Vico della Speranza: l’edicola della Madonna del Carmine

In quei caruggi di piccole botteghe, di artigiani, di salite e di discese.
A pochi passi da qui un corniciaio, il pollivendolo, la bottega che vende le statuine del presepe, un negozio dal profumo di caffè, abitini per bimbi e scarpe da ballo.
E caramelle, pane fragrante, frutta colorata e belle stoffe per le nostre case.
La nostra vita, il nostro quotidiano, in questa zona vivace e molto amata dai genovesi.
Tra Luccoli e Soziglia c’è un breve caruggio: Vico della Speranza ha questo nome benaugurante e là, sull’angolo con Vico Superiore del Ferro, lo sguardo trova un’edicola differente dalle altre.
Ho provato ad immaginare l’artista che la pensò in questa maniera: una nicchia accogliente, protetta da un drappo turchese, forse con il desiderio di difendere Colei che era nel cuore degli abitanti di queste zone.

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Orlata di oro, ricca e sontuosa.

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In questo angolo di Genova anche la casa di Lei, la Madonna del Carmine, va detto che la scultura ospitata nella nicchia non è l’originale, si tratta di una copia di una statua antica diversa da quella che era stata collocata qui in origine.
Un drappeggio del colore del cielo, una preziosità che la circonda.
La devozione dei genovesi per la Madonna del Carmine si deve alla memoria di una grazia ricevuta nel 1720.
Andiamo al 16 Luglio di quell’anno, è il giorno della Madonna del Carmine.
Le cronache narrano di un’imbarcazione che si avvicina al Porto di Genova, a causa del vento potente è costretta a mutare la sua rotta, approderà a Marsiglia e da quella nave si diffonderà una peste letale per i cittadini di quella città.
Quel vento salvifico si alza proprio mentre i genovesi si accingono a portare in processione la Madonna del Carmine alla quale i devoti attribuiscono la salvezza di Genova.
A questo seguirono altri eventi per i quali i genovesi ritennero di dover essere grati a Lei.

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In queste strade di gente semplice, in un certo tempo decisero di ricordarla.
E non ci sono i nomi, eppure si possono immaginare.
Marietta, Battista, Bartolomeo e chissà quanti altri, sono i pii cittadini che la vollero vicina.
Li vedete quei genovesi?
La vecchia con la bocca sgangherata si trascina lenta dalla piazzetta, passa lì sotto e si fa il segno della croce, la giovane sposa invece sempre sussurra una preghiera, forse chiede che la Madonna le mandi un figlio maschio e che sia bello e sano.
E il calderaio, il cestaio e il carrettiere, persino il ladruncolo quando passa di qua alza lo sguardo, conosce bene le proprie malefatte ma sa anche che la Madre di Dio è buona e misericordiosa.
Tutti loro sono ricordati in poche parole, era il 1789 e gli abitanti del vicolo vollero la Madonna del Carmine a vigilare sulle loro vite.

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Ai nostri giorni imboccando Vico Superiore del Ferro si scorge una delle più incantevoli prospettive di caruggi.
I tavolini all’aperto, le insegne dei negozi, la luce che sfiora le finestre.
I nostri tempi, il nostro quotidiano.
E laggiù, all’angolo con Vico della Speranza, il profilo della bella edicola.

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Tra oro e celeste, nel segno di una devozione antica, nel luogo dove è sempre stata.

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14 pensieri su “Vico della Speranza: l’edicola della Madonna del Carmine

  1. Bellissima questa edicola, cara Miss Fletcher. Pensavo proprio che la Madonna del Carmine fosse festeggiata soprattutto in Campania, dove ho avuto modo di vedere quanto sia amata e venerata.
    Ma qui imparo sempre tante cose!
    Buon inizio di settimana
    Susanna

  2. Miss, i genovesi hanno avuto un buon motivo per dedicare una così bella edicola alla Madonna del Carmine… ma attribuire la salvezza a questa Madonna, fa anche pensare che i marsigliesi non le fossero troppo simpatici…

  3. Questa è un delle più affascinanti, molto graziosa nei suoi dettagli, con quel drappo che la protegge. Una tradizione popolare che purtroppo sì è persa di cui Genova è ricca, come hai ben insegnato anche ai non genovesi 😘 Buon lunedì

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