Francesco Biso: da Lerici all’America, la musica di uno chef

Lui suonava dove voleva lui.
E dove voleva lui era in mezzo al mare, quando la terra è solo più luci lontane, o un ricordo, o una speranza.
Era fatto così.

Alessandro Baricco – Novecento

Ognuno, nel mondo, ha una propria musica da suonare.
Note e accordi, la sinfonia di una vita.
Questa storia ha in sottofondo il suono melodioso dello sciabordio del mare e ha inizio a Lerici, nel 1886: qui nasce Francesco Biso.

Lerici (38)

Il tempo dei giochi è breve per lui, ha appena 13 anni quando sale come mozzo a bordo del piroscafo Rapido che copre la rotta tra la sua Lerici e Genova.
Dal Mediterraneo all’Atlantico, in breve tempo un nuovo imbarco lo condurrà in Centro America.
Sai, il sogno.
E tu sei un ragazzo e hai proprio quel sogno là: New York.
Hai la tua musica da suonare, ricordi?
Un viaggio di fortuna e infine le mille luci della Grande Mela e un futuro da immaginare.
Trova lavoro in un piccolo ristorante, da lì a poco finirà in cucine ben più prestigiose: ha 17 anni, inizia dal basso con umili mansioni ma è destinato al successo, il suo talento ai fornelli è innegabile.
Avrà tempo per scoprirlo, adesso deve tornare in Italia dove la sua famiglia reclama la sua presenza, da cuoco di bordo porterà anche la divisa della Marina al tempo della Prima Guerra Mondiale.
E viene poi il tempo del matrimonio e anche il tempo luminoso di altre navigazioni, a bordo di lussuosi transatlantici.

Piroscafo

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri 

Fino al 1927, per sette anni,  è chef sul Principessa Mafalda, sulla rotta Genova Buenos Aires.
In seguito sarà imbarcato sui altri celebri transatlantici: sarà a bordo del Duilio sulla rotta tra Genova e New York, poi sul Conte Grande e sull’Augustus.
E nell’epoca in cui lui fu un celebre chef i viaggi per mare avevano ben altro fascino, un ritmo lento e cadenzato, quella dolcezza di vivere era una melodia accompagnata dai deliziosi manicaretti di Francesco Biso.
Sinfonia e note.
E lui, lo chef, ha una passione per la musica e l’opera, questa sua professione lo porta a incontrare le figure più celebri del panorama artistico dell’epoca: da Ottorino Respighi a Richard Strauss, da Tito Schipa alla soprano Sara Menkes, fino a Beniamino Gigli che gli regalò i suoi dischi autografandoli.
Ed è davvero infinito l’elenco dei suoi celebri estimatori, tutti loro apprezzano le raffinatezze dello chef Francesco Biso.

Francesco Biso (2)

Hai la tua musica da suonare, ricordi?
E la tua musica ha gli aromi e i profumi di piatti prelibati, Francesco Biso è il re dei cuochi ed è amico degli artisti.
E il suo talento è riconosciuto da questi sodali incontrati durante i viaggi: autografi, dediche e fotografie testimoniano la stima delle celebrità che conobbe.
In uno dei suoi viaggi gli capita di incontrare un passeggero particolare, lui consuma i suoi pasti in cabina.
Ha una predilezione per un certo tipo di spaghetti conditi con fegatini di pollo, mele, pomodoro, burro e parmigiano: spaghetti alla Caruso, il viaggiatore è proprio lui, l’indimenticabile Enrico Caruso.
Egli ha una vera e propria predilezione per il nostro cuoco lericino, tanto da dirgli queste parole:
– Vedi il destino, tu sei un artista senza voce!
E lui, Caruso, non manca di invitare il suo amico cuoco ai suoi spettacoli a New York, in una particolare circostanza si diletta persino a fare una buffa caricatura del Biso.
Sono diversi gli aneddoti a testimonianza di un’esistenza ricca di riconoscimenti e soddisfazioni.
E andiamo al 1934, il transatlantico Conte Grande solca il mare.

Mare

A bordo c’è un alto prelato, è il Cardinale Segretario di Stato Eugenio Pacelli, il futuro papa Pio XII, la sua destinazione è l’Argentina dove egli si reca come Legato Pontificio del Congresso Eucaristico di Buenos Aires.
Anche il futuro pontefice apprezza i piatti di Francesco Biso, come ringraziamento gli farà avere una speciale decorazione vaticana e persino una benedizione papale per lui e la sua famiglia.
Ecco una foto di gruppo scattata durante la navigazione.

Francesco Biso (3)

E tra decine di marinai c’è Biso con il suo cappello da chef e poco distante il Cardinale Pacelli.

Francesco Biso (4)

Francesco Biso tornò a vivere nella sua Lerici, dalla moglie e dalla sua famiglia, infine lasciò il mare e la terra nel 1942.
E se vi state chiedendo come sia possibile che io conosca questa storia con tutta questa ricchezza di particolari soddisfo subito la vostra curiosità.
Come spesso accade, a questo blog contribuiscono i miei lettori, uno di essi mi ha scritto per dirmi che aveva certe fotografie di Genova da inviarmi: le vedrete presto, sono scatti affascinanti di un mondo lontano.
La persona che mi ha scritto si chiama Marco Biso, Francesco era il suo bisnonno.
Ringrazio Marco per avermi inviato le immagini di famiglia che corredano questo post e gli articoli dai quali sono tratte le notizie sullo Chef di Lerici (Un Re dei Cuochi amico degli artisti di Silvio Barberis su Il Mattino del 17-3-1938 e Marittimi Lericini: Francesco Biso di Luigi Romani su Il Golfo dei Poeti Maggio 1966).
Ringrazio anche Stefano Finauri per le cartoline delle navi nel Porto di Genova.

Porto

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Per introdurre questa splendida vicenda ho citato alcune parole tratte da un celebre testo di Alessandro Baricco.
È una storia che amo: anche quella è mare, musica e una nave che solca le onde.
E l’America sognata e immaginata, laggiù in lontananza.
Ricordi?
Ognuno, nel mondo, ha una propria musica da suonare.

Lui suonava dove voleva lui.
E dove voleva lui era in mezzo al mare.

Francesco Biso

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25 pensieri su “Francesco Biso: da Lerici all’America, la musica di uno chef

  1. E mi stavo giusto chiedendo come avessi fatto a incrociare la vita avventurosa di questo tuo conterraneo. Ormai le storie ti piovono addosso e la tua maestria nel renderle vere e vive fa sì che gli eredi si rivolgano a te come un tempo agli artisti per farsi fare un ritratto. Sono certa che saranno molto felici di come sei riuscita a farlo rivivere su queste pagine 🙂 bacioni

    • Grazie Viv, è una storia talmente bella ed io ho provato a raccontarla alla mia maniera.
      E con mia grande gioia è proprio come tu dici, il blog lo fanno anche i miei lettori e io sono felicissima che mi vengano inviate storie belle come questa, è proprio un privilegio.
      Un bacio grande a te cara, grazie.

  2. Bella storia, Miss! Duilio, Conte Grande tutti nomi di navi su cui ha lavorato mio suocero che ha finito la sua carriera come capo pasticcere sulle navi del Lloyd Triestino! e anche lui aveva bei ricordi da condividere, peccato, non ha avuto una nuora brava come te che li avrebbe valorizzati al meglio!!!!

    • Io sono fortunata, cara Paola, le persone mi mandano le storie di famiglia e aprono i loro album delle foto.
      Che dire? Emozionante, tanto.
      E comunque è in arrivo una nuova puntata, molto più genovese.
      Grazie cara, un abbraccio.

  3. Miss, l’avere, dai 3 anni ai 17, attraversato l’Atlantico ben 6 volte, ha fatto sì che delle grandi navi passeggeri io m’innamorassi (figurati che quando era affondato l’Andrea Doria ho perfino pianto), per cui questo post mi ha toccato sul vivo, specialmente con quella foto del Re dei Cuochi dove compare la scritta a penna “m/n Augustus marzo 1939 – Buenos Aires”… intendiamoci, non è lo stesso Augustus che mi aveva portato a Genova e riportato a Buenos Aires, il mio Augustus era stato varato nel 50 e quello della foto era stato invece affondato dai tedeschi nel 44 per bloccare il porto di Genova.
    transatlantici a parte, bellissima storia che ti ringrazio di averci raccontato.

    • Caro Sergio,
      ieri mentre scrivevo di questa vicenda così particolare e sorprendente ti ho pensato.
      Il mare, l’America del Sud, l’atmosfera… ero certa che avresti amato questa figura.
      Grazie delle tue parole, mi fanno molto piacere!
      Buona serata a te.

  4. ,,,suonava dove voleva lui. E dove voleva lui era in mezzo al mare.
    Non ci sono parole più grandi e , soprattutto LIBERE. e lo scrivo a caratteri maiuscoli, urlati, che ho voglia di urlarli.
    il mare. La musica.La cucina. Tra gli amori grandi della mia vita.
    Che tu mi metti qua, tra il blu del mare, tra una musica immaginata, sognata, sentita nella pancia, tra la spuma delle onde,con l’idea di una ricetta…..
    Grazie Miss, grazie Amica.
    Emanuela

  5. Si é una storia bellissima Francesco Biso ha risposto al filo rosso che la vita ti offre e l’ha dipanato in maniera eccellente grazie alla sua intelligenza e intuito grande!!!!…e tu Miss con questo tuo magnifico post l’hai reso ancora più grande…anch’io se avessi una storia importante da raccontare la affiderei alla tua classe e bravura che sono immense….un’abbraccio !!!

  6. Pingback: I fasti del Grand Hotel Miramare | Dear Miss Fletcher

  7. Infatti pensavo che… ci sono gli “acchiappasogni” e tu, cara Miss Fletcher, sei la prova vivente di essere una “acchiappastorie”!
    E che storie… Un abbraccio Susanna

  8. Bellissima Storia, storia di tempi lontani che è degna di una chiusura alla Baricco dal Film di Tornatore: “Non è mai finita se hai una bella storia da raccontare e qualcuno disposto ad ascoltarla” E’ proprio questo il caso no?
    Grazie cara!

  9. ….. questo magnifico Post come già avevo commentato prima è l’esempio più eclatante delle capacità e qualità di noi Liguri Biso grande cuoco o chef che incanta con i suoi piatti capolavori culinari….e tu Miss grande artista e scrittrice che ci ammagli con questi Post stupendi il tutto nella favolosa cornice dell’ Hotel Miramare…..un’ abbraccio carissima👏💐

  10. Miss, ho letto nel web che il Principessa Mafalda è affondato a poche miglia da Rìo de Janeiro, il 25 ottobre 1927… nel naufragio pare che siano morte, moltissime persone (chi dice 300, chi 600), fu il disastro navale italiano più grave del Novecento, tanto da essere ricordato come “il Titanic italiano”… leggo nel post “Fino al 1927, per 7 anni, è chef sul Principessa Mafalda, sulla rotta Buenos Aires-Genova”… sia che abbia cambiato nave al momento giusto o che sia scampato al naufragio, Francesco Biso, oltre che bravo, era anche un uomo fortunato…

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