Anni ’20: la questione della panera

Oggi vi narrerò un fatterello avvenuto tanti anni fa nel cuore di Genova.
Non si tratta di un evento epocale, si intende, è soltanto un piccolo frammento di una lontana quotidianità.
Accadde negli anni ’20 e vede coinvolto il titolare di una celebre pasticceria: insomma, un suo cliente trovò il modo di lamentarsi e al nostro capace negoziante toccò difendersi, egli lo fece con grande solerzia!
Sorvolerò sul suo nome, l’attività tuttora esiste anche se in parte è mutata, io non ho mai scritto nulla in proposito e le foto che vedrete sono solo il complemento del mio articolo, le ho scattate in negozi che frequento e non hanno niente a che vedere con la pasticceria della quale vi racconto.

Via XX Settembre

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

Dunque, facciamo un salto nel tempo e andiamo a una cocente estate di tanti anni fa.
Non si respira, bisogna pur ritemprarsi in qualche modo dalla calura!
Ci vuole qualcosa di fresco, un cliente di una frequentata pasticceria sceglie una tipica bontà genovese: la panera.

Panera

Ottima, fresca e deliziosa, al profumo di caffè!
E tuttavia ne nasce il solito mugugno: il nostro genovese scrive così una bella lettera al quotidiano Il Lavoro specificando le ragioni del suo malcontento.
Dunque, scrive il nostro lettore, come è noto il pasticcere fa parte di una speciale commissione addetta a stabilire il ribasso dei prezzi.
E infatti la sua panera fino a qualche giorno fa costava 2 Lire, adesso il suo prezzo è 1.70 Lire.
Il nostro lettore però rileva un particolare: secondo lui i bicchieri sono cambiati, sono molto più piccoli di quelli di prima, caspita!

Bicchieri

La risposta dello stimato pasticcere non si fa attendere, figuriamoci!
Prende carta e penna e scrive anch’egli al giornale: nessun problema con i bicchieri, sono sempre della medesima capienza e di ottima qualità.
Tra il resto il solerte commerciante riferisce di essere molto attento a riguardo: se un bicchiere ha qualche difetto di fabbrica, per carità, lo si manda indietro!
Sicuro di sé, mette nero su bianco che il calmiere dei prezzi stabilisce sia il costo della panera che la misura minima del bicchiere.
Conclude la sua missiva dicendo che i cittadini che abbiano dei dubbi possono serenamente rivolgersi alle autorità competenti, sono lì apposta!
Si risolve così la dolce querelle che animò le pagine di un quotidiano in tempi lontani, è solo un piccolo episodio che mi ha strappato un sorriso.
Sono diverse le lettere che riguardano le botteghe, i prezzi e i rapporti tra clienti e negozianti, sono spaccati di vita che a mio parere hanno il loro valore.
E immagino, nei giorni successivi, una folla di gente.
Tutti vogliono assaggiare quella panera, è davvero buonissima!
Un tale guarda con attenzione il bicchierino ma quel che conta è il suo contenuto.
Sì, è quello che ci vuole in un pomeriggio d’estate: la deliziosa panera genovese.

Amedeo (16)

44 pensieri su “Anni ’20: la questione della panera

  1. 3 tuorli d’uovo montati con 3 cucchiai di zucchero finché non sono quasi bianchi,una tazzina di caffè ristretto e mezzo litro di panna montata fermissima ma senza zucchero.poi mezza giornata di frigo.Questa é la ricetta che la nonna Teresa”rubò alla gloriosa gelateria Castello di Sampierdarena.Da provare!da anni é il dolce di compleanno per mio marito

  2. Come sempre….delizioso e paneroso questo tuo Post e direi anche parsimonioso…vedi mugugno del cliente e della reazione del pasticcere….come dire e palanche sono palanche per tutti….ciao Miss un abbraccio!!!

  3. Miss, “panera” in vernacolo milanese, è la pellicola che affiora sulla superficie del latte, in Argentina sempre molto grasso… “bev a la svelta, se no te vegn su la panera!”, mi spronava mia madre tutte le mattine… insomma, io detestavo la panera e lei detestava usare il colino… a Genova ho poi capito che c’era panera e panera… buonissima la vostra!

    • Hahaha, questa è bella, si imparano sempre cose interessanti da te!
      Sì, sì, la nostra panera è buonissima, qui ora abbiamo anche la ricetta postata da una lettrice e mi piacerebbe provare a farla.
      Grazie Sergio, buona giornata a te.

  4. A parte il sorriso che mi è spuntato sulle labbra perché è bello leggere di una società in cui sul quotidiano leggi un problema di questo tipo anziché la cronaca nera più aberrante… ma poi leggo pure la ricetta e so che ti farò onore (come alla tua lettrice che l’ha gentilmente condivisa) prima o poi anche sul mio blog!
    PS: a Pasqua dovrei passare da Genova…quindi la devo assaggiare vero?

  5. Sei sempre la solita tentatrice, cara Miss Fletcher ed imparo sempre qualcosa di nuovo qui (e di buono).
    Ma che bello: ora abbiamo anche la ricetta della signora Eliana e…proviamo, dai!
    Un abbraccio Susanna

  6. grazie a Eliana che mi ha chiarito di cosa parliamo (anche se un’idea me l’ero fatta 🙂 Dev’essere una bontà. Simpatica querelle, ma ci voleva un sondaggio tra i clienti per stabilire chi aveva ragione

  7. la Panera (maiuscola per me è d’obbligo) è un tenerissimo e goloso ricordo d’infanzia: quando mio padre, da bambina, mi portava talvolta il sabato, in un’antica e rinomata gelateria del centro, a prendere una coppa di Panera, per me era veramente un giorno di festa! Grazie per aver riportato in vita questo dolcissimo ricordo.

  8. Pingback: La cremeria Buonafede e l’arte della pànera – Studenti in pausa

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