacchierare. Noi avevamo anche il duplex e occupare troppo la linea non si poteva. Felice che oggigiorno le regole siano cambiate. Un bacione

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