Matilde, la musica di una vita

Le mani di lei scivolavano sui tasti del pianoforte in un’armonia di suoni e movimenti.
Matilde era alle prese con uno studio di Chopin, una melodia lenta e cadenzata, una pioggia di note inquiete come un temporale di primavera.
La musica, il principio di una gioia nascente, forza vitale di un’esistenza intera.
La bambina che amava la musica era diventata grande.
La figlia dello stimato chirurgo, unica femmina tra una schiera di fratelli, era stata una piccina amata, coccolata e protetta.
Era divenuta una donna sofisticata, un’insegnante di piano intransigente e al tempo stesso amorevole, un faro luminoso per quelle sue giovani allieve della buona società genovese.
Dolce e bellissima, adorata da quel suo sposo che aveva occhi soltanto per lei.

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Quel giorno, nello studio del fotografo, una luce nuova illuminò i tratti del viso di Matilde.
Era un artista quel Ciappei, del resto aveva anche ricevuto dei premi che attestavano il suo talento.
Aveva saputo vederla, era stato capace di svelarla nella sua misteriosa complessità.
Accadde in un giorno d’autunno, in Via Carlo Felice.

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Gli occhi grigi di Matilde, le sue labbra sottili, l’incarnato perfetto.
E i suoi capelli folti raccolti sulla sommità del capo, fermati da un pettinino d’avorio.
Austera e lieve, elegante nel suo abito scuro, il colletto di pizzo fissato da una spilla dorata.

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L’abito ricco, rifinito di perle e decorazioni, la vita sottile, la posa aggraziata e gentile.
Il bracciale al polso, le mani in grembo.
E le dita sottili abituate a sfiorare con grazia la tastiera del pianoforte.

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Insieme a lui, marito e compagno di tutti i suoi giorni.

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Certe immagini raccontano storie.
E anche se non conosci le vite degli altri puoi provare ad immaginarle: è quello che ho fatto, ancora una volta.
Una foto di studio, una coppia di sposi.
Una giovane, non so il suo nome e nulla conosco del suo cammino nel mondo.
La sua bellezza è fiera, angelica e al contempo intrigante, talmente particolare da oscurare quasi del tutto l’uomo che siede accanto a lei.
L’ho immaginata davanti a un pianoforte, in una stanza dalla luce fioca.
Suona una melodia malinconica, le sue note si perdono il lontananza.
È la sua musica, la musica di una vita.

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16 pensieri su “Matilde, la musica di una vita

  1. Carissima, hai davvero un talento straordinario nel narrare queste vite dei tempi andati a cavallo tra immaginazione e realtà. Bravissima!
    Un abbraccio!

  2. Miss, racconto raffinato e lieve con un, Notturno? di Chopin, come sottofondo… quando finisci di leggerlo dispiace non sapere in che via di Zena abitassero i due della foto… e Ciappei era sì, un grande fotografo, della fantastica cartolina dei Truogoli di Santa Brigida, sovrastati da un record mondiale di panni stesi, ne è l’autore…

    • Grazie carissimo, sono felice che tu abbia apprezzato.
      Questa giovane donna ha una bellezza tutta sua, la trovo incredibilmente affascinante e il marito sembra adorarla, sono certa che fosse una persona molto speciale.
      Eh, davvero dispiace anche a me non sapere nulla di lei, chissà se un giorno o l’altro con questi giochi di fantasia avremo delle sorprese, sarebbe bello che qualcuno ci sapesse raccontare certe vite del passato che io posso solo immaginare.
      La foto di Truogoli di Santa Brigida alla quale ti riferisci la conosco, non sapevo che fosse di Ciappei!
      Grazie Sergio, buon pomeriggio a te.

  3. Ed io che ho subito fatto mia questa narrazione…invece “solo” (solo?) frutto della tua fervida immaginazione. Ma che bella storia. Mi piace pensarla reale.
    Ma anche l’uomo baffuto ha un suo “perchè” 😉 direi degno compagno di una mirabile pianista.
    Un abbraccio Susanna

  4. Finché qualcuno ricorda si rimane vivi, tu li ricordi, di più: li immagini, li descrivi, ridai loro vita, grazie di renderci partecipi di questa magia ❤

    • Grazie cara Roberta, sono felice che arrivi il senso di questi miei racconti, vite immaginate e possibili.
      E per me è proprio come tu hai scritto, un modo per farli essere ancora una volta tra noi, con il loro sorriso, con il loro respiro.

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