Le botteghe di Vico Dritto di Ponticello

Alcuni luoghi puoi solo provare a immaginarli, la maniera in cui saprai vederli dipende solo da te.
Un quartiere di case umili e di giornate che scivolano via veloci, sapresti dire quanta vita non hai veduto?
Immaginala, passo dopo passo, pensa di camminare in questo caruggio dalle case alte, Vico Dritto di Ponticello.
Sul mio annuario Pagano del 1926 si contano ben 104 numeri rossi, vuoi vederla la vita?
La vita è nelle voci chiassose, nelle mani ruvide e nodose, nei tessuti spessi di certi grembiuli, nei pizzi leggeri tenuti da conto per le grandi occasioni, nei lenzuoli che pendono tra un palazzo e l’altro.
E la vita è in quelle botteghe, vuoi vederle tutte? Sono talmente tante!
Dal primo tratto fino al numero trenta rosso si contano tre negozi di calzature e uno di pellami, uno di sali e tabacchi, un salumiere e un orefice, una bottega di casalinghi, un bar e un caffè, un paio di parrucchieri, due pollivendoli e due macellerie.
Sfrigola l’olio nella friggitoria di Antonietta Valgrana, candida è la biancheria di Agostino Ferrando e bianche sono le stoviglie di Lagomarsino.

Vico Dritto di Ponticello

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Luccicano i gioielli dell’orefice, profuma di buono la cartoleria, il liutaio perfeziona i suoi strumenti e nelle tre osterie si brinda con un vino corposo.
E cammina ancora.
Ecco la pasticceria Musso e i tessuti di Razore, procedendo troverai ben sei negozi di scarpe e di fornitori per calzature.
Fresca e linda è la bottega che vende coloniali ai suoi clienti, da un forno esce l’aroma fragrante del pane e il profumo di dolce proviene di sicuro da Panarello.

Panarello (23)

Vetrina di Panarello – Corso Carbonara

Vuoi vederla la vita?
Guarda la faccia del Signor Ivaldi, lui fa il pollivendolo come il Signor Faccioli, a poca distanza dalla sua bottega ci sono una cartoleria e un negozio di pellami, invece Pavesi vende acciughe salate.
Ecco ancora diverse osterie, una trattoria e un ristorante.
E un macellaio, un parrucchiere e un ombrellaio.
E vedi, vedi com’è la vita, in Ponticello c’è una fabbrica di acque gazzose, non è distante dal panettiere e dal Banco del Lotto dove alcuni tentano la fortuna.

Vico Dritto di PonticelloCartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

E poi ci sono Peschiera e Parodi, di professione calderai, ancora un negozio di biancherie, un pizzicagnolo, una bottega di paste alimentari e un macellaio, un parrucchiere e una latteria, un negozio commestibili e una drogheria.

Casaleggio (17)

Antica Drogheria Casaleggio

E non manca il gusto per le frivolezze, se volete assicurarvi un oggetto speciale c’è Marchese, rinomata ditta di chincaglierie.
Vuoi vederla la vita?
Da Vico Dritto vai verso Piazza Ponticello, magari potrebbe capitarti di sentire parlare di Madama Cinciallegra, qui tutti conoscono lei e i suoi mugugni sul quartiere.

Piazza Ponticello (3)

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Vuoi vederli i volti delle persone che abitano qui?
Una la conosci anche tu, è una celebre genovese, si chiamava Caterina Campodonico e vendeva collane di nocciole, abitava proprio là, in Ponticello.

Caterina Campodonico

Sai com’è la vita?
I colori si appannano, i profumi si fanno più lievi e lentamente svaniscono, l’orizzonte muta e si presenta differente.
Ed è la mano dell’uomo ad aver voluto che accadesse questo e ad aver cancellato un quartiere, una strada, un mondo che era e non esiste più.
E anche se ormai c’è soltanto una targa e di tutto il resto non è rimasto nulla, certi luoghi prova ad immaginarli, la maniera in cui saprai vederli dipende solo da te.

Vico Dritto di Ponticello

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43 pensieri su “Le botteghe di Vico Dritto di Ponticello

  1. Mi vien da piangere al pensiero di cosa siamo riusciti a distruggere. Tra l’altro per creare una parte di città (mi rifiuto di definirla quartiere) così impersonale e anonima. Ciao Miss, come vedi mi son svegliata male..

    • Non è un quartiere, è un’orrenda colata di cemento che non rappresenta nulla per nessuno e per di più ha spazzato via una zona così bella e viva.
      Mi incupisco anch’io a parlarne, cara Emilia. Un abbraccio!

  2. La distruzione di interi quartieri, fa venire il Magone. Sembra impossibile che un popolo fatto di centinaia di migliaia di persone non si sia mai ribellato a tali sopprusi.
    E’ sempre mancata la coscienza popolare, alcuni amministratori responsabili di questo scempio meritavano di essere cacciati a calci nel sedere, ed invece hanno vissuto da nababbi per tutta la vita, magari vantandosi di aver cambiato l’urbanistica cittadina.
    Lo schifo che possiamo vedere nel centro dove esisteva via Madre di Dio è un esempio di violenza ad una città ed al suo popolo.
    Purtroppo le persone hanno la memoria corta, passato qualche anno non ricorda più i dati anagrafici dei responsabili, e così ce li ritroviamo pronti a colpire nuovamente la città, con promesse fasulle per convicere un popolo da sempre ingenuo per non dire di peggio.
    Eugenio

    • Sei sempre puntuale e preciso, Eugenio.
      Di sicuro è mancata la coscienza popolare e anche la lungimiranza, sembra che nessuno si sia battuto per difendere un antico quartiere così ricco di storia.
      E ci ritroviamo quelli orrori urbanistici, un mostro nel cuore della città.
      Un abbraccio Eugenio, grazie.

  3. Ci hanno levato la vita, la storia, le tradizioni, le passioni, hanno cancellato e lasciato degradare le zone più belle e più popolose della nostra città…e non è finita…comunque tu le fai rivivere…ci riporti indietro nel tempo…ciao Dear, buon week end

    • Grazie infinite, Carlo, per me è difficile evocare luoghi che non ho mai veduto, ci hanno derubati di un pezzo della nostra storia e quello che c’è adesso certo è davvero privo di anima. Buona giornata Carlo, ti ringrazio del tuo intervento!

  4. E sembra proprio d’esserci, da quanto sei brava a rendere tutto così vivido e pulsante. Oh si, la cara Signora Caterina la ricordo con affetto e così lo splendore di tutte le opere di Staglieno.
    Un abbraccio cara amica e buon fine settimana, qui purtroppo uggioso e freddino.
    Susanna

  5. Che bello possedere la macchina del tempo e poter visitare o meglio , non visitare, ma girovagare nel centro storico com’era, pieno di botteghe e di vita, annusarlo, immergersi dentro.
    E c’era la vita vera, in quelle vie ed in quelle botteghe, non c’erano quelli che, non a caso, sono stati chiamati ” giardini di plastica” ( e ci sarà un motivo, no?)
    come ad Eugenio mi viene in mente via madre di Dio(…che solo averne cancellato il nome è una bestemmia), ma mi viene in mente Corte Lambruschini.
    Ci passai, con il mio allora fidanzato, studente di architettura, a demolizione quasi avvenuta. Restava la corte tra le case, restavano monconi di pareti, con ancora le tappezzerie a fiori ed i quadretti appesi. Resta il dolore, davvero, dolore, per quella rimozione fisica e, per molti, mentale, di una corte splendida, uno dei tanti scempi perpetrati in città, per fare posto ad uffici, centri direzionali, banche, parcheggi interrati.
    E non voglio dire, con questo, che la vita e la società non debbano andare avanti.
    ma mi chiedo che società sia la nostra, che demolisce e rimuove il passato e, assieme a questo, la sua stessa storia e la sua stessa anima e demolisce e rimuove…a prescindere, solo perchè ” e’ vecchio”.
    Il nuovo non è sempre IL BELLO.
    Il nuovo non è sempre MIGLIORE.

    Emanuela
    PS. …come sempre vado fuori tema, perdonami!

    • Non sei andata affatto fuori tema.
      Ed è vero, il nuovo non è sempre bello e non è sempre meglio di ciò che c’era prima, oltre al fatto che non credo che ci fosse la necessità di buttare giù tutto, che tristezza.
      Un abbraccio Emanuela, grazie.

  6. Bellissimo come sempre ci fai rivivere,con questo blog macchina del tempo, un angolo di Genova eccezionale per storia e vita, mio padre camallo e allora baldo giovane impalancato era assiduo frequentatore della Piazza e del carruggio de Pontexello alla Gioilleria da te citata a comprato un orologio con catena e corno in oro e anche un annello con iniziali che mi ha lasciato e ti farò vedere….ciao Miss un abbraccio!!!

  7. Percorrere con te le strade di polvere del passato e vederle rivivere nel nostro immaginario è sempre un privilegio! Hanno distrutto un quartiere, ma nn ne hanno distrutto il ricordo. Grazie Miss!

    • Grazie carissima, io ricordo nulla perché ero troppo piccola, cerco di capire e immaginare attraverso antiche cartoline e vecchi libri, magari ne conservassi un ricordo vero.
      Un abbraccio Anna, buon pomeriggio!

  8. Gli sciagurati amministratori hanno distrutto e hanno ricostruito vere brutture ,ma tu ci fai rivivere con racconti e foto i bei tempi che furono, come sempre grazie di esistere.Ciao buona domenica Ottavia

  9. Miss, viene proprio la pelle d’oca a confrontare ciò che hai postato e così bene commentato, con quello che è diventata la zona… e ci sarebbe anche da chiedere a Dante se gli piacciano i motorini…

  10. Sempre molto suggestivi tuoi racconti d’antan. Purtroppo la speculazione edilizia, giustificata da un’idea errata di progresso e modernismo, ha fatto grandi danni un po’ ovunque. Genova è stata particolarmente sfregiata, non solo il centro storico, ma anche le sue colline, per non parlare dei terreni delle antiche ville. Uno scempio. Forse l’ignoranza e il provincialismo della classe dirigente hanno contribuito? Comunque grazie per queste belle passeggiate nel passato. Buona domenica.

  11. Mia nonna tempo fa mi raccontava alcune storie dei vicoli attigui al Ponticello, in cui è vissuta da piccola, in zona c’erano anche alcune case chiuse e i bambini si divertivano ad andarci a giocare davanti, così le “madame” gli regalavano delle monete per farli spostare (non essendo luoghi da infanti)…. loro così si giravano tutti questi portoncini e riuscivano a procurarsi un bel gruzzolo per ricche merende 😀

  12. Pingback: Le tracce di Piazza Ponticello | Dear Miss Fletcher

  13. Cara miss ho provato ad immaginare la vita in portoria come ci inviti in questo post ed è venuto fuori una fiaba che a Natale regalerò alla mia famiglia,una storia poco fiaba e per niente natalizia ma buona da raccontare alla Vigilia come ormai è tradizione anche se alla figlia maggiore verrà narrata via e mail

  14. La mia mamma mi diceva che una delle macellerie di Puntexellu vendeva esclusivamente carne di vitella, mi sembra di vedere queste strade , perché le descriveva così bene che mi sembra di aver vissuto quei tempi lontani

  15. bello questo articolo.
    Io sono alla ricerca di notizie su un vicolo di nome Vico Rivo Torbido che a quanto ho capito a fine 1800 doveva essere una piccola strada che da piazza Ponticello giungeva all’attuale via XX settembre.
    Vorrei sapere se ci sono delle foto di quel vico e conoscere qualcosa di più su quella zona. Al numero civico 2 di questo vico è nato il nonno di mio marito e purtroppo il nonno non ha mai potuto conoscere nè la madre nè il padre.
    Grazie

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