Una favolosa scatola di canditi

Care amiche e cari amici, vi annuncio con autentica gioia che sono entrata felicemente in possesso di una favolosa scatola di canditi.
Oh, non crediate che sia di chissà quale materiale prezioso, per carità!
La scatola è di legno chiaro, ha anche qualche macchia ma è comunque una vera meraviglia e una fine testimonianza di certe eleganze di tempi lontani.
Sul coperchio spicca una veduta del porto di Genova con certi navigli che dondolano lievi sull’acqua, a far da cornice è un tripudio di frutti deliziosi, nella nostra città come ben sappiamo l’arte di confezionare sublimi canditi ha una lunga storia.

Ecco poi una graziosa fanciulla che tiene in grembo una cesta ancora ricolma di altra frutta.

Questi scatola era destinata a delizie di gran pregio: chi le produceva del resto era anche fornitore del Sovrano e della Real Casa, vediamo di non dimenticarlo!
E inoltre è ben evidente che in quell’esclusivo negozio si portava con fierezza la bandiera della genovesità: sulla scatola infatti trova posto anche un’immagine del monumento a Cristoforo Colombo.

Sapete, quando ho visto la scatola sul banco di un mercatino non ho saputo trattenere il mio entusiasmo: in questo mio continuo girovagare nel passato per cercare di carpirne i segreti ricorrendo a fotografie d’epoca, cartoline o vecchie guide certi nomi e certe attività commerciali mi sono ormai famigliari, ritrovarli è come rivedere dopo tanto tempo degli amici cari.
E sapete da dove proviene la mia bella scatola di legno?
Dal magnifico negozio dei Fratelli Cassanello, successori del Signor Ferro, i miei affezionati lettori ricorderanno di certo i precedenti articoli dedicati a questo confettiere genovese che imparò i segreti della sua arte da Pietro Romanengo, in questo post vi ho mostrato appunto il negozio dei Signori Ferro e Cassanello così come compare in un’antica cartolina di Piazza De Ferrari, nell’ultimo ventennio dell’Ottocento i due imprenditori avevano ben tre esercizi commerciali nel centro di Genova.

Abili commercianti e non solo fornitori della casa reale, di certo anche i miei concittadini apprezzavano le molte delizie esposte nei loro negozi genovesi.
E non parliamo poi delle scatole così raffinate, perfette per conservare con cura lettere d’amore e cartoline romantiche.
Io, per parte mia, ho solo un cruccio: cari signori Ferro e Cassanello, purtroppo la vostra bella scatola mi è giunta vuota e senza canditi, che dispiacere!
Tuttavia, non mi dispero: ormai so che il destino mi serberà altre occasioni di scrivere e fantasticare ancora su di voi e sui vostri negozi.
Magari mi capiterà tra le mani una vecchia fotografia del negozio o forse qualche altra cosa piccola e straordinaria proveniente da quel mondo lontano.
E ritrovare ancora le vostre tracce, cari Signori Ferro e Cassanello, sarà dolce come gustare i vostri deliziosi canditi.

18 pensieri su “Una favolosa scatola di canditi

  1. capisco il tuo entusiasmo, Miss… anche orfana dei premiati canditi, è davvero un prezioso reperto… il campanile che spunta in basso dovrebbe essere quello della chiesa di San Tommaso, no? demolita (grave perdita storica e pittoresca) per costruire la Stazione Marittima…

    • Sì, caro, credo che sia proprio quello! La scatola è una meraviglia che mai più pensavo di ritrovare, ma ormai Ferro e Cassanello son di famiglia, mi sembra di conoscerli davvero. Grazie Sergio, buon sabato!

  2. Che meraviglia!!!! Recentemente passando davanti alle vetrine di Tagliafico, ho notato ….ho provato una grande notalgia per quelle antiche ruote colorate di gelatine, confezionate in scatole trasparenti ma infiocchettate ed imbellite da nastri e decori. Ai tempi della mia infanzia era costume portarle in dono quando si faceva qualche visita di cortesia a parenti o amici … Di quelle gelatine che si scioglievano letteralmente in bocca ne erano ghiotto grandi e piccini…

  3. Cara Miss Fletcher, che sia anche senza canditi ma… quella scatola è proprio bella! E te lo dice una che fa incetta di scatole di ogni tipo e di ogni epoca e foggia.
    Ti auguro una buona domenica, ciao Susanna

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