A far la spesa con le servette del 1882

Guardate, se fate attenzione potrete vederle anche voi, sono “E servette invexendæ” e quest’ultimo termine una volta tradotto dal genovese forse non rende appieno la totalità del suo significato: le nostre servette, protagoniste di questa storia, sono prese da una sorta di frenesia, sono eccitatissime!
E insomma, eccole qua, tutte invexendæ!
Sono loro le eroine alle quali è intitolata una canzonetta in genovese che si trova nel mio magnifico lunario del 1882, oltre alle vie e agli esercizi commerciali, alle pubblicità e a una miriade di informazioni in questo volumetto ci sono anche splendidi componimenti in dialetto che offrono suggestivi spaccati della società dell’epoca.
A tradurre questo gioiellino di genovesità, non certo privo di parole ostiche per lettori non esperti, è stato come sempre il mio caro amico Pino che conosce il genovese a menadito, Pino ha già tradotto per me le peripezie di Madama Cinciallegra e adesso mi ha fatto questo nuovo regalo, a lui vanno i miei ringraziamenti per questa nuova piacevole chicca.
Dunque, dicevamo? Ah, già le servette!
Dovete sapere che se ne escono di casa con un cestino per fare il giro delle botteghe.

Cestino
E sapete chi incontrano?

Gh’è o zuenotto chi le ammïa,
Chi ghe fa sempre l’eûggin

C’è il giovanotto che le guarda
Chi fa sempre l’occhiolino.

E che sospiri, qualcuno manda loro dei bacetti e le nostre servette sono sempre molto compiaciute!
Su su, c’è la spesa da fare e si comincia dalla bezagninn-a, la fruttivendola, poi si passa da-o maxellâ, proprio il macellaio!
E lì le nostre servette fanno un can can che non vi dico!
Sapete perché? Vogliono la carne gratis e ognuna sceglie il pezzo che preferisce.

Macelleria Nico

Macelleria Nico – Via ai Macelli di Soziglia

E in un vero e proprio esercizio di stile l’autore della canzonetta enumera tanti tagli diversi di carne e pare davvero vederle queste ciarliere signorine: una vuole questo, l’altra vuole quello!
Le sentite come cianciano?

Mercato Orientale (10)

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

E non è finita, eh?
Dalla lattaia fan di ciæti, chiacchiere e pettegolezzi, è ovvio!
Eh, poi come al solito queste servette fan delle storie, si lamentano perché

o læte ghe pä scûo
e o bitiro troppo æguôu

il latte sembra scuro
e il burro troppo acquoso

Latteria di Via Prè

Latteria in Via Prè

E poi ancora: vanno dal fidiâ, il pastaio, poi dal farinotto e dal carbonaio.
E per ognuno hanno un mugugno diverso: il negozio è troppo pieno, la farina è scura, l’olio non è buono, il carbone non è della migliore qualità!
E sono esigenti, sì, non vogliono essere certo licenziate dal padrone e dalla sua signora!
Tutte attendono un momento speciale della giornata, aspettano di incontrare il loro innamorato, all’Acquasola o lungo le mura della città.

Acquasola (18)

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Guardatele, stan a fa da parisseûa, fan le cinciallegre!
Fino a quando scende la sera.
E poi torneranno ancora, di nuovo, il giorno successivo.
Perse nella tenerezza di un sentimento, immortalate nei versi di una canzonetta antica, tanto semplice quanto vera.

La Marina

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28 pensieri su “A far la spesa con le servette del 1882

  1. Che meraviglia….sei proprio una grande soggettista/scenografa hai fatto di un componimento antico e impegnativo che ci offre in genovese un particolare della vita sociale di allora le “servette” una bella sintesi che vale per cinema e teatro….che bello leggerlo e immedesimarsi con le servette e la loro giornata così variegata bottege bottegai padroni fanciulli e amoreggiamenti…grazie felicissimo un abbraccio Miss 👏 😊

  2. che bella la passeggiata con le servette!
    e che bello questo continuo passaggio dalle foto della Genova di ieri in bianco e nero e la Genova di oggi, con le sue ” botteghe” antiche: anche questa una meraviglia dei nostri vicoli!
    un abbraccio
    Emanuela

  3. La canzoncina sulle servette è un gioiellino! La tua descrizione poi abbinata alle foto antiche e moderne, impagabile! Bei tempi andati!

  4. La carne gratis? Proprio la carne che era un bene di gran lusso!
    Che carine le tue servette, che personaggi allegri. Quando è scomparso questo mestiere? Certo, oggi ci sono le badanti che forse in molte famiglie fanno anche altro, compresa la spesa; ma il mestiere della serva c’è ancora? Quando ero piccola forse si era già estinto, ma l’idea sopravviveva, magari grazie a certi cartoni animati ambientati in un’epoca e in una società precedenti. Fatto sta che la mia Barbie più vecchia e malandata era la servetta delle altre, e si chiamava proprio così: Servetta. Ero un po’ una carogna, mi sa…

  5. sei sempre forte, Miss… vada un tenero pensiero alle servette d’un tempo che, in linea di massima, non erano slanciate come le Barbie… e vada anche un ringraziamento al traduttore, classe 1945, che mi pare essere stata un’ottima annata!

  6. Le servette erano domestiche fisse nelle case dei ricchi Venivano dai paesi ed erano di famiglia poverissima con tanti figli o figlie illeggittime ..Ho conosciuto negli anni 60-70 persone che da bambine avevano fatto questo servizio..non credo che tu non sappia queste cose..ma a me hanno sempre fatto tanta pena
    .senza famiglia da bambine…

    .

  7. Ho appena finito did leggere “Sissignora” (Flavia Steno) – genova anni ’30, un romanzo bellissimo che parla di una servetta nelle famiglie ella borghesia di Genova. Tenera, Lo consiglio !
    Christine

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