Le mercedi del Custode delle Carceri della Malapaga

Nel corso della mia entusiasmante visita al deposito lapideo del Museo di Sant’Agostino ho avuto modo di fare diverse interessanti scoperte.
E sapete, le persone curiose come me osservano tutto e cercano di comprendere ogni dettaglio, a volte non è affatto semplice.
Appoggiato a un muro, quasi nascosto dietro ad altre lastre marmoree, ho intravisto un marmo sul quale erano incise parole che hanno attirato la mia attenzione: Carceri della Malapaga.

Mura della Malapaga 2
La Malapaga era la fosca prigione dove i genovesi rinchiudevano coloro che non pagavano i loro debiti, chi aveva dei conti da saldare andava a finire laggiù, potete leggere la storia della Malapaga in questo articolo dove troverete anche alcune vicende che accaddero in quel luogo.

Mura della Malapaga

Mura della Malapaga

La lapide in questione era in parte nascosta e pure capovolta, pertanto immaginatemi mentre tento in ogni modo di fotografarla.
In mio soccorso è poi giunto il Dottor Adelmo Taddei, appassionato conservatore del Museo, colgo l’occasione per ringraziarlo ancora, il Dottor Taddei ha posizionato la lastra in modo che fosse visibile ed io sono tornata al Museo per leggerla e fotografarla.
Eccolo qua il misterioso marmo, è scritto in italiano e si riferisce alla paga dovuta al custode delle carceri.

Malapaga

TEMPORE FRANCISCI REBESONI ANNO 1650

TARIFFA DELLE MERCEDI DEL CUSTODE DELLE CARCERI
DELLA MALAPAGA

DA LIRE VENTI A BASSO SI PAGANO SOLDI DIECI
DA VENTI SINO IN CINQUANTA SOLDI VENTI
DA CINQUANTA SINO A CENTO SOLDI TRENTA
OLTRE LIRE CENTO SOLDI TRENTAQUATTRO
PER LE LICENSE GENERALI SOPRA IL VERO DEBITO
MA SE IL CREDITORE NON HAVERA FATTO DETENERE IL
DEBITORE PER MESSO E POI UN ALTRO GIORNO PER
SOTTO CAVALERO IL CREDITORE DOVER PAGARE LUI
LA MERCEDE DELLA DETENTIONE

Ho riportato qui le parole per una più semplice comprensione di quanto inciso su quel marmo.
Ditemi sinceramente, a voi è tutto chiaro?
Io ammetto che questo testo ha suscitato la mia perplessità e pertanto per la sua interpretazione ho chiesto l’aiuto di un caro amico abituato a interpretare certi linguaggi a volte ostici: Don Paolo Fontana, responsabile dell’Archivio Diocesano di Genova.
Ed ecco che a poco a poco si sono svelate usanze di quel tempo, correva l’anno 1650.
La parte iniziale è forse più facilmente intuibile, vi si legge che al custode delle carceri spetta una cifra definita e si calcola in questa maniera:

DA LIRE VENTI A BASSO SI PAGANO SOLDI DIECI
DA VENTI SINO IN CINQUANTA SOLDI VENTI
DA CINQUANTA SINO A CENTO SOLDI TRENTA
OLTRE LIRE CENTO SOLDI TRENTAQUATTRO
PER LE LICENSE GENERALI SOPRA IL VERO DEBITO

Per un debito da 20 lire in giù al custode sono dovuti 10 soldi.
Da 20 a 50 prenderà 20 soldi.
Da 50 a 100 gli spettano 30 soldi.
Per le licenze generali sul vero debito più di 100 lire e 34 soldi.

Mura della Malapaga (2)

Mura della Malapaga

La parte finale, in base a quanto mi ha spiegato Don Paolo, si riferisce al fatto che al creditore spettava pure il compito di darsi da fare per far arrestare colui che gli doveva dei soldi.
Leggete questo passaggio:

MA SE IL CREDITORE NON HAVERA FATTO DETENERE IL
DEBITORE PER MESSO E POI UN ALTRO GIORNO PER
SOTTO CAVALERO IL CREDITORE DOVER PAGARE LUI
LA MERCEDE DELLA DETENTIONE

Significa che se il creditore non avrà fatto arrestare il debitore per mezza giornata e un altro giorno intero avvalendosi del sotto cavaliere (un funzionario del tribunale) toccherà proprio al creditore pagare la mercede della detenzione.
Non so dirvi nulla di più a proposito di questa targa che stava affissa in quella cupa galera, era mio desiderio condividere con voi questa curiosa scoperta in quanto credo che non conosciamo mai abbastanza le pieghe del nostro passato e certi lati oscuri di tempo lontani.
Della Malapaga tornerò a scrivere presto, quello è il luogo dove venivano rinchiusi i debitori.

Malapaga (2)

17 pensieri su “Le mercedi del Custode delle Carceri della Malapaga

  1. Grazie Preziosa scoperta. Una sola cosa: il costume di allora di far pagare al danneggiato le spese per un mancato pagamento nel caso di indigenza, vera o presunta, del debitore si e’ conservata identica nell’attuale legislazione. Cio’ e’ ben noto a chiunque abbia intentato causa ad un inquilino moroso.

  2. Ho capito bene? La detenzione veniva pagata dal detenuto? Certo i tempi sono cambiati… al di là di questo ti immagino accartocciata per fotografare la lapide al contrario tanto da impietosire chi aveva il potere di raddrizzartela… 😉 #Missfletchernondemorde

    • Esatto cara, hai capito bene!
      Accartocciata è perfetto eh, devo ricordarmi di consultarti prima di scrivere gli articoli, non ti dico cosa ho combinato per fotografare questa lapide ma per l’appunto non demordo!
      Bacioni Viv, grazie.

  3. Miss, i numeri non sono mai stati il mio forte, soprattutto, trattandosi di “conquibus”… ma se 1 lira d’argento equivaleva a 20 soldi, parrebbe una cifra modica, diciamo, da pane e acqua… sarebbe interessante conoscere le pene corporali… a Milano il debitore fallito veniva fatto cadere non so quante volte a chiappe nude sopra una dura pietra, il tutto davanti alla cittadinanza…

    • Era usanza anche qui, Sergio, si vede che ci sono dei punti in comune tra le varie città.
      Trovo interessantissima questa iscrizione, sono contenta della mia curiosità che mi ha permesso di vederla tra tante altre cose preziose.
      Grazie a te, buona serata.

  4. Curiosa questa targa e nemmeno semplice da comprendere. Certo che scolpire istruzioni così precise su pietra implicava una certa resistenza al cambiamento d’usi. Poi un carcere solo per i debitori non lo avevo mai sentito

  5. Pingback: Il Magnifico Cristoforo Spinola e la sua prigionia | Dear Miss Fletcher

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