Quando prendevamo il vecchio autobus arancione

Quando prendevamo il vecchio autobus arancione le attese alle fermate erano un po’ impazienti, non certo perché i mezzi pubblici tardavano: eravamo noi, piuttosto, ad avere fretta.
Fretta di vivere, di andare, di incontrare quelli della nostra compagnia di amici e di perdere tempo a modo nostro, a quell’età in effetti il valore del tempo è tutto diverso.
E a quanto sembra su quegli autobus là si entrava solo dalla porta posteriore e le altre due porte erano riservate alle uscite: io questo particolare lo avevo scordato, me ne sono accorta quando ho visto a De Ferrari uno di quei mezzi d’antan di smagliante color arancio.
E a dire tutta la verità neanche mi ricordo come fossero precisamente gli autobus che prendevamo le prime volte che uscivamo da soli, ecco.
Però una cosa la so molto bene: la buona educazione esige che i più giovani cedano il posto a sedere e questa cosa a noi l’avevano insegnata e ripetuta infinite volte e così noi rispettavamo le regole, eccome!
Quando prendevamo quegli autobus là alle volte ci si incontrava lungo il percorso.
In questo quartiere usavamo il 30 o il 33, come alcuni ricorderanno una di queste due linee terminava la sua corsa davanti a Brignole e chissà perché io resto convinta che anche l’attuale 36 che ha rimpiazzato le due precedenti faccia capolinea lì.
Non c’è verso, ogni volta che sono sul 36 finisco sempre per constatare con un certo stupore che il l’autobus prosegue allegramente la sua corsa fino in Piazza Merani, caspita!
Quando prendevamo l’autobus arancione mica era così, proprio per niente.

Quando prendevamo l’autobus arancione di norma avevamo sulle spalle uno zainetto.
E il walkman in tasca, la musicassetta girava e noi ascoltavamo all’infinito l’ultimo album dei Duran Duran.
E inoltre portavamo anche quegli orrendi scaldamuscoli di lana, a pensarci adesso erano veramente terrificanti, per non parlare poi delle giacche con le spalline.
Quando prendevamo quegli autobus là scendevamo a delle fermate che oggi non esistono più: ad esempio a Corvetto, davanti al fioraio, per capirci.
Ed era perfetto per noi: così facevamo prima ad andare da Futura, uno di quei negozi dove ho passato ore, ore ed ore.
Tutti i genovesi della mia generazione hanno memoria di quello scrigno di tesori dove compravamo penne, matite e gomme profumate, adesivi e temperini di plastica, portamonete, stilografiche, borse di stoffa, diari e quaderni, gadgets dai colori pastello, io ho ancora impressa nella mente quell’atmosfera.
E poi, quando prendevamo l’autobus arancione, nessuno poteva trovarci: mica avevamo un telefono in tasca, non so mica dirvi se fossimo più sfortunati!
E tra di noi c’era anche qualcuno che aveva un fantastico Ciao, che invidia per quelli che disponevano di due ruote per muoversi!
E insomma, era proprio tutta un’altra musica.
A volte, in qualche circostanza particolare, di recente mi è capitato di vedere quel vecchio autobus arancione di un tempo diverso.
E così, non per caso, mi sono ritrovata a canticchiare qualche vecchia canzone dei Duran Duran.

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34 pensieri su “Quando prendevamo il vecchio autobus arancione

  1. Hai fatto un quadretto delizioso! Anche io mi muovevo spesso con autobus e tram, meno con la metropolitana ma solo per esigenze di percorso. Ricordo che si saliva da dietro e si scendeva dalla porta centrale ma da quella vicina al conducente era permesso sia scendere che salire 😉 buona giornata, cara!

  2. Devo confessare che sono andato a guardare il colore degli autobus attuali. Sarà il colmo ma, nonostante li abbia intorno quasi quotidianamente, ormai fanno parte del rumoroso arredamento e non ci faccio più caso. Mi sono immedesimato in quello che hai detto anche se, il mio ricordo risale al periodo in cui erano verdi, il 30 non esisteva ancora e il filobus era una silenziosa e sorniona presenza lungo i viali della circonvallazione. Si sa, ciascuno ha ricordi propri ma, in questo caso, almeno una cosa ci accomuna: Le ore passate da Futura con gli occhi sorridenti.

  3. Io ricordo benissimo quelli verdi,col grosso cassone del motore a fianco del conducente, circondato da una barra metallica:ci aggrappavamo li coi piedi sulla grossa protuberanza,per fare più posto oppure ci appollaiavamo al posto del bigliettaio quando furono sostituiti dalle obliteratrici(che brutto nome!).
    Il bigliettario…ero affascinata blocchetto dei biglietti di carta velina rosa e un po’intimidita da quel signore in divisa che se non ti sbrigavi a cedere ,come di dovere, il posto ad anziani o donne incinte ti sgridava ad alta voce davanti a tutti, magari in dialetto (e guai a rispondere!quasi come adesso…)
    Poi arrivarono quelli arancioni,il periodo dell’università…vedere quell’autobus mi ha fatto tornare il batticuore degli esami .
    Fu proprio dopo aver passato Neurologia che presi la mia per ora unica multa AMT:ero così ansiosa quella mattina che dimenticai il borsellino a casa.Me ne accorsi solo quando salì il controllore ma ero talmente euforica che pagai la multa con i francobolli che avevo in borsa: il mio fidanzato stava facendo il servizio civile in Africa e carta da lettere con una buona scorta di francobolli non mi mancavano mai!

  4. Che ricordi e che nostalgia! L’ autobus della mia adolescenza (anni ’70) era il 44…ricordo anche la tessera del pagamento mensile (o semestrale) riservata a noi studenti che ci permetteva di prendere qualsiasi autobus di linea…era il nostro passaporto per la libertà!!!

  5. Che bei ricordi oggi.
    Futura meta obbligata anche per noi sammargheritesi in trasferta.
    Adoravo i biglietti d’auguri e i quaderni di Holly Hobbie dai quali copiavo le copertine 🙂

  6. Tra voi nessuno ricorda tra gli autobus arancioni quella serie limitata che aveva la corsia centrale su due file, una sul lato destro e l’ altra sul lato sinistro, entrambe rialzate su una pedana molto alta dove ci si guardava frontalmente? Ebbene un giorno ad autobus pienissimo, io sentii qualcuno che mi aveva staccato il pennacchio rosso di quegli stivaletti indiani scamosciati di moda al tempo … un amico che si teneva alla sbarra fronteggiando i posti a sedere sulla pedana, si accuccio’ per raccogliermelo …. la signora seduta si ritrovo’ con il viso del ragazzo proprio davanti alle cosce….e non avendo affatto compresa la situazione, lesta si sporse in avanti e come lui si risollevo’ gli tiro’ un ceffone da manuale con annesso insulto! Ne abbiamo riso per anni!

  7. quanta bella nostalgia in questo tuo post!! Eccome se ricordi i vecchi autobus, io ricordo anche quelli verdi, te li ricordi? La musica poi! Quanta ne ho sentita in vita mia e quanta continuo a sentirne ogni giorno! Un tempo col walkman, ora con lo smartphone, ma sempre di musica stupenda si tratta.! 😉

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