In cerca di Passo del Lasagnaio

Leggendo vecchi volumi accade spesso di stupirsi per poi ritrovarsi catapultati in luoghi che non si conoscono.
Sfogliavo il Lunario del Signor Regina del lontano 1882, d’un tratto la mia attenzione è stata suscitata da un toponimo particolare: una stradina mai sentita, voi ci siete mai stati in Passo del Lasagnaio?
E caspita, io proprio non l’ho mai veduto!
E così sfoglio lo stradario, nessuna traccia.
Consulto altri libri, cerco frammenti di notizie, mi domando quale solerte amministratore abbia deciso di far scomparire dalla mappa della città una via dal nome così caratteristico ed invitante.
Infine sulla mia Guida Pagano del 1926 leggo che Passo del Lasagnaio si trovava tra Via del Lagaccio e Via Bianchetti.
E così sono andata a fare un giro da quelle parti.

Via Bianchetti

Eccomi là, su e giù, con la cartina d’epoca in cerca di corrispondenze tra i numeri civici.
Il nome della via naturalmente non era casuale, l’ho scoperto grazie ad un’autorevole voce della Superba: il grande Amedeo Pescio, il suo libro dedicato alle strade di Genova risale agli inizi del ‘900.
Su quelle pagine si legge che in quella zona c’era un tempo una villa che venne in seguito demolita per lasciar spazio a nuove costruzioni, nella seconda metà dell’Ottocento là si trovava la rinomata Osteria del Lasagnaio.
Una villa con campo da bocce, alberi ombrosi, forse un pergolato per pranzare al fresco, tavoli di legno e molti commensali che apprezzano di certo le delizie del luogo in una cornice bucolica.

Bosco

E la fantasia vola, io l’ho proprio visto il lasagnaio: è un omaccione corpulento dalle guance rubizze, un tipo gioviale ed allegro, nella sua osteria le brocche sono sempre ricolme di vino buono, si brinda alla gioia di vivere e alla buona cucina.
E secondo me da lui si gustavano anche ottime tagliatelle!

Tagliatelle

A dirvi il vero ritrovare Passo del Lasagnaio non è stato proprio facile, è arduo orientarsi quando hai come riferimento una cartina del 1926.
Su e giù, sono andata nella retrostante Via Bianchetti e ho trovato un tondo con una Madonna, qui la devozione per la Madre di Dio ancora si conserva, davanti all’immagine di Lei c’era un vasetto di fiori.

Madonna

E poi ho osservato con attenzione la mia mappa del 1926.
La strada in primo piano parallela a Via Bianchetti è Via del Lagaccio: nel rettilineo sono segnati i civici 2 e 4, poco prima c’è il Passo del Lasagnaio, dalla cartina si evince che sulla sinistra un tempo c’era il mattatoio.

Via del Lagaccio

Cammino, osservo e noto che adesso le cose sono cambiate: quello che all’epoca era il civico 2 adesso è indicato con il numero 2A, mentre il 2 si trova sul lato destro di quel tratto di Via del Lagaccio antistante gli uffici della Commissariato di Polizia e quella porzione di strada ricopre il tracciato del vecchio Passo del Lasagnaio.
E così da tutto questo girovagare credo di aver dedotto che la stradina perduta fosse proprio in questo punto dell’attuale Via del Lagaccio, questa strada poi prosegue tagliando Via Bianchetti e la successiva Via del Cipresso.

Via del Lagaccio (2)

Ebbene, io avrei conservato quell’antico nome, quanto meno come omaggio a quello stimato proprietario dell’osteria e ai golosi avventori del suo locale, dei veri buongustai.
Che pranzi indimenticabili a quei tavoli, un piatto di lasagne fumanti, un brindisi con un rosso corposo, un tempo che sfugge in un’atmosfera gioiosa e conviviale.
Ieri ho narrato questa storia ad una signora incontrata in Via del Lagaccio e poi l’ho scritta per voi, è una piccola memoria emersa da vecchi libri.
È la traccia di un luogo perduto dove un tempo c’era la celeberrima Osteria del Lasagnaio.

Lasagne

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27 pensieri su “In cerca di Passo del Lasagnaio

  1. Son certa che l’oste fosse proprio come l’hai descritto! 🙂 e comunque solo tu puoi andare in giro a cercare vie ormai scomparse con una cartina del 1926… Ormai ti sarai fatta una certa fama 😉 bacioni

    • Ah, anche secondo me l’oste era esattamente così, cara.
      Questa faccenda di gironzolare con una cartina del 1926 ha dei risvolti divertenti, devo dire, a parte il fatto che c’era gente che ha vista andare avanti e indietro senza una logica, almeno all’apparenza eh, qualche sguardo perplesso me lo sono assicurato.
      Grazie cara, buona giornata a te!

  2. ….Ostaia dou lazagnâ mi ghé son cresciou vixin a unn-a ostaia cuscí aou Chiappâ l’ ostaia dou Retin ean a vitta dou scitou onde stavan….l’è troppu bello questou che tæ fætou e ti ne counti Miss e nou te sfugge ninte…..mancou ” ou Passou dou Lazagnâ ” grandiscima comprimenti e grassie!!! Un abbrassou cariscima!!!

    • Pino, grandioso tu con i tuoi ricordi dell’ostaia del quartiere!
      Io quando ho notato questo strano toponimo mi sono così incuriosita… e poi è uscita fuori questa magnifica vicenda, potevo non scriverne?
      E certo che no, quindi ecco qua il resoconto dei miei vagabondaggi, sapessi come mi diverto a cercare e poi scoprire.
      Un abbraccio Pino, grazie di cuore!

      • …Cariscima son feliçe che tæ feliçe e che ti né fæ faeliçi…ma ciú che tante doui taggen cou touccou e asci doue lazagne aou pesto me saieva mangiæ vouentea…magari in giou pe’ Zena assemme…grazie Miss t’abbrassou!!!

  3. …,ma perché si ha come la sensazione che il tessuto della città, in ogni quartiere, fosse più bello, a cominciare dai nomi delle strade?
    Emanuela

  4. Passo del Lasagnaio, un nome che mi avrebbe invogliata a fare un giretto da quelle parti…….Peccato che non esista più! Ciao cara Miss.

  5. Ci sono dei toponimi come questo, che senza un valido motivo non trovi quasi mai nelle pubblicazioni che si occupano di questa interessante tematica.
    Solo un grande appassionato come Amedeo Pescio poteva approfondire la ricerca.
    Vedo che nella pianta che hai allegato, viene evidenziata la zona del mattatoio, quest’opera che l’Alizeri attribuisce al bravo architetto Carlo Barabino è sbagliata, il disegno è opera di G.B.Resasco lo stesso che completò il progetto di Staglieno.

    • Io l’ho trovato proprio per caso e ormai mi conosci bene, ho iniziato a fantasticare!
      Pescio è imbattibile, splendidi i dettagli delle sue storie, avvincente lo stile della sua scrittura, adoro i suoi libri.
      E la vicenda del mattatoio merita certo un approfondimento, vero? Non avevo dubbi che tu sapessi tutto in merito, fantastico Eugenio.
      Un abbraccio a te, buon sabato!

  6. Miss, Lasagnaio è stupendo (Mattatoio invece, un po’ di meno)… a questo punto mi sento in diritto di chiederti se non ci sia mai stata a Zena un’Osteria del Trenettaio… hai cercato sui sacri testi?
    per meritarsi il nome di una strada, l’oste doveva fare delle lasagne che facevano risuscitare i morti, certo, non i poveri erbivori del Mattatoio…
    a proposito, l’estrema vicinanza tra il suddetto e l’Osteria, non ti fa pensare che gli effluvi di carne rancida potessero coprire quelli delle pur ottime lasagne?…
    chissà, forse la graziosa madonnina che sembra annusare i fiori, se li ricorda bene gli antichi effluvi…

    • L’osteria del trenettaio? Ora la cerco, caro Sergio, in effetti sarebbe stata perfetta per Genova.
      Questa zona come molte altre ha subito tanti cambiamenti, difficile immaginare l’atmosfera, l’osteria e tutto ciò che la circondava.
      E comunque ho girato intorno al palazzo due o tre volte prima di orientarmi, poi alla fine ci sono riuscita… la Madonnina è splendida, sono d’accordo con te!
      Buona serata e come sempre grazie!

  7. Un nome bellissimo, evocativo… Doveva essere un bolognese il nostro rubicondo oste 🙂 Una caccia al tesoro divertente. In gara col tempo (passato). Ma che bel premio

  8. Vago per Genova, ormai sono alla deriva, ci mancava anche il lasagnaio a complicarmi la vita,altro giro, come riferimento sempre le edicole, per fortuna, come ai vecchi tempi sono l’unico punto di riferimento sicuro.
    Bravissima ciao

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