Giuseppe Garibaldi e una leggendaria partita a bocce

È un giorno d’autunno del 1853 e un gruppetto di persone percorre Salita di Oregina, l’ultimo della fila è un garzone e porta una pesante cesta sulle spalle.

Salita di Oregina (2)

Davanti a lui ci sono un ragazzino e una bambina bionda, lei ha una lunghissima treccia che le arriva sino alla vita, entrambi seguono con passo spedito il loro papà.
Lui ha capelli fulvi e una folta barba, indossa uno scenografico poncho e altri non è che l’eroe dei due mondi, Giuseppe Garibaldi.

Garibaldi

Opera esposta al Museo del Risorgimento – Istituto Mazziniano

La strada è ripida e impervia, si inoltra in luoghi di verde campagna, con case basse immerse nell’aria pura.

Salita di Oregina (3)

Salite, curve, viali e finalmente la bella compagnia giunge a destinazione, un cancello si apre e ad accogliere calorosamente Garibaldi è il suo sodale Luigi Coltelletti.

Salita di Oregina

Il giovane garzone posa la cesta con i doni del mare destinati all’amico di Garibaldi e l’eroe, dopo aver ascoltato la triste storia di questo ragazzo e le miserie della sua famiglia, lo ricompensa con diverse monete sonanti.
È una giornata dal clima dolce sulle alture di Oregina, così i due amici pensano bene di dilettarsi con un piacevole passatempo: una partita a bocce.

Bocce (4)

Il campo che fa al caso loro è proprio lì sotto, davanti alla villetta di un certo Boero il quale non se lo fa ripetere due volte: appoggia una scala al muro e in men che non si dica Garibaldi e il suo amico scendono, da lì a poco avrà una leggendaria partita.
Fin da principio le cose non sembrano andare per il verso giusto per Garibaldi, il nostro soffre di dolori ad una mano e non riesce a giocare correttamente, i suoi avversari passano subito in vantaggio.
Non si arrende, uno come lui non può certo ritirarsi!
Un catino d’acqua fresca e una pezza bagnata gli procurano un certo sollievo, è pronto così per una nuova sfida.
E si comincia di nuovo, si gioca per pochi soldi e soprattutto per l’onore, è la rivincita ma ancora una volta il Generale perde la partita.
Lui non si dà per vinto e sfida ancora i suoi avversari, questa volta sembra avere la meglio, gioca con foga e passione, non sbaglia un colpo.
E poi, d’improvviso la mano lo tradisce ancora : la boccia cade a terra e il nostro eroe, a malincuore, è costretto ad abbandonare la partita.
E malgrado tutti sostengano che non ci sia necessario, Garibaldi ci tiene a pagare il suo debito così come si era stabilito.

Garibaldi (2)

Opera esposta al Museo del Risorgimento – Istituto Mazziniano

Tira fuori il portafoglio e si accorge che è vuoto, si ricorda così che tutti i suoi soldi sono finiti nelle mani del garzonetto!
Il signor Boero, padrone di casa e proprietario delle bocce, non la prende male, si rivolge a Garibaldi con molto riguardo e pronuncia parole di profonda stima.
Si dice onorato di averlo avuto come ospite nella sua casa, lui sa che ben altre partite attendono il Generale, promette che nessuno userà mai più quelle bocce, resteranno da parte, in attesa di una nuova visita del grande eroe.
Questo magnifico aneddoto è tratto da testo di Ferdinando Resasco “Libro di Cronaca del 1891” e proviene da uno dei cassetti delle meraviglie del mio amico Eugenio, come sempre lo ringrazio per averlo condiviso con me.
Garibaldì tornò ancora nella casa di Boero.
Un giorno, mentre si trovava lì, lo avvisarono che in una villetta poco distante c’era un genovese che voleva incontrarlo, desiderava discutere con lui di certi argomenti: quest’uomo era Giuseppe Mazzini.

Giuseppe Mazzini (2)

Opera esposta al Museo del Risorgimento – Istituto Mazziniano

Tomaso Boero, proprietario di quella casa e delle bocce, era cugino di Mazzini, assomigliava talmente tanto al suo illustre parente da aver posato per il monumento che ritrae il patriota genovese.

Mazzini
Tomaso Boero fu di parola, quando Garibaldi lasciò la sua casa prese le sue preziose bocce le legò con dei nastrini patriottici, quindi le sistemò in una bella scatola di legno che lui stesso aveva costruito.

Bocce

Passarono poi ai suoi discendenti e vennero sempre ricordate come Le bocce di Garibaldi.

Bocce (2)

La storia è fatta anche di questi piccoli attimi quotidiani che rendono umani e reali i protagonisti delle vicende della nostra nazione.
E quelle bocce, ancora adesso chiuse con certi nastri, si trovano nel luogo dove si celebra la storia d’Italia, il Museo del Risorgimento.
Accadde in un giorno d’autunno del 1853:  in un campetto davanti a una casa di Oregina si svolse una leggendaria partita a bocce.

Bocce (3)

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33 pensieri su “Giuseppe Garibaldi e una leggendaria partita a bocce

  1. Cara Miss, è succcesso di nuovo. Alle parole di “È un giorno di Ottobre 1853..” sono entrata nella vicenda. Ero anche io in Salita Oregina, e poi in casa del Sig. Boero ed ero lì ad assistere alla partita.. Grazie come sempre, hai ragione, queste piccole vicende ci rendono vicine le persone che hanno fatto la storia! Raf
    P.S. Ma, Garibaldi e il Sig.Boero si saranno parlati in genovese?

  2. Che meraviglia carissima amica: anche a me pare di essere stata spettatrice di questa vicenda così…”normale”, nonostante il Personaggio!
    Grazie, buona giornata
    Susanna

  3. Bello immaginare questi personaggi storici alle prese con la vita quotidiana di tutti i giorni, fuori dalle pagine di storia che sono sempre un po’ polverose… per noi oggi solo la polvere del campo di bocce 😉 Io non avrei messo i nastri patriottici però… 🙂 Buona giornata cara!

  4. Che bello questo racconto! Per me ancora più caro perchè parla di Salita Oregina luogo in cui sono nata io e pensa , Miss Fletcher , mio padre nei sui anni della pensione andava proprio a giocare a bocce in un campetto proprio sotto la Chiesa di Oregina e mi piace pensare che fosse quello dove ha giocato Garibaldi! Un grosso bacio

    • Cara Anna, ho presente il campetto del quale parli perché proprio l’altro giorno, per fare queste foto, ho gironzolato su e giù per Salita di Oregina.
      Sono molto felice che ti sia piaciuta questa storia, un grande abbraccio a te carissima, grazie di cuore.

  5. Miss, aneddoti e oggetti personali d’uso quotidiano, appartenuti a personaggi storici di rilievo, ce li fanno sentire meno distanti… era così anche in Argentina con i padri dell’Indipendenza: l’orologio da tasca, la penna d’oca, il poncho, il mate… quello che non c’era a Buenos Aires era una creuza panoramica come la Salita di Oregina… la prossima volta che capito a Genova voglio percorrerla fino al Santuario… peccato che la ragazza sul muretto stesse leggendo Nanà, se invece si fosse trattato di Guerra e Pace, forse avrei avuto maggiori probabilità di trovarla ancora in lettura…

    • Gli aneddoti sui personaggi storici hanno sempre grande fascino per me.
      Caro Sergio, Salita di Oregina è bella tosta eh… e barare e prendere il 35 fino al Santuario e farla in discesa? Ecco, io te l’ho detto!
      Buona serata e grazie!

  6. buono a sapersi, Miss… però questo tuo avvertimento mi fa pensare che tu abbia paura di perdere per sempre un fedele lettore… a guardare google maps, non sembrerebbe un 8000 himalayano, lunghetta, certamente sì… ad ogni modo, il trucco del 35 mi pare una buona idea, anche perchè corrisponde giusto-giusto al 50% degli anni che ho… rimane il fatto che scendere le Salite mi pare poco serio…

  7. Sono sempre affascinato dai tuoi racconti, pur conoscendo la storia, tu riesci a dargli quel tocco unico e personale che denota uno stile bello e romantico.

    • Grazie carissimo, il Resasco li racconta in una maniera a dir poco commovente, leggere le sue pagine è un vero privilegio.
      Io cerco solo di narrare certe storie a modo mio, sono felice che ti piaccia!
      Un abbraccio a te Eugenio!

  8. Che storia! E che bello dev’essere il libro del tuo amico… Leggendo queste tue storie di Risorgimento mi viene voglia di andare a Milano a visitare il museo dedicato a questo periodo storico che amavo da bambina e che poi ho messo da parte.
    Buona giornata, Miss 🙂

  9. Miss tu hai la straordinaria capacità di far rivivere il passato e tutte le persone, celebri o meno, diventano vere e vanno a far parte del nostro immaginario. Grazie, come sempre…

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