La casa delle ortensie

La casa delle ortensie era in qualche luogo pacifico e silenzioso, doveva esserci un grande giardino e forse c’era un dondolo per le pigrizie estive, c’era un tavolo rotondo, una fontanella con acqua zampillante e un’aiuola con tenere margherite.
E c’era una scala di pietra circondata appunto da cespugli di ortensie, è il punto nel quale è stata scattato questo ritratto di famiglia.
Poi c’era tutto ciò che non possiamo vedere e che era racchiuso là, nella casa delle ortensie: un comò di legno scuro, una poltrona di vimini con un cuscino di velluto rosso, un pesante libro di geografia, un calamaio, l’inchiostro, un vaso di porcellana francese.
Un lume sempre acceso, nello studio del capofamiglia, un uomo dal portamento ritto e austero qui ritratto vicino a due dei suoi figli maschi.

Quella casa delle ortensie doveva avere molte stanze e armadi ricolmi di abitini chiari, sottogonne di pizzo, nastri bianchi, camiciole sottili, fazzoletti con le cifre.
E bambole, cerchi da far correre nelle strade ampie, passatempi per le ore del gioco e dello svago.
Le figlie femmine avevano i capelli a caschetto, la frangia, i fiocchi sulle scarpette, le calze bianche.
Incertezza e timidezza, tutta una serie di sensazioni che non si sanno spiegare.

Fratelli e sorelle, ognuno è una gioia, ognuno porta in dote una virtù diversa.
Braccia incrociate, un po’ di pazienza per questa storia della fotografia, un’esperienza da raccontare!
Un momento cruciale, poi da grande riguardarsi sarà pure un’emozione: una sorta di broncio, forse una certa sfrontatezza mista a una forma di esitazione.
Uno di quei momenti lì, ecco.

Poi ci sono sempre le cose che non puoi vedere e quelle che non puoi sentire.
La voci allegre, la ninna nanna per tutti, i girotondi in giardino, le corse giù per le scale, i quaderni con i compiti, le poesie imparate a memoria, i timori, gli abbracci e le dolcezze dell’infanzia.
E lo sguardo amorevole e paziente di una madre, gli occhi che ridono della bimbetta, la posa sicura del ragazzino.

Tutto questo accadeva il 12 Luglio 1916.
E c’era un giardino, c’era una scala di pietra e c’era un’intera famiglia, era il tempo del ricordo e della condivisione.
E il sole era caldo, in quello scorcio d’estate, in quei giorni fiorivano le ortensie.

18 pensieri su “La casa delle ortensie

  1. Seriamente, mi stai attaccando la passione per le foto antiche, specialmente questi mirabili ritratti di famiglia così pieni di dettagli e di calore. Merito del tuo saperle raccontare ma queste foto prendono letteralmente vita. Bellissima, questa! Dovrò stilare una classifica delle mie preferite… l’elenco è sempre più lungo! Un bacione cara. Bravissima!

    • Ecco, direi che si inizia così, mia cara, potresti dare il via a una collezione anche tu. Questa fotografia stava nascosta in un gruppetto di cartoline e quando l’ho vista mi è sembrata così dolce e armoniosa. Grazie cara delle tue belle parole, un bacione!

  2. Miss, di questa meravigliosa foto di famiglia hai detto tutto il possibile e immaginabile, io aggiungo solo che il 12 luglio 1916 era un mercoledì…

  3. E’ incantevole il racconto che ci hai fatto, cara Miss Fletcher: riesci sempre a rendere tutto talmente realistico che…sembri essere stata davvero presente alla scena (e noi con te).
    Un grande abbraccio
    Susanna

  4. sempre belle le foto di famiglia e chissà cosa c’è scritto sulla fascia dei berretti da marinaio dei maschietti, sembra una divisa scolastica o di un collegio. E le ortensie saranno state azzurre?Comunque mi sarebbe piaciuto vivere in un giardino così!

  5. ciao splendida miss Fletcher che ogni sera ..incontro…
    grazie per le tue parole, per le tue storie cosi belle che mi riportano indietro nel tempo, il meraviglioso mondo in cui le mie nonne vivevano e le foto che i mostri son tanto uguali a quelle che mia madre ha conservato e lasciato a me……
    porto spesso a letto nei miei sogni i tuoi scritti e capita..per incanto che sogni i tuoi magici racconti in prima persona….
    che bello quel giardino…….
    notte miss Fletcher…un abbraccio e grazie…

  6. Miss mi incantano le tue parole come anche quelle scale di pietra del giardino …mi riportano a ricordi dell’ infanzia …. Rivedo scalini levigati dal calpestio… Non conoscevo nulla di chi vi fosse passato per decenni prima di me pero’ capivo benissimo che l’ usura era testimone di innumerevoli passaggi …

  7. che giardino meraviglioso, chissà che colori! Bel ritratto famigliare, un tempo le foto erano tutte studiate, oggi nascono spesso spontanee, quasi rubate al cammino della vita.
    Buona giornata 😉

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