Miss Fletcher torna a scuola

Scrivere le pagine di un blog regala sorprese e cose molto belle, ancora una volta con mia grande gioia vi dico che davvero non smetto mai di stupirmi.
Ed ecco il racconto di una splendida esperienza della quale ringrazio di cuore la maestra Emanuela, lo devo a lei se sono tornata in un’aula delle elementari.
La maestra Emanuela mi ha cercata e mi ha invitata a parlare ai bambini della Maria Mazzini, la scuola che ho frequentato negli anni’70.
E così pochi giorni fa ho incontrato i piccoli studenti di tre sezioni di quarta elementare e a loro ho raccontato la storia della nostra scuola.

Dunque, come vi posso spiegare un’emozione come questa?
Io nella mia scuola sono tornata diverse volte nel corso degli anni e soltanto per gli appuntamenti elettorali in quanto la Mazzini è sede di seggio.
Poi, un giorno, quasi per caso mi sono ritrovata in uno dei saloni con davanti file e file di sedie occupate da giovani scolari curiosi.
E c’erano mani alzate, domande, silenzi e brusii, sorrisi e stupori, la scuola era molto diversa negli anni ‘70.
Le cose cambiano e come sapete adesso l’insegnamento si avvale anche delle nuove tecnologie, questi bambini durante le lezioni usano con disinvoltura dispositivi elettronici di ultima generazione.
Sono intelligenti, vivaci, curiosi, entusiasti ed eravamo così anche noi che siamo stati bambini negli anni ‘70.
Hanno ascoltato con grande interesse la storia della loro scuola, ne scrissi su questo blog in questo articolo, raccontarla a loro è tutta un’altra storia, è ben più divertente!

Si sono stupiti del fatto che noi avessimo una sola maestra e mi hanno persino chiesto come sia possibile che io mi ricordi il suo nome.
E poi abbiamo parlato del quartiere e di alcuni cambiamenti della zona, dei pasticcini di Morbelli, dei quaderni e delle penne che compravamo da Gotelli e di come siano mutate certe parti del quartiere.
E loro hanno fatto tante domande, mi hanno chiesto come andavamo a scuola e a che ora entravamo, ad un interrogativo non ho ho saputo rispondere.
E già, infatti un bambino mi ha chiesto il nome del primo dirigente scolastico della Mazzini e a dire il vero proprio non lo so, è una notizia che mi manca!
Le scale che conducono alle classi sono sempre quelle e guardarle in questa maniera è una sensazione davvero bella.

E poi, poi ho raccontato delle nostre lezioni di musica e canto, noi eravamo accompagnati da un’insegnante che suonava per noi il pianoforte.
Ecco, esattamente in questa stanza dove mi è capitato di parlare in un angolo c’è un vecchio pianoforte nero e mi hanno detto che non lo usa più nessuno.
Chissà, sarà proprio quel pianoforte? Eh, secondo me è molto probabile!

Ringrazio tutti per la bella partecipazione e l’entusiasmo, grazie alla maestra Emanuela e alle sue colleghe, grazie a tutti i bambini per l’ascolto, i sorrisi e le domande.
Le scale, le aule, la campanella.
I quaderni a quadretti, il gesso e la lavagna e quel tempo che non si può dimenticare, lo ricorderanno con tenerezza anche coloro che sono bambini adesso.
Quel tempo lo abbiamo vissuto qui, nelle aule della Scuola Elementare Maria Mazzini.

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30 pensieri su “Miss Fletcher torna a scuola

  1. Che bella esperienza! Scommetto che quella scala ti sembrava enorme il primo giorno di scuola… mi è capitato di tornare dopo anni nella mia scuola elementare e mi sono sentita un gigante a Lilliputh 😁 baci

  2. bei ricordi quelli delle elementari e di qualche compagno che ancora oggi é nostro amico e ogni tanto ci si incontra per ricordare qualche marachella

  3. ottima esperienza, Miss, io per vivere qualcosa di simile, dovrei prendere la nave o l’aereo, in quanto il Rio de la Plata non è girato l’angolo…

  4. Chissà che emozione tornare alla Mazzini. Non ci ho mai più messo piede. Sai che ricordo ancora quando stavamo in fila sulle scale ad aspettare che uscissero le altre classi. Quelle scale mi sembravano enormi. Anch’io ricordo la maestra che avevo, la Signora Salvia, ma noi bambini non sapevamo come si chiamasse. A quei tempi le maestre non si chiamavano per nome, noi dicevamo sempre: “Signora maestra”. Altri tempi, senza dubbio…

  5. Oh Miss Fletcher! Mi hai fatto rivivere indirettamente una grande emozione. E chi può dimenticare i dettagli del proprio istituto scolastico che ci ha accolti alle elementari? E quel pianoforte? Anche noi avevamo le lezioni di canto nell’aula magna preposta. E sarà stato davvero insolito vedere una classe odierna “all’opera”!
    Un grande abbraccio Susanna

  6. Proprio quello doveva essere il pianoforte a cui si sedeva la maestra di canto che ci ha insegnato “Fratelli d’Italia”e la Canzone del Piave etc. mi ricordo come si chiamava la mia maestra,nome e doppio cognome e mi sa che mi ricordo anche come si chiamava il Direttore.Naturalmente esisteva eccome Morbelli e anche Gotelli.Ma furono anni così difficili per tanti motivi per la mia famiglia,che preferisco saltare subito alle medie o addirittura al Liceo.Salvo poi pensare con nostalgia che oggi della mia famiglia non c’ è più nessuno,a parte gli amati nipoti…

    • Oh Nicla, grazie di aver condiviso i suoi ricordi e capisco quella nostalgia della quale parla, sovviene sempre quando si pensa a coloro che allora c’erano e adesso non sono più qui con noi.
      Un caro saluto a lei Nicla, grazie.

  7. Quando ci andavo io, le classi erano rigorosamente divise in maschili e femminili. Non solo, anche la scuola aveva due nomi: Maria Mazzini per le femmine, Emanuele Celesia (chi era costui?) per i maschi.

  8. Miss… Tocchi uno dei tasti piu’ malinconici per tutti: la scuola elementare, oggi chiamata primaria…. Magia di momenti dell’ infanzia quando si facevano i primi ingressi nel mondo …al di fuori del quadrato della famiglia e al di fuori del quadrilatero del cortile del proprio stabile… Quelle mestre/i rappresentavano l’ autorita’ indiscussa per bimbi e genitori… Un mondo di regole normate piu’ dal comune buon senso che dal POF piano dell’ offerta formativa, quello che oggi le scuole fanno sottoscrivere per tutelare e tutelarsi… Tutto era piu’ semplice anche nei rapporti tra compagni di classe, eppure le dinamiche relazionali dei bambini sono sempre le stesse…. I bambini ragionano da bambini ! Erano tantissimi quei bimbetti/e col grembiule e gli edifici adibiti a scuola erano moltissimi…. Oggi sono plessi dismessi e fatiscenti… I cortili esterni, allora utilizzati come palestre senza certificato di agibilità, oggi sono pieni di erbacce senza idoneita’ al calpestio…

  9. …quanti ricordi…la mia maestra…Signorina Ada Minnicelli della sezione Montessori…e ricordo benissimo le lezioni di canto con quel bellissimo pianoforte…non riesco invece proprio a ricordare il nome della maestra di canto…grazie Miss Fletcher…sempre emozionante ciò che racconti…

  10. che emozioni!! Anch’io ricordo bene il nome della mia maestra, anch’io ho frequentato le elementari negli anni ’70. Allora la scuola era davvero diversa da quella attuale, forse più sentita, meno dispersiva, non saprei, era proprio il mondo attorno a noi che era diverso. Io la scuola elementare dove ho studiato da bambino ce l’ho proprio sotto casa, la vedo dalla finestra, vedo i banchi degli alunni, quelli dove un tempo sedevo anch’io 😉

  11. Ho frequentato la Maria Mazzini dal 1968 al 1972…ricordi indelebili della sezione Montessori dell’ultimo piano. Ricordi tanto indelebili che mi hanno “segnato” dentro…tanto da incontrare il mio primo “battito di cuore” e che oggi…a distanza di quasi 50 anni ho rincontrato diventando la donna della mia vita!
    Un favola? Forse sì…

  12. Anche io mi sono immedesimata, per un attimo ho rivisto la mia scuola elementare, che non era la stessa, ma le somigliava. Ricordo perfettamente le maestre (due, perchè la prima in quarta è andata in pensione) e ricordo le maestre stesse. Quanti anni …

  13. Sì, il pianoforte mi sembra proprio quello! Quanti vocalizzi (oh-oh-oh-oh-oh-oh-oh-oh-oh, e poi su di un semitono), quanti canti del Risorgimento (a dire il vero non mi sono mai piaciuti), nel grande salone al piano terra al centro dell’edificio, con i maestri che sorvegliavano, lo sguardo attento e severo, come se stessimo facendo la cosa più importante di questo mondo (ed era proprio così: stavamo diventando grandi). Grazie infinite per la foto.

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