Andar per mercatini

Andar per mercatini, una delle mie passioni.
Ogni primo sabato e ogni prima domenica del mese a Palazzo Ducale c’è il mercatino dell’antiquariato e potete starne certi, io vado sempre a sbirciare su tutti i banchetti.
Le cose che hanno già avuto una vita parlano di chi le ha possedute: restano per un certo periodo nel limbo, rimangono in questa attesa, poi ritornano ad avere una nuova esistenza.

E chi va per mercatini troverà un baule di qualche nonna ricolmo di oggetti del quotidiano.

E timbri, soprammobili, collane appartenute a qualche vezzosa signorina e bastoni da passeggio di proprietà di garbati gentiluomini.

Macchine da scrivere del tempo che fu.

E oggetti una volta usati con amorevole cura da premurose massaie e madri di famiglia.

In quelle cucine c’era il lavello di marmo e c’era il mortaio per fare il pesto, in quelle cucine forse a volte sulla tavola non regnava l’abbondanza alla quale siamo abituati.
In quelle case si faticava, ogni giorno per alcuni era una conquista.

Di quelle vite, in certe circostanze, serbiamo un ricordo e in certi istanti possiamo provare a immaginarle.
In alto i bicchieri per brindare alla bellezza della vita, per festeggiare un figlio tornato dalla guerra e un nuovo nato, un brindisi per celebrare nuovi inizi e nuove fortune.

E pentolini, bilance, cose di bottegai e di famiglie.

Il servizio buono legato con i nastrini azzurri.

E i bicchieri belli, quelli che si tenevano nella credenza, si tiravano fuori solo per le grandi occasioni.

E le tipiche porcellane danesi, rosa e azzurro sotto il sole di Genova.

Valigette vissute, consunte e per questo così speciali.
E lettere d’amore, cartoline dal fronte, ritratti di famiglia, fotografie, santini.

E le bambole dei sogni di certe bambine che portavano nomi che non si usano più.

Gironzolando per il mercatino mi capita anche di fare riflessioni come queste e finisce che mi fermo a guardare anche quello che non desidero comprare.
Eh, poi mi perdo tra le pagine degli album di fotografie, è inutile che ve lo dica.

Tutto può avere una seconda possibilità, brillano le gocce dei lampadari di un tempo non tanto lontano.

Libri, scatole, portadocumenti.
E un telefono che avrà conosciuto lunghe attese: aspettando un ritorno, una notizia che non arriva, una voce tanto amata.

Passamanerie, tovaglie, cifre ricamate.
Corredi di fanciulle e sogni sconosciuti, conservati nei cassetti di legno scuro e riposti con attenzione, senza sgualcirli.
Le cose che hanno già avuto una vita parlano di chi le ha possedute.

Gli oggetti hanno destini imprevedibili, troveranno una nuova casa e mani che scostano la polvere e lucidano le cornici.
E domande, domande, domande.
Chi sei, giovane donna che sorridi in quel ritratto in bianco e nero?
Le cose che hanno già avuto una vita parlano di chi le ha possedute, raccontano la felicità di giorni che non hai vissuto.

Tra le cose degli altri, tra le cose un tempo appartenute a qualcuno che non hai conosciuto.
Lasciate a chi sa amarle ancora, a chi desidera donare loro una nuova vita.

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24 pensieri su “Andar per mercatini

  1. Che bel mercatino! Comprerei un sacco di cose… e immagino che tu non sia tornata proprio a mani vuote, magari qualche bella foto… quella signorina semi nascosta in abito da sposa? Bellissima!
    Ps. Dovresti andare a veder il mercatino che fanno a Isle sur la Sorgue in Provenza tutte le domeniche, credo ci lasceresti il cuore… è uno dei più belli che mi sia capitato di vedere 😊

    • E infatti sì, ho comprato tante belle foto, i mercatini sono una vera passione, io mi perdo letteralmente a guardare da tutte le parti e a dire il vero comprerei tutto.
      Chissà che bello quel mercatino del quale mi scrivi, in Francia hanno grande gusto per queste cose e nella mia poca esperienza di cartoline ho scoperto che le immagini francesi sono particolarmente curate e vivaci, così ogni tanto mi lascio tentare e faccio qualche acquisto, ne vale la pena!
      Un bacione Viv, buona giornata a te!

  2. Sai che a me i mercatini affascinano e rattristano allo stesso tempo. Mi affascinano, ça va sans dire, il mi rattristano dipende dal fatto che alle volte penso che quella roba sia finita lì perché delle persone in difficoltà economica si siano trovate costrette a liberarsene…

  3. di solito non amo molto questo genere di mercatini, sarà perchè sono sempre improntato al futuro, sempre alla ricerca dell’ultimo oggetto tecnologico. Ma osservando i tuoi scatti, mi ritrovo nelle sensazioni che descrivi, in quelle vite vissute che spesso leggiamo attraverso quegli oggetti in mostra.
    Buona giornata (:-))

  4. Che gioia mette passeggiare tra i banchi di un mercatino dell’antiquariato. Ho visto in queste tue foto cose davvero molto interessanti e belle!
    Un abbraccio Susanna

  5. Avrei fatto follie per quelle posatine e quei piatti…oooohhhh mi luccicano gli occhi….che bel mercatino, i nostri sono alquanto penosi! L’unico decente che mi è capitato ultimamente di visitare è stato un salasso per il mio salvadanaio, ma vuoi mettere la soddisfazione?
    Un abbraccio 🙂

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