Una felicità straordinaria

E poi, in quel tempo distante, tu così fragile hai portato una felicità straordinaria.
Eri gioia ed eri vita, la tua mamma non poteva smettere di coccolarti e di stringerti al petto.
Così, nel tuo giorno speciale, tutta la tua famiglia si è riunita attorno a te e ognuno aveva per te una carezza, una parola dolce, una tenerezza solo a te destinata.
E in una circostanza di tale importanza i componenti della tua famiglia sfoggiavano le consuete eleganze, sui cappelli delle signore e signorine c’erano boccioli, piccoli fiori, fiocchi e piume.
E quanta fierezza sul viso di ognuno, eri orgoglio e nuovo amore.

Tu, con i tuoi vagiti, tu hai portato a tutti sorrisi e gaiezza.
Ed ecco quell’emozione amorevole e quell’autentica felicità, quanti sguardi dolci soltanto per te.
Le zie erano spensierate e allegre, la più giovane vestita di chiaro pare avere un sogno mai svelato in quel suo sguardo vago e in quella sua naturale delicatezza.
A osservarla con attenzione lei mi sembra un bellissimo mistero.
In quel giorno, nel giorno del tuo battesimo.

E sai come può essere strana la vita?
Te lo racconto o almeno ci provo, dai.
Dunque, tutto questo accadeva in un luogo che non conosco e c’era l’acqua che sgorgava come musica da una fontanella.
E due bimbe osservavano te e la tua bella famiglia, forse con una certa curiosità, magari ammiravano gli abiti e quelle eleganze così raffinate.
E poi c’era il fotografo che guardava voi, c’erano appunto quelle bambine e inoltre, con un notevole salto temporale donato da una magia del progresso, si sono aggiunti altri spettatori e questi siamo noi che guardiamo te in quel giorno e cerchiamo di immaginare quella bellezza.
Sono quelle cose che a spiegarle sembrano strane, lo so.

E non è finita, sai?
Là dietro, seduto pigramente su una panchina, in secondo piano, ecco un altro osservatore.
Sarà stato il papà delle bambine? Non saprei dirlo, di certo so che il suo mondo non era il vostro.
E accade così, in questo frammento di un giorno importante sono rimaste impigliate nella stessa immagine vite diverse.
In lontananza c’è quell’uomo corpulento con i baffi e un cappellaccio calcato sulla testa, in primo piano la giovane e leggiadra zia con i suoi incantevoli misteri, accanto a lei il capofamiglia, un gentiluomo che sapeva il fatto suo ed era di sicuro abile negli affari.
Mondi, vite, respiri.

E tu.
Nel cuore di ognuno c’eri tu.
Poi chissà se te lo hanno raccontato quel giorno lì.
Eri amore, eri vita che ritorna, eri un fagottino raccolto tra veli impalpabili.
Eri forza e fragilità insieme ed eri nei pensieri di ognuno.

Tu, con la tua tenerezza speciale, in un giorno che non si sa raccontare.
E comunque sai, in qualche modo c’eravamo anche tutti noi a guardarti e a emozionarci per i tuoi buffi sbadigli e per le ditina serrate in quei piccoli pugnetti.
Tu, nuova vita e nuova gioia, hai donato a tutti una felicità straordinaria.

 

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28 pensieri su “Una felicità straordinaria

  1. notevolissima foto, Miss… mi viene da pensare che un fotografo professionista “le vite diverse” rimaste impigliate nell’immagine, le avrebbe tagliate fuori… oggi, invece mi paiono un pregio, come un pregio mi sembra anche la scritta della fontana, che una volta ingrandita, sembrerebbe dire: “acqua non potabile”, per cui, non devono averla usata per battezzare la creatura…

    • Sì, è proprio un pregio, uno spaccato di vita con tutti i suoi contrasti, questa foto mi sembra bellissima anche se non ho proprio idea del luogo che ne fu scenario.
      Il fonte battesimale immagino che fosse in chiesa, come sempre.
      Grazie Sergio, buon pomeriggio.

  2. quanto amo le tue foto, i tuoi racconti. Io credo che l’uomo che fuma, sulla sinistra sia il padre, ma non riesco a capire cosa tiene in mano. che sia la borsetta della moglie?

    • Hai visto? Non so proprio, è una borsa ma chissà che non abbia a che fare con l’attrezzatura fotografica? Non ne ho davvero idea.
      E hai ragione, proprio lui potrebbe essere il padre del piccoletto!
      Grazie Katia, un bacione a te.

    • Non ne ho idea, tutto è possibile, anche il primo uomo a sinistra regge qualcosa di simile, difficile capire cosa fosse.
      Bellissima questa immagine, non conosco il posto in cui è stata scattata ma chissà, potrei sempre scoprirlo! Grazie Viv, un bacione a te.

  3. E io cerco, cerco, cerco inutilmente una ragazza nella foto che possa essere la nostra Miss Fletcher, presente alla scena. Macchè… non la trovo!
    Un abbraccio Susanna

  4. – [ ] Eh gia’ proprio una felicita’ straordinaria quando dopo tante generazioni arriva un bebe’….. Cancella antiche ferite e sofferenze…. Colei che tiene la nuova creatura tra le mani, secondo me e’ una zia …. C’e’ un orgoglio e una delicatezza particolare ma diversi da quelli di una mamma …. La zia ha un naso un po’ pronunciato… secondo me rivela un carattere deciso… Sicuramente auspica che quella nipotina prenda un po’ anche della sua austera personalità…..ma gia’ in quella presa nel sorreggere la piccola si capisce che le sara’ al fianco per tutta la vita… Grazie Miss ci lasci fantasticare!

  5. E se il fotografo avesse fatto apposta a prendere nella foto anche chi non apperteneva alla celebrazione, anzi neanche al mondo di chi celebrava?
    Se avesse fatto di testa sua per lasciare una testimonianza non di un mondo, ma di due mondi che non ci sono più?
    P.S.:
    Comunque io mi immagino te, cara miss, davanti allo specchio a immaginare come ti sarebbero stati quei cappellini 😉

  6. Poiché qui si parla di felicità le trascrivo una bellissima frase di uno dei più importanti studiosi della comunicazione digitale perché mi pare perfetta per esprimere quel che si prova ogni volta seguendo il blog di Miss Fletcher: “La bellezza sfavillante della rete sta proprio nella sua allusione incessante, irrinunciabile, alla realizzabilità di ciò che non si credeva possibile. L’opportunità si può cogliere coltivando una nuova immaginazione”. Luca De Biase.

  7. Certo, una volta l’eleganza era una cosa seria. Avevo una zia modista, che non si capacitava del fatto che le donne, a un certo punto, avessero smesso di mettere il cappello, per lei indispensabile accessorio della vera eleganza. I tempi cambiano, ma il buon gusto no, e lo si rilegge qui.

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