I diari della principessa

“Era il 1976…
Charlie’s Angels, Laverne & Shirley e Family Feud andavano in onda per la prima volta.
Steve Wozniak e Steve Jobs fondavano in un garage la società informatica Apple.”

Era il 1976, io avevo 10 anni e l’autrice di queste righe ne aveva 19.
Lei è Carrie Fisher, così inizia “I diari della Principessa – Io, Leia e la nostra vita insieme” pubblicato in Italia da Fabbri Editori.
E pensando a lei è inevitabile pensare a noi stessi e a quello che lei è stata per noi.
Carrie Fisher nacque già attorniata dalle luci scintillanti di Hollywood: sua madre era l’attrice Debbie Reynolds, suo padre era il cantante Eddie Fisher.
Suo padre lasciò la moglie per Elizabeth Taylor che all’epoca era la migliore amica di Debbie.
E Carrie, giovane promessa, interpretò un ruolo cinematografico che ha fatto sognare schiere di adolescenti: la Principessa Leia di Star Wars, un film epico e leggendario.
Dunque, era il 1976, io avevo 10 anni e Carrie ne aveva 19.
Quando la vedemmo sullo schermo del cinema tutte noi, o per lo meno molte di noi, pensammo che avremmo voluto essere lei: lei, la principessa Leia.
Tra le pagine di questo volume troverete una donna adulta e sincera che si guarda indietro e racconta se stessa: racconta Carrie e racconta Leia, racconta anche l’emozione straniante di essere confusa con un personaggio immaginario al quale si è sempre sentita intimamente legata.
La vita, il cinema e la fragilità.
Tutte noi avremmo voluto essere lei: la principessa intergalattica con quella strana pettinatura.

Quella ragazza ebbe una travagliata storia d’amore svelata per la prima volta su queste pagine.
Dunque, lei aveva 19 anni, lui ne aveva 35, era sposato, era un uomo affascinante e carismatico, lui era Harrison Ford.
Si incontrarono sul set di Star Wars, Ford interpretava la parte del coraggioso Han Solo.
Leia e Han, Carrie ed Harrison: la vita e la finzione si mescolano.
La vita però è molto meno romantica di un film, vi lascio la curiosità di scoprire questa vicenda senza svelare troppi dettagli.
All’epoca del film Carrie teneva un diario, le pagine di quel diario sono in questo libro.
E svelano una ragazza fragile, incompresa, insicura e al tempo stesso vivace e frizzante, una ragazza che va in confusione e davanti a lui si pone la fatidica domanda: che cosa avrebbe fatto Leia?
Lui è magnifico, il tipo d’uomo che le fa girar la testa.
Lei no, lei non si sente abbastanza. Lei non è all’altezza. E lo scrive, senza riserve:

“Perciò, come si poteva chiedere a un tale sfolgorante modello d’uomo di accontentarsi di una come me? No! Non ditemelo!
Il fatto è che gli bastai. Anche se durò poco. Fu molto più che abbastanza.”

La ragazza che non si perdona nulla scrive nelle pagine del suo diario parole come queste:

“Vorrei che mi amassi di più, così io potrei amarti di meno.”

Ricordate?
Lei è la principessa Leia, la sua vita reale si si sovrappone al personaggio del film: a volte è dura essere anche all’altezza di se stessi e delle proprie aspettative.
Hollywood, i set cinematografici, le celebrità, il pubblico adorante che vuole gli autografi, una madre tanto amata, un percorso di vita complicato.
Se conoscete un po’ la storia della Fisher sapete già che la sua esistenza non fu poi così semplice, nel corso degli anni non fu immune da eccessi e dalle conseguenti difficoltà.
Credo che quando si osservano le vite degli altri bisognerebbe astenersi dal giudizio e dalle conclusioni scontate, a volte certe vite ci sembrano semplici perché crediamo che gli agi di un’esistenza dorata bastino già a fare la felicità, non è sempre esattamente così.
Carrie Fisher era una donna arguta, capace di sorridere anche di se stessa, il suo stile è ironico, tagliente, a volte nostalgico.
Avevo già letto un suo libro nei lontani anni ‘80: Cartoline dall’Inferno.
Le sono affezionata, in qualche modo è stata una figura che ha accompagnato la mia adolescenza.
Era la ragazza che tutte noi avremmo voluto essere, ricordate?
È mancata lo scorso anno, il giorno dopo sua madre l’ha seguita.
I fan le hanno dedicato una stella sulla Walk of Fame di Hollywood, c’è incisa una celebre citazione di Star Wars: May the Force be with you. Che la Forza sia con te.
E poi un’altra parola: always. Sempre.
E ancora una: Hope. Speranza.
Perdonaci Carrie, non abbiamo capito, ti vedevamo con il tuo vestito candido e ci sembravi così perfetta.
Sai, eravamo giovani anche noi e non sapevamo che a volte non è affatto semplice essere una principessa intergalattica.

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22 pensieri su “I diari della principessa

  1. Pensa che io invece l’ho sempre seguita pochissimo. Non so se devo vergognarmi un po’ a dirlo ma non ho mai neppure visto Guerre stellari, i miei compagni ne parlavano tutti e forse non mi sarebbe dispiaciuto far parte del clan ma a casa mia c’erano regole incomprensibili e al cinema si andava solo con il benestare materno per cui dovrei forse chiedere a casa perché sono rimasta l’unica al mondo a non desiderare di essere una principessa intergalattica. Poi gli anni sono passati e avrei potuto colmare la lacuna in TV ma forse ormai era tardi e avevo perso la curiosità di scoprire cosa ci fosse di tanto affascinante in quella saga. Potrei cominciare dal libro e chissà… da cosa nasce cosa. Buona giornata

    • Davvero, che strano! Il film si fa sempre in tempo a vederle, sempre che piaccia il genere. Io da bambina ero anche una patita di Spazio 1999, non me ne sono persa una puntata. Un bacione cara, buona giornata a te.

      • Buongiorno
        L’anno scorso, non ricordo come, ho scoperto il blog Dear miss Fletcher. Trovandolo interessante su temi genovesi il blog mi permette talvolta di scoprire ricchezze della nostra città oppure di apprezzarne maggiormente altre già note.
        C’è sempre un che di “tranquillità” nelle sue pagine e, in una infinità di pagine di siti “arrabbiati”, è un piacere rilassante leggere le sue…
        Ecco quindi che ho messo il blog nei preferiti ed ogni due o tre giorni lo visito aprezzandone testi e foto.
        Oggi, per curiosità, ho visitato pagine più “antiche” e ho trovato una risposta che mi ha fatto fare il grande passo… ossia scriverle.
        È quests sua risposta del settembre 2017 dove dice che era appassionata di “Spazio:1999”.
        Io sono fan di questa mitica seria tv
        dal 31 gennaio 1976 quando alle ore 22 vidi il primo episodio su un piccolo tv mentre ero in montagna, nel caravan, con i miei genitori e sorellina. Fu amore a prima vista e la passione per Space:1999 crebbe puntata dopo puntata tanto da diventarne ottimo conoscitore e collezionista di qualunque oggetto. In tutti questi anni mai è diminuita la passione ed è diventata uno degli elementi della mia esistenza. Se visita il sito inglese Catacombs, la bibbia in rete di Space:1999, troverà anche il mio nome tra chi ha contribuito.
        OK… è tutto… continui con il suo blog sapendo che c’è un lettore ulteriore che apprezza quanto scrive.
        Grazie
        Andrea

      • Quando ero piccola quella era una serie leggendaria, fantastica.
        Grazie Andrea delle belle parole, mi fanno molto piacere, benvenuto su queste pagine.

  2. Cara Miss Fletcher, anche io non sono mai stata una vera patita del genere, tuttavia sentire la storia di questa attrice e la vita così travagliata e poi la morte anche di sua madre…bè è stata una sorpresa apprendere ciò
    Un abbraccio Susanna

  3. Io ho scoperto Guerre Stellari e la principessa Leia tardi grazie a Max e per me è stato amore subito. Nelle parole di Max che è più grande di me ho percepito e tuttora lo percepisco di quanto quel film e i suoi personaggi abbiamo segnato più di una generazione. E lei la principessa, sebbene lontana dalle mie attenzioni, quando lo scorso anno è morta mi ha lasciato un velo profondo di tristezza non per la morte, evento naturale, ma per la sofferenza che l’aveva preceduta. Ci vuole tanta solidità interiore per non soccombere alle, spesso vacue, pressioni esterne. Grazie Miss!

  4. Miss, ai tempi della suddetta saga, io avevo 30 e passa anni ed ero alle prese con una Guerra per nulla Stellare, che definirei: “terra-terra”…perchè lo slogan che andava per la maggiore era: “il posto di lavoro non si tocca!”, e in quegli anni me lo avevano “toccato” ben due volte… per cui sulla Principessa Laila mi trovi impreparato… l’anno scorso, in occasione della morte sua e di sua madre avevo letto qualcosa… in ogni modo, i diari, sia quelli di scuola, che le memorie, sono sempre affascinanti…

  5. Anche io la ricordo nelle interpretaioni ricordate, Star Wars, Blues Brothers, Harry ti presento Sally, e ricordo il commosso momento della sua fine e di quello della sua mamma, Debbie Reynolds. Però caspita, Harrison Ford, mica da tutte!

  6. spesso molte persone diventano grandi solo dopo che sono scomparse, talvolta facciamo fatica a comprenderne la profondità, fino a quando non leggiamo la biografia della loro vita.
    Buon wek end (:-))

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