Quando prendevamo il 76

Diverso tempo fa, per un puro caso, mi sono soffermata a fotografare un cartello.
Non è una pregiata rarità, si tratta semplicemente di una comune palina sulla quale sono segnalati i numeri degli autobus che passano nel mio quartiere, in Circonvallazione a Monte.

Cartello

A loro modo queste fredde cifre rappresentano una piccola e silenziosa rivoluzione, le cose cambiano e a volte nemmeno te ne accorgi.
Insomma, quando io ero ragazzina per andare in centro si prendeva il 30 oppure il 33, entrambi partivano dalla stazione Principe, uno portava a De Ferrari e l’altro alla Stazione Brignole.
C’era anche una linea barrata del 33, faceva romanticamente capolinea ai giardini di San Nicola, era una piacevole comodità.
Poi, a un certo punto, non ricordo precisamente quando, tutto è mutato e adesso la linea che serve questo quartiere ha il numero 36 che in altri anni copriva invece un diverso percorso.

Piazza G. Villa

E sapete, per venir su da questi bricchi e verso le case arrampicate sulle colline, oltre alle funicolari e agli ascensori c’è sempre stato un piccolo autobus, il glorioso e rimpianto 76.
E sì, pure lui aveva un fratellino minore, c’era anche il 76 barrato!
Un viaggio su quel piccolo mezzo era una specie di avventura, faceva un percorso a dir poco tortuoso, superato Ponte Caffaro si inerpicava su per Via Acquarone e poi, sprezzante delle pendenze genovesi, vi portava fino in Via Domenico Chiodo.

Ponte Caffaro

Ponte Caffaro

Ecco, se non siete di Genova immaginate salite impervie, curve a gomito, macchine incolonnate dietro all’epico 76, una quotidiana processione su e giù per Circonvallazione a Monte.
Pochi posti a sedere, le signore con la spesa e gli studenti con gli zaini sulle spalle, nelle ore di punta il 76 era sempre pieno, a certe fermate poi si svuotava e si procedeva con maggior agio.
Che complicati arzigogoli per arrivare a casa, chi ne ha memoria sarà d’accordo con me!
Ed io che non sono affatto una persona ordinata giorni fa ho trovato in un cassetto un orario AMT del 1998-99.
Ehm, lo so, non è normale averlo ancora, non ditemelo!
Ebbene, con stupefatta meraviglia ho scoperto che in quegli anni viaggiavamo ancora sul 76, a me sembra passato un secolo da quei viaggi!

Orario

Nello stesso cassetto, per una ragione a me ignota, c’è anche un biglietto regolarmente timbrato del lontano 2001, mi sa che a questo punto conserverò entrambi i reperti per una Miss Fletcher del futuro, sono certa che quando verranno rinvenuti saranno accolti con giubilo ed entusiasmo!
Detto ciò, abbiamo sempre il nostro piccolo autobus e due diverse linee, il 374 e il 375, io uso quest’ultima e devo dire che il suo percorso è più rapido, semplice e piano, bisogna ammettere che è molto più comodo.

Castelletto

Ecco, però se penso al 76, devo dirvelo, in qualche modo lo rimpiango, per me era uno dei simboli di questo quartiere e di un’epoca che ricordo con dolce affetto.
Corri, sta arrivando l’autobus!
Qualunque mezzo abbiate preso, le ricordate anche voi quelle corse a perdifiato, vero?
E poi?
Ci sediamo tutti qui, alla fermata, sulla panchina.
Oppure ci diamo appuntamento davanti alla cabina del telefono, al tempo dei gettoni.
E ci sono le giacche di jeans, il chiodo, gli zainetti Naj Oleari, i jeans a sigaretta, il walkman e le cassette da riavvolgere con la punta della penna.
E c’è un autobus da prendere, uno solo.
Fa quel giro là, una giostra che a volte sembra davvero che non finisca mai.
Su per certe alture ci arrivi soltanto così, con il glorioso 76.

Via Piaggio

43 pensieri su “Quando prendevamo il 76

  1. Anche a Milano i mezzi pubblici hanno cambiato numeri e percorsi, un tempo alcuni avevano addirittura le lettere. I viaggi da studenti liceali non si scordano… chissà perché hanno un fascino tutto loro. Baci!

  2. Il buon vecchio ’76 🙂 ed i dubbi, da bambino o poco più, se spendere le 70 lire per il biglietto oppure salire a piedi e per la stessa cifra prendere un gelato da Guarino…

  3. Ma un autobus(sino) che saliva via Caffaro, me lo posso ricordare oppure è solo un sogno d’infanzia che ormai non riesco a distinguere dalla realtà ?

  4. Il 76 in via Acquarone a stento riusciva a girare,ad ogni gomito le auto parcheggiate costringevano gli autisti a manovrare.Credo di non averlo mai preso visto che quando vivevo a Genova non c’era ma l’ho visto nelle occasioni in cui andavo a trovare la mia famiglia.Eh sì Genova e’ proprio una città speciale con le sue salite e le sue curve strette .Anche per questo è così panoramica è quasi tutte le case vedono il mare.Quando vidi per la prima volta la casa nella quale vivo da più di 40 anni,pensai:” come faranno a vivere in una casa dalle cui finestre si vedono solo,palazzi?”Nicla

    • Nicla, ammetto di aver pensato a lei, visto che naturalmente si parlava di Via Acquarone, quei viaggi erano veramente fantastici, su e giù per Castelletto.
      E sì, le case panoramiche di Genova offrono davvero splendidi scenari.
      Buon pomeriggio a lei e grazie!

  5. Pensa che io il 76 lo prendevo di nascosto perché mia madre non voleva che andassi in autobus. Non ho mai capito per quale ragione l’autobus fosse vietato, ma grazie al tabù materno per me alle elementari il 76 rappresentava la l’indipendenza. Mi sembrava di essere veramente emancipata a salire su quel minuscolo autobus. Quanti bei ricordi!!!

    • Oh Marina, cosa scopro, non lo sapevo che tua mamma non voleva che prendessi l’autobus, questa è bella!
      E in effetti chissà che brivido trasgredire gli ordini materni 😉
      Un bacione cara, quando si tratta di questi posti mi vieni sempre in mente, sai?

  6. Essendo cresciuta tra San Nicola e Via Marco Polo me lo ricordo eccome il 76! e, oltre alle signore con la spesa e gli studenti delle superiori con i libri legati con le cinghie, mi ricordo anche le facce dei (rari) turisti che lo prendevano tenendosi al seggiolino a 4 mani pensando forse di essere saliti su di un ottovolante!
    A volte era una scelta prenderlo, altre un imprevisto: quando arrivavo alla Zecca e la funi era fuori servizio: corsa nella galleria verso Portello, ascensore, Spianata e finalmente il “pullmino” che se ne stava lì acquattato in attesa di clienti.
    Poi sì, ancora prima c’erano il filobus 33 e la lettera R delle linee celeri con cui si andava al mare, ma quando ancora il colore dei mezzi era verde mentre il 76, se non sbaglio, è nato già arancione. Di là da venire il 33 autobus per non parlare del “recentissimo” 30.
    Bei ricordi e un po’ di malinconia. Grazie Miss!

    • Ah, le facce dei foresti me le ricordo anch’io cara Rita, erano proprio come tu dici.
      Non ho memoria di questa linea R della quale molti lettori mi parlano.
      Un abbraccio Rita, grazie!

  7. MIss, sei riuscita a rendere belli da leggere, perfino i cambi di percorso di quei “numeri con le ruote”, che sono i mezzi pubblici genovesi!…
    tu conservi un biglietto del 2001?… io invece ne custodisco gelosamente uno di Buenos Aires… sfortunatamente, ai tempi non si timbravano, per cui, non riporta data nè numero di Linea… più di 40 anni fa, l’ho ritrovato tra le pagine del volume Las Poblaciones Indìgenas de la Argentina… stravedevo per gli Indios!… loro si che hanno visto e subito mutazioni bibliche radicali, tipo Madre di Dio, Piccapietra e Portoria… e forse anche di più…

  8. ……a parte il fatto che io continuo ancora a chiamarlo 33 anzichè 36, che certe abitudini sono dure a morire…..su miei bricchi arriva, da Spianata, il 377; sempre le stesse persone, perche’ i nostri mini-autobus sono un po’ come il treno per i pendolari!
    e poi ti confido una cosa. data l’età media delle persone che lo utilizzano lo prendo molto volentieri, perchè, a bordo, mi sembra di essere una ragazzina!
    un grande abbraccio
    Emanuela

    • Hahah, mitica, continui a chiamarlo 33!
      Ma dunque prendi il 377, allora siamo proprio vicine Emanuela, che bello.
      Sì, i nostri autobus sono proprio come il treno per i pendolari, ci conosciamo tutti.
      Un bacione a te cara, grazie.

  9. Come sai restituire la quotidianità di gesti e percorsi e viaggi. Sembra di essere lì, sulla linea scomparsa… E mi hai fatto ricordare le mie vecchie linea di autobus, in altra città

  10. Eccome se lo ricordo..quando ancora in spianata fino all’ascensore circolavano i mezzi, prendevo l’ascensore da Portello e di corsa..e di solito gli autisti aspettavano il carico! Orari scolastici con le persone appese alla porta semi-aperta..Ora sono ritornata a Quinto e anche qui il comodo !% che portava a De Ferrari e a Caricamento ferma disperatamente quanto inutilmente in Vle Brigate costringendo a ci fa sentire meno soli 🙂
    cambi vari per fare 200 metri… E il 30 il 33 e il 36 fino a Piazza Manin sono indelebili. Grazie della ventata di ricordi che

  11. Il tuo post mi ha fatto tornare in mente la mitica linea R che mi riportava a Nervi ogni mattina all’uscita dall’istituto Grazia Deledda……Su quel bus,sempre pieno di studenti,ci conoscevamo tutti. Che bei ricordi! Grazie Miss!

  12. Mai corso per prendere il pullman: i miei genitori sono patologicamente in anticipo! Per prendere il treno però sì: eccome! E infatti all’epoca dell’università la responsabilità era ormai tutta mia 😉
    Comunque anch’io ho un mitico orario dei treni del 1994 che conservo con nostalgia… e a proposito di piccoli pullman con percorsi contorti e da brividi: ne ricordo uno a Colle di Val d’Elsa, gli abitanti lo chiamavano “Pollicino”. Oltre a dover girare per vicoli e curve da voltastomaco, aveva anche degli autisti che guidavano come dei pazzi! Secondo me normali non li assumevano proprio…
    🙂

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