Il tempo dell’uva

Ed era il tempo dell’uva, in un luogo a me sconosciuto.
E ancora c’era il sole caldo ed era il tempo della pelle ambrata e delle maniche arrotolate, luccica una piccola croce appesa al braccialetto, unico vezzo in un certo modo rigoroso.
E poi i pampini generosi, il pizzo sulle spalle, i capelli raccolti da un nastro oppure in un comodo fazzoletto, il sorriso della serenità.
Gli acini tondi e grandi e le labbra che si saziano di questa dolcezza di stagione.

Ed era il tempo dell’uva e dalle mani pendevano grappoli succosi, era un momento di autentica convivialità, amicizia e gioia condivisa.

Ed era il tempo bello dell’infanzia semplice, dei giochi e delle memorie straordinarie.
Restano nel cuore quei momenti lì.
E tu ricorderai la tua adorata mamma, le tue care zie e quel tempo lontano e perduto.
Portavi la giacchetta a righe e stavi là, vicino a tuo fratello.

Ed era un tempo dolce e armonioso tante volte ricordato e rimpianto.
Era un giorno distante, era il tempo dell’uva.

24 pensieri su “Il tempo dell’uva

      • E allora citamiola completa questa “Liguria” di Cardarelli, và 😉

        È la Liguria terra leggiadra.
        Il sasso ardente, l’argilla pulita,
        s’avvivano di pampini al sole.
        È gigante l’ulivo. A primavera
        appar dovunque la mimosa effimera.
        Ombra e sole s’alternano
        per quelle fondi valli
        che si celano al mare,
        per le vie lastricate
        che vanno in su, fra campi di rose,
        pozzi e terre spaccate,
        costeggiando poderi e vigne chiuse.
        In quell’arida terra il sole striscia
        sulle pietre come un serpe.
        Il mare in certi giorni
        è un giardino fiorito.
        Reca messaggi il vento.
        Venere torna a nascere
        ai soffi del maestrale.
        O chiese di Liguria, come navi
        disposte a esser varate!
        O aperti ai venti e all’onde
        liguri cimiteri!
        Una rosea tristezza vi colora
        quando di sera, simile ad un fiore
        che marcisce, la grande luce
        si va sfacendo e muore.

  1. … Settembre …guardo il mio pergolato e in gola un “groppo-grappolo” di nostalgia di “vita-vite”….. nella mia infanzia, la vendemmia era attesa quanto il Natale … Si celebrava la fine estate in tanti…anziani e bambini, donne e uomini… dopo il lavoro di raccolta ….Tavolate festose e gaudenti … E noi bambini ad inventarci giochi sino a tarda sera …. Poi sei costretta a crescere ….mi rivedo piccola ed esile, con stretti jeans e una camicia di flanella a quadretti rossi… quella sera restai nella crosa stretta e buia, chiusa fuori da quell’ enorme portone scorrevole e cieco che mi divideva dal chiasso dei commensali e dei miei coetanei …. quella crosa mattonata, si diceva cominciasse ad essere mal frequentata …. Il panico … L’ esclusione … La paura …. La vergogna…Battevo forte i palmi
    nel portone di ferro…. Poi i discoli mi riaprirono … Per loro lo scherzo fini’ in grasse risate …. Per me, con le guance rigate dalle lacrime, furono pochi attimi di incubo …. Inizio’ quel giorno la consapevolezza che fuori dal mio mondo fatto di certezze e di affetti sicuri, c’ era un altro mondo a me sconosciuto e buio e io dovevo prepararmi ad affrontare anche quello ….

  2. Io invece ho ricordi vivissimi della vendemmia:una gran faticaccia!si arriva alla sera sporchissimi e punzecchiati dalle vespe… Però le tavolate a fine lavoro sono mitiche,una sorta di cerimonia rustica che ha il suo rituale,a cominciare dalla tovaglia che qui in Monferrato è rigorosamente in fantasia coloratissima,per mascherare le macchie : ricordo di quando le donne si accollavano la fatica della raccolta oltre all’impegno di cucinare per 20-30 persone e pertanto non era possibile sprecare tempo prezioso con il bucato.Ancora adesso sul mercato di Acqui terme in questa stagione trovi le “tovaglie da vendemmia”coloratissime sui banchi storici del mercato

  3. A volte sembra che siano ricordi tuoi da come sai entrare nell’immagine, a sedere insieme alle persone.
    Alle elementari ci avevano portati a fare la vendemmia: una cosa d’altri tempi. Poi ovviamente non mi è più capitato. A casa però avevamo una pianta di vite e la mia uva nera americana a settembre non mancava mai. Ora la vedo dalla finestra nel giardino del vicino.
    Buon sabato, Miss 🙂

    PS: grazie di questi post che riescono sempre a riportare in superficie ricordi anche miei (e grazie di avermi in qualche modo “riacciuffata” col tuo tweet dell’altro giorno…).

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