I benefattori dell’Asilo della Foce, una storia genovese

Chiudi gli occhi, Battistino, chiudi gli occhi e dormi.
E sogna un cerchio, un cavallino di legno, una manciata di zuccherini, un sacchetto di stoffa scura con dentro le biglie.
E una scuola, per te e per i bambini come te.
Verrà costruita dove tu abiti, nella frazione dove il Bisagno si getta nel mare, là dove le onde battono sulla riva.

Foce

I componenti del comitato si sono dati da fare e alla fin fine l’hanno avuta vinta loro, nel 1882 con Regio Decreto del Re Umberto I l’Asilo della Foce è stato persino riconosciuto come Corpo Morale.
La scuola è stata edificata principalmente con i denari di facoltosi e prodighi cittadini, ben 20.000 Lire sono state donate dal benefattore Paolo Sconnio, la memoria del suo generoso lascito è scolpita sul marmo.

Paolo Sconnio

E su un’identica lastra sono incise parole in memoria di una celebre figura che legò il suo nome a questa istituzione.
Si tratta di Raffaele Rubattino, armatore e patriota, fu lui a fornire il Piemonte e il Lombardo, i leggendari piroscafi con i quali si compì l’impresa dei Mille.
In onore del loro illustre parente gli eredi donarono 8.000 Lire all’Asilo.
Apri gli occhi, Battistino, non è più un sogno.

Raffaele Rubattino

Le due lastre sono visibili sui muri all’ingresso della scuola, nella sua attuale sede di Corso Torino.

Asilo della Foce

Non fu questa però la prima collocazione della scuola che in origine si trovava invece in Via del Cantiere, strada che oggi è dedicata ad Enrico Cravero, abile industriale e proprietario di un cantiere navale alla Foce, egli viene definito dallo storico Amedeo Pescio “cittadino benemerito della Pubblica Amministrazione e della Beneficenza“.
E c’è anche il nome di lui nell’atrio di questa scuola.

Enrico Cravero

A Enrico Cravero si lega anche una fastosa manifestazione che si tenne a Genova nell’anno 1892 per i 400 anni della scoperta dell’America: la grandiosa Esposizione Italo-Americana comprendeva una serie di imperdibili eventi nella zona della Spianata del Bisagno.
Cravero è parte del Comitato che organizza l’esposizione e anche in questa circostanza non ci si dimentica dei bambini della Foce, di nuovo la storia ci rimanda a certe targhe che si trovano all’interno della scuola.

Asilo della Foce (2)

Tra i miei libri ne ho uno di Mario Bottaro dal titolo “Genova 1892 e le Celebrazioni Colombiane”, da queste pagine sono emersi dettagli interessanti che riporto qui per voi.
Li vedete quei piccini? Sì, proprio loro, gli scolari della Foce!
Sono tutti schierati lungo i viali dell’Esposizione e offrono agli avventori certe bottigliette fornite dalla Ditta Fratelli Branca, il ricavato andrà a favore dell’Asilo e nel contempo il lungimirante industriale ne guadagnerà una bella pubblicità.
E osservate con attenzione, nell’anno 1892, tra i nomi dei benefattori dell’Asilo incisi su uno dei marmi che sovrasta le scale della scuola c’è anche la celebre Ditta Fratelli Branca alla quale si deve la donazione di 1054 lire.

Asilo della Foce (3)

Al di sotto di quel nome ne figura un altro: Vittorio Parodi.
E chi sarà mai questo munifico genovese che elargì 621 Lire?
Lo narra il libro di Bottaro dove si legge che questo gioielliere di Via San Lorenzo fornì un suo lavoro: tre caravelle d’oro che fluttuavano nell’acqua di una vasca.
E per poterle ammirare meglio si poteva noleggiare un cannocchiale, il ricavato naturalmente finì nelle casse dell’asilo, il solerte commerciante si era pure studiato degli oggettini ricordo, sempre a forma di caravella.

Asilo della Foce (4)

Storie di genovesi dimenticati come l’avvocato Lorenzo Quartara e suo padre, il banchiere Emmanuele.

Quartara

E alla memoria dei posteri viene tramandato anche il nome di una compianta direttrice.

Ferraris

Come lei sono diversi coloro che meritano l’onore del ricordo.

Asilo della Foce (5)

E davvero, bisognerebbe tentare di ricostruire la storia di ognuno e svelare le vicende di certi comitati cittadini.

Asilo della Foce (6)

Asilo della Foce (12)

E poi ci sono le vite che puoi solo immaginare, sono quelle dei piccini, Ida e Checchin, Ersilia e Luigino.
Uno dei benefattori conservò un prezioso ricordo di quella scuola e di quegli anni, è un biglietto di auguri, osservate il retro, ci sono gli indirizzi ai quali rivolgersi per la beneficenza.

Asilo della Foce (7)

E tra questi noterete un certo C. Peragallo, ottico di Banchi, questo cognome ricorre nelle edificanti vicende passate dell’asilo della Foce.

Peragallo

All’interno di questo cartoncino c’è una poesia, è scritta con lo stile del tempo, struggente e commovente, a tratti lacrimevole, è in dialetto genovese.
Ed è un bambino a parlare, queste sono alcune delle sue parole:

Di figgioeu dell’Asilo da Foxe
In quest’anno o ciù grande son mi
L’è per quello che porto a bandea
Che dipinta e spiegâ veddei chi

Dei bambini dell’Asilo della Foce
Quest’anno il più grande sono io
E per quello che porto la bandiera
Che vedete qui dipinta e spiegata

Asilo della Foce (8)

Segue poi una serie di elogi, il bimbo dice che le maestre e la direttrice decantano sempre il buon cuore di quei signori ai quali si deve l’Asilo, parla a nome dei compagni e usa parole di affetto e gratitudine in tempi sicuramente difficili.

Asilo della Foce (9)

Come vi dicevo, la scuola rimase per un certo periodo in Via del Cantiere.
Venne poi trasferita in Corso Torino, nell’immagine sottostante noterete uno spazio vuoto nella parte destra della strada, quello è il luogo dove sorgerà il nuovo asilo.

Corso Torino

E lì ancora adesso si trova.

Corso Torino (1)

Si tratta dell’edificio che notate sulla destra, in primo piano.

Corso Torino (2)

Su questo mondo di munifici benefattori e di bambini sui quali si posò la mano della Provvidenza ci sarebbe ancora molto da scrivere, credo che tornerò a cercare notizie su alcune figure che sono ricordate su quelle lastre.

Asilo della Foce (10)

Di questa scuola e delle sue memorie scolpite sul marmo fino a poco tempo fa io non ne sapevo proprio nulla, a svelarmene l’esistenza è stato un amico, lui si chiama Gian Carlo Moreschi e abita alla Foce, colleziona fotografie, documenti e cartoline d’epoca del suo quartiere, sono sue tutte le immagini antiche che avete veduto, lo ringrazio anche da qui per avermele prestate e per avermi fatto conoscere questa bella storia.

Asilo della Foce (13)

E poi ci sono loro, i bambini.
Letizia o Luisa, Gaetanin o Battistino, visetti sconosciuti, perduti nel tempo, nonni e parenti dei genovesi di adesso.
Piccini che hanno sognato un cerchio o un cavallino di legno, una bambola di pezza o un sacchettino con le biglie.
Bambini di Genova, bambini della Foce.

Asilo della Foce (11)

Asilo della Foce – I Figli dei Richiamati 1915

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13 pensieri su “I benefattori dell’Asilo della Foce, una storia genovese

  1. Che belle che sono queste storie! Certo, sarebbe bellissimo riuscire a ricostruire la storia di un bambino o di una bambina: hai già qualcosa nel cassetto, di’ la verità…
    Un tempo gli enti benefici erano numerosi, anche in città meno grandi di Genova o Milano. Pure nella cittadina in cui sono cresciuta io ci sono stati scuole ed orfanotrofi per i bambini più sfortunati: l’orfanotrofio maschile si trovava nella casa natale di Papa Pio XI, di fronte alla latteria dei miei nonni e, se non ricordo male, lì c’era anche una scuola e ci andava mio padre, ma è meglio che chieda a lui ché con tutte ‘ste storie di famiglia sto facendo confusione!
    Buona settimana e buona ricerca 🙂

    • Eh Tiptoe, certe storie di quegli anni sono davvero commoventi, anche tu dovresti approfondire le vicende della tua cittadina.
      Sarebbe bellissimo ricostruire le vicende di uno di quei bambini, ormai mi conosci, le storie vere mi affascinano in modo speciale.
      Un bacio grande cara, buona giornata a te.

  2. Ciao Miss! Che bella storia che ci hai raccontato.. Quanto fermento e quanto altruismo nella nostra amata Zena di una volta! Grazie, raf

  3. Una storia bellissima che non conoscevo così bene…….E dire che i miei nipotini frequentano proprio quell’asilo! Ciao cara Miss.

  4. Eravamo in un altro mondo, una città che era una grande famiglia, una parte dei grandi capitali nelle mani di potenti famiglie, venivano distribuiti per dare servizi essenziali ed alleviare le sofferenze di quella parte di cittadini in grave difficoltà.
    L’800 è il periodo in cui il riscatto sociale vede la sua nascita, ed in parte contribuiscono anche alcuni grandi capitalisti.
    Non come oggi che i segni de quel mecenatismo si contano sulle dita di una mano.
    Fai bene a ricordare personaggi come Cravero e Rubattino e molti altri, queste persone devono avere sempre un posto nel nostro cuore, non devono essere dimenticati, fortunatamente il lapidario da te esposto è una testimonianza per i posteri e per tutti noi.
    Un’altra bella pagina di storia locale.

    • Proprio un altro mondo, per molti versi davvero più attento.
      Questa storia è bellissima, so che tu la conoscevi già, per me è stata una splendida scoperta.
      E poi davvero, bisognerebbe tentare di ricostruire le vite e le vicende di coloro che contribuirono alla nascita di questo asilo.
      Un abbraccio Eugenio, grazie di cuore!

  5. Pubblicità all’avanguardia quella dei Fratelli Branca! Queste iniziative a favore della cittadinanza una volta erano molto comuni, si è perso molto di quello spirito solidale e comunitario. Se non altro ci sei tu a recuperare le storie… Bacioni

    • Sì, una mossa davvero riuscita, devo dirti che questo episodio mi ha anche sorpresa.
      La storia è splendida, io vorrei tanto trovare notizie di qualcuno di quei bambini!
      Un bacione Viv, grazie!

  6. Miss, le lastre con incisi i nomi dei donatori fanno pensare che non ci sono più i mecenati di una volta… invece la foto della scolaresca mi commuove perchè penso al poco che avranno avuto quei bimbetti… dopodichè mi viene in mente Brecht e direi che al suo celebre adagio: “beati i popoli che non hanno bisogno di eroi”, vi andrebbe aggiunto: “nè di benefattori”…

    • Eh Sergio, hai ragione tu, credo davvero che ci fosse un’altra forma di attenzione nei confronti degli altri, come non essere d’accordo?
      Questa storia è commovente, sono innanzi tutto felice di averla scoperta e poi raccontata, qui però ci sarebbero pagine e pagine da scrivere secondo me.
      Grazie Sergio, buona serata a te.

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