Una storia di gente di mare

Nulla era stato semplice per lui, neanche gli inizi della vita, la sua crescita e i suoi primi passi nel mondo.
Nato in una modesta famiglia di pescatori, Agostino era stato un bambino gracile ed insicuro, era l’ultimo di nove figli ed era quello dalla voce flebile, quello che aveva dato pensieri per la sua salute fragile, quello che la mamma trattava come una creatura delicata.
Agostino, comunque, ce l’aveva fatta ad uscire indenne dall’infanzia ma se era divenuto un uomo solido e forte lo doveva in particolare a suo fratello Bernardo che aveva 15 anni più di lui.
Bernardo aveva un debole per quel piccolino, così se lo metteva sulle spalle e se lo portava con sé in barca, era stato lui ad insegnargli tutti i segreti e i misteri del mare.
E a trascinar reti e corde il bambino minuto era divenuto un uomo robusto e sicuro, nessuno ci avrebbe mai scommesso eppure era successo.

Giornate dure, notti insonni, fatica, lavoro, sudore.
E salmastro che brucia la pelle, argento di pesci guizzanti, interminabili notti di stelle e tempeste inquiete.
Era così diventato un uomo e si era costruito una nuova vita accanto ad Antonietta, la figlia del proprietario di un avviato negozio di pitture e colori in Via dei Giustiniani, una famiglia di persone oneste e rispettabili.
I novelli sposi erano andati ad abitare in Via delle Grazie, in un appartamento di proprietà dei genitori di Antonietta.

Il padre di lei, inoltre, aveva aiutato i due giovani ad aprire una bottega, quel negozio per gente di mare avrebbe sostentato Agostino e la sua famiglia.

Erano persone semplici e capaci di essere felici di semplici felicità.
Solo un’ombra velava la gioia di vivere di Agostino, a sentire il nome di Bernardo si incupiva e si chiudeva in un doloroso silenzio.
No, Bernardo non aveva visto i successi del suo fratello prediletto, Bernardo se ne n’era andato troppo presto in quel giorno fatale, sulla riva del mare, all’omaccione grande dalle mani grosse era scoppiato il cuore nel petto.
D’improvviso era crollato a terra senza più vita, si era accasciato sulle reti, tra lo stupore generale dei suoi compagni.
Ormai erano trascorsi tanti anni ma il ricordo di Bernardo era incancellabile e forse Agostino stava pensando proprio a lui in quella frazione di tempo, il tempo di una fotografia.
Eccolo Agostino, ha gli occhi persi in un pensiero a noi sconosciuto, forse nella memoria di giorni belli.

E altri giorni erano venuti, alcuni avevano portato ancora perdite e dolori.
Due figli nati morti, il terzo scampato ad un morbo letale visse soltanto pochi mesi, lo avevano chiamato Bernardo come quell’amato fratello perduto.
E Antonietta fiduciosa e dolente non aveva mai smesso di pregare la Vergine Maria perché le facesse la grazia di divenire ancora madre.
E poi erano arrivate le bambine, dono del cielo e di quella fede sincera.
La più grande, Maddalena, era una ragazzina solitaria, sembrava che avesse sempre la testa tra le nuvole.

Amava disegnare, con una matita tracciava i petali di armoniose corolle e foglioline dalle minuscole venature.
E così, quando il fotografo le aveva dato un mazzolino di fiori da reggere tra le mani lei lo aveva stretto come una piccola cosa preziosa.

Lavoro, fatica, bottega.
Giorno dopo giorno.
Grazie a questo la famiglia viveva ora in un certo agio, ci si poteva permettere di non aver preoccupazioni, almeno per quanto riguardava il proprio benessere materiale.
Ed era già una grande conquista, chissà come ne sarebbe stato fiero Bernardo, se solo avesse potuto vedere!

La secondogenita Carolina era uno spirito vivace e allegro, era una chiacchierina che non stava mai ferma.
Nei tratti somigliava tanto alla mamma, aveva la sua stessa dolcezza.

Era una bimba dal carattere gioioso e aveva una predilezione per certi vezzi femminili.

Nulla era stato semplice per Agostino, mai.
Una vita costruita con onestà e caparbia costanza, sempre pensando a un domani migliore e a un futuro radioso.
Questo è ciò che aveva saputo costruire accanto ad Antonietta, Maddalena e Carolina.
Se solo Bernardo avesse potuto vederlo, chissà quanto ne sarebbe stato orgoglioso.

**************

La storia che avete letto è un gioco della mia fantasia.
La persone che avete veduto sono ritratte in una foto che ora è di mia proprietà, non conosco i loro veri nomi e le vicende della loro esistenza.
E non so neanche di chi fosse quella bottega di cordami e reti da pesca, probabilmente non è nemmeno così antica ma l’insegna sbiadita ha il fascino dei tempi lontani.
Io amo immaginare le vite degli altri e coltivo sempre la speranza che siano state riservate a queste persone sconosciute più gioie che dolori.
Li ho pensati così, semplici e veri.
E questa per me è la loro storia, una storia di gente di mare.

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25 pensieri su “Una storia di gente di mare

  1. ….chi Maga e magica al mille per mille la magia gli viene fuori dall’epidermide copiosa più del sudore….che magia Miss semplicemente eccezionale…da una foto un spaccato bellissimo di vita antica dei nostri antenati…grazie così Tu ci fai sognare….un abbraccio grandissima!!!

    • Grazie carissimo, li ho visti proprio lì, in Via delle Grazie, non avrei saputo immaginarli diversamente e così questo è il loro ritratto, almeno per me, poi come ho scritto ho sempre la speranza che le loro vite siano state più luminose di quanto io sappia immaginare.
      Un abbraccio grande a te Pino, grazie ancora.

  2. Questo racconto è bellissimo e hai delineato perfettamente i caratteri di tutti e quattro i protagonisti. Queste foto prendono letteralmente vita quando passano dalle tue mani e credo che anche agli interessati non dispiacerebbe scoprire cosa ti hanno suscitato i loro volti. Bravissima! Un bacione 😘

    • Cara, grazie di cuore, spero davvero che sia come tu dici, i diretti interessati da lassù chissà come la penseranno, spero anch’io che siano contenti di essere ricordati in qualche maniera.
      Certo, poi magari la loro vita è stata tutta diversa, questo lo so, in ogni caso è bello farli tornare in qualche modo.
      Un bacione Viv, buon pomeriggio.

  3. Miss, come al solito, davvero un bel leggerti… permettimi, però, un appunto: gli scrittori e le scrittrici, immettono sempre nelle loro fantasie, qualcosa di autobiografico, quindi, trattandosi di pesca, mi aspettavo che Carolina, la più piccola, vispa e chiacchierina, avesse un sughero con una lenza, ecc, ecc… eh, come mai Carolina, d’estate, al mare, non stava tutto il giorno sugli scogli a pescare granchi? sei troppo gelosa di quel sugheretto?

    • Il sugheretto! In effetti Carolina è una peste e anch’io lo ero da piccola, quindi sì, certo… stava tutti i giorni sugli scogli a pescare, ne sono più che sicura Sergio.
      Grazie carissimo, buona serata a te!

  4. Una storia tra la fiaba e la cronaca familiare di tempi andati, vite e amori quotidiani, persone non famose eppure interessanti. davvero sarebbero da raccogliere in un libro. Chissà, probabilmente per quanto i dettagli sicuramente fossero diversi, tante esistenze probabilmente somigliavano comunque a quelle che hai descritto!

  5. Come sempre, hai una fantasia incredibilmente vivida… nonostante immaginassi fosse un’altra bella storia di tua invenzione, mi sono persino commossa leggendo di Bernardo…

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