Una bottega in Piazza Ponticello

Te la racconto io la mia storia perché questa è la mia famiglia.
Quel giorno è venuto il fotografo in Ponticello, in quella piazza i miei genitori hanno la loro bottega.

Piazza Ponticello

A casa tutti mi chiamano Checchin ma il mio vero nome è Francesco.
Io lassù ci volevo proprio salire, mi hanno fatto indossare l’abito buono, mi hanno messo il basco sulla testa, poi babbino mi ha preso in braccio e mi ha fatto sedere lì.
Non sarei più sceso, l’ho detto alla mamma!

Piazza Ponticello (2)

E c’erano i miei fratelli Berto e Vincenzo, sul fondo vedete Gioacchino, il garzone di bottega.
Con loro mia nonna Serafina, la nonna non sa leggere e scrivere, mi ricorda sempre che io sono un bambino fortunato, quando era giovane lei la vita era assai più difficile.
La nonna è molto religiosa, ogni mattina va a pregare nella chiesa dei Servi, si inginocchia davanti all’altare e ripete l’Ave Maria e il Padre Nostro.
Piano piano, come fa ogni sera prima di addormentarsi.

Piazza Ponticello (3)

La nonna ha un cruccio per la sua prima figlia: la zia Colomba non si è mai sposata ma tanti anni fa aveva un galante, era uno che andava per mare e alla nonna non piaceva per niente.
Un brutto giorno lui partì per Napoli e non tornò più, quanto ha pianto la zia Colomba!
E a volte mi sembra che la zia sia rimasta malinconica, anche nella fotografia sembra quasi triste.
Accanto a lei c’è mia mamma Adele, la mamma ha sempre un bel sorriso che le illumina il volto.
E la bimba seduta sul maialino è invece  la mia sorellina Desiderata.

Piazza Ponticello (4)

Mio padre si chiama Agostino, lui mi ha insegnato che nella vita contano poche cose: l’onestà, la modestia, la pazienza e il buon cuore.
E si deve essere timorati di Dio e ricordarsi sempre dei poveri e di tutti quelli che hanno meno di te.
Il mio babbino non lo vuol far sapere ma lui aiuta sempre la Scià Luigia, quella vecchia che chiede la carità in Vico Berrettieri.
La mia è una famiglia di lavoratori e tutti si spaccano la schiena per mettere il pane sulla tavola.

Piazza Ponticello (4a)

Il nostro negozio è proprio in Ponticello, lì accanto c’è la Bedin con le sue farinate, io ogni tanto vado là, corro dietro al bancone e mi regalano anche le fregugge.

Piazza Ponticello (6)

È bella la nostra bottega, tutti vengono a comprare da noi.

Piazza Ponticello (7)

E ci lavora anche lo zio Bartolomeo, lui è bravo a tagliare la carne.
La signora vicino a lui è la besagnina Geronima, ha voluto esserci anche lei nella fotografia, era molto emozionata quel giorno.

Piazza Ponticello (8)

Sopra il nostro negozio c’è un crocifisso, Lui ci protegge tutti, la nonna dice che è stato proprio Gesù a salvarmi da quella febbre che l’anno scorso per poco non mi portava via.

Piazza Ponticello (9)

Lui è mio fratello Pietro, era fiero di tenere quel coltello tra le mani.
Accanto c’è mia sorella Filomena, lei è una ragazza timida e taciturna, ama fare i pizzi e ricamare.
Vorrebbe diventare cucitrice ma la mamma dice che qui nella bottega c’è bisogno del lavoro di tutti, Filomena è una che sogna ad occhi aperti e con i sogni non ci si riempie la pancia, così dice sempre la mamma.

Piazza Ponticello (10)

Questa è la mia famiglia.
Il mio babbino è fiero della sua bottega, siamo nati tutti qui, in Ponticello, nel centro di Genova.
Il mio mondo è dove sono la mia casa e la mia famiglia, gente semplice e onesta.
La mamma mi ha detto che questo giorno lo ricorderò per sempre, anche quando sarò grande.
E nel pronunciare queste parole mi ha messo la mano sul petto e mi ha detto:
– Tienilo qui, in un angolo del cuore.

Piazza Ponticello (3)

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Le immagini che avete veduto appartengono ad un amico, sono tratte da una delle sue antiche fotografie, lui le colleziona e le custodisce salvandole dall’oblio, lo ringrazio per avermela inviata.
Le persone ritratte in questa scatto avevano vite che si possono solo immaginare, così ho inventato i loro nomi, le storie e le emozioni.
E so bene che un bambino di un altro secolo userebbe un linguaggio differente dal mio, io ho solo cercato di guardare il suo piccolo universo con i suoi occhi.
Io non ho mai usato il termine “babbino”: ho lettere e cartoline di mio nonno indirizzate a suo figlio che era mio padre e mio nonno in quelle missive si firmava così.
Le strade e i luoghi citati non esistono più, sono scomparsi per lasciar posto ad una nuova città.
La bottega si trovava all’angolo di Piazza Ponticello, osservate la cartolina che segue: nella parte destra, sul fondo, c’è un edificio ad angolo e sul muro accanto alla finestra del primo piano si nota il crocifisso parzialmente immortalato anche dal nostro fotografo.
La strada in ombra che parte da Piazza Ponticello si chiamava Via Rivotorbido, là si trovava la celebre Bedin famosa per le sue farinate, questo negozio in seguito ebbe altre collocazioni.

Piazza Ponticello (12)

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Un giorno il fotografo Persico andò in questa zona viva e popolosa e ritrasse questa famiglia davanti alla porta del negozio.
E c’era una piccina, per noi è una vera stranezza ma l’hanno messa seduta proprio sul maialino.
E c’era un bambino e forse davvero si chiamava Checchin, mi piace crederlo.
Non conosco nulla di tutti loro, ho solo una incrollabile certezza: ognuno di loro ha conservato la memoria di questo istante, per sempre, in un angolo del cuore.

Piazza Ponticello (11)

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37 pensieri su “Una bottega in Piazza Ponticello

  1. Hai creato una storia bellissima e hai ridato vita a questi personaggi! Sembra quasi di averli davvero conosciuti…….Brava Miss!

  2. Cara, sei fenomenale! Hai fatto rivivere queste persone quasi fossero ancora tra noi. Credo che dovresti cominciare a raccontarci anche le vite di chi si nasconde dietro certe persiane…che dici? Potrebbe diventare un appuntamento fisso, una rubrica dedicata solo alle imposte più affascinanti e so che nel tuo archivio fotografico devono essercene alcune davvero particolari. Bacioni!

  3. Questo Post per noi zeneisi datati é da oscar….anche mio papá era un frequentatore abituale di Ciassa de Pontexellö e ovviamente cliente dei vari negozi e poiché io sono datato i suoi racconti di gioventù mi piacevano moltissimo e li ho memorizzati fortemente….ma tu carissima Miss ci omaggi con questi spaccati di vita storici e magnifici di come erano i nostri i magnifici antichi predecessori….grandissima Miss abbraccio e buon pranzo dâ Bedin….

    • Eccoti carissimo, ho immaginato che ti sarebbe piaciuto camminare con me per Ponticello, davanti a questa bella macelleria.
      Sono felice che tu abbia gradito questa piccola sorpresa, quando sono belli questi genovesi di un altro tempo, vero Pino?
      Un grandissimo abbraccio a te, grazie infinite per le tue belle parole.

      • ….piccola????…..mai…..grandissima sorpresona….grandissima Miss…..i Genovesi di allora bellissimi altroché….cambiano i tempi ma la genia é sempre quella si vede si avverte su voi generazioni giovani e attuali grazie e grande abbraccio Miss!

  4. Miss, quando la tua immaginazione non supera la realtà, ci va sempre molto vicino… e, detto fra noi, mi piace che questo bel post sia capitato proprio il giorno del mio settantunesimo compleanno.

  5. Da una piccola antica foto sei riuscita a fare quasi un miracolo, credo si tratti di una foto unica, il particolare in cui si intravvede l’insegna della Bedin per quanto ne so io non si è mai vista.
    Quel fotografo Persico forse non immaginava che la sua foto dopo tantissimi anni ci avrebbe permesso di individuare visivamente il luogo di quella storica bottega di cui vi è ancora memoria, nei genovesi.
    In oltre, grazie a questa storia possiamo collocare esattamente il negozio di macelleria con l’identificazione del proprietario e della sua bella famiglia.
    Il tuo modo di raccontare certi eventi, sono degli autentici capolavori, prima o poi dovrai deciderti, la tua strada è segnata diventerai una grande scrittrice.
    Eugenio

    • Carissimo, è una foto veramente speciale e questo fotografo davvero ha fatto un piccolo miracolo, anch’io non avevo mai visto l”insegna.
      Eh, la famiglia del macellaio, quanto mi ha fatto sognare, sempre con il pensiero e il desiderio di donare a queste persone ancora un breve istante, in un tempo che diverso da quello che hanno vissuto.
      Grazie infinite delle tue parole e del tuo aiuto sempre prezioso!
      Un abbraccio caro Eugenio!

  6. Guardando la terza foto, con la nonna Serafina che si è mossa, ho pensato che forse Picasso deve aver visto qualcosa del genere prima di dipingere le sue facce “scomposte”!

  7. Pingback: Le tracce di Piazza Ponticello | Dear Miss Fletcher

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