Ritornando in Piazza Umberto I

Ritornando, ancora, in Piazza Umberto I.
Indietro nel tempo, all’inizio del secolo scorso, in quella che oggi conosciamo come Piazza Matteotti.
Indietro, indietro, insieme a questa signora intenta a occuparsi delle sue commissioni, in questo giorno qualunque che è composto di suoni diversi dai nostri e di vite differenti, magari per certi versi più semplici ma anche più complicate e faticose.
Ruote di carretti, cavalli, nitriti, voci di bottegai in questa piazza centrale di Genova.

E così è la vita, un continuo fluire e un ininterrotto movimento: ognuno per qualche tempo è attore sulla scena che la trama dell’esistenza destina in sorte.
Incede sicura la signora con l’abito scuro, pare tenere in una mano un ombrello chiuso, là dietro c’è un tale vestito di chiaro che invece se ne sta appoggiato al carro.
Passi, voci, visi, parole scambiate, sorrisi e occhi che si incontrano.
Lo scenario della vita, per qualche tempo.

E ci si finisce dentro così: osservando.
E ci si ritrova immersi tra le chiacchiere di due amiche che camminano vicine, nulla le distrae.
Guardo e a me restano alcune domande senza risposta.
Ad esempio, cosa contiene quella cesta posata a terra?
È tutto un via vai di gente, nessun si ferma a spiegarci quelle ore quotidiane.

Credo di poter dire che tra queste persone ci sono benestanti e persone comuni, uomini di affari e gente del popolo, camalli e notai, levatrici e nobildonne.
Lo scenario è uguale per tutti, uguale l’aria che respirano.
Ognuno poi ha il proprio cammino e gli altri non possono conoscerlo.

In questa folla di persone sconosciute due sono le figure che più hanno attirato la mia attenzione.
Lei si vede appena, la sua figurina esile e graziosa si distingue in lontananza.
Cammina sola e attorno a lei c’è tutto questa questo turbine di gente: i tre uomini che confabulano tra di loro, le donne ferme al chiosco là di dietro, altri che ancora camminano in ogni direzione.
E lei, sola.
Dove te ne vai tutta sola, in Piazza Umberto I?
Chi ti attende a casa?
E in quella mattina ti sei svegliata, ti sei guardata nello specchio e ti è piaciuto quello che hai veduto?
Domande, ne avrei a decine, a dire il vero.

L’altra persona sulla quale mi sorge spontaneo fantasticare è il ragazzo che sta seduto sul carretto e dà le spalle alla cattedrale.
Lui è uno di quelli che si guadagna la vita con il sudore della fronte: ha un cappello calcato sul viso, tiene una gamba piegata e con una mano si tiene al carro.
Dove abita?
Si chiamerà Giobatta, Pietro, forse Bernardo.
Magari vive giù al Molo e prima di andare a casa la sera si ferma all’osteria dove tutti lo conoscono.
Sa leggere?
Quanti fratelli ha?
Ha dei sogni, cose segrete che non ha detto a nessuno, questo è certo, li abbiamo tutti.
E poi, domande.
Forse lui si sarà poi voltato per guardare la ragazza della quale vi parlavo prima?
Per intenderci, quei due non hanno niente in comune e tuttavia in un giorno imprecisato si sono trovati sulla stessa piazza e più di cento anni dopo qualcuno si chiederà se i loro loro sguardi si siano incrociati almeno per qualche istante.


E non potrò fare a meno di pensarci, ogni volta che passerò a Matteotti.
C’era una cesta posata in terra, c’erano quelli che lavoravano giù al porto e altri che andavano verso i loro scagni, c’erano bambini, carrettieri, bottegai e madri di famiglia.
E forse c’era questo cielo blu, anche anche allora.

C’era anche un fotografo di nome Neer, lui è l’autore dello scatto riprodotto su questa bella cartolina che venne spedita per certi auguri speciali.
Lui potrebbe dirci cosa accadde in quel giorno, in Piazza Umberto I.

 

16 pensieri su “Ritornando in Piazza Umberto I

  1. sei forte, Miss… e per quanto riguarda la foto odierna di Piazza Matteotti, quasi dispiace che nel cielo blu, manchino gli auguri di Buon Natale e buone feste di Irma…

  2. Che bella cartolina! Non manca proprio niente… non è facile cogliere quel chiacchiericcio e quel movimento in modo armonico e quando ti ci metti riesci a restituire il respiro a tutte queste figurette immobili. Buon lunedì!

  3. mi sembra Miss nella seconda /terza foto di intravedere che attraversa la strada una suora di santa Dorotea della Frassinetti erano vestite proprio così,o mio Dio come si fa con te,sei irresistibile,ti voglio bene cara Miss grazie per questa bella eciclopedia che sto confezionando con te!

  4. La mia curiosità riguarda una figura sotto un tendone sulla sinistra della foto: forse si tratta di un ristoratore con il suo grembiule ed un cappelletto bianco che sta mettendo una tovaglia sul tavolino per richiamare gli avventori? Dietro di lui una donna anche lei con grembiule bianco, forse la moglie cuoca?

    • Ah, grande osservatrice tu, l’ho notato anch’io quel signore chinato e intento a sistemare forse proprio una tavola, è la bellezza di queste immagini che catturano momenti banali ma poi importantissimi. E per me è come essere lì, so che mi capisci Angelica!
      Un caro abbraccio e grazie.

  5. Cara, carissima Miss!
    Mai così Miss Fletcher come in questo articolo, osservando questa bellissima foto!!!
    Solo tu: ci si entra dentro alle foto di cui parli. Sai che adoro questi tuoi post.. mmmmmmm
    Baci e a presto per quella “cosa là”. Raf

  6. Condivido quel tuo pensiero sull ‘ essere attori per qualche tempo sulle scene del mondo…. Sapessi quante volte mi e’ capitato di pensare che, per come sono fatta io e per i miei gusti, mi sarebbe piaciuto vivere la mia esistenza nei primi del secolo scorso …. tra le classi agiate, ben si intende !!!

    • E pure le classi agiate, a pensarci bene, vivevano comunque peggio di noi, no? Il progresso ci ha reso la vita più facile e meno faticosa, però ti capisco, anche io sento il fascino di quel tempo.

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