Un’americana a Genova

La signora capitò a Genova nel cuore dell’estate.
Non so dirvi quanto si trattenne, di certo ebbe modo di apprezzare le bellezze cittadine e tornò a casa portando con sé il ricordo della cortesia che le era stata riservata.
Date le circostanze credo di non sbagliare a sostenere che con tutta probabilità la nostra viaggiatrice apparteneva al bel mondo, faceva parte dell’alta società.
Un’americana a Genova, le cronache purtroppo non hanno tramandato il suo nome ma ci parlano di lei nel giorno in cui la sua partenza è vicina.
La attende un lungo viaggio e prima di lasciare la Superba la signora si concede una ricca colazione al Bavaria con certi parenti.
E qui mi sorge un legittimo dubbio, sarà stato il Bavaria di Piazza De Ferrari che si faceva pubblicità con queste eleganti cartoline?

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

Oppure forse si trattava dell’Hotel sovrastante Corvetto?
Sarebbe anche legittimo pensarlo, visto che parliamo di una viaggiatrice, forse alloggiava in una di quelle stanze che sovrastano la bella piazza nel centro di Genova.

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

In ogni caso torniamo a lei, la protagonista della nostra storia.
Il piroscafo per l’America l’attende, è tempo di partire.
E proprio prima di attraversare l’oceano nello sbigottimento generale la signora si accorge che le mancano gli anelli di brillanti: 4 preziosi gioielli del valore di 10.000 Lire!
Ci pensa un po’ su e poi si rammenta di averli lasciati nella toilette del Bavaria, la signora però non può scendere da bordo e manda così un amico che in tutta fretta si precipita sul posto.
Ad accoglierlo è il proprietario, il Signor Fezzardi bonariamente tranquillizza il suo interlocutore: gli anelli sono al sicuro, a riconsegnarli è stato il piccolo venditore di sigari, un ragazzino di nome Guglielmo.
Guglielmo li aveva trovati, Guglielmo li aveva riconsegnati.
E così la signora americana riebbe i suoi anelli, il piccolo venditore ricevette una ricompensa di 500 lire.
Non che allora il mondo fosse un posto migliore, nelle cronache del tempo si trova la consueta sequenza di truffe, furtarelli e ruberie di vario genere.
E poi ci sono quelli come Guglielmo: sono loro a far tutta la differenza, in qualunque epoca.
La notizia è riportata su Il Lavoro del 25 Luglio 1908, è passato tanto tempo da allora.
Io immagino la signora americana sul piroscafo che la condurrà oltreoceano: osserva la costa allontanarsi e sorride serena.
E non solo perché ha riavuto i suoi anelli, sorride perché anche lei sa che al mondo ci sono persone come Guglielmo e sono solo loro a far tutta la differenza.

24 pensieri su “Un’americana a Genova

  1. Queste storie ci riempiono di gioia, ci riportano in una Genova completamente diversa da oggi.
    Io sono contento quando utilizzi i miei documenti o quelli di altri collezionisti, che sono determinanti, pensa a tutti i tuoi articoli, senza documenti sarebbe difficile capire bene tutto, sopratutto quando si parla di negozi, alberghi e di tutti quei posti di cui non vi è più traccia.
    Sono cinquant’anni che raccolgo cartoline e documenti vari, eravamo in tanti con questa passione, oramai siamo rimasti in pochi, e nel futuro cosa succederà ?.
    I giovani hanno altri interessi, c’è solo da sperare che qualche ragazzo/a seguendo i tuoi post si appassioni e cominci a cercare questi piccoli ma importanti pezzi di storia.
    Un caro abbraccio.
    Eugenio

    • Ecco, stavolta mi sono commossa Eugenio, grazie delle belle parole che mi hai scritto.
      Ed è verissimo, senza le tue preziose documentazioni questi articoli non sarebbero efficaci, non sarebbe possibile cercare di immaginare quei luoghi che non ci sono più e che resistono soltanto nella memoria delle vecchie carte e in questi articoli di giornale.
      Grazie infinite Eugenio, un grande abbraccio a te.

  2. sicuramente per un turista dell’epoca Genova doveva apparire davvero meravigliosa, chissà che stupore arrivando dal mare che dovevano avere i turisti dell’epoca!
    Bella questa narrazione. (:-))

  3. Pingback: Il Bavaria e il Bar Zolezi: i locali del nostro passato | Dear Miss Fletcher

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