Le pescivendole di Piazza Ponticello

Va sempre a finire così, qualche solerte cittadino prima o poi prende carta e penna e scrive una bella letterina al giornale, in questo caso si tratta del quotidiano Il Lavoro, lettura assai diffusa in questa Genova degli anni ’20.
E dunque, quale sarà mai il problema?
Il mercato del pesce in Piazza Ponticello, cari amici!
Un cittadino angustiato scrive al cronista facendo presente che quel pesce non si presenta nelle migliori condizioni, per non parlar degli olezzi che impestano la zona!
Piazza Ponticello è una zona amatissima e animata da grande passaggio.
E insomma, sono parecchi quelli che si lagnano: c’è un’altra bella missiva scritta da un gruppetto di cittadini.
E sapete cosa dicono?
Questa piazzetta graziosa e ridente, nel cuore vivo della Superba, è ridotta in modo davvero indecoroso.

Piazza Ponticello (3)

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Eh già, qui si vende di tutto, dalla carne alle verdure, la pulizia però lascia molto a desiderare.
Per non dire del fatto che Ponticello è il convegno della teppa, testuali parole! Ohibò!
Ciò che più suscita disagio e indignazione sono proprio quei quattro banchi di pesce, disgrazia dei passanti e degli abitanti di Ponticello!
Ma insomma, le autorità che fanno?
Ricordano i solerti cittadini che già si è revocata la licenza della vendita ambulante dei mitili: che si faccia lo stesso con queste pescivendole, la Piazza è sempre maleodorante a causa di quei loro maledetti banchi!

Piazza Ponticello

E loro, le pescivendole?
Credete che se ne siano state zitte? Ma manco per idea, figuriamoci!
Ed ecco giungere al giornale la loro piccata e puntualissima replica, l’hanno firmata tutte e quattro, loro si chiamano Rosa, Teresa, Maria e Benedetta.
Ma scherziamo? I cittadini mugugnano perché il loro pesce non è buono?
Tanto per iniziare l’Ufficio d’Igiene controlla minuziosamente: il pesce venduto dalle pescivendole di Ponticello è ottimo ed è lo stesso che vendono tutti gli altri negozianti, sia chiaro.
Come fanno tutti, anche loro quattro vanno di buon mattino in Pescheria ad acquistarlo e come è noto là c’è un vigile che controlla.

Pesce
E insomma, a leggere la loro lettera io me le sono immaginate le infervorate pescivendole di Ponticello.
La Rosa è la più agguerrita, ci giurerei, chissà perché mi pare di vederla: un donna energica, dalle braccia forti e muscolose.
La Benedetta invece è una donnina smilza e un po’ avanti negli anni, è una che non si è mai risparmiata.
Altrettanto decise e di carattere le altre due della compagnia, sono esistenze faticose le loro: il lavoro al banco del pesce, una casa da tirare avanti e i bambini attaccati alle gonne.
E poi a Messa la domenica, certo.
La fatica di ogni giorno è tanta e ci si mettono persino le malelingue a complicare le cose, sapete per quale ragione c’è gente che ce l’ha con loro?
Beh, è presto detto, le quattro fiere pescivendole lo hanno messo nero su bianco nella lettera spedita al giornale: il loro pesce è venduto a 10 centesimi in meno, ecco svelato l’arcano!
Questa piazza che non ho mai veduto a poco a poco sta diventando reale grazie alle storie che emergono dal lontano passato.
Hanno un volto i bottegai e gli abitanti della Piazza, hanno un viso i numerosi avventori e le signore eleganti che passano in questa zona del centro di Genova.
E questa storia come sarà finita? I banchi saranno stati lasciati al loro posto oppure no?
Non saprei dirvelo ma provate a osservare bene.
Quella che urla a squarciagola per vendere le acciughe è la Teresa e che guance rosse ha la Maria, fa caldo in Piazza Ponticello, in questo scorcio d’estate.
È la fatica di ogni giorno di semplici vite, ognuna di esse ha scritto una piccola pagina nella storia del mondo in una piazza perduta di Genova.

Piazza Ponticello (4)

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

14 pensieri su “Le pescivendole di Piazza Ponticello

  1. Miss, sono sempre deliziose le tue traslazioni nel tempo… e se poi la Maria, nonna della lettrice Emilia, aveva pure le guance rosse, la tua non sarebbe solo immaginazione, ma rientrerebbe già nel campo dei poteri divinatori…

  2. Aaaaaaaaaaaahhhhhhhh…..che sperlengoueia ti fae…Ti Miss, a Ciassa de ponte e e pesceie da Ciassa….t’è grandiscima nu ghè n’è coumme ti….de seguou a Ciassa ch’à nu gh’è ciù….Ciassa sperlengousa e amà dai zoeni d’allua brai e cattii…..un di brai u l’ea me poue u Vittorin u cammallu du Ciappa de Quartu u gh’ea delongo le sci s’è goduou sta belliscima perla raa de Zena antiga….un abrassu cariscima!!!

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