Le vicende di Porta Pila

Sorgeva lungo le fronti basse delle fortificazioni ed è una delle porte monumentali della città: Porta Pila ha origini molto antiche, è opera di Bartolomeo Bianco e venne costruita nella prima metà del Seicento, sulla sua sommità si trova una statua della Madonna opera di Domenico Scorticone.
La Regina della Città a presidio della porta di accesso, sopra le mura edificate in difesa della Superba.

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Sul finire dell’Ottocento il destino della porta divenne oggetto di complesse e controverse discussioni e per comprendere cosa accadde si dovrebbe tentare di cogliere lo spirito dell’epoca.
La città sta cambiando, è il tempo delle innovazioni e degli ampliamenti, è il tempo di grandi rivoluzioni urbanistiche e delle nuove edificazioni.
Andiamo a quel 1892, al periodo che precede la grande Esposizione Italo-Americana organizzata per i 400 anni della scoperta dell’America: sulla Spianata del Bisagno, corrispondente alla zona compresa tra Piazza Verdi e Piazza della Vittoria, si terranno importanti manifestazioni che attireranno un folto pubblico.
In quell’epoca si inizia a costruire Via XX Settembre che sorgerà sul tracciato di strade destinate a scomparire: Via Giulia, Via della Consolazione e Via di Porta Pila.
Si guarda avanti, verso il futuro.
Vengono abbattute quelle fortificazioni note come fronti basse, parte di esse si trovava proprio davanti all’inizio dell’antica Via di Porta Pila, in quel tratto che oggi corrisponde all’incrocio tra Via Fiume e Via XX Settembre.
Osservate questa fotografia e prestate attenzione al palazzo che si vede sulla destra.

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Lo ritroviamo in questa bella immagine appartenente ad Eugenio Terzo e in primo piano, davanti all’edificio, svetta la maestosa Porta Pila.

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Ebbero così inizio vivaci discussioni, le due fazioni erano molto agguerrite, un interessante resoconto di quelle vicende fu scritto da Mario Bettinotti e si trova nel volume “Ma Se ghe penso…” pubblicazione di Realizzazioni Grafiche Artigiana risalente al 1972.
Da una parte c’erano i sostenitori della modernità e del cambiamento, tra essi l’ingegner Cesare Gamba, architetto ed ingegnere che progettò Via XX Settembre.
Come lui molti pensavano che la porta dovesse sparire da lì, tanti la trovavano anacronistica, soprattutto in vista della grandiosa Esposizione Italo-Americana, la porta era per loro un inutile ed ingombrante ammasso di pietre.
Luigi Arnaldo Vassallo, giornalista del Secolo XIX a tutti noto come Gandolin, disse la sua e scrisse queste poche taglienti parole: faccia ridere o faccia rodere quello è un rudere da radere.
Erano di diversa opinione altri rappresentanti del mondo della cultura, come ad esempio lo scultore Rota: costoro sottolineavano la valenza storica e artistica della porta, non meno importante era l’aspetto religioso e il fatto che essa fosse custodita dalla Madonna Regina di Genova.
Con buona pace di tutti, per l’Esposizione Italo-Americana la porta rimase al suo posto ma l’esacerbato dibattito continuò.

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Tra coloro che levarono la propria voce in difesa di Porta Pila chiedendo di lasciarla nella sua originaria collocazione anche Giuseppe Migone, ho avuto la fortuna di trovare un suo libretto pubblicato nel 1895 su una bancarella, sulla copertina egli stesso si definisce avvocato che non esercita.
In queste pagine egli esprime autentico affetto per questa costruzione, simbolo dell’indomito coraggio dei genovesi nella difesa della loro città, l’autore si addentra anche nella descrizione degli eventi storici che la riguardano.

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Dedica quindi diverse righe ad una questione che concerne le origini della porta.
Infatti diversi studiosi ritengono che Porta Pila provenga da Porto Maurizio, località alla quale era da principio destinata.
Citando vari studi Migone accredita invece una diversa versione: la porta in pietra di Finale condotta a Genova da Porto Maurizio non fu collocata a Porta Pila, quelle pietre andarono a rivestire la Porta Romana che si trovava all’ingresso di San Vincenzo, di questa porta non resta più traccia in quanto venne del tutto demolita.
A sostenere questa tesi anche altri illustri personalità come Francesco Podestà e Alfredo D’Andrade.
Questa circostanza, scrive Migone, dovrebbe ancor più far riflettere sul valore di Porta Pila in quanto le sue decorazioni sono state create apposta per lei e non provengono da un altro sito, inoltre egli non manca di sottolineare che malgrado ciò nulla esclude che sia opera di Bartolomeo Bianco.
Ed ecco l’immagine che c’è sul mio libretto, sotto di essa si legge: Porta Pila come si propone venga ridotta per conciliare le esigenze della viabilità e dell’estetica col dovere di conservare in loco un monumento che ha per Genova importanza storica artistica e religiosa ad un tempo.

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Pochi anni dopo la Porta venne smontata e ricostruita, destino volle che venisse collocata lungo il bastione di Montesano.
E indovinate un po’ cosa c’era a breve distanza? La villa di Cesare Gamba, uno dei più tenaci avversari della conservazione della porta nella sua originaria collocazione.
In questa immagine di Eugenio Terzo vedete Porta Pila e dietro di essa sulla destra il profilo della villa di Gamba.

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E ancora, osservate con attenzione questa immagine di Piergiorgio Gagna.
Tra la stazione Brignole e la villa di Gamba si scorge la sommità di Porta Pila.

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Sic transit gloria mundi, la dimora dell’ingegnere venne in seguito abbattuta ma la porta sopravvisse alla mano degli uomini.
Passarono altri anni e a metà del ‘900 Porta Pila venne ancora spostata e ricostruita a breve distanza e ancora adesso lì si trova, in Via di Montesano, racchiusa tra palazzi che ne sviliscono la grandiosa bellezza.

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Da Via Fiume quasi non la si nota, è davvero sovrastata dalla modernità.

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Si trova in una posizione non degna di lei, non sono solo i turisti a non conoscerla, anche molti genovesi non sanno che quella è una delle porte monumentali della città ora situata in una zona non certo di passaggio.
Meriterebbe cura e attenzione, meriterebbe una nuova collocazione più adatta alla sua magnificenza.

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E dispiace dire che avrebbe certo bisogno di un’accurata pulizia, anche le lapidi che raccontano i suoi giorni lontani risultano annerite e trascurate.

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Eppure anche questa è una parte importante della storia di Genova.

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Posuerunt me custodem, mi posero custode, così si legge sotto l’immagine della Madre di Dio.

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E sul marmo sono incise parole in latino a memoria dell’importanza strategica della porta per la città di Genova, spicca chiara una data: 1633.

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Una patina scura adombra anche le parole che consacrano Genova a Maria.

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Porta Pila non merita di cadere nell’oblio, meriterebbe invece una nuova valorizzazione e una nuova vita.
Sono trascorsi i secoli e Porta Pila svetta ancora nel cielo di Genova.

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E ancora il sole bacia i tratti dolci di Maria, custode della città.

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34 pensieri su “Le vicende di Porta Pila

  1. Sono rimasta sorpresa!!! Ci passo davanti praticamente tutti i giorni e finalmente ho saputo qualcosa a proposito di questa costruzione!!!

  2. Interessante la storia di Porta Pila. Peccato che sia stata dimenticata col passare dei secoli e che nessuno pensi a valorizzare questo simbolo dell’antica Genova.Grazie Miss.

  3. Miss, dopo secoli di onorato servizio, è stata messa in soffita… è anche vero che si è risparmiata qualche alluvione, ma fosse rimasta dov’era, il Bisagno avrebbe almeno dovuto chiederle permesso…

    • Credo che meriterebbe davvero una migliore collocazione, forse un giorno qualcuno penserà a rivalutarla, sarebbe davvero bello.
      Grazie di aver letto questo post monumentale, è lungo ma non potevo fare diversamente.

  4. Tutto sommato Porta Pila ha avuto maggior fortuna di altre porte completamente demolite. Chissà, forse la presenza della Vergine protettrice della città ha contribuito alla sua salvezza. Chi se la prendeva la responsabilità di distruggere colei che da secoli vegliava sulla Superba? Devozione o superstizione forse giocarono un ruolo decisivo. Certo questo imponente pezzo di storia ha visto giorni migliori, ma lei non ha fretta. Può tranquillamente aspettare che passata la febbre della speculazione immobiliare, i genovesi tornino ad amare il bello e la loro storia. E allora lei sarà pronta ad un nuovo trasloco verso una posizione più consona al suo nobile statuto ed alla sua veneranda età.
    Grazie Miss.

    • Speriamo di vedere la rinascita di Porta Pila, io credo che collocarla nei giardini di Brignole sarebbe una scelta giusta, troverebbe lo spazio che merita e tutti la vedrebbero e magari si inizierebbe anche a ricordare la sua storia.
      Grazie Bianca delle tue parole, buona serata.

  5. Povera Porta Pila….tanto valeva metterle le ruote….certo che anche al centro di una piazza o di un viale farebbe senz’altro miglior figura che mel cantuccio di Montesano

  6. Ha ragione Eliana, bisognerebbe metterla su ruote e spostarla in un luogo più consono, chè lì dove si trova ora, soffocata da quei palazzoni, è veramente un brutto vedere. Ci sono tanti esempi simili in tutte le città purtroppo. Compimenti per il lavoro di ricerca delle fonti, mi sa che ti ha impegnato un bel po’. 😉 Buona serata cara!

    • Eh sì, dovrebbe avere una più degna sistemazione, purtroppo la modernità a volte non riesce a convivere con i monumenti antichi ma adesso dovremmo davvero trovare il modo di rivalutare la porta e la sua bellezza.
      Questo post è stato un po’ complicato ma ci tenevo a scriverlo e non potevo omettere certi importanti particolari.
      Un bacione a te cara, grazie.

  7. certo che ne ha avute di vicissitudini questa porta storica!! Lo sai che non conoscevo la sua storia? L’ho vista distrattamente diverse volte, ma essendo in un quartiere ormai moderno, non l’ho mai valorizzata al meglio. Questo tuo post le ha restituito la giusta luce, ora tutte le volte che passerò di lì penserò a te e al tuo post di oggi. (:-))

  8. Nella nostra città è stato grande scempio di storia e passato… in molte altre città d’Italia e d’Europa vengono tenute in gran conto persino costruzioni prive di pregio artistico e pietracce ridicole, solo perchè “antiche” (a volte rimasugli del tardo 800)… mentre il patrimonio architettonico e storico (veramente antico!) da noi è stato più volte maltrattato, come Porta Pila e la sua triste ricollocazione, se non addirittura raso al suolo come Madre di Dio…

  9. ….come al solito….grandioso Post completo puntuale e bellissimo, se io fossi la Porta Pila ti ringrazierei e abbraccerei a vita….peccato pèrò io non c’ero a quei tempi ma sarei stato per i conservatori della Porta e dei Luoghi come si dice ora per altri monumenti importanti più o meno…sentivo sempre da bambino parlare di Borgo Pila e della sua squadra di calcio poi mio Padre mi portò nel borgo quello che era rimasto e a vedere la Porta e finalmente capii…e ora grazie a Te ne sò molto di più….grazie favolosa un grande abbraccio!!!

    • Grazie carissimo, questo post è stato molto impegnativo ma desideravo dedicare a Porta Pila lo spazio che merita, sono contenta che tu lo abbia apprezzato. Un grande abbraccio Pino, grazie di cuore.

  10. Come sempre un post davvero interessante e che ha richiesto studio, attenzione e tanto … amore come solo una genovese doc, appassionata della sua città come te, poteva scrivere. Anche a Roma, in nome della presunta modernità sono stati azzerati interi quartieri per far posto a nuove prospettive urbanistiche di dubbia bellezza ed efficacia; succede in molte città e purtroppo si perde un anello importante nella catena della storia e dell’identità dei luoghi. Per fortuna in molti casi restano tracce documentarie di quanto accaduto per provare ad immaginare come quei luoghi si presentavano in passato e tu, da brava investigatrice, hai saputo ricostruire la storia! Grazie

    • Grazie di cuore, cara Angelica, i vostri apprezzamenti per questo articolo sono per me una gioia, questa storia mi è cara e spero davvero che a Porta Pila sia donata una nuova vita proprio come merita.
      Un abbraccio a te, grazie ancora!

  11. Dearest Miss Fletcher
    Sono una ligure espatriata e sposata con uno svedese. Ultimamente siamo venuti diverse volte a Genova e cercando di far conoscere la città a lui, la sto riscoprendo pure io. Amata sempre, mai dimenticata, sempre nel cuore. Grazie per questo stupendo blog che vorrei inviare a tutti i miei amici stranieri per far loro capire meglio Genova in tutti i suoi aspetti. Peccato non sia anche in inglese!
    La storia di questa Porta mi era completamente sconosciuta però quante volte l’ho vista aspettando il treno per tornare da scuola a casa.
    La prossima volta che verremo a Genova, a Dio piacendo in aprile, visiteremo altre parti del centro storico, e non dubiti che spulcerò benbene il suo blog per imparare e saperne di più sulla mia adorata città troppo spesso criticata perchè non ben spiegata.
    grazie ancora e continui così, dearest Miss Fletcher
    Maria

    • Cara Maria, benvenuta su queste pagine, grazie infinite di questo splendido commento, resto senza parole.
      Per me è una gioia sapere che i miei lettori trovano utili i miei racconti e poi certe storie come queste meritano davvero di essere riscoperte.
      Buona serata Maria, a presto.

  12. Più che un commento vorrei fare una domanda a proposito di “faccia ridere o faccia rodere quello è un rudere da radere”:

    Un giorno degli anni ’70 o ’80 (non saprei essere più preciso), mio padre (1904-1984) lesse quella battuta ne IL SECOLO XIX, ma non a proposito di Porta Pila. Se ricordo bene, la questione che interessava tutti era di sapere se era opportuno o meno demolire certe rovine (immobili semidistrutti durante la Seconda guerra mondiale) situate sopra il porto (eventualmente più verso Ponente) e visibili dal mare. Migranti venuti dal Sud le avevano occupate. Una situazione impossibile. Ad un certo punto il Comune costruì case per alloggiarli decentemente. Ma allora molti Genovesi dissero che se i ruderi non si fossero demoliti completamente, sarebbero stati occupati da nuovi Meridionali, ecc.

    Negli anni ’80 circa sollicitai un’udienza al Sig. Paternostro, allora giornalista del SECOLO, per sapere se era lui l’autore della battuta apparsa alcuni anni prima (s’intende che allora non sapevo nulla delle vicende di Porta Pila del 1892 né di Gandolin). Risultato : Non era lui. Conclusione : un altro giornalista (a me sconosciuto) deve aver “plagiato” il detto di Luigi Arnaldo Vassallo.

    Ma forse non c’è plagio affatto : sa dirmi se la bellissima frase di Gandolin è entrata in tal modo nei cervelli dei Genovesi che oggigiorno molti la usano senza rischiare l’accusa di plagio ? Seconda domanda : Sa indicarmi una cronaca Genovese dove possa informarmi su quei ruderi che servivano di alloggi abusivi a tanta gente venuta dal Sud ?

    Grazie e cordiali saluti
    Renato (Zurigo)

    • Buongiorno Signor Renato, benvenuto su queste pagine.
      Mi spiace non poterle dare indicazioni in merito agli edifici dei quali mi parla, io non conosco questa vicenda comunque girerò la sua domanda ad alcuni amici esperti del passato della città che forse potrebbero risponderle.
      Sicuramente ce ne sarà notizia sui giornali, solo che per fare una ricerca dovrebbe circoscrivere il periodo.
      Riguardo alla celebre e tagliente frase di Gandolin forse all’epoca era molto più in voga di adesso e forse possiamo supporre che la citazione sia l’omaggio di un collega che lo stimava? Luigi Arnaldo Vassallo era davvero un celebre giornalista quindi potrebbe essere una spiegazione plausibile.
      La ringrazio e le auguro buona giornata, se trovo qualche informazione la pubblicherò qui!

  13. A Porto Maurizio una targa attesta che l’allora porta Martina sia stata trasportata a Genova e ricostruita col nome di porta Pila.Alla nostra porta non spaventerebbe un altro trasloco!

    • Come avrai letto nel post alcuni pensavano che quella porta proveniente da Porto Maurizio sia stata poi sistemata in San Vincenzo. In ogni caso sì, anche io credo che Porta Pila non si spaventerebbe di un altro trasloco, lassù è davvero sacrificata.

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