La preda

È una sera d’autunno e un calessino incede lento al Bois de Boulogne.
A bordo c’è un ragazzo di nome Maxime, ha circa vent’anni e accanto a lui siede la bella Renée con il suo abito color malva e il mantello bianco, Renée sospira e ricorda a Maxime che presto lei compirà trent’anni, quanta vita ha già veduto rispetto a lui!
Ecco così a voi la protagonista femminile di La preda, secondo romanzo del ciclo dei Rougon-Macquart dato alle stampe da Emile Zola nel 1871.
A vederli così affiatati non si direbbe ma l’affascinante Renée è la matrigna del ragazzo.
La giovane ha origini borghesi, con un buon patrimonio come dote ha sposato il vecchio Aristide Rougon, il padre di Maxime: senza svelarvi i dettagli della vicenda si può dire che per diverse ragioni il matrimonio è stato un affare vantaggioso per entrambi gli sposi.
Del resto Rougon è uno che non fa mai niente per niente: è un uomo d’affari, uno scaltro speculatore, uno che ama il suono tintinnante del denaro più di ogni altra cosa, è arrivato nella capitale nel tempo del Secondo Impero con l’intento di arricchirsi.

“Aristide Rougon era piombato su Parigi l’indomani del 2 Dicembre con il fiuto degli uccelli da preda che annusano anche a grande distanza i campi di battaglia.”

In città ha il supporto di suo fratello Eugène, tra le altre cose Aristide cambierà pure nome:

“Mi chiamerò Saccard, Aristide Saccard!… È un nome che sa di denaro, mi sembra di sentir contare monete da cento soldi.”

E così Saccard persegue i suoi scopi, tenendo sempre presente una cruda verità:

“Essere povero a Parigi vuol dire essere due volte povero.”

In questo scenario si consuma intanto la passione ardente che unisce Renée e Maxime, è un legame che si alimenta di frivolezze e di allegrie spensierate, cose da giovani che il vecchio Saccard non sa comprendere, lui poi ha davvero altro a cui pensare.
In questo romanzo c’è anche un’altra protagonista, come sempre Zola la narra con il talento di un fine osservatore: è la città di Parigi.
È una città che cambia con frenesia: i vecchi quartieri vengono abbattuti e ridotti in cenere e si progettano scenografici boulevards, Zola da abile regista alza il velo su questo mondo e sui suoi repentini mutamenti.
Ad approfittarne sarà il solito Saccard con il suo fiuto per gli affari:

“Lo si poteva trovare ovunque dove c’era un ostacolo da superare e sempre ne traeva qualche segreto vantaggio. Nello stesso giorno lo si poteva trovare presso i lavori dell’Arco di Trionfo, vicino a quelli del Boulevard Saint-Michel e fra gli sterri del Boulevard Malesherbes, seguito da un esercito di operai, di uscieri, di sciocchi e di bricconi.”

E nel frattempo Renée si gode sempre la sua bella vita, i ricevimenti e le mondanità: il marito le garantisce denaro, lei è premurosa e gentile con lui.
E tuttavia, è davvero questa la felicità?
E alla fine chi sarà la vera vittima?
E chi risulterà vincitore?
Zola ve lo lascia intuire pagina dopo pagina, a soccombere sono sempre coloro che non hanno armi a sufficienza per difendersi, per sopravvivere a taluni basta invece l’indifferenza.
Questo romanzo di Emile Zola è stato per lungo tempo fuori catalogo e di recente lo ha ripubblicato la Casa Editrice Clichy.
Io ne possiedo due copie entrambe risalenti al 1966 e rimediate sui mercatini: Sansoni lo pubblicò con il titolo La cuccagna, Edizioni dell’Albero usò invece il titolo La Preda e da questo volume sono tratte le citazioni qui riportate.
Rispetto ad altri più celebri romanzi di Zola questo libro ha una trama certo meno intricata, le sue pagine non sono affollate di personaggi come accade invece in altre circostanze.
Ritroveremo Saccard e le sue spregiudicatezze in un un altro romanzo del ciclo dei Rougon-Macquart dal titolo Il denaro, autentico capolavoro dell’autore francese.
Lasciamo invece la giovane Renée ancora al Bois de Boulogne, ancora su un calessino, come nelle prime pagine del libro: si avvicina la sera e lei alza gli occhi verso il cielo di Parigi, nel languido scenario del suo breve destino.

8 pensieri su “La preda

  1. Miss, per quanto riguarda la lunghezza del post, hai tutta la mia comprensione, perchè Zolà è Zolà e forse manco Pipino il Breve, sarebbe riuscito a limitarsi…

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