Il carbone e i lavoratori del Porto di Genova nel 1922

Se è vero che il lavoro è fatica è altrettanto vero che coloro che ci hanno preceduti hanno conosciuto fatiche per noi inconsuete.
Uno sguardo su quegli anni lo concedono i volumi del passato, in questo caso si tratta del libro La Guida del Porto di Genova dell’Avvocato Cesare Festa pubblicata da Giacomo Luzzatti Editore nel 1922.
Ho già avuto modo di parlarvi di questo volume, oggi proverò a narrarvi di coloro che si occupavano del lavoro dei carboni minerali.
Tralascio le cifre, i numeri, i regolamenti minuziosamente descritti, qui troverete i volti fieri di gente di porto e di mare, a voi l’onere di immaginarli mentre ognuno si dedica al proprio mestiere.

Sudore, fatica e prestanza, è dura la vita di questa gente.
Gli scaricatori di carbone si suddividono in due categorie, il loro è un lavoro sfiancante.
Ci sono gli zappatori che nella stiva zappano il carbone e poi lo ripongono nelle ceste che, tramite un sistema di verricelli e carrucole, vengono sollevate fino al boccaporto.
Il cavo del verricello viene guidato dall’addetto al seguaro, infine le ceste vengono prese in consegna dai pilottatori che stanno in piedi su una tavola fatta a guisa di ponte attraverso l’apertura stessa del boccaporto.
A questo punto le ceste vengono passate al pesatore.

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

Il pesatore lavora insieme al ricevitore.
Questi due uomini tengono una stanga sulle spalle, alla stanga è appesa la stadera con la quale misurano il peso di ogni cesta.
Tocca ora ai facchini, costoro si caricano sulle spalle le pesanti ceste colme di carbone e le portano a terra oppure su un vagone.
I facchini scaricano anche il carbone dalle chiatte e in tal caso fanno anche gli zappatori, sul libro è specificato che il lavoro sulla chiatta era particolarmente pesante, per il fatto che le chiatte si trovavano a un livello più basso rispetto alle calate e questo comportava maggiore fatica.

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

C’è poi un’ulteriore categoria: sono gli antracitisti, essi hanno il compito di rompere con una mazza di ferro i blocchi di antracite seguendo determinate regole e mantenendo le misure previste dalla legge.
Scrive l’autore che nel 1922 il lavoro per questa categoria è fortemente diminuito e così gli antracitisti si sono consorziati con i raccoglitori addetti alla raccolta del carbone caduto sulle calate durante le varie operazioni.

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

Essenziale è anche l’opera dei caricatori o cuffinanti: si occupano di portare il carbone ai piroscafi e di stivarlo in maniera corretta.
Il carbone veniva posto nei cuffini e sollevato da quelle braccia vigorose, a volte invece veniva usato un bigo posto sulla coperta del vapore e azionato da un apposito verricello.
Ci sono infine i chiattaioli da carbone minerale e gli assistenti a fiducia che seguivano le varie operazioni.
Per tutti loro sono indicate regole, norme, tariffe o salari in caso di cottimo.
E si legge che lavoravano per otto ore al giorno, conoscendo fatiche che non so neanche immaginare.
Avevano una casa a cui ritornare, mogli affabili e bambini sorridenti, avevano il mare negli occhi e la pelle brunita dal sole e scurita dal carbone.
Avevano vite diverse dalle nostre: sono i lavoratori del Porto di Genova nel 1922.

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

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17 pensieri su “Il carbone e i lavoratori del Porto di Genova nel 1922

  1. Miss, bello questo post… per ironia della sorte, erano tempi in cui si diceva che il lavoro nobilitava l’uomo, ma da ciò che hai descritto così bene, non direi che questa categoria di lavoratori ne abbia potuto trarre benefici pari alla fatica fisica profusa… per non parlare di chi il carbone lo estraeva (e lo estrae), a centinaia di metri di profondità…

  2. I carbonê no avéivan segûo bezeugno d’anâ in palèstra pe fase i móscoli!
    Chisà cöse pensiéivan se poêsan vedde prezenpio quelli che a-o Lido, inte giornæ ciù cade de questa stæ, s’amasavan a pedalâ sotta a-o sô, instigæ da l’alenatô ch’o ghe dava o tenpo, comme ‘na vòtta a-i galiöti in sce-e nave!
    Mi, quande veddo i sportivi co-a tésta fêua de càscia dòppo avei fæto de fadighe tremende, penso che i òmmi gh’aggian drento in bezeugno de tribolâ!

    I camalli da carbone non avevano certo bisogno di andare in palestra per farsi i muscoli!
    Chissà cosa penserebbero se potessero vedere per esempio quelli che al Lido, nelle giornate più calde di quest’estate, si ammazzavano a pedalare sotto il sole, istigati dall’allenatore che gli dava il tempo, come una volta ai galeotti sulle navi!
    Io, quando vedo gli sportivi stravolti dopo aver compiuto fatiche tremende, penso che gli uomini abbiano dentro un bisogno di tribolare!

  3. Sai che in queste settimane ho casualmente letto un romanzo in cui si parla proprio del lavoro degli scaricatori di carbone nei porti inglesi? Altro porto ma stessa fatica, paghe bassissime e situazioni igieniche sempre discutibili. Meglio le energie alternative di oggi… bacioni cara! 😊

    • Curiosa coincidenza, deve essere un libro molto interessante.
      E comunque hai ragione, si guarda al passato a volte con nostalgia ma il progresso ha molto migliorato certi aspetti della nostra vita e ora è tutto più semplice.
      Grazie Viv, un bacione a te.

  4. un lavoro sicuramente pesante, poi all’epoca non c’erano mica tutte le tutele per la salute che abbiamo oggi! e non è il solo lavoro pesante dell’epoca, a quel tempo lavorare comportava davvero enormi sacrifici!
    Buon Ferragosto (:-))

  5. Grazie Miss di aver ricordato come, in meno di un secolo, tante cose siano cambiate così profondamente. Spesso ci se lo dimentica, ci si lamenta, quando invece dovremmo essere grati di essere nati in questo momento storico

  6. Conoscete il breve cartone animato”il re dell’isola”?é un piccolo gioiello di circa 16 minuti in cui si narra una storia in parte ambientata nel nostro Porto,una favola delicatissima che merita di essere goduta.purtroppo non sono capace a copiare il link ma su you tube si trova facilmente (anche se c’è un pochino di incongruenza storica:il protagonista dovrebbe essere ultracentenario..ma si perdona volentieri!)

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