Da un diario genovese del passato: i grandi velieri

Torna oggi il racconto di un caro amico, questa è una nuova pagina tratta dalle memorie di Francesco Dufour.
E narra le vicende di un’impresa di famiglia, con quell’atmosfera di un altro tempo che solo un diario così prezioso è in grado di evocare.

Verso il principio del secolo i Dufour erano fabbricanti di estratto di concia che si ricava dal legno di quebracho, un legno di colore rossiccio, durissimo, che cresce in Sud America.
Il legno veniva portato a Genova da diversi armatori, le condizioni erano favorevoli alla formazione di una flotta privata di grandi velieri. Questi, al contrario dei vapori, oltre a non costare niente per la forza motrice, non causavano perdite quando erano in disarmo ed inoltre restavano carichi al Passo Nuovo servendo da deposito.
L’armamento cominciò nel 1914.
Questi velieri erano tra i più grandi mai costruiti, alcuni avevano precedenti storici: comprammo la ex nave scuola della Marina Inglese.
Quasi sempre il nome originale veniva cambiato con quello della Madonna o di un Santo.
Erano “tre alberi” ed avevano migliaia di metri di superficie velica.
L’attrezzatura era a “nave” o a “bastimento a palo”, le vele o i cavi di manovra erano innumerevoli, ciascuno aveva il suo nome.
Il capitano ed i marinai erano l’elite della marineria.

Nave Italia (12)

Nave Italia

Avevamo comprato nel Chaco Argentino nel 1902 200 km quadrati di foresta di quebracho, la foresta era stata dotata di una ferrovia per portare i tronchi al Rio Paranà.
Si faceva conto che il viaggio di andata e ritorno durasse circa 8 mesi, a volte durava più di un anno.
Un viaggio con il vento in poppa durò 29 giorni.
C’era sempre qualche nave in arrivo, venivano attraccate al Passo Nuovo, presso la Lanterna e non lungi dallo stabilimento di Sampierdarena.

Villa Rosazza (16)

I battelli venivano subito invasi dai fabbricanti di bocce che avevano il privilegio di poter scegliere i pezzi di legno migliori per il loro lavoro.
Tutti i venerdì era pronto su uno di essi lo stocche accomodato, da bambino ci sono andato spesso con papà e i fratelli.

Mangiabuono (9)

Mi ricordo che una volta un veliero doveva recarsi a Marsiglia per imbarcare un carico per l’andata.
L’allestimento della velatura era così macchinoso che per un viaggio breve si preferiva andare a rimorchio.

I velieri e il mare, il tempo che era un altro tempo, un racconto che ancora non è terminato.
Verranno nuove tempeste, verranno altre memorie.

Boccadasse (5)

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20 pensieri su “Da un diario genovese del passato: i grandi velieri

  1. Ogni volta pare proprio di tuffarsi in un altro tempo… otto medi di viaggio, pensa, quasi una gravidanza! E noi che ci lamentiamo del traffico cittadino che ci fa perder tempo negli spostamenti 😉 bacioni

  2. Concordo con Viv: un altro tempo, con altri tempi! E a pensarci, il modo in cui viviamo la dimensione del tempo è una delle cose che più ci allontanano dai nostri antenati.
    Che fascino quei velieri…

  3. Miss, questa volta il Diario Dufour mi fa sentire aria di casa… il “quebracho colorado” del Chaco, veniva usato per le traversine ferroviarie perchè legno durissimo e imputrescente… in Argentina le traversine vengono chiamate “durmientes de ferrocarril”… come facciano a dormire quando passa il treno, resta un enigma irrisolto… ah, che il quebracho venisse usato anche per le bocce non lo sapevo (si impara sempre qualcosa seguendo i post di Miss Fletcher).

    • Carissimo, sono io ad imparare, non avevo mai sentito nominare questo tipo di legno ma mentre scrivevo ti ho pensato, ero certa che tu lo conoscessi.
      Sono contenta che tu abbia sentito aria di casa, grazie delle tue belle parole!

  4. Quando il nonno di mio marito partiva per un viaggio, baciava la moglie e le diceva’ Quando arrivo mi vedi’ in dialetto siciliano: questi viaggi duravano mesi e mesi senza il conforto di nessuno scritto perchè erano ambedue analfabeti e al suo ritorno, messo piede a terra, si inginocchiava per baciarla!!! Tempi e persone di una volta!!!!!
    Ciao Miss i tuoi racconti smuovono sempre bei ricordi

  5. Interessantissimo passaggio del diario del Signor Dufour che mi ha indotto a rileggermi anche i precedenti articoli tutti garbatissimi e densi di curiose e preziose notizie su certi ambienti del passato genovese.Qualche traccia di un certo snobismo all’inglese era ancora presente nei miei anni giovanili in città .Anche allora non si prescindeva da Pescetto,Pissimbono e Finollo per comprare qualcosa di veramente elegante per i signori e di sportivamente chic per le ragazze.Un completo di kilt e twin set di cachemire fu il regalo di mia Nonna per i miei 18 anni,acquistato appunto da Pescetto.Il twin set sopravvive tuttora! Le siamo grati per questa veduta su un passato del tutto sconosciuto come i velieri che andavano in Sud America a caricare il legno con cui fare…le bocce.Complimenti! Nicla

    • Grazie di cuore Nicla, i complimenti vanno tutti all’autore del diario che ha lasciato queste belle memorie, sono fortunata ad aver letto questo diario e condividerlo con voi è un privilegio!

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